Dalmore 1992 22y Cadenhead’s

 

Scheda Iniziale :

Distilleria: Dalmore

Imbottigliamento: Cadenhead, 1992-2014,  Authentic Collection, ex-bourbon

Gradazione: 59,5 %

Prezzo: circa € 130

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Il Milano Whisky Festival si avvicina: come ormai saprete, ci troverete a sbevazzar…lavorare al bancone di Beija Flor, importatore in Italia di numero marchi, tra cui “Cadenhead”. Bien, cosa c’è di meglio quindi di una selezione di questo storico imbottigliatore per cominciare a prepararci?
A fare gli onori di casa un Dalmore di 22 anni, giusto per toccarla piano.
La distilleria è stata fondata nelle Highlands da Alexander Matheson nel 1839. E’ sopravvissuta a vari cambi di proprietà, alle due guerre e alla crisi del whisky degli anni 80 per poi approdare fino ai giorni nostri.
Attualmente è di proprietà della White & Mackay Ltd ed è guidata dall’eccentrico e leggendario Richard “The Nose” Paterson.
Giusto per vedere che personaggino è il nostro Richard, date un occhio al video qui sotto!

Tornando a noi, la distilleria è praticamente un mito fra gli appassionati e i collezionisti,  alcune sue bottiglie hanno superato in asta i 30.000€ ed oltre, robetta da tutti i giorni insomma.
Generalmente Dalmore invecchia il proprio whisky  in botti sherry Matusalem, avendo la distilleria un accordo con la bodega spagonola Gonzalez Byass. Oggi invece berremo un ex-bourbon selezionato da Cadenhead: con il cambio di botte il distillato risulterà comunque gradevole? Lo scopriremo a breve, prima di iniziare però una nota di colore, quasi da Trono di spade.
Se ci avete fatto caso, sugli OB c’è il simbolo del cervo reale e il motivo è semplice. Un avo dei Mackenzie, vecchi proprietari della distilleria, nel 1263 salvò la vita al re scozzese Alessandro III, che era stato aggredito proprio da un cervo. Come ringraziamento il re concesse, bontà sua, alla famiglia del suo salvatore di utilizzare il cervo reale come nuovo emblema araldico.
E’ sempre affascinante il legame che ha il whisky con la propria terra d’origine. Detto questo, versiamo!

Colore: oro antico.

Naso: l’alcool parte in quarta, d’altro canto siamo quasi a 60 gradi, lasciamolo quindi respirare un po’! Ohoo, golosissimo! C’è una crema pasticcera calda e budino alla vaniglia appena sfornato: roba da prima colazione a mille calorie. Appaiono poi dei fichi maturi, del legno di ciliegio e cioccolato bianco. Ci sono dei fiori, spariamo del gelsomino, mughetto. Tutti questi aromi però riescono nel difficile compito di non risultare stucchevoli, anzi! Buono!
L’aggiunta di acqua fa salire lo  zolfo,  la paglia e appare una marmellata di fichi. C’è un prato fiorito?

Gusto: l’ alcool la fa ancora da padrone all’inizio, occorre abituarsi pian pianino. E’ molto dolce con una punta di amarognolo che smorza. Da un lato infatti abbiamo del cioccolato latte bianco (dai, diciamolo: kinder maxi! ) e crosta del pandoro, dall’altra c’è la parte bianca dell’arancia e l’arancia stessa. Bello “burroso” in ogni caso!
Con acqua, appare una sigaretta bagnata non troppo gradevole a nostro modesto avviso e della susina.

Finale: abbastanza corto con una sensazione di marmellata di agrumi acida. Lascia la bocca  piacevolmente pulita.

Abbinamento: bevuto con un formaggio grasso a pasta semidura, come un bel bettelmatt stagionato, dona un risultato veramente interessante!

Commento finale: ci piace molto, ma siamo onesti: non è per tutti. Dona il meglio di sè infatti a gradazione piena e ricordiamo che siamo quasi a 60 gradi. Se siete, ehm, esperti? non avrete però problemi, anzi!
Andiamo anche ad analizzare il prezzo (che barboni!!): andate a vedervi cosa costa un Dalmore 21y OB a 42%. Fatto? Perfetto, siete ancora fra noi? Qua, invece,  al posto della “miscela” OB abbiamo un single cask con un anno in più a gradazione piena a circa 130 euro!! No dico, lamentatevi pure! Vai col voto !

