Degustazione al “Barba” di Milano

Qualche giorno fa veniamo a sapere che lunedì 9 aprile il locale “Barba” di Milano avrebbe organizzato una cena a base whisky, e già qua sarebbe interessante. Se poi i piatti te li abbinano con gli imbottigliamenti della “Valinch & Mallet”, come potevamo noi mancare?

Prima di raccontarvi tutto, cliccate QUA  per leggere meglio i piatti: come noterete non c’è nulla di banale, parliamo di accostamenti decisamente ben studiati.

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Mattatori della serata sono stati Fabio e Davide della Valinch e il padrone di casa Marco Maltagliati. Adesso però basta indugiare e apriamo le danze! Vediamo cosa ci hanno servito.

1^ Piatto: l’agnello cotto a bassa temperatura per 48 (!) ore, aromatizzato al pepe di Sichuan e crema di carota bianca.
Whisky: Islay South Shore 8yo di cui QUA trovate la nostra recensione. Rispetto ad allora sono apparse delle golose note di crème brulé che prima non avevamo trovato: la dimostrazione che i whisky si evolvono anche una volta imbottigliati.
Commento: torba e carne? Ma assolutamente! L’agnello dopo 48 ore si scioglieva in bocca e il whisky, grazie alla presenza anche della crema di carota, tirava fuori quel nonsochè di rustico e conviviale dal piatto. Ottimo inizio!

2^ Piatto: gli scampi aromatizzati allo yuzu, un agrume giapponese che adoriamo, con crema di fave e germogli di cipolla come decorazione.
Whisky: Tormore 25yo. Molto floreale, con gelsomino e violetta, e tanta frutta a polpa gialla: sembrerebbe quasi un Lowlander! Non manca del cioccolato bianco. In bocca ritorna la frutta gialla del naso, anzi, è un the alla pesca con una spolveratina di peperoncino giallo. Anche ananas che non fa mai male. Delizioso da bere, un whisky che sa di primavera.
Commento: la freschezza del pesce si sposava alla perfezione col profilo morbido del Tormore e lo yuzu portava quel guizzo in più in bocca. Ancora meglio del primo accostamento.

3^ Piatto: l’insalata Portaluca su crema di rapa rossa e ricotta di bufala.
Whisky: Glenrothes 11yo sherry. Evviva il vino spagnolo: dona al naso una facciata di morbidezza con uvetta, cioccolato alla menta, brownie con solo una leggera punta di solvente. In bocca è dolce, vellutato, con la frutta rossa ovviamente a farla da padrona. Resta una vaga senzazione di cedrata in bocca.
Commento: il miglior abbinamento della serata, ebbene sì! Da golosi quali siamo, ci scoccia parlar bene di una dietetica “insalata”, ma il modo in cui la crema e la Portoluca facevano esaltare le note di fragola, lampone e mora del whisky era assolutamente sorprendente. Punto.

4^ Piatto: la cheesecake scomposta con more e zenzero disidratato.
Whisky: Glenrothes 9yo bourbon. Preso singolarmente, dei due Glenrothes si è rivelato il nostro preferito. Qua abbiamo un profilo decisamente goloso. E’ un tripudio dei “grassi da pasticceria” con note di panna calda, biscotto shorbread e di latte con menta. Un corpo caldo e pieno con punte di miele e pepe bianco ci ha decisamente convinti. Possiamo spararla tipico nostro? In bocca ha un qualcosa che ci ricorda una pastiera napoletana.
Commento: molto interessante, ma a nostro avviso forse l’abbinamento meno riuscito dei 4 per la presenza delle more. D’altro canto, e per dovere di cronaca dobbiamo riportarlo, per altre persone presenti in sala invece l’acido della frutta faceva emergere delle sfaccettature del distillato che altrimenti non si sentivano. In ogni caso l’accompagnamento ci stava, che sia chiaro. Come se non bastasse, sia il dolce che il whisky si sono rivelati di ottima fattura, quindi godiamo in silenzio senza brontolare, per Diana!

Adesso che vi abbiamo raccontanto tutto, come definiamo la serata? Si può riassumere in una sola parola, ovvero complimenti!
Esaltare piatti e whisky contemporanemante non è un lavoro facile, anzi, pensiamo proprio che tutto lo staff del “Barba” ci sia riuscito alla grande. Un evento da rifare, bravi!
Sulla nostra pagina Facebook troverete numerose foto dell’evento e tal proposito ringrazio Matteo per avermi aiutato con le stesse! Two cells are better than one!
Prima di concludere, un ringraziamento a Marco, Davide, Fabio, allo chef e a tutto lo staff del Barba è d’obbligo per aver reso possibile questa serata! A quando le prossime?

