Macduff 20y Valinch & Mallet

Scheda Iniziale :

Distilleria: Macduff / Glen Deveron

Imbottigliamento: Valinch & Mallet, 1997-2017, Lost Dram Collection, ex-bourbon

Gradazione: 51,3 %

Prezzo: circa € 159

macduff

Penultima recensione prima del Milano Whisky Festival, diamoci dentro con un nuovo whisky per il nostro blog: Macduff.
Parliamo di una distilleria aperta nel 1958 nel villaggio di Banff sotto il nome di Glen Deveron. Nel corso degli anni ha cambiato più volte nome, giusto per confondere le idee a noi poveri consumatori. Ad oggi è stata scelta come strategia quella di chiamare sotto il nome “Glen Deveron” gli imbottigliamenti OB, mentre sotto il nome “Macduff” finiscono gli indipendenti, come il Valinch & Mallet di oggi. Per dovere di cronaca sappiate però che la maggior parte della produzione del distillato finisce nel blend William Lawson.
E’ interessante notare come la distilleria sia curiosamente dotata di 2 wash e TRE spirit stills, d’altro canto anche a Talisker fanno così, quindi facciamocene una ragione, no?Attualmente Macduff fa parte del gruppo Bacardi assieme a Aberfeldy, Aultmore (distilleria feticcio di chi scrive!), Craigellachie e Royal Brackla.
Un grazie a Davide Romano per il gentile assaggio e diamoci dentro!

Colore: giallo chiaro

Naso:  marmellata di rabarbaro, marsala sfumato in cottura (quello buono eh!), pesca gialla e guava. C’è poi un lato leggermente balsamico dato da resina e aghi di pino marittimo. In ogni caso e’ un profumo molto caldo che è difficile trovare in un bourbon. Con l’ossigenazione diventa una bomba di creme caramel alla vaniglia (t’el chi ul bourbon). The nero a cui segue un miscuglio di miele e nocciole, un croccante per intenderci. Per finire una spruzzata di agrumi, anzi cedro candito! Goloso !

Gusto: in parte diverso rispetto al naso. L’attacco è molto dolce e fruttato, poi stupisce: diventa molto fresco con coriandolo e cardamomo, limone e olio essenziale di pino. Ad aiutare un’acidità data da una bella mela renetta. Rosmarino? In deglutizione è leggermente secco, come alcuni nuovi Bowmore per intenderci, e si avverte una gradevolissima nota salata e vegetale.

Finale: medio lungo, con acqua di mare e una punta di cicoria tagliata fine fine.

Abbinamento: noi lo vediamo da aperitivo, con dei salatini al burro, alici e prosciutto crudo farete la vostra bella figura!

Commento finale: la bocca amplifica alcune note avvertite al naso. Abbiamo trovato molto interessante questo connubio fra un naso caldo e una bocca fresca con una spruzzata di sale. Adorando poi noi il salino diamogli un bel…

Voto: 8,5



Tasting notes
:

Nose: rhubarb marmalade, marsala, yellow peach. It evolves into creme caramel with vanilla. Again we have pastry with honey and hazel nut, like a “croccante” (an Italian sweet).
Mouth: very fruity and sweet, then it becomes fresh with lemon, pine essential oil, “renetta” apple and a little salt.
Finish: medium long, with sea water and finely chopped chicory.
Comments: really nice, a well-made aperitif whiskey with intriguing notes!

Score: 8,5

 

 

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Dalmore 1992 22y Cadenhead’s

 

Scheda Iniziale :

Distilleria: Dalmore

Imbottigliamento: Cadenhead, 1992-2014,  Authentic Collection, ex-bourbon

Gradazione: 59,5 %

Prezzo: circa € 130

dalmore

Il Milano Whisky Festival si avvicina: come ormai saprete, ci troverete a sbevazzar…lavorare al bancone di Beija Flor, importatore in Italia di numero marchi, tra cui “Cadenhead”. Bien, cosa c’è di meglio quindi di una selezione di questo storico imbottigliatore per cominciare a prepararci?
A fare gli onori di casa un Dalmore di 22 anni, giusto per toccarla piano.
La distilleria è stata fondata nelle Highlands da Alexander Matheson nel 1839. E’ sopravvissuta a vari cambi di proprietà, alle due guerre e alla crisi del whisky degli anni 80 per poi approdare fino ai giorni nostri.
Attualmente è di proprietà della White & Mackay Ltd ed è guidata dall’eccentrico e leggendario Richard “The Nose” Paterson.
Giusto per vedere che personaggino è il nostro Richard, date un occhio al video qui sotto!

