Ledaig 1997-2011 “High Spirits”

Scheda Iniziale :

Distilleria: Tobermory

Imbottigliamento: Ledaig 1997 – 2011 for “High Spirits” , The Colours Collection

Gradazione: 46 %

Prezzo: circa 80 €

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Con questo freddo ci spostiamo di corsa sull’isola di Mull a bere whisky presso l’unica distilleria ivi presente: Tobermory, casa fondata nel lontanissimo  1798 da  John Sinclair sotto il nome di Ledaig (“paradiso sicuro” in gaelico).
Nel corso della sua travagliata e lunga storia è stata chiusa e riaperta più volte e le sue mura, oltre ad una distilleria ovviamente, hanno ospitato anche una centrale elettrica e una società casearia. Di certo un passato rocambolesco!
Spostiamoci piuttosto in tempi più recenti e scopriamo che Tobermory si era affidata alle sapienti mani di Alan McConnochie , ex master distillery di Bunnahabhain che ora lavora per Benriach, con lo scopo di migliorare la qualità del proprio distillato. Il tempo dimostrerà se il seme piantato da Alan porterà buoni frutti.
Nel frattempo una nota tecnica interessante: la nostra distilleria si approvvigiona del suo orzo maltato da Port Ellen, ma il legame con Islay non finisce qui. Quando viene prodotto un distillato torbato viene inviato a maturare sempre su quest’isola e il whisky che poi verrà messo in commercio prenderà il vecchio nome della distilleria “Ledaig”.
Per concludere, attualmente Tobermory, assieme a Bunnahabhain, è di proprietà del gruppo C L Financial Limited.
La bottiglia, che il dovere ci impone di provare, fa parte della Colours Collection di “High Spirits”, nome dietro al quale si nascondono i baffi di Nadi Fiori, storico selezionatore italiano di distillati.
L’etichetta, bellissima, rappresenta il porto di Tobermory in versione “cartoonesca”.
Versiamo e vediamo com’è!

Colore: ambrato.

Naso: ecco, molta gente adora lo sporco di Kilkerran, di Springbank ecc. ecc., mentre quello di Ledaig ha decisamente pochi fans. A noi invece questo “profumo” di porto di mare affascina moltissimo. Dimenticate quindi quelle sensazioni che si respirano su Islay, qua siamo tutto all’opposto. Ferro, alga in macerazione, iodio, rete da pesca, olio lubrificante infine acqua stagnante e salmastra contribuiscono a creare un’atmosfera da cantiere navale. Se poi aggiungiamo salsiccia e pancetta affumicata al tutto otteniamo, a nostro avviso, un bel cocktail.
Un lato gentile (??!!) è presente con della prugna in salamoia, in pieno umeboshi-style. Con l’ossigenazione si è avvolti da una fittissima coltre di fumo.

Gusto: questo è uno dei whisky che necessitano di ossigenazione, non tanto al naso quanto al palato. Appena avevamo aperto la bottiglia eravamo infatti rimasti delusi perchè dopo un impatto iniziale ottimo poi c’era come una caduta del sapore in bocca. Gli abbiamo dato tempo et voilà! Salato e pepato, possiede un corpo robusto e austero. Una bella torba vegetale seguita da mela renetta frullata con pera e lemon grass. Non è molto complesso, ma affascina. Sembra dire:”io sono così, se vi piaccio buon per voi!”. E’ un bel burberone!

Finale: lungo con paraffina, fumo e una punta di solvente e plastica bruciata.

Abbinamento: un merluzzo marinato con limone e pepe e accompagnato da una salsa rossa solo leggermente piccante si sposerà benissimo col nostro distillato.

Commento finale: è un whisky decisamente particolare, rustico e mai ruffiano. Che sia chiaro: è un prodotto che può dividere gli animi. Quegli sbevazz…degustatori dei Facili (ciao ragazzi!) infatti hanno trovato sostanzialmente le stesse sensazioni, ma le hanno apprezzate meno. E loro non sono certo gli ultimi arrivati, anzi! Comunque a noi è piaciuto, quindi…

Voto: 8,7

P.s. grazie a Elisabetta per averci consigliato la boccia!