Tornando a noi, vi aspettiamo invece per la nostra prossima degustazione: venerdì metteremo fuori le date.
Vi ricordo che sarà l’ultimo evento prima dell’estate perchè…ìl nostro pasticcere si sposerà a giugno!
(n.d.a. Fuggi finchè sei in tempo! Salvati almeno tu!)

Dai, per oggi ci fermiamo qua e continuate a seguirci!

Davide e Sebastiano

 

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Resoconto “Degustazione Douglas Laing”

Puntuale come le tasse a giugno, eccoci qua con il resoconto delle due serate “Douglas Laing”, che si sono svolte nel mese di Marzo presso la pasticceria Dolce Mente.

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Sono state due serate, ammetto, un po’ pesanti per chi scrive: ero (e sono, sigh!) con molte ore di sonno arretrato. Nonostante non fossi al top ho visto che vi siete divertiti e che, soprattutto, siate riusciti ancora una volta a sopportare la proverbiale loquacità del sottoscritto. E’ quindi d’obbligo ringraziare di cuore tutti voi per la vostra partecipazione e state tranquilli: ci metteremo subito al lavoro per organizzare la prossima serata.
Bando alla ciance e vediamo che cosa abbiamo/avete bevuto. Come d’abitudine, scriveremo la media delle vostre valutazioni e un nostro piccolo contributo. Vediamo!

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Linkwood:
Naso: 6,10
Gusto: 6,20
Finale: 6,05
Minirecensione: un malto morbido ed elegante, con sfumature di miele di castagno e frutta a polpa gialla, pesca in primis. Uno dei ragazzi presenti alla serata parlava anche di camomilla e noi non possiamo che concordare! Come siete diventati “studiati”, siamo fieri di voi! Voto: 86

Mortlach:
Naso: 4,80
Gusto: 6,60
Finale: 6,65
Abbinamento: 8
Una carbonara “scientifica”: se non sapete cosa sia la carbonara che ha commosso il web, cliccate QUA. Il lato sporco del Mortlach si sposava alla perfezione con il guanciale e il pecorino del piatto, nonostante la presenza degli amidi della pasta. Il tutto all’insegna del grasso e bello!
Minirecensione: sporco, terroso e solforoso al naso, nonostante l’invecchiamento in bourbon anzichè nel tradizionale sherry. Mortlach non si smentisce! Rivela in bocca tuttavia un lato dolce, quasi zuccherino con un finale di foglie di tabacco. Giovane, ma intrigante! Voto: 85

Bowmore:
Naso: 7,10
Gusto: 7,45
Finale: 7,10
Abbinamento: 7,90
Una monoporzione dove il protagonista, il limone, veniva presentato in 4 preparazioni diverse e affiancato alla menta per un tocco più fresco. Il Bowmore andava ad esaltare l’agrume rendendolo ancora più frizzante. Un mojito con il whisky!
Dlin dlon (pubblicità): troverete questo dolce in versione “torta” durante il periodo estivo, ma con l’aggiunta del pregiatissimo caviale di limone!
Minirecensione: generalmente i Bowmore post 2000 tendono alla frutta tropicale come profilo, qua invece facciamo un tuffo negli anni 90, dove ad essere protagonista era l’aroma di limone di cui sopra. Torba delicata, raffinata, così come il fumo, mai esuberante. Leggermente salino, Bowmore conferma ancora una volta di essere “l’elegantone” di Islay. Voto: 88

Come vedete, anche a  vostro giudizio è risultato vincitore Bowmore ed, essendo il nostro torbato preferito, non possiamo che esserne felici! Un pò di tifo ci sta sempre.
Una menzione va al naso del Morlach, che ha spaccato in due la platea: odio o amore, come si leggeva dalle vostre schede. Il palato al contrario ha messo d’accordo tutti.

Sulla nostra pagina Facebook troverete le foto delle serate e anche qualche chicca spiritosa che ci avete lasciato sui fogli (sappiamo chi siete, la pagherete!).
Tornando seri, prima di salutarvi è doveroso ringraziare l’importatore italiano di Douglas Laing “Fratelli Rinaldi” e il loro rappresentante di zona Carmelo M. (che piacere rivederti dopo tutti questi anni!) per averci procurato le bottiglie.

Da settimana prossima torneremo con le nostre recensioni, restate sintonizzati!

A presto, Davide e Sebastiano

Presentazione SMWS Italy

Martedì 27 aprile siamo stati invitati alla presentazione per il ritorno della mitica Scotch Malt Whisky Society (SMWS per gli amici) in Italia.

