Ardbeg Grooves

Scheda Iniziale :

Distilleria: Ardbeg

Imbottigliamento: Grooves, “The Ultimate”serie, ex-wine casks, NAS, 2018

Gradazione: 46 %

Prezzo: circa € 140

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Oggi ci troviamo a sbevazz…analizzare l’ultimo rilascio in serie limitata di Ardbeg, il whisky che è sulla bocca di tutti, il whisky che America e Corea del Nord si contendono: il Grooves! Prima di asssaggiarlo, facciamo un po’ di cultura-gossip!
Per groove, letteralmente solco, si intende in musica una serie ritmica che si ripete ciclicamente: andava molto di moda a cavallo fra gli anni 60/70 soprattutto nella black music e, in tempi più moderni, nella disco-music. D’altro canto proprio negli anni 60 si utilizzava il verbo “to groove” con il significato di “divertirsi intensamente”. Considerando poi la festa stile hippie che si è svolta a Milano settimana scorsa proprio per presentare questo Ardbeg, beh, possiamo dire che di richiami agli anni dei figli dei fiori non ne manchino proprio.
In realtà ci sarebbe un’altra spiegazione dietro alla scelta del nome.
Bill Lumsden, l’uomo che sta dietro a Glenmorangie e ad Ardbeg, ci dice che i barili di vino che hanno usato per Grooves provenivano dalla Brown Forman. Questo gruppo sta dietro al Jack Daniel’s Sinatra Select, che è un whisky fatto con botti dove sono state incise delle serie di rigide scanalature, “grooves”, fatte all’interno della doga, dopo la carbonizzazione. Il whisky entra così a contatto sia con la quercia carbonizzata che con la parte di legno “fresco”, aumentando così la propria complessità. Certo, non c’è nessuna prova scritta che questo Ardbeg sia maturato in questo tipo di barili, però i dubbi sono leciti!
Tornando a noi, questo whisky avrebbe potuto commuovere Joe Cocker, noto amante dell’alcool, se l’avesse avuto con sè al concerto di Woodstock? Versiamo e scopriamolo!

Colore: sauvignon.

Naso: vinoso (colpo di scena), con uva bianca, ciliegia limona e pasta di zucchero. Questo lato dolce evolve poi con la torba: siamo ad Ardbeg, per Giove pluvio! C’è anche un lato grasso con olio di semi, e…popcorn?! Probabilmente non dovremmo scrivere tasting notes quando abbiamo fame!
Il fumo isolano tranquilli che arriva, quasi come di plastica bruciata, ma per sentirlo dovete lasciare ossigenare il whisky, in quanto il lato zuccherino resta sempre persistente. Per noi romanticoni un pochetto di salmastro non manca, accompagnato da un odore di carbonella, giusto per restare in tema con l’estate. Il bicchiere vuoto profuma di pesca gialla!

Gusto: piccante, inizia con una zolletta di zucchero, forse troppo intensa, seguita però dai dogmi di Ardbeg quali fumo, limone e pepe. Un ananas acerbo e la carambola fanno la loro parte per quello che riguarda la frutta. C’è per finire un lato orientalleggiante che ci ricorda non tanto il curry, forse la miscela tikka, dal gusto più pieno, ma l’è i stess! Forse cuoio?

Finale: medio e fumoso. E ok. Peccato per una punta di amaro abbastanza persistente.

Commento finale: di sapore saremmo anche potuti andare d’accordo, ma quel finale ci ha bloccati un po’. Facciamo chiarezza, e chi ci legge lo sa bene: noi non siamo amanti degli invecchiamenti in vino, quindi è facile che sia solo un problema nostro. Anzi, a conferma, persone decisamente più preparate di noi lo hanno gradito maggiormente! In ogni caso, ci piacerebbe assaggiare la Committee Release, dal grado alcolico più elevato e quindi più dolce, per fare un confronto. Il voto non tiene conto del prezzo a cui lo si trova fuori, altrimenti…a buon intenditore poche parole.

Voto: 7,9



Tasting notes
:

Nose: white grapes, cherry, starfruit and sugar paste. Peat, as the time passes burnt plastic smoke appears, brackish sea and charcoal for barbecue!

Mouth: spicy. A typical Ardbeg with lemon, pepper and smoke. We add a strong-flavoured sugar cube, pineapple and a spicy tikka mixture.

Finish: medium and smoky. Too bad: there is a bit of bitterness.

Comments: we do not like “ex-wine” whiskey, so the score reflects only our taste that does not represent the objective characteristics of whiskey. In fact we know that others loved it much more than us. It should be tasted in any case!

Score: 7,9

 

 

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Royal Brackla 12y “The Dwarf Cat”

Scheda Iniziale :

Distilleria: Royal Brackla

Imbottigliamento: Irish Pub Mulligans Milano,  The Dwarf Cat, ex- bourbon, 2006 – 2018

Gradazione: 48,8 %

Prezzo: circa € 75

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Ma guarda un po’ che bella sorpresa! L’Irish Pub Mulligans di Milano sta lanciando una nuova linea di 4 imbottigliamenti di whisky dedicata ai quattro gatti del proprietario del locale, Giuseppe Bertoni.  Lo stesso Giuseppe ce li presenta così: “Sai come si chiamano? Visto che uno si chiama Lord ‘of the Islay ‘, l’altro Barone ‘Balvenie‘, la femmina Lady ‘Nikka‘, l’ultimo, che non è cresciuto ed è rimasto nano, non poteva che chiamarsi ‘Chupito‘! Quattro gatti alcolici!”.
Oggi andremo a parlarvi proprio dell’imbottigliamento dedicato al piccolino, “the dwarf cat” per l’appunto. Siamo davanti ad un bel Royal Brackla, distilleria nuova per il nostro sito. Sarà buono?
Ma la domanda fondamentale, cari lettori, è: i nostri quattro gatti diventeranno famosi come il celebre Ribbon del Mash Tun di Tokyo? Solo il tempo potrà dircelo, noi per ora ci limitiamo a riempire il bicchiere e ad assaggiare, senza peli sulla lingua! Ehm…

 

Colore: ambra.