Tornando a noi, la distilleria è praticamente un mito fra gli appassionati e i collezionisti,  alcune sue bottiglie hanno superato in asta i 30.000€ ed oltre, robetta da tutti i giorni insomma.
Generalmente Dalmore invecchia il proprio whisky  in botti sherry Matusalem, avendo la distilleria un accordo con la bodega spagonola Gonzalez Byass. Oggi invece berremo un ex-bourbon selezionato da Cadenhead: con il cambio di botte il distillato risulterà comunque gradevole? Lo scopriremo a breve, prima di iniziare però una nota di colore, quasi da Trono di spade.
Se ci avete fatto caso, sugli OB c’è il simbolo del cervo reale e il motivo è semplice. Un avo dei Mackenzie, vecchi proprietari della distilleria, nel 1263 salvò la vita al re scozzese Alessandro III, che era stato aggredito proprio da un cervo. Come ringraziamento il re concesse, bontà sua, alla famiglia del suo salvatore di utilizzare il cervo reale come nuovo emblema araldico.
E’ sempre affascinante il legame che ha il whisky con la propria terra d’origine. Detto questo, versiamo!

Colore: oro antico.

Naso: l’alcool parte in quarta, d’altro canto siamo quasi a 60 gradi, lasciamolo quindi respirare un po’! Ohoo, golosissimo! C’è una crema pasticcera calda e budino alla vaniglia appena sfornato: roba da prima colazione a mille calorie. Appaiono poi dei fichi maturi, del legno di ciliegio e cioccolato bianco. Ci sono dei fiori, spariamo del gelsomino, mughetto. Tutti questi aromi però riescono nel difficile compito di non risultare stucchevoli, anzi! Buono!
L’aggiunta di acqua fa salire lo  zolfo,  la paglia e appare una marmellata di fichi. C’è un prato fiorito?

Gusto: l’ alcool la fa ancora da padrone all’inizio, occorre abituarsi pian pianino. E’ molto dolce con una punta di amarognolo che smorza. Da un lato infatti abbiamo del cioccolato latte bianco (dai, diciamolo: kinder maxi! ) e crosta del pandoro, dall’altra c’è la parte bianca dell’arancia e l’arancia stessa. Bello “burroso” in ogni caso!
Con acqua, appare una sigaretta bagnata non troppo gradevole a nostro modesto avviso e della susina.

Finale: abbastanza corto con una sensazione di marmellata di agrumi acida. Lascia la bocca  piacevolmente pulita.

Abbinamento: bevuto con un formaggio grasso a pasta semidura, come un bel bettelmatt stagionato, dona un risultato veramente interessante!

Commento finale: ci piace molto, ma siamo onesti: non è per tutti. Dona il meglio di sè infatti a gradazione piena e ricordiamo che siamo quasi a 60 gradi. Se siete, ehm, esperti? non avrete però problemi, anzi!
Andiamo anche ad analizzare il prezzo (che barboni!!): andate a vedervi cosa costa un Dalmore 21y OB a 42%. Fatto? Perfetto, siete ancora fra noi? Qua, invece,  al posto della “miscela” OB abbiamo un single cask con un anno in più a gradazione piena a circa 130 euro!! No dico, lamentatevi pure! Vai col voto !

Voto: 8,7


Tasting notes:

Nose: alcohol, pastry cream, vanilla pudding and white chocolate. Ripe figs and cherry wood. In the end jasmine and thrush.
Mouth: milk chocolate, pandoro, butter, orange and plums.
Finish: short with citrus marmalade.
Comments: very good, greedy and catchy! Beware of alcohol content. The price is very very low compared to the 21y OB.

Score: 8,7

Port Charlotte 2008 HSC

 

Scheda Iniziale :

Distilleria: Bruichladdich

Imbottigliamento: Port Charlotte , 2008-2015,  High Spirits Collection for Giorgio D’Ambrosio, ex-bourbon

