Balvenie 11y “Robert Watson”

Scheda Iniziale :

Distilleria: Balvenie

Imbottigliamento:  Robert Watson, “Aged single Malt” serie, 1969 – 1980

Gradazione: 56 %

Prezzo: circa € 900

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Ritornano per la vostra gioia le nostre bellissime recensioni, are you happy? Per festeggiare la cosa, aggiungiamo al nostro catalogo una delle più interessanti distillerie dell’intero panorama scozzese: Balvenie!
Perchè diciamo questo? Beh, spesso Balvenie viene citata come una delle poche realtà rimaste che ancora malta in proprio l’orzo, ma è riduttivo fermarsi qua. Infatti, caso unico, all’interno delle sue mura vengono effettuate anche:
– la coltivazione dell’orzo in una piccola fattoria,
– la manutenzione degli alambicchi effettuata dai propri mastri ramai,
– la fabbricazione e cura delle botti.
Se poi consideriamo che il tutto avviene sotto lo sguardo vigile di David Stewart, uno dei più grandi master distillers in circolazione, abbiamo di che drizzare le antenne.
Per inaugurare questa distilleria sul nostro sito, abbiamo scelto un pezzo da 90: un Balvenie risalente agli anni 60 (sì, avete letto bene!). Il whisky è stato imbottigliato nel 1980 dal selezionatore Robert Watson, oggi scomparso, per conto di un gruppo di simpatici italiani appassionati di malto.

balveni
Un grazie a Francesco, nipote di uno dei signori citati sull’etichetta, per averci dato occasione di provarlo.
Ora non indugiamo più e versiamo!

Colore: giallo paglierino.

Naso: a dir poco setoso dove ananas maturo, banana e zucchero Moscovado la fanno da padrone. C’è un fumo in lontananza tenue ed elegante, oseremmo dire in stile Highland Park, che aumenta con l’ossigenazione. C’è anche un buonissimo lato maltoso con biscotto e pane al latte (più la crosta più che la mollica). Completano il tutto baccelli di vaniglia e miele millefiori con  una punta di canfora. Alcool, dove sei?

Gusto: parte con della polpa di ananas per poi esplodere in bocca con una multitudine di sapori. Il lato dolce continua con un bella macedonia di frutta, dove la pesca e un kiwi leggermente acerbo sono protagonisti, con tante spezie, come pepe e cardamomo, di contorno.
Facciamo un po’ i sofisticati: non si sente tanto la cola, tratto (secondo noi eh!)  abbastanza tipico dei Balvenie OB “moderni”, quanto piuttosto del caramello. Leggermente erbaceo, si avverte del cedro candito appena dopo la deglutizione. Qua l’elevata gradazione si sente un po’, ma nulla di grave. Bastano poche gocce d’acqua per stemperare senza stravolgere il profilo gustativo.

Finale: lungo. Torna il miele di cui sopra, sempre accompagnato da un fumo di braci. C’è una punta di noce moscata.

Commento finale:  provate a pensare ai vecchi imbottigliamenti dove la gradazione alcolica spesso era “bassa”, per poi trovarci un corpo pieno e denso. Fatto? Ok, qua siamo a 56°: una intensità e una persistenza in bocca fantastiche. Una lacrima è d’obbligo: ci siamo bevuti un pezzo di storia, un sapore e uno stile che oggi si sono persi.

Voto: 9,2



Tasting notes
:

Nose: soft, with pineapple, banana, honey and moscodavo sugar. In the course of time, milk bread and biscuits appear. There is a dirty side with an elegant smoke and camphor.
Mouth: immediately pineapple pulp, then unripe kiwi and peach. A cascada of cardamom and pepper. We taste the cola, indeed, caramel. Slightly herbaceous. Candied citron?
Finish: long, with honey and smoke of embers. Nutmeg?
Comments:  a historical whiskey, with a style that it’s hard to find . And with high alcohol content: amazing!

