Roma Whisky Festival 2019

Come ogni anno vi segnaliamo il Roma Whisky Festival che si terrà nell’omonima cittadina nel mese di marzo. Noi al solito non ci potremo essere, ma non è un buon motivo per non raccomandarvelo, no? Poi si svolgerà la Bowmore Experience, fateci un pensierino! E sempre su queste pagine potrete a breve leggere una bella intervista a Pino Perrone, vi avviseremo quando sarà online!

Roma Whisky Festival

Roma, 2 e 3 marzo 2019


c/o Salone delle Fontane all’Eur
(Via Ciro il Grande, 10)

locandina Roma Whisky Festival 2019.jpg

Ottava edizione del Roma Whisky Festival, appuntamento per appassionati, neofiti e professionisti del whisky con eventi, degustazioni, masterclass, seminari sulla mixology, ospiti internazionali, quattro cocktail bar, area gourmet, stand dei migliori Cognac e Armagnac e una mostra dedicata al design e all’architettura di una distilleria scozzese

Si tiene a Roma, sabato 2 e domenica 3 marzo 2019, presso il Salone delle Fontane all’Eur (via Ciro il Grande, 10) l’ottava edizione di Roma Whisky Festival, il più importante festival di settore italiano. Imperdibile appuntamento per tutti coloro che vivono il mondo del whisky, Roma Whisky Festival si conferma un evento ricco di degustazioni, masterclass, seminari sulla mixology, incontri e, per il secondo anno consecutivo, stand dei migliori cognac e armagnac affidati a esperti del settore con l’obiettivo di creare appuntamenti ad alto contenuto di “spirito”. Ma anche, per la prima volta, una mostra dedicata al design e all’architettura di una distilleria in costruzione in Scozia. Il tutto con la direzione artistica di Andrea Fofi, affiancato dai whisky consultant, Pino Perrone, Andrea Franco e la scozzese Rachel Rennie. La passata edizione ha registrato un incremento di pubblico del 15% rispetto al 2017, con circa 4500 visitatori in due giorni, a fronte di 60 aziende di whisky e 10 di cognac e armagnac presenti, oltre alle 10 aziende extra-whisky (food, sodati, bar tools) e i 6 cocktail bar presenti. Oltre 70 i giornalisti accreditati e oltre 2000 le etichette rappresentate con whisky provenienti da: Scozia, Irlanda, Galles, Stati Uniti, Canada, Giappone, India, Francia, Italia, Islanda, Taiwan e Australia.

L’ottava edizione presenterà masterclass di noti brand e ospiti internazionali del mondo della miscelazione, che terranno seminari e talk. Noti già alcuni speaker per i seminari mixology, figure di spicco del bartending internazionale, tra cui Leonardo Leuci del Jerry Thomas Speakeasy, Gabriele Manfredi ex Oriole Bar di Londra e Filippo Sisti della rivelazione milanese Talea. Inoltre, i mini-corsi da 25 minuti sull’ABC del whisky per i neofiti curata dalla Whisky Academy del festival nella figura della Brand Ambassador Chiara Marinelli. Confermata l’area Cognac e Armagnac, l’area Cocktail Bar rappresentata da 4 note realtà romane (Jerry Thomas Speakeasy, Drink Kong, Argot Freni e Frizioni) e quella food. All’interno del salone, come di consueto, ampio spazio dedicato alle bottiglie vintage e rare, presenti quest’anno grazie alla nota casa d’aste online Katawiki. In occasione del Festival sarà anche presentato come ogni anno il nuovo imbottigliamento ufficiale in serie limitata di Roma Whisky Festival, che quest’anno vedrà il whisky scozzese Caol Ila protagonista. La manifestazione nasce nel 2012 grazie alla passione per gli eventi di uno dei due fondatori, Andrea Fofi e per quella del whisky da parte di Rachel Rennie, ma soprattutto per la mancanza a Roma di un evento sul mondo del distillato. La compagine si è allargata con l’arrivo di Pino Perrone, Emiliano Capobianco e Andrea Franco e la manifestazione è cresciuta in modo esponenziale, al punto tale da poter essere annoverata tra i Festival internazionali di maggior rilievo. 

Roma Whisky Festival 2018 2.jpg

L’ottava edizione – sottolinea Andrea Fofi –vuole essere l’edizione delle conferme nonché del preludio a futuri cambiamenti che apporteremo negli anni a venire per rafforzare il Brand RWF sul mercato. La crescita della manifestazione, considerata ormai tra le più importanti a livello internazionale, è evidente e ne siamo fieri e felicissimi. Non possiamo non riconoscere lo sforzo e la fiducia riconosciutaci dalle aziende partecipanti e dal pubblico numerassimo che ci segue durante tutto il corso dell’anno nei nostri eventi e attività di formazione. Fiducia che di anno in anno tentiamo di ripagare attraverso la proposizione di nuovi contenuti: quest’anno ad esempio vi sarà, la Bowmore Room Experience, una mostra dedicata all’architettura e al design nel mondo del whisky presentata dallo studio di architettura Threesixty Architecture di Glasgow, impegnato nella progettazione di una nuova distilleria a Edimburgo. Ma anche la presenza di nuovi ospiti internazionali, momenti di intrattenimento e attività promozionali e di comunicazione sempre più importanti“.