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Resoconto “Whisky Hidden Spirits”

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Eccoci qua dopo la conclusione delle due serate dedicate agli imbottigliamenti di Andrea Ferrari, alias Hidden Spirits. Purtroppo per motivi tecnici indipendenti da lui Andrea non ha potuto essere presente alla prima serata ma si è rifatto alla grande con la seconda. Poche storie: avere la possibilità di ascoltare una persona che ha trasformato una passione nel proprio lavoro dona all’evento una marcia in più. Abbiamo imparato tante nozioni nuove che sapremo impiegare anche per le future serate, nozioni che ci aiuteranno a degustare con un…”livello di coscienza” maggiore.
Anche questa volta il pubblico femminile non è mancato, a conferma del fatto che il mondo dei distillati affascina anche il gentil sesso.
Come anticipato sono state presentate tre selezioni di Andrea, Speyburn 8yo, Bruichladdich 12yo  e Laphroaig 14yo, che hanno fatto lavorare i nasi e le papille gustative di tutti noi.
Lo Speyburn è stato accompagnato ad un formaggio Camembert, un marriage di note erbacee seguito dal finale grasso del formaggio che veniva pulito via dall’alcool.
Bruichladdich ha trovato il suo partner con una torta Sacher. D’altro canto fumo, sherry con cioccolato e marmellata: what else?
Infine come da nostra tradizione serviamo sempre un whisky solista ed ecco qua il Laphroaig!
Da un lato c’è chi è rimasto colpito da come queste selezioni fossero contemporaneamente simili, ma con una propria personalità distinta rispetto agli imbottigliamenti ufficiali di distilleria. Dall’altro, una parte del pubblico non abituata ai whisky, ma incuriositi da essi, ha potuto apprezzare la grande diversità di sapori che offrono, rimanendone affascinato.
Ringraziamo Andrea per il lavoro svolto e gli auguriamo di tornare da noi con un nuovo trittico da assaggiare. Ora bando alle ciance e tiriamo fuori i (vostri) voti.

Speyburn 8yo 
Naso: 5,8
Palato: 6,3 
Finale: 7,8

Bruichladdich 12yo
Naso: 6,7
Palato: 6,3
Finale: 6,3

Laphroaig 14yo
Naso: 7.1
Palato: 7,5
Finale: 8,1

Il “vincitore” della serata è quindi il Laphoraig 14yo, a conferma del fatto che il mercato italiano vuole la torba. Per chi non l’apprezza non disperate: vuol dire che rimarrà più whisky non torbato per voi no?
Per concludere un sentito grazie ai presenti che hanno reso le serate,a nostro modo di vedere, decisamente divertenti.

Ci aggiorniamo per il prossimo evento verso aprile, stay tuned !!

p.s. Per vedere le foto sulla nostra pagina facebook cliccate QUA

Springbank 12yo 2015

Scheda Iniziale :

Distilleria: Springbank

Imbottigliamento:  12 anni

Gradazione: 53,8%

Prezzo: circa 60 euro

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Di Springbank abbiamo già parlato in una precedente recensione (QUI), quindi passiamo direttamente ad analizzare la bottiglia di oggi!
Abbiamo un 12 anni a gradazione piena maturato per il 60% in botti hogshead first fill sherry e per il 40% rimanente in botti  refill sherry. Un invecchianento quindi diverso rispetto al 10y classico.

Colore: ambrato.

Naso: decisamente etilico, ricorda la frutta rossa sotto spirito con una spruzzata di zenzero. Marmellata di arance rosse. Poco fumoso rispetto al 10y. E’ comunque un profilo chiuso, dando l’impressione come se ci fosse una gabbia a trattenerlo. Con acqua: come volevasi dimostrare! Diventa subito più fresco con l’arancia che gira verso lo yuzu giapponese, poi ecco che emerge il fumo “springbankkoso”, con le sue note sporche da paraffina e solvente, mai fastidioso comunque! Tantissima mandorla e poi un appetitoso (è il caso di dirlo) sentore di arrosto caramellato con chiodi di garofano.

Gusto: quasi allappa, è molto dolce all’inizio poi ancora arancia, questa volta amara. Pizzica notevolmente: infatti, Serge Valentin per l’imbottigliamento del 2014 parla di wasabi e siamo decisamente d’accordo! Con acqua: si nota subito la mancanza delle pere che si sentivano nel 10y. Caldo e avvolgente, inizia con un bell’ananas dolce, poi chinotto e zenzero. Ehi c’è anche la crème caramel! Oltre alla torba, ecco del tè (sembra la varietà cinese Pu’er). Pomodoro verde non maturo. Per finire, tanta liquirizia e per noi ,che la adoriamo, è una manna dal cielo!

Finale: medio, leggerissimamente aspro senza dare alcun fastidio. E’ molto speziato e fumoso, ricorda una zolfatara. Ancora arance.