Voto: 8,7


Tasting notes:

Nose: alcohol, pastry cream, vanilla pudding and white chocolate. Ripe figs and cherry wood. In the end jasmine and thrush.
Mouth: milk chocolate, pandoro, butter, orange and plums.
Finish: short with citrus marmalade.
Comments: very good, greedy and catchy! Beware of alcohol content. The price is very very low compared to the 21y OB.

Score: 8,7

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Glenlivet 30y Cadenhead’s

Scheda Iniziale :

Distilleria: Glenlivet

Imbottigliamento: Cadenhead, “Chairman’s stock”, ex-sherry,  1976-2006

Gradazione: 57,1 %

Prezzo: circa 350 euro

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Uhuuu, cosa abbiamo qua oggi? Un Glenlivet di 30 anni, imbottigliato da Cadenhead! Ora, considerando che, di Glenlivet, abbiamo bevuto dei single cask molto interessanti, diciamo che siamo leggermente attratti da questa bottiglia. Di Cadenhead vi abbiamo già parlato, vi diciamo solo che questa bottiglia appartiene alla serie “Chairman’s stock”. La leggenda vuole che, sotto questa linea, vengano imbottigliati whisky dall’età importante provenienti dalla collezione privata del presidente. Non so se ci siamo spiegati.
Versa, versa!!!

P.s. ci stavamo dimenticando, complice la sete di conoscenza! Minmore, scritto sulla bottiglia fra parentesi di fianco a Glenlivet, indica il luogo dove sorge la distilleria.
P.p.s. oggi siamo pigri e quindi niente storia della distilleria, ecco!

Colore: ambra scuro.

Naso: arancia gialla, sia candita che polpa, seguita da tonnellate di pudding. Ribes rosso macerato con nosce moscata. Molto gradevole, peccato che l’alta gradazione si senta abbastanza dando comunque delle gradevoli sensazioni di frutta rossa sotto spirito. Diamogli tempo e grazie all’ossigenzione ecco della buccia di albicocca acerba, vaniglia, uva rossa te rooibois. Serge parla di fumo, noi ahimè non lo sentiamo, dobbiamo studiare e sniffare di più! Se proprio dobbiamo trovarci un lato sporco, avvertiamo una punta di canfora.
L’aggiunta di acqua copre la canfora e il tutto diventa più morbido. Ecco che appare del fumo, di sigaro oseremmo dire, leggermente acre. Non siamo da bocciare in fondo, solo rimandati! Confettura di ciliegie.

Gusto: molto coerente col naso, ha un impatto pungente e astringente, sherry of course!
E dallo sherry arrivano frutta sotto spirito legno , pesca noce e liquerizia. Toh, riecco il fumo del naso! Secco in deglutizione. Molto gradevole, ma ci aspettavamo un corpo più robusto, al contrario sembra quasi leggero.
Con acqua, sulla lingua aumenta il lato speziato con caffè espresso, chiodi di garofano e cumino nero. Appare dell’inchiostro a chiudere il tutto.

Finale: medio corto con pepe e cuoio. Tornano in seconda battuta le note sporche di inchiostro e lucido di scarpe.
Con acqua aumenta decisamente il fumo. Ehi, era proprio fumoso questo Glelivet, allora!

Commento finale: ci ha lasciato un pò con l’amaro in bocca, uffa! Le aspettative erano tante e per essere buono è buono, per carità, però non ci ha fatto strappare i capelli, sopratutto considerando il prezzo. Alle tante cose positive si affiancano dei piccoli difetti, a nostro avviso eh, che gli impediscono di entrare nella Top dei nostri cuori. Tirando le somme, nella nostra personalissima classifica, non gli diamo un brutto voto eh, siamo quasi da 8! E quindi…

Voto: 7,9

 

 

 

Degustazione “Cadenhead’s” maggio 2017

Nonostante il caldo, non molliamo un colpo e siamo qua a tirare le somme dell’ultima degustazione “whiskosa” prima dell’estate!
Avevamo, come anticipato, tre bottiglie, provenienti dall’ampissimo portafogli di Cadenhead’s.

 

Scriveremo di seguito una nostra piccola recensione e di seguito il vostro parere, anche per fare un simpatico confronto fra di noi. Partiam partiam!