Per informazioni: 
www.romawhiskyfestival.it
info@romawhiskyfestival.it
tel. 06 32650514
Facebook: www.facebook.com/romawhiskyfestival/
Instagram: www.instagram.com/romawhiskyfestival/
Youtube: www.youtube.com/channel/UCdGmDG9ZykmouyUE3q0Q4bA

Ufficio Stampa:
Carlo Dutto
carlodutto@hotmail.it
cell. +39 348 0646089

 

Noi ringraziamo tantissimo il sempre gentile Carlo Dutto per il materiale inviatoci e ci sentiamo a breve per leggere l’intervista a Pino Perrone!

A presto, Davide e Sebastiano

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Intervista a “Whiskydo”

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Ok ragazzi, chi ci segue sa che siamo molto vicini al nuovo sito Whiskydo, progetto in cui crediamo strafermamente. Oggi abbiamo l’occasione di intervistare Valentina Malcevschi, co-founder, che ci racconterà bene passo passo cosa rappresenti Whiskydo e soprattutto coome possiamo sfruttarlo noi umili bevitori di malto distillato! VIP su dolcementewhisky oggi! E andiamo!
Buona lettura!

Ciao Valentina! Potresti innanzitutto presentare te stessa e il tuo gruppo ai nostri lettori? 
Ciao! Grazie per l’opportunità innanzitutto, è un piacere poter condividere con te le nostre informazioni sul progetto. Il nostro team è formato da Giovanni e Valter, i nostri web developers; Matteo e Fabian di GlueGlue Design, coloro che rendono semplice e coinvolgente a livello grafico la complessità della piattaforma; Michele, mago SEO e infine Andrea ed io, i due founder, folgorati dopo un viaggio per le distillerie dello Spyeside… da allora il whisky è diventata una dolce ossessione! Andrea si occupa soprattutto dei contenuti e delle analisi web ed io coordino la squadra e mi occupo del marketing e della promozione del brand.

Whiskydo: un nome molto semplice e efficace! Come è nato?
Bella domanda… la piattaforma doveva chiamarsi Whiskyhub, perché volevamo sottolineare il carattere aggregante del progetto, poi il nostro reparto creativo ci ha messo in crisi nera proponendoci Whiskydo. Il nome era semplice, immediato, nuovo e poneva l’accento sul fare, pur contenendo la parola whisky che si porta dietro tutta la sua storia e cultura: ci è piaciuto e l’abbiamo adottato senza troppi indugi. Anche il logo sposa la stessa filosofia: Matteo e Fabian hanno lavorato sul simbolo chiave della produzione del whisky, l’alambicco, e lo hanno rielaborato in chiave digital.

Ok basta con i preliminari e andiamo al sodo: descrivici il sito! Cosa ci può trovare il bevitore di whisky o un organizzatore di eventi?
Il concetto alla base del nostro progetto è semplice: mettere in contatto tutti coloro che offrono “cultura whisky” (masterclass, degustazioni, corsi e festival) con chi ne ha sete. Vogliamo rendere più fruibile un’offerta incredibilmente di qualità, che sta crescendo, ma che fa fatica ad avere la giusta visibilità sul web. Il curioso di whisky troverà in un unico contenitore tutti i tipi di evento che potrebbero interessargli. Potrà cercarli per geolocalizzazione, data, parole chiave, tipologia… e (per gli eventi che attiveranno questa funzione) prenotarli in modo semplice e sicuro. Insomma, speriamo di dare una bella mano a chi vuole intraprendere ed organizzare un viaggio in questo mondo fatto di profumi, aromi e scoperte continue.

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Whiskydo beta version

E’ un progetto dalla portata internazionale, dedicato al mondo dei whisky, ma è nato in Italia giusto?
Sì, siamo assolutamente orgogliosi di poter dire che il progetto nasce e cresce sulle Alpi italiane, in un minuscolo paesino della Valle de Gran San Bernardo, ma la portata è assolutamente internazionale. Vogliamo che chiunque cerchi informazioni su un festival o un evento in uno stato diverso dal proprio non debba scontrarsi coi problemi di lingua o avere difficoltà nella prenotazione per via dei metodi di contatto e pagamento. Ci piacerebbe contribuire ad abbattere qualche muro!

C’è  la possibilità da parte di un festival /imbottigliatore/un locale di inserire il proprio evento?
Chiunque potrà aprire un proprio account da “organizzatore” e, completando un form, pubblicare il proprio evento in modo molto semplice e autonomo, utilizzandoci solo come “vetrina” o usufruendo anche delle funzionalità di prenotazione e biglietteria. Pensiamo che un approccio diretto alla piattaforma possa essere più efficace per chi organizza eventi.

L’utente finale in che modo può acquistare gli eventi?
Chiaramente ci appoggiamo ai maggiori e più sicuri wallet di pagamento, gli utenti possono acquistare gli eventi direttamente dal sito tramite PayPal o carta di credito e riceveranno via mail la conferma di prenotazione e pagamento insieme al ticket …un bel modo per saltare le code!