Gradazione: 46 %

Prezzo: circa € 100

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In attesa del resoconto dell’ultima degustazione con “Valinch & Mallet” quale idea migliore del bere un bel whisky per combattere l’attesa? Fruga fruga fruga ed ecco che salta fuori un interessantissimo Port Charlotte: vediamo di che si tratta!
Oltre al mostro Octomore, a Bruichladdich producono un altro distillato torbato, ma più elegante, ovvero il Port Charlotte qui presente. Ideato dal leggendario Jim McEwan, è prodotto solo con orzo scozzese, con una torbatura che si attesta sui 40ppm e viene lasciato maturare nell’omonimo villagio su Islay situato vicino alla distilleria.
Già questo bastarebbe per farci salivare, ma andiamo oltre.
La bottiglia di oggi è stata imbottigliata da High Spirits Collection, marchio di proprietà di Nadi Fiori, per conto di Giorgio D’Ambrosio, Franco Dilillo e lo stesso Fiori. Parliamo di tre pionieri del whisky in Italia, le cui facce statuarie, presenti sull’etichetta, sono state stampate volta per volta a colori per indicare a chi dei tre fosse stato dedicato l’imbottigliamento. Il quarto personaggio fotografato con la cravatta è nientepocodimenoche lo stesso Jim di cui sopra.
Memori poi di un clamoroso Port Charlotte 5y ex-sherry sempre  selezionato dal trio, non possiamo non essere più che curiosi nel versarlo!
Un enorme grazie a Giorgio D’A. e a Riccardo per averci dato la possibilità di provarlo.  E andiamo!

Colore: oro pallido.

Naso:  inizia con un bel connubio fra torba e  vino bianco, ci pare sauvignon, ma potremmo aver scritto una cavolata eh!  Abbiamo poi una sensazione di fumo che esce da un limonaia (what?!). Il lato vegetale in ogni caso si conferma quando, oltre all’ acqua di mare, appaiono un bel pò di alghe. In ogni caso siamo davanti ad una torba “pulita”, ha solo una punta dei toni di gomma di altri colleghi isolani. Con l’ossigenazione il fumo cresce e sempre nel “campo erbaceo” c’è della buccia di kiwi. Quando il naso diventa assuefatto, il profilo complessivo diventa paradossalmente molto leggero, nonostante i ppm di torba da Port Charlotte. Ohoooo!

Gusto: ce l’aspettavamo oleoso e un po’ pesante, invece è tutto il contrario, è freschissimo, con una punta leggermente dolce che ricorda lo start fruit. Ritorna il kiwi, acerbo a questo giro, oliva verde, fumo e ancora acqua di mare. Spezie sulla lingua come peperoncino e wasabi. C’è una punta di malto, probabilmente data dalla gioventù del distillato, ma assolutamente nulla di fastidioso.

Finale: lungo, con sale e tanto tanto fumo, senza essere invasivo, risultando veramente elegante. Resta in bocca una punta di pompelmo rosa.

Abbinamento: è banale, ovviamente, indicare un piatto di frutti di mare, ma quanto ci starebbe bene !? Si sente il mare, diamogli il mare, per Nettuno!

Commento finale: Senza avere chissà quale complessità, possiede però una gradevolezza di bevuta che pochi “6 anni” possono vantare! Noi poi adoriamo i whisky costieri e qua ci sentiamo decisamente a casa. Purtroppo non raggiunge i picchi assurdi del 5y sherry, ma resta comunque tanta roba, quindi…

Voto: 8,6

 

Aberlour A’bunadh batch 55

Scheda Iniziale :

Distilleria: Aberlour

Imbottigliamento: A’bunadh,  batch 55, ex-sherry Oloroso

Gradazione: 60,9 %

Prezzo: circa € 55

aberlo

Oggi torniamo in casa di Aberlour, distilleria che, almeno negli OB, ha fatto dello sherry il proprio portabandiera. Fra i nostri campioncini tiriamo fuori uno dei loro prodotti di punta, l’A’bunadh: siamo davanti ad un NAS di oltre 60 gradi, decisamente sherroso!
Da dove deriva questo nome? Nel 1975,  durante dei lavori in distilleria, saltò fuori una capsula del tempo. All’interno di essa c’era un foglio di giornale del 1898, anno in cui scoppiò un incendio ad Aberlour, che avvolgeva un whisky. I malvagissimi operai riuscirono a bersi i 3/4 della bottiglia, la parte restante invece fu salvata ed inviata ai laboratori di Keith per potere essere analizzata.
Da qui nacque l’idea di voler ricreare un whisky come quello ritrovato e nacque così il progetto “A’bunadh”, che in Gaelico si può tradurre come “delle origini”.
Aberlour ci delizia sempre con delle storie più o meno affascinanti e chi ha partecipato alle nostre degustazioni sa benissimo a cosa mi riferisco!
Ogni anno escono vari batch, questo per la precisione è il n°55 del 2016.
E ora, a noi il bicchiere!