Score: 9,2

 

 

 

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Talisker Port Ruighe

Scheda Iniziale :

Distilleria: Talisker

Imbottigliamento: OB, Port Ruighe, finish in Porto

Gradazione: 45,8 %

Prezzo: circa € 45

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Oggi aggiungiamo una nuova distilleria al sito, o meglio, andiamo a colmare una grave mancanza. Parliamo di Talisker, distilleria simbolo di Skye e una delle più note del panorama  mondiale del whisky: sì, la tiratina d’orecchie era d’obbligo!
Analizziamo quindi un imbottigliamento ufficiale della distilleria, il Port Ruighe (pronuncia: port-ree). Questa bottiglia prende il nome dal capoluogo dell’isola Portree e, come potete facilmente immaginare, contiene un distillato che, dopo aver maturato in botti  di legno europeo e americano, ha effettutato un finish in botti di…Porto Ruby per la precisione! E’ un colpo di scena, siore e siori, lo sappiamo!
Tornando seri, ringrazio tantissimo Giuseppe (alle volte il mondo è piccolo!) de I Sapori dei Sassi per il graditissimo campione. Andiamo a provarlo!

Colore: ambra.

Naso:  doppia anima! All’angolo blu abbiamo dei sentori decisamente marini. C’è tanto iodio e un bel salmastro, da bagnasciuga “algoso”. La torba ovviamente non manca!  All’angolo rosso abbiamo i sentori di Porto, quindi uva rossa e prugna. Frutti di bosco, con la mora in primis, e un po’ di mandorle e foglie di tabacco essiccate. Non mancano anche delle scorze di arancia con una spolveratina di cannella! Il “mare “Talisker” e il vino si incontrano: pensiamo che sia la frase che renda meglio l’idea.

Gusto: al primo sorso ci si accorge che il corpo è un po’ debole. Non giriamoci attorno, per il nostro gusto la gradazione è un po’ bassa ahimè. Dateci l’alcool, per Odino! Ahem, torniamo seri! Oleoso, tanta salamoia e molto fumo: è sempre un Talisker! Il lato dirty è stemperato però da tanta cioccolata aromatizzata all’arancia, ciliegie e oseremmo dire del caramello salato. Speck?

Finale: insospettatamente medio lungo, con tanto fumo, ma soprattuto tanto cioccolato al sale.

Abbinamento: abbiamo avuto un’idea. Per ringraziare Giuseppe, il minimo che potessimo fare era inventare un accostamento sfruttando uno dei prodotti del loro sito. Servite quindi questo Talisker con un patè di tonno e arancia che, ammettiamo, ci ha ispirato un sacco.  Spalmatelo su di un crostino di pane, decorate con una rosa di lardo et voilà.

Commento finale:  non siamo dei fans dei whisky finiti in Porto, chiariamoci subito. Detto questo, il classico (e sempre meno reperibile, sigh!) 10 anni lo batte, questo è fuori discussione. Con saccenza, pensiamo che, se avesse maturato più a lungo e se avesse avuto una gradazione più elevata, ci saremmo trovati davanti ad un signor prodotto.  Eppure, contestualizzandone il prezzo, non abbiamo trovato poi male questo Talisker. Diamogli quindi un “quasi otto”, via!

Voto: 7,8



Tasting notes
:

Nose: on the ring we have two souls: on the one hand, there are seaweeds, sea water and iodine. On the other, red grapes, plums and blackberries. In the end, we detect orange zeste, cinnamon and almond.
Mouth: it’s oily with a lot of brine and smoke: it’s always a Talisker! The dirty side is mitigated by chocolate with orange, cherries and maybe salted caramel. Speck? Unfortunately, it is low in alcohol!
Finish: unexpectedly medium-long, with smoke and chocolate with added salt.
Comments: two interesting souls, unfortunately disconnected. Such a pity: with the passage of time,  maybe they would harmonize. However, we have to consider that the price is cheap, so our score is “almost 8”.

Score: 7,8

Ed ora le tanto attese date
…rullo di tamburi…
9 marzo e 16 marzo !
Apriremo i cancelli per le prenotazioni lunedì 19 febbraio ore 14: state pronti!