Bladnoch 1990 23y Vol. 48,5% : naso di frutta, limone e pepe. La bocca mostra le tipiche note della distilleria con nocciola, accompagnata ancora da limone e pepe. Pera abate. Leggermente secco, forse una punta di fumo? Fresco e al contempo intrigante! Ci spiace che non sia stato apprezzato come meritava a nostro avviso, ma ahimè è il destino del primo whisky ad ogni degustazione (ed ogni bocca è bella a mamma sua!). Voto: 8,8
L’abbiamo servito con gambero rosso argentino, frutto della passione e pane carasau.
Un grazie alla Bottega del pesce di Gallarate per averci fornito il crostaceo ed averci tolto le castagne dal fuoco (chi sa, capirà)!

Naso: 5,9

Gusto: 5,6

Finale: 4,5

Clynelish 1995 19yo sherry Vol. 54,6% : subito carne, salsiccia e cuoio. Molto zolfoso, ricorda più lo stile di un Glenfarclas piuttosto che di un Glendronach, tanto per dare una idea. Al palato si sente subito lo sherry, con dei tocchi da “Mon Chéri” molto alcolico. Cera assieme a uva passa e molte spezie piccanti. L’aggiunta di acqua copre le note sporche e lo fa girare decisamente verso un profilo più fruttato e dolce. Sorprendente! Peccato per il finale un po’ troppo alcolico, gli serve una diluizione per dare il meglio di sè.
Voto 8,7

Naso: 6,7

Gusto: 7,3

Finale: 7,3

Bunnahabhain 1997 17yo Vol. 57,5%: naso elegantissimo, con una torba potente, oleosa, eppure molto fine e plasmata dagli anni in botte. In bocca limone e acqua di mare, molto gradevole da bere, sembrerebbe fresco se non fosse per i gradi (che, comunque, si avvertono relativamente). Finale fumoso con scorzette di agrumi a finire. Voto: 8,6
Qui l’abbinamento ha spiazzato un po’ tutti, l’abbiamo servito con una millestrati a base di fragola, basilico, albicocca e mandorla: speriamo che vi sia piaciuto!

Naso: 7,3

Gusto: 7,3

Finale: 7,1

Tirando quindi le somme, abbiamo servito 3 whisky molto differenti l’uno dall’altro, ciascuno, a nostro avviso, degno rappresentante della zona da cui proveniva. W il terroir!
Questa diversità ha spaccato i vostri voti, basta guardare le schede. Ci sono whisky che hanno entusiasmato e altri che hanno deluso. In ogni caso, ci pare che sia stata apprezzata la varietà delle sensazioni offerte. E’ proprio questo che rende unico, a nostro avviso, il whisky: un così ampio spettro di sapori non riscontrabile in altri distillati. Ora lapidateci pure, ma dateci un’attenuante: siamo di parte, ahimè! Detto questo, il vincitore è il Bunna torbato e non ci stupisce, è un grande imbottigliamento.
Tornando a noi, nelle prossime settimane continueremo con le recensioni e state pronti per dopo l’estate! Se tutto va come deve andare, faremo per la stagione autunnale un ciclo di degustazioni magari un pò ravvicinato, ma che porterà presso la Dolce Mente degli autentici VIP del mondo del whisky!
Stay tuned!

Davide & Sebastiano

p.s. su Facebook metteremo a breve le foto dell’evento

 

Degustazione Whisky “Cadenhead’s”

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Eccoci arrivati alla nuova degustazione! Per questo evento vi abbiamo portato tre imbottigliamenti provenienti dai magazzini di Cadenhead’s , il più antico selezionatore delle Scozia, che quest’anno festeggia i 175 anni di attività.
Durante la serata potremo degustare tutti insieme :

– dalle Lowlands Bladnoch 23yo con tartare di salmone tartufato
– dalle Highlands come solista un Clynelish 19yo sherry
– dall’isola di Islay un raro Bunnahabhain 17yo torbato con dolce a sorpresa

Avremo quindi tre whisky provenitenti da tre zone differenti della Scozia, ciascuno con un carattere differente che riflette il proprio territorio di origine.