Salta subito all’ occhio la possibilità del cercare gli eventi per data/città. Funzione comodissima: sarete voi a segnalare gli eventi?
Immancabile la ricerca su mappa! La piattaforma segnalerà automaticamente qualsiasi evento che verrà caricato, in questo modo chi consulterà la nostra mappa o inserirà nel campo di ricerca il nome di una località, potrà avere subito una panoramica di ciò che accade nella zona che gli interessa.

Gli eventi sul sito Whiskydo che Nazioni copriranno? Ci sono degli Stati dove avete avuto più difficoltà a rintracciare gli eventi? Avete avuto degli aiuti locali?
Whiskydo vuole essere un aggregatore globale… non ci sono parti del mondo che non ci interessino o che crediamo non debbano essere rappresentate. Per questioni di attiguità probabilmente in una fase iniziale ci saranno soprattutto eventi sul territorio europeo, ma stiamo intessendo ottimi rapporti, per esempio, con il mondo del whisky australiano, quindi… chi può dire fino a dove ci porterà il whisky?
Per quanto riguarda le difficoltà… beh, parecchie in tutti quegli stati che non utilizzano l’inglese per pubblicizzare i loro festival o eventi. Vi assicuro che orientarsi nel mondo svedese o polacco non è stato semplice… ma è proprio questo il nostro valore aggiunto, cerchiamo di semplificare la vita ai whisky enthusiast, qualsiasi lingua parlino.
Per gli “aiuti locali” devo dire che, al contrario di ciò che si potrebbe pensare, ho trovato apertura, entusiasmo, umiltà e tantissima disponibilità.

Ci sarà la possibilità anche dei tour nelle distillerie. Questa cosa, per i “turisti del whisky” che si recano in Irlanda o in Scozia, è fantastica. Ma è tutto vero?
Ci sarà! il progetto è ampio, il nostro primo traguardo è riuscire a coinvolgere il mondo degli eventi diffusi, dei corsi e dei festival, per poi passare ai tour nelle distillerie e ai viaggi whisky. Riuscire a fornire un servizio di prenotazione semplice, veloce e “universale” per tutti i viaggiatori che desiderano visitare i centri di produzione è assolutamente una priorità per noi.

Ci sarà anche una Newsletter che pubblicizzi nuovi eventi per gli utenti registrati?
Magari per essere informati di nuove degustazioni vicino a dove vive l’iscritto.
La nostra idea è quella di attivare al più presto un sistema di alert che avvisi in tempo reale qualsiasi utente registrato del caricamento di un evento e questo avverrà in base alle sue zone di interesse o alle preferenze inserite. Ottimo per i fan di brand specifici o di particolari tipi di whisky 🙂

Domanda personale nostra: vediamo sul sito che è presente una sezione “Blog”. La troviamo (che strano!) una idea bellissima. Come mai questa scelta?
Perché vogliamo costruire uno spazio dove chiunque abbia qualcosa di valido ed interessante da condividere lo possa fare… che sia il proprietario di una distilleria o un blogger ancora sconosciuto, noi vogliamo amplificare la loro voce. Desideriamo che sia uno spazio aperto con “contenuti Whiskydo” ma, soprattutto, con contributi inviatici da ogni parte del mondo: un luogo dove le idee e le informazioni circolino. Crediamo fortemente che il confronto sia un motore di crescita molto potente!

Domanda volutamente provocatoria: perché scegliere voi e non altri siti di eventi? 
Ah, Ah 🙂 Perché non ci interessa essere “solo” una biglietteria… vogliamo essere una piattaforma interamente ed unicamente dedicata al whisky, dove si possa effettivamente condividere cultura, esperienza e divertimento. Vogliamo dare agli utenti un servizio tecnicamente impeccabile, ma che abbia un’anima grande… un’anima whisky!


Beh ragazzi, l’intervista è finita e speriamo vi sia piaciuta! Ringraziamo tutti Valentina e il suo staff non solo per il tempo che ci hanno concesso, ma soprattutto per il lavoro che stanno facendo per la comunità whisky mondiale!
Noi qua vi salutiamo e state pronti, a breve rilasceremo le date del prossimo evento presso la pasticceria!

A presto, Davide & Sebastiano

 

Degustazione “SWMS” 28 gennaio: resoconto

Come vi avevamo anticipato, lunedì 28 gennaio, presso le mura amiche dell’Irish Pub Mulligans di Milano, si è svolta la prima degustazione dell’anno della Scotch Malt Whisky Society e noi eravamo lì presenti. Tema della serata sono stati 4 imbottigliamenti, cit.,  “Around 30 years old”. Ehi, ma nella foto sotto le bottiglie sono 5, why?