Piccolo spoiler: avremo gli imbottigliamenti di Douglas Laing  #stupore #meraviglia

Glen Grant 25y Valinch & Mallet

Scheda Iniziale :

Distilleria: Glen Grant

Imbottigliamento: Valinch & Mallet, 1990 – 2015, ex – bourbon 2^ fill

Gradazione: 57,5 %

Prezzo: circa € 190

glen

Nell’ultima recensione vi abbiamo parlato di uno Strathisla dove la botte era decisamente protagonista. A questo giro, ovviamente per puro scopo didattico (?), tiriamo fuori dal cilindro un whisky concettualmente all’opposto: un Glen Grant dei nostri amici selezionatori della Valinch & Mallet che ha maturato per ben 25 anni in una botte ex-bourbon di secondo riempimento. Questo tipo di legno sostanzialmente ha dato quasi tutto quello che doveva dare al distillato, quindi quando viene utilizzato occorre far maturare il contenuto molto a lungo. Il vantaggio? Si sentono maggiormente le caratteristiche organolettiche del whisky, scusate se è poco!
Cambiando parzialmente discorso, magari qualcuno di voi ha storto il naso leggendo il nome Glen Grant. Certo, il 5 anni base che si vende nei supermercati è un whisky commerciale, ma parliamoci chiaro: dona solidità economica alla distilleria che quindi può permettersi di realizzare delle autentiche, piccole chicche. Versiamoci questo Speysider!

Colore: giallo pallido

Naso: il Natale non se ne va: è pandorissimo e burrosissimo (si, ok è il malto, ma lasciateci un pò di poesia, per Bacco!) con una grattatina di cioccolato bianco. A stemperare e rinfrescare ci sono polpa di pesca bianca, pera abate acerba, melone bianco e carambola. C’è una punta di fumo che emerge prepotentemente con l’aggiunta di poche gocce d’acqua. Compaiono anche the nero, menta e tanto muesli !

Gusto: dolce e pulito all’inizio con arancia e miele mille fiori. Lato vegetale presente con della buccia di mela e della foglia di the masticata…ok, fa un pò tossico, ma il senso è  quello, intendiamoci! Ritorna il fumo del naso e il tutto risulta molto “condito” con sale e pepe. Cedrata? L’aggiunta di acqua lo migliora tantissimo, donando le stesse sensazioni in misura più suadente. Se poi ci aggiungiamo la comparsa di una spolverata di zucchero a velo…yum!

Finale: medio-lungo, leggermente amaricante con una punta di vaniglia e mentolato. L’aggiunta di acqua lo ammorbidisce con il ritorno del nostro amico pandoro.

Commento finale: molto buono! La botte ha avuto solo il ruolo di dare il tempo al whisky di maturare bene e con calma: se volete sentire che sapore ha un distillato “pulito” siete sulla strada giusta. L’aggiunta di poche gocce d’acqua lo migliora tantissimo e in virtù di questo lo portiamo in alto con un:

Voto: 8,9



Tasting notes
:

Nose: butter based pastry and pandoro. Canary melon, pear and starfruit give us plenty of freshness. A hint of smoke. With water: it gets smokier with black tea, muesli and mint leaves.
Mouth:  sweet with orange and honey. Apple zeste with tea leaves. Still smoke and … citrus? With water: sweeter with a sprinkle of sugar powder.
Finish: medium-long, slightly bitter with a hint of vanilla and mint. With water: sweeter with pandoro appearing again.
Comments: very good. A second fill where the main character is the malt, not the cask. Few drops of water improve it.

Score: 8,9

Strathisla 19y “Malts of Scotland”

Scheda Iniziale :

Distilleria: Strathisla

Imbottigliamento: Malts of Scotland, 1997 – 2016, ex – Sherry Hogshead

Gradazione: 57,9 %

Prezzo: circa € 220

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Parafrasando i Modern Talking, cantiamo tutti insieme “sherry sherry lady”. Protagonista di oggi è una selezione dei tedeschissimi selezionatori di “Malts of Scotland”, Mos per gli amici, ovvero uno Strathisla quasi 20enne. Come da tradizione dei paesi nordici, questi imbottigliatori spesso scelgono whisky che hanno riposato in botti molto attive. Sarà anche questo così?