Abbinamento: gustatelo quando fa freddo con un classicissimo zampone con le lenticchie. Lo abbiamo provato praticamente in contemporanea sotto le feste natalizie con una nostra amica (ciao Dani!) e anche lei ve lo può confermare: vi scalderà lo stomaco e il cuore! In fondo, siamo dei romantici.

Commento finale: fantastico! Come facciamo a non consigliarvelo? Gli spigoli della torba del 10Y vengono limati da una più lunga maturazione nello sherry e le note positive vengono da questa esaltate. Una di quelle bottiglie che non devono mai mancare in casa. L’aggiunta di acqua gli permette di esprimere tutto il suo potenziale. Un difetto? La non facile reperibilità!

Voto: 9,1

Glenglassaugh Revival 2015

Scheda Iniziale :

Distilleria: Glenglassaugh

Imbottigliamento: Revival

Gradazione: 46%

Prezzo: circa 45 euro

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Eccoci a recensire il primo whisky della degustazione “Whisky e Panettone 2015 “: Glenglassaugh Revival.
La distilleria viene costruita nel 1875 a est appena al di fuori dello Speyside, molto vicina al mare. Non ha una storia molto interessante, la produzione viene interrotta più volte fino ad arrivare al 1986, anno in cui Glenglassaugh viene chiusa.
Bisogna attendere fino al 2008: siamo all’inizio del boom del mercato del whisky e Glenglassaugh viene rilevata da un gruppo privato olandese. La situazione? Una distilleria fatiscente e con seri problemi di vandalismo, ma i nostri non si perdono d’animo e si affidano alle sapienti mani di Stuart Nickerson e di Graham Eunson, ex manager di Glenmorangie e di Scapa. Vengono così immessi sul mercato degli imbottigliamenti di 21, 30 e 40 anni cui seguiranno da lì a poco quelli della nuova produzione.
E di uno di questi ci occuperemo oggi, il Revival.
Dovrebbe essere un whisky che si aggira sui 6/7 anni di età (non abbiamo trovato fonti certe ufficiali) dato dalla combinazione di botti first e refill ex-bourbon con una ulteriore maturazione di 6 mesi in botti first fill di sherry Oloroso.

Una nota personale: avete visto che bel paesaggio sulla confezione? E’ la spiaggia privata della distilleria.

Colore: arancio chiaro

Naso: ha un attacco dolce, ricorda un marzapane. L’uvetta data dallo sherry non può mancare e…ehi sembra una morositas, ve le ricordate?? Il lato della pasticceria continua con del cedro morbido, diciamo pure candito. Lampone e polpa di pesca gialla ingolosiscono il tutto. A fare da contraltare abbiamo il lato speziale, con cioccolato, pepe,e rosmarino. Ci pare di cogliere una nota di resina. C’è del fumo in lontananza all’orizzonte. Non molto complesso in verità ma è gradevole

Gusto: parte molto fresco e frizzante con zenzero, miele e albicocca secca. Forse saremo strani noi ma ci pare di sentire anche il sapore dell’amido della patata cruda. Tenendo il nostro whisky in bocca poco dopo però vira quasi sull’aspro, da cicoria appena tagliata. Questo ultimo aspetto durante la degustazione dell’evento non era emerso, il tipico segno che vanno sempre prese con le pinze le note di degustazione ( soprattutto le nostre eh! ).

Finale: medio con miele e lampone all’inizio, poi ritorna il cedro, questa volta l’agrume vero e proprio. Una punta di armellina e di mandorla amara.

Abbinamento: con una fetta di panettone tradizionale preparato con lievito madre. Il panettone copre la nota aspra del distillato mentre quest’ultimo esalta il sapore dei canditi.

Commento finale: è un whisky “costruito” che sia ben chiaro, ma, se il rapporto qualità prezzo è positivo,….chissene? E’ un prodotto semplice adatto anche per avvicinare persone che di solito non bevono whisky. Diamogli tempo: nel momento in cui il legno riuscirà a dominare il distillato ci troveremo molto probabilmente un prodotto decisamente interessante nel bicchiere.

Voto: 6,4

Resoconto Whisky & Panettone

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A Natale siamo tutti più buoni, soprattutto se mangiamo panettoni e beviamo whisky. Nel nostro 3° evento ci siamo divertiti ad abbinare per voi questi due elementi. Andiamo quindi a vedere nel dettaglio.

