Bowmore No. 1

Scheda Iniziale :

Distilleria: Bowmore

Imbottigliamento: OB, No.1

Gradazione: 40%

Prezzo: circa € 35

bowmore

Continuiamo oggi con un altro NAS di una distilleria fra le nostre preferite. Proveniente dal leggendario Vault “N.1” sotto al livello del mare, ecco qua tutto per noi l’omonimo imbottigliamento base di Bowmore. Maturato in barili ex bourbon provenienti dalla celebre distilleria americana Maker’s Mark, è facilmente reperibile a basso prezzo. Varrà comunque la spesa per il nostro portafoglio ? Andiamo a scoprirlo subito.

Colore:

Naso: subito molto dolce, grazie all’apporto della botte first fill con crema pasticcera e mandorla. Oltre a quest’ultima, ci sembra di sentire anche del marzapane, giusto per restare in tema. Avanti poi la frutta con tanta pera,  pesca gialla, ananas e una grattatina di buccia di lime. Ossigenandosi appare Bowmore in forma gentile con la sua torba,  lo iodio, e un pizzico di  fumo.

Gusto: vellutato, con ancora tanta frutta gialla. C’è un curioso lato vegetale con polpa di cetriolo salato, molto giapponese. Oleoso, ma contemporaneamente leggero: quanto avremmo voluto una diluizione minore (che è la versione politically correct del “dateci più etanolo”)! Anice?

Finale: medio corto. Ci ricorda delle pere molto tanniniche, un po’ amare,  con un lato balsamico. Restano il sale e il fumo.

Commento finale: non è fatto malissimo. Tuttavia il corpo risulta molto debole e il lato del distillato che adoriamo qua è messo in secondo piano da botti molto attive. L’allievo ha le capacità, ma qua non si applica.

Voto: 7,6


 

Tasting notes:

Nose: very sweet, thanks to the barrel first fill, with custard, almond and marzipan. Here they come the fruits, like pear, yellow peach, pineapple and lime. This Bowmore, with its elegant peat, iodine, and a pinch of smoke, is very “shy”.

Mouth: silky, soft, with lots of yellow fruit. There is a salted cucumber, very Japanese. Oily, but at the same time light in the mouth: we would have liked to have more alcohol. Anise?

Finish: medium-short, with very tannin-like pears, slightly bitter and balsamic. Still salt and smoke.

Comments: not so bad, unfortunately the whisky’s body is weak and the side of the distillate we adore here is overshadowed by very active barrels.

Score: 7,6

 

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Talisker Skye

Scheda Iniziale :

Distilleria: Talisker

Imbottigliamento: OB, Skye

Gradazione: 45,8 %

Prezzo: circa € 35

talisker

Protagonista della bevut…recensione di oggi è uno dei NAS più facilmente reperibili sul mercato: parliamo dello “Skye” prodotto da Talisker.  E’ un whisky che ha riposato in un mix di botti di rovere americana, tostate e refill, con una percentuale leggermente superiore delle prime. Nato con lo scopo di farci dimenticare (SPOILER: sigh!) il tanto osannato Talisker 10y tornato da poco in produzione, riuscirà a rendere più gradevoli queste giornate afose? Scopriamolo subito!

Colore: oro.

Naso: costiero, certo, ma al contempo molto dolcioso. Ci spieghiamo meglio. Da un lato abbiamo le caratteristiche tipiche di un Talisker, quali torba, pepe, limone e acqua di mare. C’è anche del carbone bagnato e forse della noce moscata. E fin qui tutto ok, anzi, è un profilo che adoriamo tantissimo. Peccato che questo meraviglioso lato isolano sia quasi sovrastato da elementi opposti e forse presenti in esagerata misura. Tanta vaniglia, gommose alla liquirizia, ma soprattutto una svalangata di legno donano in definitiva un profilo decisamente “piacione” che ci lascia un po’ perplessi.

Gusto: purtroppo riconferma le impressioni del naso. Ancora tanta botte con una generosa manciata di spezie orientali, mela cotta e albicocca disidratata. Il lato marino che ci ha fatto innamorare di Talisker è presente solo in sordina accompagnato da una leggera torba dolciastra ed erbacea e…fuliggine?

Finale: medio lungo con legno (oh really?!). Fortunatamente c’è un po’ di sale e fumo che almeno stemperano il profilo dolciastro.