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Parliamo di ritorno in quanto già qualche anno fa la SMWS si era avventurata nella nostra penisola: ricordiamo, infatti, la loro presenza ad un Milano Whisky Festival passato, purtroppo con poche fortune. I tempi allora erano acerbi mentre adesso dovrebbe essere la volta buona: staremo a vedere! I nostri bicchieri sono sempre vuoti, quindi certi eventi ben vengano sempre.
A tal proposito, un enorme grazie a Mark Van Der Vijver per averci invitato!
La serata, guidata dal nuovo brand ambassador italiano Mario Leoni di GlugluClub 2000, si è svolta nella bellissima cornice dell’ Octavius Bar, presso il The Stage di Milano.
Sono stati presentati 5 nuovi imbottigliamenti della SMWS accompagnati da altrettanti finger foods. Vi postiamo la foto del menù, così, per farvi vedere quanto abbiamo sofferto per voi.

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Per la spiegazione di tutti quei “numerini strani”, vi rimandiamo alla nostra recensione di un vecchio Highland Park SMWS dove troverete tutti i dettagli del caso.
Sono stati presentati quindi 4 whisky, sì giovani a dire il vero, ma dotati di grande carattere. Ovviamente spiccava fra questi il quinto whisky, un Glenlossie di ben 24 anni di età!
Tutti i piatti sono stati preparati e presentati molto bene, soprattutto lo scampo, cottura perfetta, e il controfiletto. Menzione d’onore al matrimonio fra il risotto al castelmagno e il Glenlossie: la sapidità del formaggio andava fantasticamente a braccetto con i sapori di frutta del whisky.
Una sola nota negativa: l’abbinamento del controfiletto con il Dalmore e della tarte tatin al pompelmo con il Glenlivet, a nostro modestissimo avviso, non erano molto azzeccati. Che sia chiaro, parliamo solo dell’abbinamento e non della qualità dei prodotti serviti (anzi, a dirla tutta, quel Glenlivet ex-sherry…mmm!).
Finita la degustazione è saltata fuori una special guest star: un Laphoraig 18y a gradazione piena, come tutti gli imbottigliamenti SMWS del resto. Saremo anche degli italiani medi, tutto quel che volete, ma era veramente notevole! Una “ciliegiona” sulla torta per concludere la bellissima serata.
Pensando al futuro, per le prossime degustazioni la SMWS ha effettuto una partnership con il già citato Octavius Bar e l’ Irish Pub Mullligans del nostro caro amico Giuseppe Bertoni. Complimenti per la scelta, assolutamente nulla da eccepire!
In ogni caso, parlando da amanti del whisky, siamo molto contenti del ritorno della SMWS in Italia. Vuol dire avere a nostra disposizione tanti imbottigliamenti di qualità che prima ci erano preclusi. I dettagli per l’iscrizione al club li trovate sempre sulla loro pagina ufficiale.
Sulla nostra pagina Facebook invece troverete le altre foto dell’evento (bottiglie, piatti, ecc) , mentre QUESTO è il link della pagina Facebook della SMWS Italy.
Per concludere, facciamo un in bocca al lupo alla SMWS e a Mario per il suo nuovo incarico!

Detto questo, prossimo appuntamento con i sottoscritti dal vivo con la degustazione di “Douglas Laing”.

Siate folli, siate assetati (?!?)
Davide & Sebastiano

 

Degustazione “Douglas Laing” 2018 – SOLD OUT

Per la prima degustazione dell’anno abbiamo scelto per voi i whisky del famoso imbottigliatore scozzese”Douglas Laing”.
Siamo riusciti a trovare tre intriganti bottiglie della loro gamma “Old Particular” che,siamo convinti, non vi deluderanno assolutamente.

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Nel dettaglio avremo:

– Dalla regione dello Speyside: Linkwood 21y 51,5 % solista
– Sempre dallo Speyside :Mortlach 12y 48,4 % accompagnato da pasta alla carbonara
– L’elegantissimo torbato della serata: Bowmore 15y 48,4 % servito con la nuova “tarte au citron” del nostro pasticcere
Spoiler: gli abbinamenti sono clamorosi!

Relatore: Sebastiano Segalla

L’evento, come di consueto, si svolgerà in due serate, ciascuna con 16 posti disponibili, presso la pasticceria Dolce Mente:

– venerdì 9 marzo ore 21    SOLD OUT
– venerdì 16 marzo ore 21  SOLD OUT

Costo: 28 €

Vi preghiamo di indicare la serata a cui vorrete partecipare e di lasciare un acconto di 10€ in pasticceria a conferma della prenotazione.

Grazie a tutti e a presto: con questo freddo bisogna scaldarsi!