Colore: rosso rubino

Naso: mmm, sì, decisamente ex sherry! Partiamo con del cioccolato, anzi la polvere del Nesquick, seguita da un inteso legno di ciliegio. C’è l’immancabile buccia di arancia  amara e, per restare in tema, marmellata di agrumi. Lasciandolo respirare ecco uvette, canditi, un lievitato caldo: insomma, siamo davanti a un bel panettone! Tanta liquirizia e, per restare in tema sul lato vegetale, erba tagliata e eucalipto. Possiamo spararla veramente grossa? Riso tostato! Ok, era grossa. Non linciateci, please…

Gusto: un corpo pieno, caldo e potente, quasi “masticoso”. Torna l’arancia amara di cui sopra accompagnata da una composta di fragole e menta. Tanta ciliegia rossa e rabarbaro con un pizzico di rucola. Ci piace, ci piace. Più che il panettone, in bocca ci ricorda un classico pudding inglese ! Liquirizia Haribo e pepe nero per finire. Estremamente coerente con il naso.

Finale:  amaro da caffè al ginseng, caramello e le caramelle balsamiche Ricola.

Abbinamento: beh, sotto Natale abbiamo dato fondo alla bottiglia con un bel panettone classico milanese: la perfezione. Se ci seguite su Facebook avrete già visto una foto estremamente

Commento finale: deve piacere lo stile, la botte ha dato molto al distillato. Se volete sentire il whisky nudo e crudo, forse dovreste virare altrove. Se invece cercate “semplicemente” (?) una bevuta come si deve, siete nel posto giusto. Non complesso, ma molto buono! Premiamo questo fatto con un…

Voto: 9,0



Tasting notes
:

Nose: cocoa powder, cherry wood and bitter orange peel. Panettone and liquorice accompanied by freshly cut grass and eucalyptus. Toasted rice?
Mouth:  a warm and powerful body. Bitter orange, strawberry jam and mint. Oxygenating, a lot of cherry, pudding, liquorice. Freshly ground black pepper.
Finish: ginseng coffee, caramel and balsamic candies for the throat.
Comments: nose and mouth are very coherent with each other. A whisky maybe simple due to a very active barrel, but very good to drink.

Score: 9,0

 

Roma Whisky Festival 2018

Noi al solito non potremo esserci, andateci voi che potete: ovvio che se ci portate un “ricordo alcolico” dal Festival noi non ci offendiamo mica! Oltre al cambio di nome del festival fra le novità troverete un angolo dedicato ai Cognac e agli Armagnac: filate a bere! 

Roma Whisky Festival

Roma Whisky Festival 2018
by Spirit of Scotland

Roma, 3 e 4 marzo 2018

c/o Salone delle Fontane all’Eur
(Via Ciro il Grande, 10)

Settima edizione e cambio di nome per il Roma Whisky Festival by Spirit of Scotland: appuntamento perappassionati, neofiti e professionisti del whisky con eventi, degustazioni, masterclass, seminari sulla mixology, ospiti internazionali, cocktail bar, area gourmet con ostriche, salmone e haggis e la novità dei Cognac e Armagnac.

Si tiene a Romasabato 3 e domenica 4 marzo 2018, presso il Salone delle Fontane all’Eur (via Ciro il Grande, 10) la settima edizione di Roma Whisky Festival by Spirit of Scotland, il più importante festival di settore italiano. Programma completo al link www.romawhiskyfestival.it


I
mperdibile appuntamento per tutti coloro che vivono il mondo del whisky, Roma Whisky Festival è un evento ricco di degustazioni, masterclass, seminari sulla mixology, incontri affidati a esperti del settore con l’obiettivo di creare appuntamenti ad alto contenuto di “single malt. Il tutto con la direzione artistica di Andrea Fofi, affiancato dai due whisky consultantPino Perrone e la scozzese Rachel Rennie.