Commento finale: se siete amanti del vecchio “Ten”, beh, qui andrete incontro probabilmente ad una delusione. D’altro canto è un prodotto sicuramente di più facile accesso rispetto al vecchio 10y, risultando infatti più morbido e meno complesso. Possiamo vederlo quindi come una sorta di introduzione a whisky isolani più “tradizionali”. Comunque, in virtù del prezzo basso a cui lo potete trovare, gli diamo:

Voto: 7,4


 

Tasting notes:

Nose: coastal, with lemon, pepper, sea water and wet coal. Unfortunately, a generous amount of vanilla, wood, and licorice candies make it too much… friendly?

Mouth: consistent with the nose. Even more barrel with a generous handful of oriental spices, baked apple and dried apricot. The marine side is very weak, accompanied by a light sweetish and herbaceous peat and … soot?

Finish: medium long with wood (oh really ?!). There is a bit of salt, luckily.

Comments: if you are a 10y fan, you will be disappointed. Let’s consider it as an introduction to more complex island whiskey, but no more than that.

Score: 7,4

 

 

Highland Park 14y “Creative Whisky Company”

Scheda Iniziale :

Distilleria: Highland Park

Imbottigliamento: Creative Whisky Company, “The Exclusive Malt” serie, 2003 – 2017, Refill Hogshead

Gradazione: 52,9 %

Prezzo: circa € 80

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Oggi c’è aria di novità sul sito: siccome non sono mai abbastanza, vi presentiamo un nuovo selezionatore inglese, la Creative Whisky Company, siete contenti? Bravissimi!
Fondata nel 2005 da David Stirk, è da poco importata in Italia dalla Lost Drams. Per inaugurare la cosa, abbiamo scelto un simpaticissimo Highland Park della loro serie “The Exclusive Malt”, che ha passato 14 anni in una botte refill hogshead. Salta subito all’occhio l’estetica della bottiglia: c’è una bellissima piastra di similmetallo incastonata direttamente nel vetro. Ci piace un sacco! Ora basta parlare di bellezza esteriore e concentriamoci su quella interiore: versiamo subito.

Colore: ottone.

Naso: all’inizio c’è un impenetrabile fumo di legna bruciata che poi diradandosi lascia posto ad un’anima di vaniglia, caramelle gommose alla frutta e caramello salato. Completa il lato zuccherino un bel succo di mela, o forse sono solo i postumi del Trentino? In ogni caso, a dare carattere ci sono delle note decisamente intriganti come acqua di mare e…Dixan?! In lontananza, per concludere, ci pare di sentire una punta di torba e di olive. Ehi, sembra interessante!

Gusto: un’esplosione di miele a cui seguono litri di  acqua marina, peperoncino giallo,  noce moscata e salvia: non lascia indifferenti! Il fumo HP è presente in pompa magna con tutti i suoi sacri crismi, risulta quindi elegante, costante, ma mai niente di invadente. Vegetale con mela rossa, cicoria e un leggero sapore di cenere in deglutizione.

Finale: medio, con cenere di caminetto, peperoncino e sale marino.

Abbinamento: petto di pollo alla crema di funghi, così per settembre vi preparate per bene e saprete già cosa cucinare!

Commento finale: Ma che buono! Un HP senza fronzoli, fatto semplicemente molto bene, dove una botte comunque attiva non ha snaturato il distillato. Considerando anche il prezzo veramente basso gli diamo…

Voto: 9,0

P.S. Lo volete assaggiare? In una nostra prossima degustazione dedicata ai torbati sarà uno dei protagonisti della serata! Ma cosa volete di più? Veramente un Lucano?!



Tasting notes
:

Nose: an impenetrable yet elegant smoke followed by vanilla, fruit candies and salted caramel. Sea water and … washing powder? Oh yeah! Slightly peated with a handful of olives.

Mouth: a lot of honey mixed with sea water, spices and red apple. A typical HP smoke adorable. Ash in swallowing.

Finish: medium, with fireplace ash, hot pepper and sea salt.

Comments: an excellent HP, enhanced by an equally excellent cask. In addition, it is (it was) very cheap!