Davide & Sebastiano

Guida ai migliori cocktail bar d’Italia

Oggi andiamo parzialmente fuori tema, ma un fuori tema interessante. Una nostra sempre deviata passione sono i cocktails, quelli fatti come dio comanda. Bien, ci segnalano una applicazione dove potrete trovare i migliori bar d’Italia per soddisfare la vostra infinita sete!

Nasce l’App gratuita e senza sponsor
“GUIDA AI MIGLIORI COCKTAIL BAR D’ITALIA”

logo Guida Cocktail BlueBlazer

Un’app gratuita per iOS e Android per scoprire i migliori cocktail bar d’Italia, grazie alla Guida di BlueBlazer, scaricabile dal sito www.blueblazer.it/app

Nasce la nuova app gratuita “Guida ai migliori cocktail bar d’Italia”, selezionati dalla rivista specializzataBlueBlazer, scaricabile al link www.blueblazer.it/app 

L’app non ha scopo di lucro, è gratuita e priva di sponsor, a garanzia della massima autonomia di azione e della fiducia dei suoi utenti, è un contenitore virtuale, scaricabile sulle piattaforme iOS e Android, contenente gli indirizzi, le informazioni e tutte le news sui migliori cocktail bar d’Italia. Gli oltre 160 bar della Guida sono frutto di una attenta selezione di Giampiero Francesca e Massimo Gaetano Macrì, supportati da un panel di cento esperti che hanno pre-selezionato una lunga lista di locali. Per il secondo anno consecutivo sono infatti presenti nella Guida tutte le regioni italiane, con un’attenzione sempre maggiore alle realtà di provincia, tanto interessanti quanto, spesso, difficili da scoprire. Trovano così spazio, accanto alle grandi città come Roma, Milano e Firenze, realtà con poche centinaia di abitanti, come Acquapendente, in provincia di Viterbo, o Mirano, non lontana da Venezia.

I criteri seguiti per selezionare i bar si basano sull’ospitalità, oltre che sulla qualità del servizio e del cocktail.Non scegliamo mai un locale perché fa bene da bere – sottolinea Giampiero Francesca, direttore di BlueBlazer e ideatore della Guida – non è quello che ci interessa in primis. Consideriamo soprattutto l’alto grado di accoglienza, ormai sempre più rara, che si traduce nella capacità di far star bene il cliente, consentendogli di vivere un’esperienza completa. Poi, ovviamente, viene anche il cocktail”.

Una volta installata l’app dal link www.blueblazer.it/app, è sufficiente aprirla dal proprio smartphone per consultarla. La navigazione del menù è semplice e intuitiva: si può decidere di geolocalizzarsi e selezionare i locali che appariranno sulla cartina, oppure filtrare per le quattro categorie (cocktail bar, bistrot – restaurant, hotel bar e speakeasy). In ogni caso, ‘cliccando’ su un locale, si aprirà la scheda con una breve storia di presentazione del bar, alcune informazioni sui cocktail consigliati e sul tipo di miscelazione praticata, gli orari, i contatti e l’accesso diretto alle mappe per rintracciare la strada col proprio navigatore.

Le categorie sono uno strumento utile per consentire a chiunque, in base ai propri gusti e aspettative, di scegliere velocemente. Al di là del ‘cocktail bar’ propriamente detto, ‘bistrot-restaurant’ indica quei locali in cui oltre che bere si offre un’esperienza food frutto di una cucina, in molti casi anche degna di nota per non dire ‘stellata’”,sottolinea Massimo Gaetano Macrì, capo-redattore di BlueBlazer e co-ideatore della Guida. “Non potevano poi mancare gli hotel bar, di cui siamo grandi estimatori. Anzi, con il nostro lavoro, vorremmo far capire che le atmosfere eleganti ed ovattate di questi locali potrebbero essere frequentate da tutti. In Italia c’è ancora molta diffidenza e sono ancora tanti a chiedersi se si possa entrare in un hotel solo per bere un drink, senza essere clienti”. E, infine, la categoria forse più alla moda, i cosiddetti speakeasy “in cui abbiamo inserito sia i locali il cui accesso è garantito tramite la parola d’ordine, come i ‘veri’ speakeasy americani del Proibizionismo degli anni Venti-Trenta del secolo scorso, sia quei locali che in qualche modo ricordano quelle atmosfere fumose, con un accesso un po’ da secret bar, in cui entri solo se ne conosci fisicamente l’ingresso”.