Colore: ambra scura

Naso: ammappate! Temevamo fosse più alcolico, invece è caldo e avvolgente. Dopo un intenso lampo di polpa di pera e relativa buccia (ohibò), appaiono tutti i crismi dello sherry con tanta amarena,  uva sultanina, arancia, ciliegia e cuoio. Più in sordina le fragole. Parliamoci chiaro, la sensazione della frutta rossa sottospirito è sempre presente, ok il “poco alcool” però i 60 gradi ci sono sempre eh! Le spezie ovviamente non mancano con nubi di noci, noce moscata, pepe e chiudo di garofano. Un bel dolce di Natale, il Christmas pudding .
Con acqua l’é i stess, ma in sordina. In ogni caso zero ruffianosità, siamo davanti al mostro sherry!
Il bicchiere vuoto profuma di  vaniglia,  arbusto di Buddleja (chi scrive ne aveva tanti in giardino, quindi fidatevi, o scetticoni), cacao in polvere e oseremmo dire Nesquick!

Gusto: a grado pieno c’è un corpo potentissimo (forse troppo eheh), non oleoso, con tantissimo cioccolato accompagnato a ciliegie sotto spirito e quintalate di spezie. Purtroppo facciamo fatica a scindere i sapori e quindi urge l’aggiunta del nefasto liquido trasparente che corrisponde al nome di acqua. Ed ecco che si apre!  Ci si butta verso i dolci del nord Europa, soprattuto zuppa inglese e foresta nera. Bagna al maraschino con una grattatina di arancia amara.
Per darvi un’idea, quello che il naso prometteva, la bocca lo mantiene.
Se possiamo, a nostro modestissimo avviso, non diluitelo troppo, lasciatelo “potente”.

Finale: corto, appena dopo la deglutizione abbiamo ancora un’esplosione di spezie, ma è solo una fiammata. Ritorna, per la gioia dei fioristi che ci seguono, la Buddleja. A conferma del corpo non oleoso, lascia la bocca pulita però.

Abbinamento:  frutta secca davanti al caminetto, magari con dei buoni datteri Black Diamond e albicocche disidratate.

Commento finale: pochi NAS possono vantare una tale piacevolezza (cit.) di bevuta.  Sherry monster, 55 sacchi, cosa volete di più? E’ il perfetto daily dram per tutte le tasche! Non raggiunge il Nirvana solo per il finale “tranchant”, ma il votone ci sta tutto.

Voto: 8,8

 

Kilchoman 2011 Sauternes Cask Matured

Scheda Iniziale :

Distilleria: Kilchoman

Imbottigliamento: OB, 2011-2016, Sauternes Cask

Gradazione: 50 %

Prezzo: circa 120 €

kilcho

Ultima recensione prima delle meritate (?!) vacanze estive e cosa ci beviamo? Con nostra somma gioia, troviamo fra gli scaffali di samples un Kilchoman che ha passato i suoi 5 anni di vita in una botte di Sauternes. Sì, avete letto bene,  non è un finish! Only Château d’Yquem per il signore. Come sapete questa è un’accoppiata che noi adoriamo, quindi abbiamo voluto coccolarci per l’inizio delle ferie…E che diamine!

P.s. un grazie a Maurizio C. per la più che gradita sample.

Colore: oro

Naso: un’autentica esplosione di frutta tropicale, impressionante. E quindi vai col mango, ananas, papaya e pesca. Gnam! Ecco poi, fusa benissimo, una torba grassa e oleosa, tipica Kilchoman. A tal proposito, dalla torba si intuisce che è un whisky novello, ma i 5 anni di solo sauternes ne imbrigliano le spigolature di gioventù, anzi, meglio, le accompagnano alla perfezione. Fanno coppia tipo Raimondo Vianello e Sandra Mondaini (questo paragone è degno di “A song of ice and whisky”!). Burroso e grasso, ma al contempo resta fresco. Tornando a noi, siamo quindi davanti ad una macedonia di frutta cui si aggiunge anche una spruzzata di acqua di mare e una spolveratina di zafferano e cannella. L’alga nori e il salmastro tipiche del Machir Bay ememergono solo dopo una ulteriore ossigenazione. Col tempo, una nota di grasso di salame prende poi il posto della frutta. Un whisky in continua evoluzione.