Score: 9,0

 

 

Hazelburn 10y Sauternes cask “Beija flor”

Scheda Iniziale :

Distilleria: Springbank

Imbottigliamento: Hazelburn, 2007- 2018, ex-sauternes cask n° 1008 for “Beija flor”

Gradazione: 55,4 %

Prezzo: circa € 100

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Dopo l’Ardbeg della scorsa settimana vediamo di rifarci un po’, quindi mettiamoci a frugare bene in dispensa e vediamo cosa salta fuori. Sì, diremmo che questo vada più che bene: un Hazelburn selezionato dall’importatore italiano Beija flor. Parliamo del whisky distillato 3 volte nientepocodimenoche da Springbank il quale, in questa versione esclusiva per il nostro mercato, ha maturato interamente per dieci lunghi anni in una botte ex-sauternes. Sembra interessante! Come inoltre saprete, questo vino francese è un nostro feticcio, quindi immaginate la serietà e la flemma con cui andremo a riempirci il bicchiere! Evviva!
P.S. Grazie a Veronica e Gaia per aver condiviso con noi la degustazione!

Colore: oro antico.

Naso: tanta pesca bella matura, acacia e zafferano: qualcuno ha detto sauternes? La botte ha decisamente donato la sua firma al distillato, con un’aggiunta forse di legno bagnato. La pasticceria afferma la sua presenza con marmellata di albicocche e crema al cioccolato bianco e vaniglia. Uvetta bianca? In ogni caso sotto questa dolcezza c’è il lato sporco con cera e piera focaia e una punta di lucido da scarpe. Il tutto è comunque generosamente mitigato dal sauterenes. L’alcool c’è, leggermente presente, ma non risulta fastidioso.

Gusto: pieno e avviluppante. Molto, molto miele, oseremmo dire di tiglio, con una bella sensazione di composta di frutta mista. Anzi, possiamo dire la nostra settimanale eresia? Stabilito che non abbiamo mai  mangiato una candela aromatizzata alla frutta, pensiamo che la sensazione in bocca sia la medesima. Sì, è decisamente ceroso, oleoso e grasso! Una punta di fumo gli da quel quid in più!

Finale: lungo e molto complesso, con albicocca, pesca acerba, liquirizia. Considerando che oltre a quest’ultima è presente anche un lato leggermente minerale, il dubbio che hanno i Facili che possa esserci della torba è più che giustificato. In ogni caso è decisamente tanninico.

Abbinamento: cheesecake con formaggio di capra e pesche di Monate. Concedeteci un pò di territorialità!

Commento finale: appena aperta la bottiglia eravamo rimasti un po’ spiazzati. “Botte troppo attiva” avevamo pensato, ci ricordava più un “distillato di sauternes” che un whisky. Errore, dategli tempo: ossigenandosi in bottiglia col tempo viene fuori alla stragrande il nostro Hazel. Ottimo marriage, due anime che si sono trovate alla perfezione. Ci piace assai!

Voto: 8,7



Tasting notes
:

Nose: peach, acacia and saffron. Then there is a marvelous apricot jam mixed with wax, flint and smoke!

Mouth: oily, sweet and waxy! Linden honey with a light smoke.

Finish: long with apricot and unripe peach. It’s mineral with liquorice root: is it perhaps peated? Drying and tannic.

Comments: excellent marriage between Sautenes and Hazelburn. Both present and splendidly mixed!

Score: 8,7

 

Ardbeg Grooves

Scheda Iniziale :

Distilleria: Ardbeg

Imbottigliamento: Grooves, “The Ultimate”serie, ex-wine casks, NAS, 2018

Gradazione: 46 %

Prezzo: circa € 140

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Oggi ci troviamo a sbevazz…analizzare l’ultimo rilascio in serie limitata di Ardbeg, il whisky che è sulla bocca di tutti, il whisky che America e Corea del Nord si contendono: il Grooves! Prima di asssaggiarlo, facciamo un po’ di cultura-gossip!
Per groove, letteralmente solco, si intende in musica una serie ritmica che si ripete ciclicamente: andava molto di moda a cavallo fra gli anni 60/70 soprattutto nella black music e, in tempi più moderni, nella disco-music. D’altro canto proprio negli anni 60 si utilizzava il verbo “to groove” con il significato di “divertirsi intensamente”. Considerando poi la festa stile hippie che si è svolta a Milano settimana scorsa proprio per presentare questo Ardbeg, beh, possiamo dire che di richiami agli anni dei figli dei fiori non ne manchino proprio.
In realtà ci sarebbe un’altra spiegazione dietro alla scelta del nome.
Bill Lumsden, l’uomo che sta dietro a Glenmorangie e ad Ardbeg, ci dice che i barili di vino che hanno usato per Grooves provenivano dalla Brown Forman. Questo gruppo sta dietro al Jack Daniel’s Sinatra Select, che è un whisky fatto con botti dove sono state incise delle serie di rigide scanalature, “grooves”, fatte all’interno della doga, dopo la carbonizzazione. Il whisky entra così a contatto sia con la quercia carbonizzata che con la parte di legno “fresco”, aumentando così la propria complessità. Certo, non c’è nessuna prova scritta che questo Ardbeg sia maturato in questo tipo di barili, però i dubbi sono leciti!
Tornando a noi, questo whisky avrebbe potuto commuovere Joe Cocker, noto amante dell’alcool, se l’avesse avuto con sè al concerto di Woodstock? Versiamo e scopriamolo!