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Questi in effetti erano i 4 whisky ufficiali:

50.103  28yo 1990  57.7% 2nd fill Bourbon barrel from Lowland
39.169  29yo 1989  52.9% 2nd fill Toasted hoghshead from Speyside
35.226  32yo 1986  45.8 % 1st fill Oloroso finish from Speyside
72.68    33yo  1984  52.1% 2nd fill Bourbon barrel from Speyside

E già qua potevamo ritenerci più che soddisfatti, ma, per far cifra tonda (?), ai 4 whisky previsti ne è stato aggiunto un quinto. Ragazzi, che dire…male non è decisamente andata! Ne parlavamo con un ragazzo che era seduto di fianco a noi. Di solito il primo whisky nelle degustazioni è sempre il più semplice, tranquillo, lo sfigatino del gruppo. Un NAS o un dieci anni quando va bene. Qua si partiva con un Longmorn di 25 anni single cask, nonsosecisiamospiegati. In molte degustazioni sarebbe stato servito per ultimo o penultimo, qua abbiamo iniziato con questo, chapeau!
Come noterete, vi abbiamo riportato anche le note ufficiali degli imbottigliamenti, veramente ardite e al contempo poetiche. Ma come fanno? I brand ambassador ci hanno spiegato che la SMWS disponde, per la stesura delle suddette, di un team di circa 30 persone, che si alternano a gruppi di 7 per ogni singola bottiglia. Poche storie: tante bocche e tanti nasi a disposizione creano delle tasting notes con uno spettro ampissimo.
Ora però andiamo a spulciarli. Giusto una precisazione: non abbiamo dato un nostro parere al “finale”, in quanto le bottiglie erano state giustamente aperte da poco e quindi avevano subito poca ossigenazione.

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7.194 Longmorn 25yo 1992 53.4% Refill Ex-Bourbon Hogshead from Speyside 

Colore: giallo chiaro.

Naso: morbido e dolce, dove la parte del leone la fa un’accoppiata di miele e rose. La frutta gialla matura non manca, seguita da sensazioni di toffee e, arriva la castroneria, di orsetti gommosi della Haribo.

Gusto: tipico Longmorn (quindi buonissimo), frizzante e leggermente pungente con note di limone e dragoncello, frizzante pungente. Si ammorbidisce col tempo mostrando banana e melone.

Commento finale: al naso, in un contesto alla cieca, non avremmo mai indovinato cosa avevamo nel bicchiere. In bocca, al contrario, risalta tantissimo la distilleria d’origine. Un whisky didattico per questa dicotomia, ma soprattutto un ottimo inizio!

Voto: 8,5

An attractive nose – subtle peach, fruit pastilles and apricot jam; then so much sweet, floral, honey, nectar stuff you could be a bee; leather and sanded wood come later. The gentle, sophisticated palate gives smooth caramel, jam tarts and sherbet straws – the apricot jam is now on croissants. Very attractive notes of oak, liquorice and bitter lemon enhance the finish – a pleasure in the mouth and still a pleasure after it’s gone. The reduced nose finds flower petals, strawberry and chocolate-dipped marshmallows on a wooden platter. The palate is softer and sweeter – butterscotch, honey and ripe melon – lip-smacking, tasty and more-ish.


 

50.103 Bladnoch 28yo 1990  57.7% 2nd fill Bourbon barrel from Lowland

Colore: giallo chiaro.

Naso: non sappiamo come definirle meglio, si avvertono note “sporche e chiuse”. Cerchiamo di fare degli esempi per spiegarci meglio: un libro bagnato, un locale chiuso, e dei funghi appena colti rendono l’idea? Noci e porridge chiudono il cerchio.

Gusto: esattamente il contrario, risultando fresco e balsamico, con zenzero, foglie di menta e pompelmo rosa. Anzi, ci ricorda un tipo di crema pasticcera al limone, di scuola francese, che viene preparata senza l’utilizzo di farina, risultando quindi leggera ed estremamente aromatica. Tanto coriandolo!

Commento finale: è la nostra preferita delle Lowlands e una delle nostre “distillerie feticcio” in generale. Non potevamo certo rimanere delusi. Veramente ottimo come aperitivo!

Voto: 8,7

Aromas carried a funky complexity that darted between the stone fruits of marsanne wine and the sweet earthiness of porcini mushrooms. Chestnuts and hazelnuts merged with porridge and soft leather before lychee-laden fruit pulled the cork on a bottle of gewurtztraminer wine. Soft and juicy honey baked pears came served with coconut and Turkish delight, dusted with dark chocolate shavings and a squeeze of fresh lime. Gentle floral notes returned with lavender and violets that seamlessly blended into blueberry muffins topped with milk chocolate. A delightfully waxy mouthfeel persevered to the finale with the tingle of fresh ginger, sweet baked apples and a buttery finish.


 

39.169 Linkwood 29yo 1989  52.9% 2nd fill Toasted hoghshead from Speyside

Colore: giallo chardonnay 2015 (si, ok,  a questo punto della serata l’alcool cominciava a farsi sentire!).

Naso: solo leggermente floreale. Infatti la rosa che noi apprezziamo tanto nei Linkwood qua è coperta dalla botte “toasted”. Odori di fumo, tostato per l’appunto, e solo in sordina i fiori. Le note ufficiali parlano di lenticchie ed è azzeccatissimo. Ci pare di sentire anche del melario!

Gusto: sensazioni di forno gradevoli come torta margherita e liquirizia, che vanno a braccetto con altre derivanti dalla botte come pane e caramello bruciacchiati. Purtroppo causa deformazione personale non riusciamo ad apprezzare appieno questo ultimo lato, come potete immaginare. Per fortuna cedro e arancia addolciscono il tutto.