Gusto: dolcissimo, con un corpo pieno ed avvolgente. All’inizio, come ci si aspetterebbe ad un ex sauternes e in totale coerenza col naso, c’è una svalangata di polpa matura di pesca, miele di acacia e tanto, tanto ananas. Le note ufficiali parlano di liquirizia: per noi, da golosacci diabetici quali siamo, non è tanto la radice di liquirizia quanto una crema alla liquirizia (che problemi eh!). Ecco che poi in deglutizione il nostro distillato ci ricorda decisamente le sue origini islayane ed ecco infatti un’esplosione di torba , sale marino e alga. Modus in rebus, il naso era più “delicato”. Per finire, pepe nero e peperoncino. Ce n’è per tutti!

Finale: medio. E’ qua che ritorna la frutta del naso, accompagnata più in sordina dalla torba e dal sale. C’è poi una sensazione oleosa che ricorda quella che si ha dopo aver deglutito proprio un cucchiaino d’olio, compresa la punta di amaro finale. Gradevole in verità, evita che il prodotto finale sia stucchevole e invoglia a berlo e a riberlo (sigh!).

Abbinamento:  banale, ma guardate che è fantastico: un fois gras ai fichi, steso su una fetta di pan di spezie!

Commento finale:  quanto ci piace, è l’ennesima dimostrazione che sauternes e whisky sono un matrimonio fantastico. Una nota sul prezzo: se già i single cask di Kilchoman costano, di certo la botte di Yquem non è regalata a dirla tutta. Sommando le cose, non possiamo lamentarci troppo del prezzo alla fin della fiera. D’altro canto, guardando la cosa da un altro punto di vista, 120 euro per un 5 anni non è poco, anzi. Solo per questo non gli diamo un voto dal 9 in su. Se però avessimo guardato solo la goduria…
A tal proposito, vediamo che anche al nostro amico di Uischi.it è piaciuto parecchio e se lo dice lui che è anche un notevole appassionato di vini, insomma, andate e bevete felici!
We want it!

Voto: 8,9

Detto questo gente, noi partiamo per le vacanze! Ci sentiremo a settembre per le nuove recensioni e soprattutto per le nuove degustazioni. Se tutto va bene, arriveranno anche le novità che stiamo coltivando da un pò di mesi a questa parte. Quanto mistero su queste pagine! Detto questo, buone vacanze a tutti !

Davide & Sebastiano

 

Auchentoshan 25y Douglas Laing

Scheda Iniziale :

Distilleria: Auchentoshan

Imbottigliamento: Douglas Laing, Old Malt Cask,  1979-2004, refill bourbon

Gradazione: 50 %

Prezzo: circa 180 €

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Il raffreddore è passato, quindi si torna a bere! Certo che guardando le temperature questa è una di quelle volte che ci chiediamo :” ma chi ce lo fa fare?!”. Ma non potevamo essere appassionati di acqua toniche? Poi pensiamo a voi, alla vostra sete di conoscenza e quindi ci rimbocchiamo le maniche e decidiamo di darci da fare, solo per voi eh! Tiriamo fuori dall’armadietto allora un Lowlander bello tropicale, per illuderci di essere su una bella isoletta e non in città. Forse se ne bevessimo mezza bottiglia di fila l’inganno funzionerebbe meglio, ma tant’è, dobbiamo accontentarci.
A fare gli onori di casa tocca quindi ad un “vecchio” Auchentoshan di ben 25 anni, tripla distillazione of course, imbottigliato da Douglas Laing. Partiamo subito!
P.s. Un grazie a Riccardo L. per averci dato l’occasione di provarlo!

Colore: ambra

Naso: ohibò! Ecco qualcosa di curioso: per pochi istanti ci sono dei sentori di sale e fumo che non ci saremmo aspettati da queste parti di Scozia. Compare poi un dolce caramello salato (aridaje col sodio cloruro!), liquirizia e chicchi di caffè macinati. Diamogli tempo per aprirsi ed ecco servita sul piatto una bella macedonia tropicale, con buccia di mango e polpa di papaya. Spolveriamo il tutto delicatamente con una grattatina di coriandolo, alloro, pepe bianco, peperoncino scotch bonnet e il profilo è servito. Resta poi un lato vegetale, che fa sempre moda, con peperone verde e…broccoletti? Ritorna ancora il sale.