La Guida vuole essere uno strumento di consultazione smart, continuamente aggiornata e utile, tanto agli operatori del settore quanto al cliente, più o meno appassionato. “Sono tanti i vari brand ambassador, per esempio, che ci hanno confessato di utilizzare per il loro lavoro le nostre mappe per rintracciare i locali. Si tratta di una utilità secondaria di cui prendiamo atto. Ma lo scopo principale della Guida è quello di offrire agli appassionati del buon bere e anche ai semplici curiosi, una finestra ‘mobile’ da cui osservare il mondo del bar.Se una persona entra in un locale, ‘spinta’ dalla descrizione della Guida, si innamora del posto e apprezza il cocktail, noi abbiamo centrato la missione”. Per l’occasione del lancio della Guida sono stati creati due signature cocktail: il ‘The Journalist Martini’ di Massimo D’Addezio e il “The Journalist Negroni” di Tommaso Cecca. Entrambi i cocktail sono degli omaggi che i barmanager dei due locali hanno voluto dedicare ai giornalisti adattando i pregi, e perché no, i difetti della categoria a due storici cocktail. Il The Journalist Martini è un Martini cocktail come piace berlo a molti giornalisti, freddissimo e molto secco, preparato con gin Bombay Sapphire, Apricot Brandy e gocce di Laphroaig, un whisky torbato i cui sentori affumicati rimandano, per Massimo D’Addezio, al mondo della stampa e delle redazioni. Completamente diverso il The Journalist Negroni, una variante calda e avvolgente del grande classico italiano, con brandy Cardenal Mendoza, Campari infuso all’ibisco e vermouth Cinzano 1757, che restituisce una visione diametralmente opposta del ruolo e della figura del giornalista.

Toro de Lidia (Tommaso Cecca & Alessandro Marrano) Café Trussardi – “The Journalist Negroni”

2 cl Cardenal mendoza
2 cl Campari infuso in foglie di ibisco
2 Cl Cinzano rosso 1757
2 drop di Aztec chocolate bitter

The Journalist Martini (Massimo D’Addezio)

5 cl Bombay Sapphire Gin
1 cl Apricot Brandy
gocce di Laphroaig Whisky

Vi alleghiamo anche 3 signature cocktail di due bar presenti nella guida: provate a farli e fateci sapere ! 

Locale: LA BODEGA (Cosenza)
Barman: Roberto Gulino
Cocktail: SUD (variante calabrese del cocktail Tommy’s Margherita)
Ingredienti:
1,5 cl succo di lime fresco (Lime di Corigliano)
1 spoon Nettare di Agave Herradura
1 spoon di Marmellata di Peperoncino Frajotta prodotta a Cerchiara
1,5 cl Liquore al Cedro azienda Vecchio Magazzino Doganale di Montalto Uffugo
5 cl Tequila Ocho Blanco
Tecnica: Shake & Strain
Garnish : fetta di lime
Affumicato con legno di melo, cannella e the verde
Bicchiere: old fashioned
Descrizione: Inserire tutti gli ingredienti in uno shaker, aggiungere ghiaccio e agitare per bene. Filtrare in un
bicchiere old fashioned colmo di ghiaccio e guarnire con fetta di lime. Affumicare con le spezie sopra elencate.

Locale: MADISON CAFE’ (Tropea, VV)
Barman Barmanager: Francesco Mazzitelli
Cocktail: KALABROTTO (variante calabrese del cocktail Hugo)
Ingredienti:
3 cl di sciroppo di Sambuco di Calabria, prodotto da un’azienda agricola di Capo Vaticano
5 cl di Bergotto ( bibita frizzante a base di bergamotto)
5 cl di Eukè spumante extra dry, cantina Senatore (o altro spumante extra dry, ma sempre di origine calabrese)
3 cl di soda
Twist di bergamotto (quando disponibile) o limone

Locale: MADISON CAFE’ (Tropea, VV)
Barlady: Genny
Cocktail: KALAVRI’
Ingredienti:
3 cl di Tequila reposado
2,75 cl di liquore al Bergamotto Calabro
2,75 cl di succo di lime
1 barspoon di "mezzodì Caffo"
1 barspoon sciroppo di pompelmo rosa "Monin"
1 barspoon marmellata di bergamotto
1 pezzetto di peperoncino fresco locale
1 pizzico di sale
Decorazione: crusta di mix di sale rosa dell’Himalaya, rosso delle Hawaii, blu di Persia e semi di papavero, ed un
peperoncino rosso.

Detto questo, vi salutiamo e….state pronti per lunedì !! 

A presto, Davide e Sebastiano

Roma Whisky Festival 2018: intervista

Buongiorno a tutti! Oggi per voi non abbiamo la solita noiosa recensione, ma abbiamo nientepocodimenoche una intervista in esclusiva per Dolcemente Whisky a Pino Perrone, Whisky Consultant del Roma Whisky Festival by Spirit of Scotland!
A tal proposito vi ricordiamo che il festival si terrà a Roma,sabato 3 e domenica 4 marzo 2018, presso il Salone delle Fontane all’Eur.
Troverete il programma completo al link www.romawhiskyfestival.it

Roma Whisky Festival 2018
Detto questo, partiamo!