Commento finale: il whisky che ci è piaciuto di meno, per il motivo riportato sopra. Ma potete benissimo capire come questo sia, ahimè, una nostra mancanza!

Voto: 8,3

A yummy rummy, sweet and fruity aroma of French bean vanilla ice cream with lychees, Frangelico and liqueur soaked chocolate Maraschino cherries. Delicate but full of flavours at the same time, honey on burnt toast, rocky road crunch bars with a late burst of a fruit juice made with a blend of orange, lemon, grapefruit, tangerine and lime. With water we were standing next to a potted flower display, some chewing Manuka honey lozenges whilst others enjoyed rum and raisin ice cream. After twenty six years in an ex-bourbon hogshead we transferred this whisky into a second fill toasted hogshead.


 

35.226 Glen Moray 32yo 1986  45.8 %  1st fill Oloroso finish from Speyside

Colore:  ambra.

Naso: caldo e invitante. Composta di castagne, arancia rossa matura e morbido cuoio sono i protagonisti iniziali, cui seguono legno, profumi di panetteria e un tocco di cera. Lacca per i mobili!

Gusto: corpo morbidissimo. Marmellata di fragole e arance, con tante mandorle e cioccolato al latte. Non stucchevole però, grazie ad un pizzico di sale e di acidità di uva spina. Una bevibilità assolutamente pazzesca, complice anche la gradazione non elevata. Fossimo ricchi, sarebbe la bottiglia perfetta da far sparire in pochi minuti ogniqualvolta avessimo ospiti a cena!

Abbinamento: assaggiandolo ci è venuto in mente subito una bella rib-eye irlandese frollata 45 giorni. Sì, ok, lo ammettiamo: l’avevamo mangiata pochi giorni prima e il ricordo ci ha aiutato!

Commento finale: ha i tipici profumi e sapori dello sherry, ma in maniera elegantissima. Il rischio con gli sherry bomb è che comunque risultino tutto sommato sgraziati con magari delle sensazioni astringenti e leggermente fastidiose. Ma non è questo il caso. Buonissimo!

Voto: 8,8

This begins with a beautifully delicate floral aspect. Notes of hawthorn, meadow flowers, pine resin, elderflower champagne, apple pie and earth all converge. Then it’s soot, green fruits, lemon balm, gooseberry compote, rancio and fresh brown bread. A total delight! With water there is a champagne like effervescence along with wax, furniture polish, aged pinot noir, herbal liqueurs, dried mango and an old ink pot. On the palate it opens with a saline oloroso note mingling with fruit scones, spun sugar, treacle sponge, salted peanuts, hazelnut spread, Dundee cake and lemon jelly. A little water evolves things towards orange bitters, molten toffee crisp, a meaty earthiness and finally notes of red fruit teas, orange marmalade, cola cubes and strawberry wine. Transferred at 30 years of age into a first fill oloroso hogshead.



72.68 
Miltonduff 33yo  1984  52.1%  2nd fill Bourbon barrel from Speyside

Colore: giallo paglia.

Naso: balza subito in prima linea la miscela orientale detta “5 spezie” e del thè nero, cui seguono una bella polpa di pera e albicocche disidratate. Non manca anche un bel bouquet estivo, erba e fiori!

Gusto: Cioccolato al latte e ancora spezie, sorpattutto cannella. Zucchero di canna integrale, tanti fichi neri e chiude con una punta di acido da frutto della passione. Possiamo dirlo? E’ un mix di sapori da “nord Europa” che abbiamo straadorato! In deglutizione  ci ricorda certe bagne al thé!

Abbinamento: la moglie di Mauro ha omaggiato la platea con un ottimo panforte fatto da lei stessa. La qualità dell’impasto ha strappato un deciso “ok” da parte del nostro pasticciere. E anche il matrimonio con il Miltonduff era perfetto. Avanti così!

Commento finale: se il whisky precedente l’abbiamo premiato per la sua bevibilità, qua invece premiamo la complessità. A nostro avviso il migliore della serata!

Voto: 9,0

The key note on the nose was perfumed, floral and summery (meadows, hedgerows, nosegays) but we also got old-fashioned confectionery, Christmas cake, tea chests and deep leather sofas. It was fruit that first jumped out of the palate – pear and passion-fruit, blackcurrant sorbet and figs in syrup; then marshmallow and chocolate sweetness arrived, leaving deeper notes of cinnamon, leather and tobacco on the finish. The reduced nose – jam donuts, Black Forest gateau, pears Belle Helene, Amarena cherries and fruit and nut chocolate. The palate now balanced perfumed sweetness (fruit crumble, blackberry yoghurt) with menthol and tobacco tannins on the after-taste.


 

Una mega ed estenuantissima (averne!) sessione che si è felicemente conclusa! Un enorme grazie agli ambassador Mauro e Alessandro Leoni per averci permesso di partecipare. Ci hanno fatto scoprire, oltre che dei grandissimi whisky, anche particolari e aneddoti della SMWS che ignoravamo. Una considerazione personale: siamo ghiotti di 2nd refill dal lungo invecchiamento, e qua sapevamo di cascare bene. Vi lasciamo con un piccolo spoiler: alla prossima degustazione della SMWS ci saranno altre…bottiglie costiere non esattamente giovani!