La settima edizione presenterà 
masterclass di noti brand e ospiti internazionali del mondo della miscelazione, che terranno seminari e talk. Tra le masterclass confermate, quella di Ken Lindsay, International Brand Ambassador di Chivas Brothers, che tratterà delle nuove referenze legate a Ballantine’s e la Masterclass Glenfarclas con 2 single cask family reserve e 2 original bottling non ancora svelati dall’azienda. Inoltre, i mini-corsi da 25 minuti sull’ABC del whisky per i neofiti, ma anche spazio ai libri con la presentazione della nuova edizione di Iconic whisky. Single malts & more. La guida degli esperti alla degustazione”, di Cyrille Mald e Alexandre Vingtier. Inoltre, ilpremio “Whisky & Lode”, che eleggerà i migliori whisky del festival, valutati, come di consueto, da una giuria di esperti secondo la regola del blind tasting. Tre le categorie per questa edizione: Best Scottish Malt, Best Rest of the World Malt e Best World Single Cask, con il premio speciale “Whisky & Smile”, che sarà assegnato alla migliore bottiglia in assoluto. 

Al festival si potranno degustare whisky provenienti da Scozia, Irlanda, Stati Uniti, Giappone e anche l’unico whisky – ad ora – prodotto in Italia, ma come novità in termini di offerta al pubblico, la nuova area dedicata aiCognac e Armagnac. Sei i cocktail bar dell’area mixology che misceleranno per il pubblico: tre da Roma, il The Jerry Thomas Project, l’Argot e il Freni e Frizioni e altri tre bar provenienti dal resto d’Italia.

All’interno del salone sarà allestito uno spazio dedicato alle bottiglie vintage e rare portate da un collezionista e amatore del settore. In occasione del Festival verrà presentato come ogni anno il nuovo imbottigliamento ufficiale in serie limitata di Roma Whisky Festival, che sarà naturalmente in vendita presso lo shop. Non solo drink al festival: è prevista anche un’area gourmet e degli abbinamenti con il whisky, dalle ostriche bretoni al salmone scozzese, dal cioccolato all’haggis. Roma Whisky Festival by Spirit of Scotland nasce nel 2012 grazie alla passione per gli eventi di uno dei due fondatori, Andrea Fofi e per quella del whisky da parte di Rachel Rennie, ma soprattutto per la mancanza a Roma di un evento sul mondo del distillato. La compagine si è allargata con l’arrivo di Pino PerroneEmiliano Capobianco e Andrea Franco e la manifestazione è cresciuta in modo esponenziale, al punto tale da poter essere annoverata tra i Festival internazionali di maggior rilievo.

In questi sette anni – sottolinea Andrea Fofi – sono stati tanti i cambiamenti e di pari passo la crescita della manifestazione, che ad oggi è considerata tra le più importanti a livello internazionale, con oltre 50 aziende partecipanti, oltre 1500 etichette in degustazione, brand provenienti da tutto il mondo e guest di livello internazionale che animano la due giorni con masterclass, seminari mixology, talk tutti ad alto contenuto alcolico (responsabile). In considerazione di questa importante crescita si è reso necessario, a causa del numero sempre più crescente di brand, aziende e distillerie non scozzesi che prendono parte al Festival, il cambiamento di denominazione della manifestazione in Roma Whisky Festival“.

 
Orari
Sabato 3 marzo, dalle ore 14:00 alle 23:00
Domenica 4 marzo dalle ore 14:00 alle ore 21:30
Biglietto:
Intero: 10 euro – da diritto al bicchiere serigrafato del Festival, alla racchetta porta bicchiere e alla Guida
Ridotto: 7 euro – per accompagnatori che non bevono e non prevede le upgrades del biglietto intero.
Le degustazioni saranno a pagamento e il sistema sarà quello dei gettoni del valore di 1 euro ciascuno. Il prezzo di ciascuna degustazione sarà a discrezione di ciascun espositore.
 