Gusto: dotato di corpo medio e cremoso, il nostro distillato mostra subito un lato tutto fuorchè scontato: sembra di essere al tavolo degli antipasti, alla faccia dei whisky piacioni del sud della Scozia. Dopo un attacco leggermente acido e tanninico, con limone e pera abate acerba, ritornano in pompa magna i frutti tropicali di cui sopra seguiti poi da un fresco peperone verde crudo, lemon grass, pepe e chiodi garofano.
Giusto l’altro ieri abbiamo bevuto fra amici una birra bitter belga, ecco ce lo ricorda parecchio. Per intenderci , italianizzando il paragone, sembra di sentire una punta di crodino, pur senza il malto. Accattivante e non stufa.

Finale: lungo con dei sentori di pera matura. Col tempo vira su un erbaceo tipo foglia del pomodoro, ed è una sensazione che di solito noi sentiamo nei whisky distillati nei tempi che furono. Anche per voi è così? Buccia di arancia!

Abbinamento:  con delle belle tartine al tonno, pizzette o cose simili. Praticamente ce lo vediamo bene ad un buffet di aperitivi!

Commento finale: non siamo dei fan di Auchentoshan, per usare un termine gentile, ecco però l’eccezione che conferma la regola. Questo single cask è gradevolissimo, con un suo carattere e nessuna banalità, anzi, ha dei tratti sorprendenti, decisamente poco riscontrabili nelle produzioni più recenti. Via col voto allora!

Voto: 8,3

 

Ben Nevis 18y “Whisky Club”

Scheda Iniziale :

Distilleria: Ben Nevis

Imbottigliamento: Whisky Club Italia, 1997-2015, 2^ refill ex-sherry

Gradazione: 53,4 %

Prezzo: circa 110 €

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E’ arrivato un attimo di fresco qua dove noi scriviamo, quindi ne dobbiamo approfittare e cosa ci beviamo di bello? Nell’armadio per le samples spunta fuori felice un Ben Nevis che ci aveva fatto avere il Claudione nazionale del Whisky Club Italia. Proviamolo subito senza indugiare!

Colore: giallo dorato

Naso: terroso, anzi decisamente argilloso, con note di mosto, sembra di essere in un vigneto! A tal proposito, per restare sempre in campagna, c’è un gradevole profumo di fieno caldo. In maniera molto delicata ci pare di sentire anche dei ribes rossi. Lasciamo respirare il distillato e appaiono delle note di vino passito, con pesca gialla e zafferano, e fragole acerbe . Per concludere la nostra bella gita bucolica, ecco un profumo di melario e foglie di the nero ben sminuzzate. Ha i crismi tipici di Ben Nevis ben armonizzati fra loro, molto bene!

Gusto: quando abbiamo aperto il campione ci è venuto un dubbio: ma l’etichetta è giusta? Il colore è così chiaro! Telefonata di corsa a Claudio chiedendo se fosse veramente un ex sherry. Risposta : certo, è un 2^ refill ! Beh, lo assaggiamolo e…Ehi, è vero! Denso e mieloso, va giù molto bene, mostrando subito il lato terroso del naso. Brodo di pollo? Sicuramente anche dell’ arancia leggermente amara. C’è della malta, non è sgradevole la cosa paradossalmente , anzi è piacevolmente interessante. Sono sensazioni molto differenti, eppure ben amalgamate fra di loro.
Tranquilli comunque, il dolce del miele (millefiori e tarassaco) resta l’aspetto predominante del profilo. Il lato sporco è come il sale nella pastafrolla, ci vuole per evitare un prodotto stucchevole. Con un tocco di acqua, tornano le fragole dell’olfatto con l’aggiunta di peperoncino verde.  Giusto per la cronaca, noi, da alcolizzati quali siamo, piace di più a gradazione piena.

Finale: medio, piccante con pepe bianco e zenzero . Ci pare poi di sentire una punta di fresco mentolata e scorza.

Abbinamento: SPOILER! Whiskyclub a settembre metterà le mani su un formaggio di capra maturato in grotta: questo Ben Nevis potrebbe essere un’idea per goderselo al meglio! Vedremo comunque cosa diranno i padroni di casa del Whisky Club, stay tuned!

Commento finale: troviamo sempre molto interessanti i refill di secondo passaggio. In questi casi la botte non va a coprire il distillato, anzi lo “intacca” solo leggermente , facendolo maturare e mantenendone il suo sapore originario. In questo caso poi siamo davanti non solo ad un Ben Nevis molto didattico, ma anche ad un più che buon whisky. Strizzando l’occhio anche ad un prezzo interessante per una bottiglia maggiorenne, premiamo il tutto con un bel…

Voto: 8,7