Tornando a noi, per ora non possiamo anticiparvi nulla, ma vi lasciamo con una anticipazione: tenetevi liberi per metà marzo, fidatevi! #AnteprimeMondiali

A presto, Davide e Sebastiano

 

Food pairing “inverso”

Durante il Milano Whisky Festival abbiamo avuto il piacere di conoscere di persona Valentina Malcevschi e suo marito Andrea. Sono le menti dietro ad un progetto whiskoso in dirittura d’arrivo e su cui sarà necessario tutto un articolo dedicato per farvelo conoscere bene: restate sintonizzati, sarà una cosa spettacolare e utilissima al contempo!
Tornando a noi, questa visita è stata gradita oltremodo. Ci hanno portato infatti dei prodotti  tipicamente valdostani assieme ad un guanto di sfida: dovevamo trovare dei whisky da abbinarci! Di solito noi partiamo dal distillato e non dal cibo, quindi, attirati da una possibile unione “Valle d’Aosta & Scozia”, ci siamo buttati a capofitto in questo gioco. Buona lettura!

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Fromadzo valdostano: a differenza della Fontina, che tutti noi conosciamo, questo formaggio risulta più magro. Derivante principalmente dal latte di vacca (è ammessa infatti una piccola percentuale di latte di capra), non viene servito fresco, ma solo dopo una maturazione che varia da un minimo di 60 giorni fino ad un massimo di 6 mesi. Il fromadzo provato da noi era nella versione senza erbe di montagna.

Abbinamento: sono tanti i whisky a onor del vero che possono accompagnarsi con questo formaggio. Veramente versatile, a noi è piaciuto particolarmente con il Balblair OB, in versione ex bourbon, un nostro feticcio. Ne viene esaltato il profilo dolce e piccante, lo promuoviamo quindi a pieni voti!



Lardo di Arnad alle erbe:
come potrete intuire dal nome, è un prodotto di salumeria che viene sottoposto ad un procedimento di stagionatura con sale e aromi.  L’aspetto più importante in realtà per valorizzarne il gusto saporito e particolare  è sempre il solito quando si parla di carni: l’alimentazione dell’animale. Per il nostro simpatico maiale niente mangimi preconfezionati, ma solo castagne e ortaggi. Insomma, come si faceva una volta. Come base per la preparazione si utilizza il lardo del dorso o della spalla di un maiale di età non inferiore ai 9 mesi con un peso minimo di 160 Kg,

Abbinamento: quando eravamo in Alsazia avevamo già testato..ehm sul campo…come certi Caol Ila dessero il meglio di sè con certe varianti non ufficiali del Munster. Da qui l’idea di questo abbinamento e funziona alla stragrande, con il lato vegetale del Caol Ila che si armonizza con le erbe del lardo e la parte fumosa/marina/dolce con la parte grassa. Va provato, chiudendo un occhio per una volta alle calorie! Noi l’abbiamo assaggiato con un generoso sample di Caol Ila 20y a gradazione piena, gentilmente regalatoci dal nostro amico di “A song of ice and whisky



Boudin:  
prodotto di salumeria che affonda le sue origini a quando, alle popolazioni di montagna, serviva un cibo che fosse calorico, che durasse a lungo e i cui gli ingredienti fossero di facile reperibilità. Nasce così questo insaccato a base di cubetti di lardo di maiale e patate bollite cui vengono aggiunti sangue bovino o suino, vino e aromi locali. Fondamentale la presenza della barbabietola che, oltre a donare il colore caratteristico del Boudin, ha la funzione di apportare un’ulteriore carica di minerali e zuccheri oltre ad essere un ottimo conservante naturale.
E’ interessante il fatto che si possa consumare sia freddo che caldo.

Abbinamento: carne ehm…decisamente rossa e condita con vino. Qua ci vedremmo bene un ex-sherry tendenzialmente morbido, niente distillati  astringenti. Fra l’altro, come ci ha insegnato il cuoco del Barba di Milano, l’abbinamento sherry-barbabietola è vincente. Abbiamo optato allora per il Glenrothes 11yo 53% della Valinch&Mallet che risulta, eufemismo, pericolosamente beverino!



Toma valdostana: 
formaggio a pasta semidura di latte di vacca che da il meglio di sè dopo una lunga stagionatura. Capita spesso che venga venduta fresca, per ovvie ragioni di costo, ma per fortuna non era il nostro caso. L’aggiunta di peperoncino valorizza la piccantezza naturale della toma. Un prodotto semplice, ma al contempo interessante!

Abbinamento: ecco, abbiamo voluto fare gli spocchiosi? Qua ci siamo trovati un po’ in difficoltà a trovare qualcosa di “diverso” che valorizzasse a dovere il formaggio con le sue spezie. Poi il lampo di fortun….ehm di genio: un whisky che avesse fatto un finish in vino. Con un ma! Testato sul campo, un distillato passato in botti di Amarone dava un matrimonio leggermente sbilanciato. Abbiamo optato quindi per un qualcosa leggermente più elegante: Strathmill 20y con finish in Chateau Lafite di Cadenhead. Risultato cla mo ro so!