Il Revival , un whisky morbido dal corpo pieno, è andato ad abbinarsi con un panettone di tipo tradizionale, con lo scopo di nasconderne la leggerissima acidità dovuta dal lievito madre ed esaltarne gli aromi di frutta e canditi.
Abbiamo proseguito poi con uno Springbank 10y, una leggera torbatura che ha dato il meglio di sè con un panettone al cioccolato.
E per concludere, da una delle migliori distillerie “sherry-based” in circolazione, Glendronach 21y, servito da solo come gran finale.
Al solito siete stati invitati a dare un vostro giudizio ai distillati presentati: chi sarà il vincitore ?

Glenglassaugh Revival

Naso 6.46

Palato 6.30

Finale 5.46

Springbank 10y

Naso 6.61

Palato 7.3

Finale 6.5

Glendrnonach 21y

Naso 6.84

Palato 6.85

Finale 6.61

Ladies and Gentlemen, and the winner is…..Springbank 10y !

Un dato curioso:  nonostante la moda dei whisky morbidi, di facile bevuta (che comunque non la consideriamo una moda necessariamente negativa), insomma contro ogni pronostico nelle due serate ha vinto un whisky decisamente tradizionale. Da amatore della suddetta distilleria non posso non esserne contento.

Ci vedremo alla prossima degustazione che si terrà nel periodo febbraio/marzo 2016 che sarà targata “Hidden Spirits“. Per non annoiarvi nell’attesa a breve faremo uscire le schede di degustazione dei tre whisky della serata a cui seguiranno delle chicche veramente notevoli!

Sulla nostra pagina facebook a breve troverete le foto dell’evento, anzi aggiungete pure le vostre!

A presto Davide & Sebastiano 

Port Ellen Old Bothwell 1983

Scheda Iniziale :

Distilleria: Port Ellen

Imbottigliamento:  Old Bothwell 26y 1983 – 2009

Gradazione: 54.9%

Prezzo: circa 600 euro

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Costruita nel 1824 a sud dell’isola di Islay, Port Ellen non ha avuto vita facile nel corso della sua storia. E’ stata chiusa dal 1930 al 1969, per poi avere nel 1973 un centro di maltaggio incaricato di fornire le altre distillerie dell’isola. A seguito della crisi del whisky negli anni 80, nel 1983 viene nuovamente chiusa per poi perdere definitivamente la licenza di produzione nel 1992. Come per alcuni pittori però il successo è arrivato “post-mortem”.  Agli inizi del 2000 la Diageo, gruppo proprietario del marchio,  decide di imbottigliare il whisky rimasto a riposare per circa 20 anni nelle botti della distilleria. Non si butta via niente no? Viene messa così in vendita il primo imbottigliamento di Port Ellen dopo la sua chiusura, la famosa 1th Release. Un whisky clamoroso: la storia ha così inizio. Ogni anno escono gli imbottigliamenti ufficiali di Diageo, a fianco di quelli indipendenti, ogni anno c’è sempre meno whisky disponibile e ogni anno il prezzo aumenta a dismisura (una nota polemica concedetecela, almeno per i nostri poveri portafogli). Ad oggi siamo alla 15^a Release.
La bottiglia di oggi però è di un imbottigliatore indipendente, la Old Bothwell, casa nata nel 1998, quindi decisamente giovane rispetto a una Berry Bros o a una Gordon MacPhail. Saranno stati bravi?

Colore: giallo chiaro

Naso: subito bitume e olio di motore, seguito da fumo di incenso e di falò. Salsedine.In mezzo a queste note tipiche della torba di Islay, miele e limone. Aprendosi ecco l’uva bianca, poi parte un’esplosione tropicale con mango, banana e ananas, il tutto intramezzato da note di pepe rosa e maggiorana. Legno di faggio appena tagliato. Durante l’areazione effettua una curiosa evoluzione dallo speck al pesce affumicato. Un Port Ellen “mare e monti” (!?!).

Gusto: La prima cosa che colpisce è una leggerezza data da lime, uvaspina carambola e albicocca. Come fa un whisky dall’aroma iniziale così “bitumoso” ad avere una freschezza simile? L’impatto iniziale potremmo quasi dire che ricorda un muffato. Si fa poi più corposo con caramella d’orzo e frutta cotta.  Il pepe presente fa salivare tantissimo .Tabacco da pipa e fumo. Appena prima della deglutizione, una nota di susina.

Finale: lunghissimo. Fumo e spezie con pepe, peperoncino giallo scotch bonnet, rosmarino e zenzero, il tutto circondato da una patina di liquirizia.

Abbinamento: stabilito che abbinare certe bottiglie alle volte è paragonabile al fare un risotto con un Sassicaia, ma se uno può….bagnateci delle code di gambero argentino crude e vergognatevi di voi stessi!