1.Spirit of Scotland alla sua settima edizione diventa Roma Whisky Festival, si tiene il 3 e 4 marzo prossimi al consueto Salone delle Tre Fontane all’Eur. Cambio di nome, ma sostanza la stessa: quali le sostanziali novità del festival che ci aspetta?
Chi verrà vedrà. Aggiungo che la sostanza è meglio della stessa. Infatti la necessità del cambio del nome, dovuta all’inclusione di tutte quelle nazioni produttrici di ottimi whisky che non siano scozzesi, va rispettata ed è condivisa. Questa è la motivazione principe. Poi ce da dire un’altra cosa. A migliorare questa edizione rispetto a quelle passate, sarà la presenza di numerosi Cognac e Armagnac in una sala a loro dedicata. Questa è la novità più importante, ma trovate tutto il programma completo sul sito ufficiale http://www.romawhiskyfestival.it

2. Ci sveli ospiti e argomenti delle masterclass di questa nuova edizione? Gli appassionati a cosa si appassioneranno?
Per gli ospiti preferisco non dire ancora nulla, finchè non abbiamo la certezza che presenzino. Per quanto riguarda le masterclass, invece, posso anticipare che saranno tantissime. Mai numerose come quest’anno, si parla di sedici al momento attuale, salvo ripensamenti. La stragrande maggioranza di altissimo livello. Se non fossi impegnato con la gestione del festival parteciperei ad almeno quattro inderogabilmente. Usciranno poco alla volta. Qualcuna è stata già pubblicata ed è sotto gli occhi di tutti: ci sarà un BRORA in una e due GLENFARCLAS single cask invecchiatissimi. A buon intenditor… Gli appassionati a cosa si appassioneranno? Se sono dei veri appassionati, a essere presenti! Il clima è quello giusto.

3. Come ogni anno presenterete il vostro imbottigliamento? Ormai un vero e proprio rito, avete anche dei collezionisti che vi chiedono le bottiglie in questione?
Facendo i debiti scongiuri… che arrivi per tempo, anche quest’anno avremo il nostro imbottigliamento, che sarà molto interessante. Per quel che concerne i collezionisti è difficile uscire con prodotti a loro interessati. Diciamo che sicuramente c’è un gruppo di persone che compra i nostri imbottigliamenti a prescindere. Tuttavia se uno colleziona Macallan, con tale prodotto bisogna uscire e vi assicuro che non è affatto semplice.

4. Tornando alla questione del collezionismo, quali sono secondo te le bottiglie che valgono il prezzo che costano? Il vero collezionista compra per conservare o per assaggiare la rarità?
Forse nessuna e tutte. Infatti, quando una bottiglia diventa da collezione si snatura del suo valore iniziale e diventa con un pessimo rapporto qualità prezzo. Per il collezionista però ha un inestimabile valore. Ci sono collezionisti che comprano solo per conservare e chi come il sottoscritto le compra per assaggiarle in futuro. Finchè rimangono chiuse rappresentano una collezione, dal momento che si aprono non lo sono più. Diventano collezione di ricordi. Dispendioso, ma coerente, sarebbe collezionare bottiglie sane di quelle che ci sono più piaciute, il che significa comprarne un paio.

5. Gli abbinamenti del whisky con il cibo, quali consigli e perchè?
Ai canonici pasticceria secca, cioccolata, dolci e quant’altro, dirò che in Scozia si accompagnano con pesci grassi come arighe e salmone, ma sono da provare anche con altri come triglie, gamberi e capesante. Assolutamente da non trascurare sono alcuni formaggi, in primis tutti gli erborinati. Anche quelli molto stagionati, a latte crudo o d’alpeggio. Con uova e omelette li trovo degli ottimi compagni. Provate anche i primi piatti della tradizione romana come cacio e pepe o carbonara! (n.d.A. seguiremo per una degustazione il consiglio di Pino per la cacio e pepe!)