Alla fine ci siamo salvati in extremis e pensiamo di aver portato a casa il risultato. Un grazie ancora a Valentina per questo gioco divertentissimo e rilanciamo la cosa ai nostri lettori: se avete altri prodotti da abbinare, non ci tireremo indietro, noi abbiamo sempre fame! Ricordate, lo facciamo per voi!

Per concludere, ci sentiremo settimana prossima per -SPOILER-  una bella carellata di whisky irlandesi! Stay tuned!

 

Port Charlotte 10y Heavily Peated

Scheda Iniziale :

Distilleria: Bruichladdich

Imbottigliamento: OB, Port Charlotte, Heavily Peated, 2008 – 2018

Gradazione: 50 %

Prezzo: circa 60 €

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Mentre eravamo al WhiskyRevolution Festival di Castelfranco, ci siamo imbattuti nel nuovo Port Charlotte Heavily Peated. Parliamo della versione torbata di Bruichladdich, già solo per questo la nostra bottiglia è meritevole di attenzioni. Per i nerd del whisky, qua viaggiamo spediti verso le 40ppm, mica bruscolini! E’ il primo rilascio OB con l’età dichiarata in etichetta e per l’occasione hanno rinnovato il design delle bottiglie,  decisamente originale e che balza subito all’occhio: sarà bella? Sarà brutta? A noi poco importa, versiamo e andiamo a vedere com’è il contenuto!
Un grazie al caro Diego di WhiskyItaly per il gentilissimo campione!

Colore: giallo pallido

Naso: ok, siamo su Islay, bello oleoso e con un’evidente brezza marina. Pochi secondi dopo fa capolino un copertone di torba, quasi alla Ardbeg. E’ presente della frutta che stempera come il lime, l’ananas e una grattata di buccia di cedro. Ossigenandosi diventa più dolce, pur restando grasso, quindi andiamo con una crema pasticcera al limone e della vaniglia. Che sia chiaro però, il tutto resta comunque avvolto da fumo e dalla torba.

Gusto: oleoso, eppure al contempo fresco e limonoso. Il mare è presente con sale e alghe e da bravo isolano ci porta anche tanto fumo e catrame. Pepe verde? Resta una nota dolce, tipo succo d’ananas. Semplice, lineare, senza sbavature.

Finale: medio lungo con erba, zenzero e albicocca acerba. Resta un leggerissimo sentore di plastica e cenere.

Abbinamento: un erborinato stagionato. Giusto per variare, vi consigliamo di provare il nostro Port Charlotte con un cabrales spagnolo.

Commento finale: stabilito che noi lo avremmo preferito paradossalmente con meno torba, sempre a nostro avviso risulta comunque migliore di altri suoi pari entry level di Islay (oddio a quasi il doppio del prezzo però!). Non complessissimo, ma se è la torba quello che state cercando, beh, qua potreste trovare facilmente il Nirvana. Noi invece concordiamo con quei diversamente alcolizzati dei Facili, e quindi il voto sarà…

Voto: 8,5



Tasting notes
:

Color: pale yellow.

Nose: ok, we’re on Islay, nice oily and with a clear sea breeze. A few seconds later it appears a tire of peat, almost Ardbeg’s style. There are some fruits which soften the situation such as lime, pineapple and a scratch of cedar peel. Oxygenating it becomes sweeter, while remaining fat; after that we have custard with lemon and vanilla. Just to be clear, the whole thing is wrapped in peat and smoke.

Mouth: oily, yet fresh, with hints of lemon. The sea is present with salt e seaweeds and, since it’s a good islander, it also brings us a lot of pepper and tar. Green pepper? It remains a sweet note, like pineapple juice. Simple, linear, without smudges.

Finish: medium-long, with grass, ginger and unripe apricot. Aslight hint of plastic and ash remains.

Food Pairing: a blue cheese, a Spanish cabrales for example!

Comment: we would prefer it with less peat, but it’s better than many of his entry-level peers of Islay (but at twice the price!). Not very complex, but it’s well done: if you love peat, this is a “Nirvana” for you!

Score: 8,5

 

Springbank 21y “SMWS” 27.112

Scheda Iniziale :

Distilleria: Springbank

Imbottigliamento: SMWS, 27.112, “A broadside cannon barrage”, 1996 – 2017, 1st Fill Ex-Sherry Butt

Gradazione: 54,7 %

Prezzo: circa 320 €

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Il Milano Whisky Festival si è concluso decisamente in maniera positiva. Adesso lasciateci ancora un po’ decantare e poi potrete leggere il nostro entusiasmante (?!?) resoconto. Come anticipazione, è doveroso segnalarvi la “riapparizione” della SMWS al suddetto evento. E altrettanto doverosa era una nostra visita per vedere cosa avevano da offrire al pubblico assetato. Ragazzi, c’erano degli autentici pezzi da 90. Decidiamo di provare uno Springbank di 21y, il 27.112, “a broadside cannon barrage”, ‘na robetta da tutti giorni insomma. Giusto per rinfrescarci la memoria, ci autocitiamo: “il primo numero rappresenta la distilleria secondo l’ordine temporale di imbottigliamento della SMWS, il codice dopo invece è il numero di single cask finora da loro selezionati”.
Bien, detto questo, sarà veramente una cannonata? Andiamo a scoprirlo insieme!