Commento finale: avere nel bicchiere un Port Ellen è sempre un piacere. Sono pochi i whisky attuali, per non dire nessuno, con una complessità simile. E’ una questione di gusto nostro personale: se avesse avuto un corpo più incisivo e pieno, questa bottiglia era da Olimpo, oltre il 9, soprattutto se avesse avuto un prezzo più basso. Peccato, ma parliamoci chiaro: magari avessimo spesso di questi problemi!

Voto: 8,8

Glenfarclas 105 2015

Scheda Iniziale :

Distilleria: Glenfarclas

Imbottigliamento: Glenfarclas 105  da 1 litro

Gradazione: 60 %

Prezzo: circa 70 euro

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Eccoci a Glenfarclas, l’ultima distilleria privata rimasta dello Speyside, ai piedi del monte Benrinnes.
E’ stata fondata nel lontano 1836 da Robert Hay, che cercava un posto dove poter costruire una struttura per poter “dissetare” i mandriani che passavano in quei territori. Dopo 20 anni, la struttura passa nelle mani di John Grant. All’inizio, la famiglia Grant era più interessata all’allevamento di bovini piuttosto che alla distillazione, cosicchè subappalta l’attività ad un parente, John Smith. Questa collaborazione dura qualche anno finchè Smith decide di lasciare tutto per aprire una distilleria tutta sua (l’attuale Cragganmore).
Glenfarclas torna così nelle mani della famiglia Grant, che la accompagna così fino ai giorni nostri. Attualmente la distilleria è guidata dalla quinta e sesta generazione Grant, John e George.
Abbiamo parlato di distilleria privata, ma non lasciatevi ingannare: i loro alambicchi sono i più grandi di tutto lo Speyside e sono rimasti gli ultimi scozzesi ad utilizzare il riscaldamento diretto per i suddetti (in stile Yoichi per intenderci).
Veramente degna di nota è la collezione Family Cask, un autentico database di single cask iniziato nel 1952 fino al 1996, costituito da una bottiglia per ogni anno di produzione.
Parliamo ora del nostro whisky. Alla Glenfarclas sanno fare una sola cosa, ma fatta bene, ed è stata la loro fortuna: siamo davanti ad un invecchiamento in botti sherry.
Ma il nome “105”? Sta ad indicare la gradazione alcolica del distillato secondo l’ Old British Proofing System. Col sistema attuale, dovremmo chiamarlo “Glenfarclas 120”, che corrisponde ai 60 gradi riportati sulla bottiglia.
I più attenti di voi si chiederanno “Siamo davanti ad un NAS?”. Beh, all’inizio lo era, poi, a seguito delle polemiche nate in seno a questo mondo, in Glenfarclas hanno cominciato a indicare sul retro dell’etichetta i 10 anni di invecchiamento del loro prodotto, come a dire “noi non siamo come gli altri”. Speriamo che continuino!
Ed ora…versiamo!

Colore: ambra tendente al rosso

Naso: Sherry intensissimo.
Senza acqua: l’alcool si sente, inutile nascondersi. Non è però un alcool da “farmacia” (scusate non abbiamo resistito!), ma piuttosto quello delle ciliegie sotto spirito. Spezie e arancia. Note calde di cuoio e legno. Resta comunque molto chiuso.
Con acqua: ricorda un rhum. Uvetta, ribes, caramello e ancora arancia. Fumo e …amaretti ! Ossigenandosi, compaiono delle curiose note di mela verde, davvero inaspettate. Crostata all’amarena.

Gusto: Avvolgente.
Senza acqua: potente e incisivo, dolcezza e spezie tutte insieme, un autentico “gancio”.
Con acqua: ha un inizio molto dolce e beverino, pulito, che nasconde poi un corpo deciso e al contempo…possiamo definirlo “voluttuoso”? Oh yes! Frutta secca e miele di castano e tiglio.

Finale: Lungo e speziato. Un accenno di fumo.

Abbinamento: terzo whisky dell’evento “Whisky & Food 2”, il nostro pasticciere lo ha accompagnato alla torta Absolut Chocolat. Varie consistenze del cioccolato Caraibe, che si sono sposate alla perfezione con il Glenfarclas, un distillato che grazie alla sua potenza e al suo corpo ha rinnovato la bocca dopo ogni sorsata.

Commento finale: un caldo whisky invernale, dall’ottimo rapporto qualità-prezzo. Consigliato!

Voto: 7,9