6. Lo scorso anno ci ha lasciato un vero Maestro del settore, Silvano Samaroli, ci delinei un suo ricordo?
E’ stato veramente un grande. Potrei raccontarvi tante cose su di lui, come l’ultima volta che ci siamo visti o l’ultima volta che ci siamo sentiti, 30 ore prima della sua dipartita per altri mondi. Un suo ricordo l’ho tracciato qui:
http://romawhiskyfestival.it/blog/samaroli-una- lettera-un- ricordo-un- saluto/
Preferisco invece ricordare un episodio accaduto nel nostro showroom al centro di Roma. Silvano era a Roma in quanto giudice del festival di rum. Lo incontrai assolutamente per caso, in un locale romano dove mi ero recato per motivi professionali. Baci e abbracci quando ci siamo riconosciuti, assieme a stupore per l’incontro. Gli chiedo la ragione della sua presenza a Roma e mi spiega, appunto, la sua veste di giudice. Fino a quando rimani? Un paio di giorni, mi risponde. Presi a quel punto la palla al balzo. Gli dissi: dal momento che non hai ancora visto il nostro negozio al centro di Roma, che ne diresti di passare domani, dopo che hai terminato con gli assaggi della giuria? Sarebbe perfetto verso le 21.30. Ospito infatti una degustazione di whisky che inizierà alle 20.30, sarebbe un bel colpo di teatro se tu arrivassi a metà degustazione. Pensa alle facce! D’accordo, mi rispose. Non ero assolutamente convinto che avrebbe mantenuto la promessa, e invece, verso quell’ora, un taxi si fermò davanti alla nostra porta e ne discese Silvano. In quel momento ho bloccato il relatore che stava nel mezzo di un’ardita descrizione del Balvenie e ho detto a tutti in sala: scusate l’interruzione ma sta entrando Samaroli. Quel che successe a quel punto lo ricorderò per sempre.
Dalle borse delle signore e dalle tasche dei signori comparvero numerosi cellulari, strumenti oramai destinati alle foto. Un fotografo, bravo peraltro a carpire il momento, era però presente alla degustazione e fece qualche scatto che fissò gli istanti. Veramente sembrava di stare alla presenza di una star, come avviene con i giocatori di calcio.
Non accettò nulla da assaggiare, essendo uscito da una giuria che ne aveva degustati una settantina di rum, alcuni solo odorati. Giusto una lacrima di quel 25 anni single cask! mi disse. E vorrei ben vedere, Silvano non era di certo l’ultimo arrivato. Chiaramente la presenza “ingombrante” di Samaroli non poteva non essere notata, sebbene lui fosse passato per salutarmi e per vedere il negozio e non volesse partecipare alla discussione e degustazione. Tuttavia, il relatore della serata gli pose una prima domanda alla quale Silvano rispose nella maniera giusta, risposta che però non convinse chi gliela fece. Della risposta alla seconda appartiene l’immagine più significativa. Gli fu chiesto: “Silvano, come mai gli whisky giapponesi sono così premiati e richiesti, sono forse più buoni di quelli scozzesi (ignote ci sono le ragioni, poi, di una tale siffatta domanda in una degustazione che non concerneva il Giappone)?”
Lui rispose avvalendosi della gestualità, tipica di noi italiani. Stese le braccia perpendicolarmente, con il palmo delle mani verso l’alto. In quella sinistra teneva un pacchetto di sigarette. E disse: “Ma è chiaro…se due prodotti partono dallo stesso livello e uno dei due cala, l’altro emerge necessariamente”. Così facendo abbassa la mano sinistra, quella con le sigarette verso il basso. Simply brilliant, come Silvano Samaroli è sempre stato.

Pino Perrone e Silvano Samaroli
Ecco immortalato il fatidico momento (foto di Corrado Mercuriali)

L’intervista si conclude qua e noi dello staff di Dolcemente Whisky ringraziamo Pino e il suo ufficio stampa per averci dedicato così tanto tempo: speriamo che l’intervista vi sia piaciuta, magari in futuro ne faremo delle altre!

A presto per la prossima recensione !

Davide & Sebastiano

Roma Whisky Festival 2018

Noi al solito non potremo esserci, andateci voi che potete: ovvio che se ci portate un “ricordo alcolico” dal Festival noi non ci offendiamo mica! Oltre al cambio di nome del festival fra le novità troverete un angolo dedicato ai Cognac e agli Armagnac: filate a bere! 

Roma Whisky Festival

Roma Whisky Festival 2018
by Spirit of Scotland

Roma, 3 e 4 marzo 2018

c/o Salone delle Fontane all’Eur
(Via Ciro il Grande, 10)

Settima edizione e cambio di nome per il Roma Whisky Festival by Spirit of Scotland: appuntamento perappassionati, neofiti e professionisti del whisky con eventi, degustazioni, masterclass, seminari sulla mixology, ospiti internazionali, cocktail bar, area gourmet con ostriche, salmone e haggis e la novità dei Cognac e Armagnac.