Colore: ambra scura.

Naso: che potenza. L’alcool si sente, ma esalta questa sensazione! Elementi minerali (pietra focaia?) e terrosi vengono avvolti da cioccolato fondente, pepe nero e melassa. C’è della spremuta di frutta rossa , anzi frutti di bosco, anzi more! Non si ferma e in questa pienezza possiamo trovare cuoio bagnato, olio di  motore e aceto balsamico.
Ma dategli ancora tempo e comincerà ad uscire un fumo di plastica bruciata e un grasso lucido di scarpe. C’è anche una punta di marino, oddio uova di pesce. Non possiamo rinunciare alla nostra castroneria settimanale, no? Miele di melata a chiudere il tutto! Poteva essere semplice e diretto, invece ci sono mille sfaccettature!

Gusto: sbadabamm parte due! Una spremuta di arancia rossa dolce, bella ricca e solo leggermente aspra e astringente. Ecco che poi arriva il lato dirty made in Campbeltown: l’arancia vira in arancia amara e si sente una sensazione pazzesca di terroso, con plastica e fumo! A fare da contraltare, ed è qui che ritorna la botte, andiamo con liquirizia, cola e sciroppo di tamarindo. Insomma, sentori di sherry sporco. Ha degli elementi che ricordano certi liquori alle erbe. Datecene ancora!

Finale: lungo, meravigliosamente minerale e fumoso. Ci pare di sentire del balsamico, anzi no, della canfora e un po’ di solvente. Ancora arancia rossa!

Abbinamento: godetevelo da solo! Oddio, con questo freddo però…ma sì, diamoci dentro! E’ superbo con uno zampone o con un cioccolatino fondente ripieno con albicocca e fava di tonca! #ciaopoveri

Commento finale: fantastico! La cosa impressionante è come una botte superattiva dopo 21 anni sia riuscita non solo a non sopraffare il distillato, ma addirittura ad esaltarlo. Non è un whisky per tutti, se fosse un vino sarebbe un Amarone, tenete bene a mente questo.  Il cannone era in effetti un cannone. Considerando che a noi questa potenza e questo “sporco complesso”  ha esaltato non poco, lo premiamo con un meritatissimo…

Voto: 9,1



Tasting notes
:

Color: dark amber

Nose:powerful! We can feel the alcohol, but it exalts this feeling! Mineral (flint stone?) and earthy elements are wrapped by dark chocolate, black pepper, and molasses and blackberries! Again: wet leather, motor oil and balsamic vinegar.
We wait and a burnt plastic smoke and a shiny shoe grease appears. Slightly marine, perhaps fish eggs. He ends up with honeydew to close everything!

Mouth:powerful again! A sweet red orange juice, beautifully rich and only slightly sour and astringent. Then it comes the “made in Campbeltown” side: you feel a crazy feeling of earthy, with plastic and smoke! Finally here the barrel returns with liquorice, cola and tamarind sciropppo. It has some elements reminiscent of some herbal liqueurs. We still want it!

Finish: long, wonderfully mineral and smoky with camphor and a little solvent. Still red orange!

Food Pairing: amazing with a traditional italian “cotechino and zampone” or with a dark chocolate filled with apricot and cocoa beans.

Comment: fantastic! An active cask that does not cover the distillate, but exalts it. A real “cannon”. Not for everyone, but really intriguing!

Score: 9,1

 

 

Panettone al whisky

L’abbiamo scritto questa mattina sulla nostra pagina Facebook, potevamo non farlo qua?
Siamo lieti di potervi annunciare che anche quest’anno potrete trovare al Milano Whisky Festival il nostro stand con i panettoni al whisky!

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Segnatevi queste date: il 10 e 11 novembre presso l’hotel Marriott, un appuntamento irrinunciabile per gli amanti del malto distillato!
Ok, è tutto molto bello, ma che whisky ci abbiamo messo? Una “robetta” come al solito…Un Glenrothes 9y single cask bourbon che ci hanno stragentilmente donato i nostri amici della Valinch & Mallet Whisky !

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A tal proposito il nostro sponsor vi informa di una altra cosetta: “Non vi preoccupate, rispetteremo anche la tradizione inaugurata l’anno scorso: per ogni fetta di panettone acquistata durante il Milano Whisky Festival & Fine Spirits offriremo il Glenrothes 9y utilizzato nella ricetta a delle condizioni speciali!” Cosa volete di più?

Prima di salutare, è doveroso ringraziare gli organzizatori del MWF, Andrea Giannone e a Gervasio Dolci Giuseppe, per lo spazio gentilmente concessoci !
Vi aspettiamo al Marriott con una raccomandazione: non siate folli, siate…affamati (cit)!

Davide & Sebastiano