Colore: sauvignon.

Naso: vinoso (colpo di scena), con uva bianca, ciliegia limona e pasta di zucchero. Questo lato dolce evolve poi con la torba: siamo ad Ardbeg, per Giove pluvio! C’è anche un lato grasso con olio di semi, e…popcorn?! Probabilmente non dovremmo scrivere tasting notes quando abbiamo fame!
Il fumo isolano tranquilli che arriva, quasi come di plastica bruciata, ma per sentirlo dovete lasciare ossigenare il whisky, in quanto il lato zuccherino resta sempre persistente. Per noi romanticoni un pochetto di salmastro non manca, accompagnato da un odore di carbonella, giusto per restare in tema con l’estate. Il bicchiere vuoto profuma di pesca gialla!

Gusto: piccante, inizia con una zolletta di zucchero, forse troppo intensa, seguita però dai dogmi di Ardbeg quali fumo, limone e pepe. Un ananas acerbo e la carambola fanno la loro parte per quello che riguarda la frutta. C’è per finire un lato orientalleggiante che ci ricorda non tanto il curry, forse la miscela tikka, dal gusto più pieno, ma l’è i stess! Forse cuoio?

Finale: medio e fumoso. E ok. Peccato per una punta di amaro abbastanza persistente.

Commento finale: di sapore saremmo anche potuti andare d’accordo, ma quel finale ci ha bloccati un po’. Facciamo chiarezza, e chi ci legge lo sa bene: noi non siamo amanti degli invecchiamenti in vino, quindi è facile che sia solo un problema nostro. Anzi, a conferma, persone decisamente più preparate di noi lo hanno gradito maggiormente! In ogni caso, ci piacerebbe assaggiare la Committee Release, dal grado alcolico più elevato e quindi più dolce, per fare un confronto. Il voto non tiene conto del prezzo a cui lo si trova fuori, altrimenti…a buon intenditore poche parole.

Voto: 7,9



Tasting notes
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Nose: white grapes, cherry, starfruit and sugar paste. Peat, as the time passes burnt plastic smoke appears, brackish sea and charcoal for barbecue!

Mouth: spicy. A typical Ardbeg with lemon, pepper and smoke. We add a strong-flavoured sugar cube, pineapple and a spicy tikka mixture.

Finish: medium and smoky. Too bad: there is a bit of bitterness.

Comments: we do not like “ex-wine” whiskey, so the score reflects only our taste that does not represent the objective characteristics of whiskey. In fact we know that others loved it much more than us. It should be tasted in any case!

Score: 7,9

 

 

Royal Brackla 12y “The Dwarf Cat”

Scheda Iniziale :

Distilleria: Royal Brackla

Imbottigliamento: Irish Pub Mulligans Milano,  The Dwarf Cat, ex- bourbon, 2006 – 2018

Gradazione: 48,8 %

Prezzo: circa € 75

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Ma guarda un po’ che bella sorpresa! L’Irish Pub Mulligans di Milano sta lanciando una nuova linea di 4 imbottigliamenti di whisky dedicata ai quattro gatti del proprietario del locale, Giuseppe Bertoni.  Lo stesso Giuseppe ce li presenta così: “Sai come si chiamano? Visto che uno si chiama Lord ‘of the Islay ‘, l’altro Barone ‘Balvenie‘, la femmina Lady ‘Nikka‘, l’ultimo, che non è cresciuto ed è rimasto nano, non poteva che chiamarsi ‘Chupito‘! Quattro gatti alcolici!”.
Oggi andremo a parlarvi proprio dell’imbottigliamento dedicato al piccolino, “the dwarf cat” per l’appunto. Siamo davanti ad un bel Royal Brackla, distilleria nuova per il nostro sito. Sarà buono?
Ma la domanda fondamentale, cari lettori, è: i nostri quattro gatti diventeranno famosi come il celebre Ribbon del Mash Tun di Tokyo? Solo il tempo potrà dircelo, noi per ora ci limitiamo a riempire il bicchiere e ad assaggiare, senza peli sulla lingua! Ehm…

 

Colore: ambra.