Come ormai saprete, abbiamo organizzato due serate sempre da 16 posti, ovvero:
venerdì 12 maggio ore 21
venerdì 19 maggio ore 21 – SOLD OUT –

Costo totale: solo 29€ !
Vi preghiamo gentilmente di indicarci sulla nosta pagina FB o qua a quale serata vorrete partecipare

A presto Davide e Sebastiano

Bowmore 15y0 2000 Cadenhead’s

Scheda Iniziale :

Distilleria: Bowmore.

Imbottigliamento: 15y 2000 bourbon single cask di Cadenhead’s, Authentic Collection

Gradazione: 58,4%

Prezzo: circa 90 €

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E’ la prima recensione dell’anno e con cosa possiamo brindare? Beh, Bowmore è una delle nostre realtà preferite, quindi, spinti dalla sete, andiamo su Islay di corsa.
Parliamo di una distilleria che fa veramente parte della storia della Scozia: pensate che è stata fondata addirittura nel lontano 1779 da John Simpson ed è sopravvissuta fino ai giorni nostri. A dirla tutta, altro che sopravvissuta! Il suo malto, dopo quello di Laphroaig of course, è il più venduto di Islay.
Artefice di questo successo, oltre ovviamente ad un whisky di qualità, è il mega gruppo giapponese Suntory, proprietario di Bowmore dal 1994, che ha saputo valorizzare la produzione della distilleria, anche a livello di marketing non dimentichiamolo.
A distinguere Bowmore dalle consorelle isolane è la torbatura dei suoi whisky, non invasiva, ma fine ed elegante. Dave Broom utilizza a nostro avviso un efficacissimo paragone musicale. Se Ardbeg, Lagavulin o Laphoraig sono gli  Iron Maiden o i Metallica, Bowmore al contrario sono i Bonjovi: una band che suona hard rock, ma capace anche di bellissime e romantiche ballate. Rende bene l’idea, no ?
La bottiglia di oggi è opera del più antico imbottigliatore scozzese, la già nota Cadenhead’s. Il whisky risale al 2000 e i Bowmore distillati nel nostro millennio godono di ottima fama, sarà vero ?  Versiamo !

P.s. Scusate la lunga assenza dovuta a impegni di lavoro e di salute. Mi sono impegnato a bere, ma non a scrivere ahimè! Miserere mei!

Colore: giallo oro.

Naso: Che profumi gente! Il fumo e la torba ci sono per carità, ma sono lì “solo” come antipasto. Poi si apre e c’è una esplosione di pasticceria con frolla, biscotti al burro e mandorle e crema pasticcera, il tutto aromatizzato alla vaniglia. Nulla di troppo dolce però, veramente ben dosata! Diamogli tempo ed ecco la frutta tropicale Bowmore-style con polpa di mango e papaya a farla da padrone. Ha poi un lato fresco che ci ricorda dell’ananas (aridaje coi tropici) marinato con della menta tritata. Aringa affumicata, gnam! C’è infine una leggera nota marsalata dopo molto tempo. Il bicchiere vuoto profuma di cenere di caminetto.

Gusto: fresco, di corpo non pesante, è solo leggermente oleoso. Beh l’alcool si sente, inutile nasconderlo, ci sono delle stilettate dovute alla gradazione che lo rendono un pò pungente, ma non è nulla di così traumatico. Limone, lemon grass e tanto peperoncino. La torba è come al naso, ovvero fine e sovrastata dal lato tropicale. Ancora ananas con anice. Tutta la frutta del profilo però è decisamente “sotto sale”, con una punta di salmastro.
L’aggiunta di acqua fa virare il profilo tropicale in arancia amara. Se si regge la carica dei 58 gradi, lo preferiamo “nature”, con una (?) eccezione che sarà chiarita più avanti.

Finale: lungo e fumoso con una punta di erba bagnata. Il sale del gusto si ripropone ancora.

Abbinamento: alla cena di fine anno presso “la Vineria” di Varese lo abbiamo servito con un risotto alle ostriche e aria di pompelmo rosa. Un matrimonio perfetto che qualcuno di noi so che rimpiange ancora. Andando nel dettaglio, come Alessandro P. ci ha fatto notare, il distillato diluito con le sue note agrumate si sposa ancora meglio!