Si tiene a Romasabato 3 e domenica 4 marzo 2018, presso il Salone delle Fontane all’Eur (via Ciro il Grande, 10) la settima edizione di Roma Whisky Festival by Spirit of Scotland, il più importante festival di settore italiano. Programma completo al link www.romawhiskyfestival.it


I
mperdibile appuntamento per tutti coloro che vivono il mondo del whisky, Roma Whisky Festival è un evento ricco di degustazioni, masterclass, seminari sulla mixology, incontri affidati a esperti del settore con l’obiettivo di creare appuntamenti ad alto contenuto di “single malt. Il tutto con la direzione artistica di Andrea Fofi, affiancato dai due whisky consultantPino Perrone e la scozzese Rachel Rennie.

La settima edizione presenterà 
masterclass di noti brand e ospiti internazionali del mondo della miscelazione, che terranno seminari e talk. Tra le masterclass confermate, quella di Ken Lindsay, International Brand Ambassador di Chivas Brothers, che tratterà delle nuove referenze legate a Ballantine’s e la Masterclass Glenfarclas con 2 single cask family reserve e 2 original bottling non ancora svelati dall’azienda. Inoltre, i mini-corsi da 25 minuti sull’ABC del whisky per i neofiti, ma anche spazio ai libri con la presentazione della nuova edizione di Iconic whisky. Single malts & more. La guida degli esperti alla degustazione”, di Cyrille Mald e Alexandre Vingtier. Inoltre, ilpremio “Whisky & Lode”, che eleggerà i migliori whisky del festival, valutati, come di consueto, da una giuria di esperti secondo la regola del blind tasting. Tre le categorie per questa edizione: Best Scottish Malt, Best Rest of the World Malt e Best World Single Cask, con il premio speciale “Whisky & Smile”, che sarà assegnato alla migliore bottiglia in assoluto. 

Al festival si potranno degustare whisky provenienti da Scozia, Irlanda, Stati Uniti, Giappone e anche l’unico whisky – ad ora – prodotto in Italia, ma come novità in termini di offerta al pubblico, la nuova area dedicata aiCognac e Armagnac. Sei i cocktail bar dell’area mixology che misceleranno per il pubblico: tre da Roma, il The Jerry Thomas Project, l’Argot e il Freni e Frizioni e altri tre bar provenienti dal resto d’Italia.

All’interno del salone sarà allestito uno spazio dedicato alle bottiglie vintage e rare portate da un collezionista e amatore del settore. In occasione del Festival verrà presentato come ogni anno il nuovo imbottigliamento ufficiale in serie limitata di Roma Whisky Festival, che sarà naturalmente in vendita presso lo shop. Non solo drink al festival: è prevista anche un’area gourmet e degli abbinamenti con il whisky, dalle ostriche bretoni al salmone scozzese, dal cioccolato all’haggis. Roma Whisky Festival by Spirit of Scotland nasce nel 2012 grazie alla passione per gli eventi di uno dei due fondatori, Andrea Fofi e per quella del whisky da parte di Rachel Rennie, ma soprattutto per la mancanza a Roma di un evento sul mondo del distillato. La compagine si è allargata con l’arrivo di Pino PerroneEmiliano Capobianco e Andrea Franco e la manifestazione è cresciuta in modo esponenziale, al punto tale da poter essere annoverata tra i Festival internazionali di maggior rilievo.

In questi sette anni – sottolinea Andrea Fofi – sono stati tanti i cambiamenti e di pari passo la crescita della manifestazione, che ad oggi è considerata tra le più importanti a livello internazionale, con oltre 50 aziende partecipanti, oltre 1500 etichette in degustazione, brand provenienti da tutto il mondo e guest di livello internazionale che animano la due giorni con masterclass, seminari mixology, talk tutti ad alto contenuto alcolico (responsabile). In considerazione di questa importante crescita si è reso necessario, a causa del numero sempre più crescente di brand, aziende e distillerie non scozzesi che prendono parte al Festival, il cambiamento di denominazione della manifestazione in Roma Whisky Festival“.

 
Orari
Sabato 3 marzo, dalle ore 14:00 alle 23:00
Domenica 4 marzo dalle ore 14:00 alle ore 21:30
Biglietto:
Intero: 10 euro – da diritto al bicchiere serigrafato del Festival, alla racchetta porta bicchiere e alla Guida
Ridotto: 7 euro – per accompagnatori che non bevono e non prevede le upgrades del biglietto intero.
Le degustazioni saranno a pagamento e il sistema sarà quello dei gettoni del valore di 1 euro ciascuno. Il prezzo di ciascuna degustazione sarà a discrezione di ciascun espositore.
 
Per informazioni:

http://romawhiskyfestival.it/

 
Ufficio Stampa:
Carlo Dutto
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