Naso: Uhh quanta cera! Tanta, tantissima, lasciatela svanire e vi troverete davanti a frutta gialla, spariamola lì, come pesca e melone. Non manca bel un lato cerealoso, tipo muesli, dopotutto siamo davanti ad un malto giovane. Torta della nonna con i suoi bei pinoli e soprattutto la crema pasticcera cotta. A stemperare il tutto, ancora delle note sporche: radice di liquirizia e perdonatecela, la gomma da cancellare, quella bicolore della Pelikan.

Gusto: bello grasso e vellutato, un corpo quasi da passito. Inizia dolce con ancora il melone del naso accompagnato da un’anima leggermente zuccherina, tipo le caramelle Fruttino di Vicentini, ve le ricordate? Oggi siamo in modalità “vintage”! C’è poi un bel fumo leggero e persistente, quasi da Highland Park!  Leggermente speziato con sale di Maldon e pepe rosa, mostra solo per un attimo un’anima erbacea in deglutizione.

Finale: lungo con ancora un accenno di erba tagliata,  ma soprattuto un fumo persistente da legna umida.

Abbinamento: una bella tartina di sfoglia ripiena di ricotta stagionata e bresaola. Fateci sapere!

Commento finale: un profilo non banale, un whisky giovane, ma di gran carattere. Ci ha convinto parecchio,  alternando lati dolci “faciloni” ad altri più sporchi e particolari: un risultato intrigante. Può andare bene sia come daily dram come da meditazione. L’importante è berlo! Ottimo inizio!

Voto: 8,8


 

Tasting notes:

Nose: a lot of wax, with peach and melon and cooked custard. Then it evolves with muesli and licorice root. There is a dirty side, which reminds us of an eraser.

Mouth: fat and velvety. Melon and candy, surrounded by a smoke “Highland Park-style”. Slightly herbaceous with Maldon salt and pink pepper.

Finish: long, with cut grass and, above all, wet wood smoke.

Comments: young, but intriguing. Soothing side well mixed with a freaky side! Well done!

Score: 8.8

Resoconto degustazione “Valinch & Mallet 2018”

Venerdì scorso si è conclusa la serata che abbiamo dedicato ad alcuni nuovi imbottigliamenti della Valinch: come è andata? Diremmo piuttosto bene, a giudicare dal numero dei presenti e dalla loro partecipazione. Non sono mancate poi le sorprese, come leggerete più in basso!

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Solo una nota negativa: come d’abitudine, saremmo dovuti andare a vedere nel dettaglio i vostri pareri e fare le medie matematiche dei voti che avete dato ai whisky. Purtroppo, è sparita, ahimè, la cartelletta con dentro le vostre schede (e 30 penne!). Ebbene sì. E’ un peccato doppio perchè alcune schede erano state…ehm…compilate in maniera davvero divertente! Dovessero saltare fuori, promettiamo di aggiornare l’articolo!
Per lo meno, fortunelli voi (?!),  vi beccate la nostra minirecensione con il nostro personalissimo voto. Per la serie le disgrazie non vengono mai da sole!
Partiamo subito col racconto: vi abbiamo servito un Ledaig ex-bourbon, un Ben Nevis ex-bourbon e un Glenrothes ex-sherry, il tutto commentato da Davide Romano, cofondatore della Valinch & Mallet.