Commento finale: se amate i Bowmore, qua ve ne potete portare a casa uno buonissimissimo ad un prezzo diremmo più che accettabile. Non gli diamo 9 solo perchè l’alcool si sente abbastanza. Certo, il problema non si pone se prima avete bevuto altri whisky che vi hanno “preparato” la bocca: in tal caso la goduriosità raggiunge nuove vette!

Voto: 8,8

Littlemill 24y Cadenhead’s 2016

Scheda Iniziale :

Distilleria: Littlemill

Imbottigliamento:  1992-2016 , 24y “Closed Distilleries” by Cadenhead’s

Gradazione:  52,2 %

Prezzo: circa € 300

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Natale è ormai alle porte e quindi  in questo clima di cibo, acquisti da urlo e spese pazze,  ci tocca aprire una bottiglia a tema, no ?
La scelta è caduta su una distilleria chusa dell’estremo sud della Scozia, la mai abbastanza rimpianta Littlemill.
Rimpianta perchè è stata chiusa nel 1994 e smantellata l’anno dopo dalla Loch Lomond Distillery Company. Come se non bastasse, nel settembre dello stesso anno ci si era messo anche un incendio a far svanire ogni sogno di riapertura della distilleria. Un vero peccato perchè il whisky di Littlemill, così fruttato, lo rimpiangiamo tutt’ora.
Nonostante venisse prodotto nelle Lowlands, si approvvigionava d’acqua dalle vicine colline Kilpatrick, nelle Highlands , come fa al giorno d’oggi la sua vicina Auchentoshan.
Altre particolarità rispetto alla “concorrenza della zona” è stato l’abbandono della tripla distillazione nel 1930 e la presenza di colonne di rettificazione stile “grain”, installate allo scopo di ottenere un whisky che maturasse più in fretta.
Il prodotto finale nel corso degli anni a Littlemill è stata molto differente, si andava dal pesantemente torbato all’unpeated, e il distillato veniva utilizzato di volta in volta o per essere imbottigliato o per andare a comporre dei blends, insomma a seconda delle richieste di mercato.
Una curiosità: non ci sono documenti ufficiali, ma forse stiamo parlando della più antica distilleria scozzese. E’ vero che è stata fondata “solo” nel 1772 da  George Buchanan, tuttavia pare che venisse praticata l’attività della distillazione nel luogo addirittura dal lontano 1300.
Detto questo,  Santa Klaus is incoming! Se vogliamo dei regali per Natale, dobbiamo sapere cosa chiedere no? Versiamo subito!

Colore: oro chiaro.

Naso: ohibò, è piuttosto chiuso. Abbiamo un miele in sordina e il profumo del gambo del prezzemolo, assieme a pesca e vinacce da grappa. C’è poi un odore di carbonato d’ammonio, che è quell’addittivo che si sente in certe merendine tipo Fiesta, e di curacao. Con l’ ossigenazione, il vegetale aumenta e compare del cioccolato bianco e del muesli. Non è un naso comunque appetitoso, il profilo resta quasi…tenuto sotto chiave?

Gusto: dolce e frizzante. E’ un’esplosione di frutta, quello che ci attende! Non lo diresti al naso, temevamo di trovare un qualcosa di spento, e invece! Polpa di pesca, miele millefiori e ananas hanno la parte del leone, giocando e stuzzicando le nostre papille gustative. Sembra quasi di avere a che fare con un sauternes! Buccia di mela gialla, cioccolato bianco e dragoncello completano il tutto. Ha degli elementi tanninici e astringenti che gli donano carattere, una bontà!

Finale: lungo con tante spezie, pepe, peperoncino giallo e zenzero candito. Ritorna ancora la pesca gialla matura.

Abbinamento: il nostro cestino natalizio di frutta secca, noci, nocciole e arachidi ha trovato il suo amico fidato !

Commento finale: Da un lato un whisky andrebbe valutato tenendo conto di tutti i suoi profili sensoriali e qui siamo tutti d’accordo.Dall’ altro però per noi alcolizzati i distillati esistono per essere bevuti, non sniffati. Lapo non sarebbe d’accordo, cercheremo comunque di perdonarlo. Detto questo, preferiamo quindi premiare il sapore di questo Littlemill, veramente veramente buono, a discapito di un naso così così.
Un grazie a Maurizio per il sample.
Un appunto finale concedetecelo: perchè? Perchè ne abbiamo comprato una bottiglia sola? Perchè??!!

Voto: 9,0 secco!