Per informazioni:

http://romawhiskyfestival.it/

 
Ufficio Stampa:
Carlo Dutto
cell. 348 0646089

 

Springbank 11y “Local Barley” 2017

Scheda Iniziale :

Distilleria: Springbank

Imbottigliamento: “Local Barley”,  2006 – 2017, ex – bourbon

Gradazione: 53,1 %

Prezzo: circa € 170

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Prima recensione dell’anno, evviva evviva! Scusate il periodo di silenzio, ma, nonostante l’uso smodato di superalcolici, ci siamo beccati un’influenza coi fiocchi.
Ora che siamo guariti, abbiamo bisogno di tirarci su e direi che aiutarci con il Local Barley di Springbank sia la scelta giusta. Parliamo di una produzione limitata della distilleria, circa 9000 bottiglie, dove è stato utilizzato un orzo proveniente dalla piccola e cara fattoria di proprietà, la Aros Farm. Tutto qui? Sì, esattamente, ma non è poca cosa. Spieghiamoci: l’orzo in questione appartiene alla varietà “Bere”, la più antica presente in Europa, dotata sì di una bassa resa alcolica, ma anche di un’alta resa aromatica (sostanzialmente il contrario degli orzi attuali). Viene data giustamente molta importanza a questo fatto nel mondo del vino con le uve, perchè non farlo anche nel whisky? Per fortuna, ci sono delle distillerie che, avendo i mezzi per farlo,  la pensano così e tornano un po’ al passato : vediamo cosa ci ha portato nel bicchiere.

Colore: giallo oro.

Naso: appare subito la dolcezza di una bella pera, seguita da un leggero profumo di apple pie con aggiunta di pesche. Diventa poi minerale, evviva Campletown, con cenere bagnata e olio. C’è poi un odore di porto di mare salmastro che noi personalmente adoriamo. Per darvi un’idea, non è pungente o sporco come un Ledaig, risulta meno ferroso e  più equilibrato. Ossigenandosi, ecco della banana con noce moscata e un po’ di finocchietto. Corona il tutto una bella crema pasticcera: viva il bourbon!

Gusto: ad un attacco salino (diciamo pure che sembra di leccare una lastra di sale) ehm..segue una vellutata frutta dolce con pesca e pera con una cucchiaiata di miele. Un lato piccante stempera il profilo rendendolo pericolosamente beverino. C’è una puntina di torba e un discreto fumo, dopotutto parliamo sempre di uno Springbank. Il tutto risulta meravigliosamente fuso insieme.

Finale: medio,  con ancora sale e frutta gialla.  “Mamma mia”, quanto è sapido, ci sembra di sentire anche una baguette francese. Chiude il tutto un leggero fumo di plastica bruciata… sì, ci piace !

Abbinamento: una bella colazione all’inglese, sopratutto al momento del bacon! Ovviamente, non vi stiamo dicendo di iniziare la giornata con un distillato eh, è un blog rispettabile questo!

Commento finale:  la dolcezza con cui ci ha accolto ci ricorda , la spariamo, quella del vecchio Springbank “a pera”. Ci piace pensare che questo aspetto sia dovuto all’orzo locale…chissà! In ogni caso, la differenza rispetto al 10y OB c’è e eccome in virtù di una maggiore dolcezza e un corpo più pieno (al di là delle botti utilizzate chiaramente). Poi quando un orzo si chiama “Bere” cosa può andare storto?

Voto: 8,9

P.S. Stiamo organizzando la prossima degustazione con un imbottigliatore indipendente: chi sarà mai ?



Tasting notes
:

Nose: yellow fruit with pear and peach. Oil, smoke from Campletown and wet ash followed by banana, nutmeg and fennel.
Mouth: sweet malt, with peach, honey and pear. Slightly spicy with a hint of peat and smoke. Wonderfully amalgamated.
Finish: medium, with yellow fruit, salt and a light smoke of burnt plastic. Baguette!
Comments: God Save the Local Barley “Drink”. It has nearly the elegance of old whiskey.