Ledaig 10y bourbon cask
Naso: XXX
Gusto: XXX
Finale: XXX
Abbinamento: minicroissant con pesce spada affumicato e gocce di limone. Il fumo del pesce esaltava la torba del whisky, mentre il grasso ne tirava fuori il lato dolce: il Ledaig ne usciva pericolosamente beverino!
Minirecensione:  distilleria feticcio di chi scrive, questo whisky non si smentisce. Qua è presente in una versione magari più elegante del solito, ma sempre di Ledaig si tratta. Un mare sporco, un “cantiere giù al porto” sono forse le espressioni migliori per descriverlo. Leggermente ferroso, mostra delle note salmastre e di aringa affumicata, molto affumicata, che ci intrippano non poco. In bocca il corpo è leggero con un attacco dolce per poi evolversi magnificamente verso il salato. Nonostante lo sporco, è curiosamente floreale!  Il finale è lungo con pepe e olio, accompagnati da alga marina.
Ah, se avesse avuto qualche grado in più! D’altro canto dobbiamo dire che per molti partecipanti alla serata andava bene così: in effetti più alcolico si sarebbe rivelato molto più sporco, per alcuni estremo. Voto: 8,8

Ben Nevis 19y 1st fill heavily-charred bourbon cask
Naso: XXX
Gusto: XXX
Finale: XXX
Abbinamento: solista.
Minirecensione:  potente, potentissimo. Ma che colore ha? E’ più scuro di uno sherry! Al naso arancia gialla, Christmas Cake, vergognose quantità di baccelli di vaniglia e ciliegie sotto spirito. C’è una punta di ammoniaca! Ma è davvero bourbon? In bocca è avvolgente, potentissimo. Possiamo dirlo? E’ un Amarone versione whisky! Molto “condito”, ci ricorda la miscela 5 spezie cinesi. Tanta la frutta a fare da protagonista, sopratutto polpa di pesca noce matura e ancora le ciliegie del naso. Il finale è lungo con una arancia rossa veramente esagerata, sembra il succo dei cartoni della Bravo. Ok, il paragone non è bellissimo, ma rende l’idea! Buono! Voto: 8,7

Glenrothes 11y, 1st fill sherry cask
Naso: XXX
Gusto: XXX
Finale: XXX
Abbinamento: una monoporzione al lampone e pistacchio. Il whisky esaltava le note grezze, “terrose” del pistacchio e al contempo valorizzava la dolcezza del lampone limandone l’acidità. La panna utilizzata nella preparazione legava il tutto. A detta di molti, è stato un matrimonio “decisamente calorico”!
Minirecensione: Vi riportiamo paro paro quello che abbiamo scritto durante la degustazione al Barba. Cit.: “Evviva il vino spagnolo: dona al naso una facciata di morbidezza con uvetta, cioccolato alla menta, brownie con solo una leggera punta di solvente. In bocca è dolce, vellutato, con la frutta rossa ovviamente a farla da padrona. Resta una vaga senzazione di cedrata in bocca.”  Voto: 8,5

Per fortuna però durante le serate avevamo fatto anche una votazione preliminare ad alzata di mano e quindi possiamo lo stesso proclamare il vostro vincitore! A nostro giudizio, il migliore della serata era il Ledaig,  ma l’Alessandro Borghese che è in voi ribalta il verdetto e…rullo di tamburi…the winner is…

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Il Ben Nevis!
Veramente interessante questa cosa: durante le nostre prime degustazioni era scontato che il whisky preferito dalla platea sarebbe stato un torbato. Invece è un po’ di volte che, al contrario, a vincere sono dei profili generalmente non torbati, ma sporchi. Anche l’ultima volta il vincitore era risultato un dirty Mortlach. Ne terremo conto per le prossime serate!

Tornando a noi, la degustazione non si è conclusa qua, come sa bene chi era presente. Davide R. ci ha dato la possibilità di assaggiare non uno, ma ben due imbottigliamenti ulteriori.  Parliamo di un Glenrothes 9y bourbon che abbiamo potuto confrontare con lo  sherry di cui sopra. Molto utile dal punto di vista didattico: è stato divertente “andare oltre la coltre della botte”, per cercare di trovare  i tratti in comune dei due imbottigliamenti.
Per concludere la serata è stato aperto il Bunna di 22y già protagonista su queste pagine, una robetta da nulla insomma! Grazie ancora a Davide per aver presenziato le serate e per averci portato due “piccole” chicche extra!
A breve posteremo sulla nostra pagina Facebook le foto delle serate! Continuate a seguirci anche su Instagram mi raccomando!

Ma le prossime serate ? Come già detto, ci vedremo verso ottobre causa matrimonio del pasticcere. Vi lasciamo però un’anticipazione con un indizio difficile da decifrare : “T.C.”

A presto, Davide & Sebastiano