Score: 8,9

 

 

 

Ardbeg Twenty Something

Scheda Iniziale :

Distilleria: Ardbeg

Imbottigliamento: OB 2017, 23y, ex-bourbon e ex-oloroso casks

Gradazione: 46,3 %

Prezzo: circa € 750

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Oh oh oh (risata natalizia)! Siamo arrivati all’ultima recensione prima delle mai abbastanza meritate vacanze invernali. Potevamo fare un articolo sui best buy per i regali di Natale, ma abbiamo preferito parlarvi di un signor whisky, un whisky per le occasioni importanti, un whisky che potete comprare e poi condividere con noi insomma. Che bella idea, vero? Per l’occasione abbiamo puntato un Ardbeg di 23 anni, venti e qualcosa per gli amici, imbottigliato dalla distilleria stessa e da poco giunto da noi in Italia.
Si saranno fatti perdonare dopo tanti Nas imbottigliati dalla Maison (il polemico uso del francese è voluto) dalla qualità altalenante? Scopriamolo assieme.

Colore: giallo ramato

Naso: che intensità! Un potpourri di ossimori (e questa come ci è uscita?!): c’è un copertone potente ma elegante, un odore di capocchia di fiammero accesa ma non pungente, è dolce eppure salato e così via! Veramente ingrigante. Siamo ad Ardbeg, quindi la salsedine come scritto prima non può mancare, se poi è amalgamata a tanta frutta come pesca gialla, papaya, mango e ciliegia bianca, non possiamo che rimanerne affascinati. Più in lontananza c’è una bella scarpa in pelle appena lucidata. Dandogli tempo, viene fuori un  fumo potentissimo (it’s over 9000!) e un po’ di catramino! Deformazione professionale di chi scrive: forse anche del disinfettante, non forte come quello di un Laphoraig comunque. Il lato sherry come si vede dalla descrizione ci pare in ogni caso quello più timido.

Gusto: morbido e rotondo, avvolge tutta la bocca con una rotazione di sapori che sembra non finire mai! C’è una torba sapientemente cesellata dall’età, nulla di fastidioso come certi Nas per intenderci, poi tanto lime, un dolce legno e una secchiata di  spezie con cardamomo, pepe e sale. Non manca neanche  un gradevole fumo: un po’ di “zozzo” ci piace sempre! Sarà poi forse il periodo natalizio, ma ci sembra anche di sentire della cioccolata in tazza. Per concludere, appare anche una gradevole nota balsamica che rinfresca, stile Brrrancamenta (no, scherziamo, tranquilli!). In ogni caso, come scritto più in alto, immaginate tutto questo che continua turbinare nella vostra bocca. Goduria!

Finale: lungo, con un bel fumo dolce, tipo la bancarella di incensi che c’era fuori dall’università. Forse anche dell’ananas caramellato troppo, diciamo pure mezzo bruciacchiato. Un po’ di “dirty” comunque non manca, con dell’asfalto bagnato. Ah però!

Abbinamento: godetevelo a fine pasto, è un whisky da meditazione, da lasciare nel bicchiere per centellinarlo con tutta la calma che merita.

Commento finale: la ragazzo è intelligente, ma negli anni passati non si applicava più come una volta. A questo giro si è fatta perdonare. Vedi, cara Ardbeg, che se ti impegni lo tiri fuori il coniglio dal cappello? Brava brava! Peccato che, per ricompensare il tuo sforzo, hai stabilito probabimente un nuovo record per il prezzo, ma sono ahimè le leggi del mercato. Facciamo una nostra personalissima e constestabilissima media fra la goduta di bevuta (che è tanta, chiariamoci) e il prezzo, scriviamo il voto e…buon Natale a tutti !!!

Voto: 8,9



Tasting notes
:

Nose: Oh oh oh ! Tire, match head and salt mixed with yellow peach, mango and white cherry. Shoe polish and medicinal. By oxygenating, a lot of smoke and a bit of tar: Ardbeg-style.
Mouth:  a vortex of lime, sweet wood, soft peat refined by the passage of time. Chocolate in a cup and a balsamic tip. Saltiness with pepper and cardamom. Very good!
Finish: medium-long, with incense, roasted pineapple and wet asphalt.
Comments: really good, many nuances well integrated. Complex and charming, too bad about the price, but it’s business after all !

Score: 8,9