Naso: Uhh quanta cera! Tanta, tantissima, lasciatela svanire e vi troverete davanti a frutta gialla, spariamola lì, come pesca e melone. Non manca bel un lato cerealoso, tipo muesli, dopotutto siamo davanti ad un malto giovane. Torta della nonna con i suoi bei pinoli e soprattutto la crema pasticcera cotta. A stemperare il tutto, ancora delle note sporche: radice di liquirizia e perdonatecela, la gomma da cancellare, quella bicolore della Pelikan.

Gusto: bello grasso e vellutato, un corpo quasi da passito. Inizia dolce con ancora il melone del naso accompagnato da un’anima leggermente zuccherina, tipo le caramelle Fruttino di Vicentini, ve le ricordate? Oggi siamo in modalità “vintage”! C’è poi un bel fumo leggero e persistente, quasi da Highland Park!  Leggermente speziato con sale di Maldon e pepe rosa, mostra solo per un attimo un’anima erbacea in deglutizione.

Finale: lungo con ancora un accenno di erba tagliata,  ma soprattuto un fumo persistente da legna umida.

Abbinamento: una bella tartina di sfoglia ripiena di ricotta stagionata e bresaola. Fateci sapere!

Commento finale: un profilo non banale, un whisky giovane, ma di gran carattere. Ci ha convinto parecchio,  alternando lati dolci “faciloni” ad altri più sporchi e particolari: un risultato intrigante. Può andare bene sia come daily dram come da meditazione. L’importante è berlo! Ottimo inizio!

Voto: 8,8


 

Tasting notes:

Nose: a lot of wax, with peach and melon and cooked custard. Then it evolves with muesli and licorice root. There is a dirty side, which reminds us of an eraser.

Mouth: fat and velvety. Melon and candy, surrounded by a smoke “Highland Park-style”. Slightly herbaceous with Maldon salt and pink pepper.

Finish: long, with cut grass and, above all, wet wood smoke.

Comments: young, but intriguing. Soothing side well mixed with a freaky side! Well done!

Score: 8.8

Resoconto degustazione “Valinch & Mallet 2018”

Venerdì scorso si è conclusa la serata che abbiamo dedicato ad alcuni nuovi imbottigliamenti della Valinch: come è andata? Diremmo piuttosto bene, a giudicare dal numero dei presenti e dalla loro partecipazione. Non sono mancate poi le sorprese, come leggerete più in basso!

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Solo una nota negativa: come d’abitudine, saremmo dovuti andare a vedere nel dettaglio i vostri pareri e fare le medie matematiche dei voti che avete dato ai whisky. Purtroppo, è sparita, ahimè, la cartelletta con dentro le vostre schede (e 30 penne!). Ebbene sì. E’ un peccato doppio perchè alcune schede erano state…ehm…compilate in maniera davvero divertente! Dovessero saltare fuori, promettiamo di aggiornare l’articolo!
Per lo meno, fortunelli voi (?!),  vi beccate la nostra minirecensione con il nostro personalissimo voto. Per la serie le disgrazie non vengono mai da sole!
Partiamo subito col racconto: vi abbiamo servito un Ledaig ex-bourbon, un Ben Nevis ex-bourbon e un Glenrothes ex-sherry, il tutto commentato da Davide Romano, cofondatore della Valinch & Mallet.

Ledaig 10y bourbon cask
Naso: XXX
Gusto: XXX
Finale: XXX
Abbinamento: minicroissant con pesce spada affumicato e gocce di limone. Il fumo del pesce esaltava la torba del whisky, mentre il grasso ne tirava fuori il lato dolce: il Ledaig ne usciva pericolosamente beverino!
Minirecensione:  distilleria feticcio di chi scrive, questo whisky non si smentisce. Qua è presente in una versione magari più elegante del solito, ma sempre di Ledaig si tratta. Un mare sporco, un “cantiere giù al porto” sono forse le espressioni migliori per descriverlo. Leggermente ferroso, mostra delle note salmastre e di aringa affumicata, molto affumicata, che ci intrippano non poco. In bocca il corpo è leggero con un attacco dolce per poi evolversi magnificamente verso il salato. Nonostante lo sporco, è curiosamente floreale!  Il finale è lungo con pepe e olio, accompagnati da alga marina.
Ah, se avesse avuto qualche grado in più! D’altro canto dobbiamo dire che per molti partecipanti alla serata andava bene così: in effetti più alcolico si sarebbe rivelato molto più sporco, per alcuni estremo. Voto: 8,8

Ben Nevis 19y 1st fill heavily-charred bourbon cask
Naso: XXX
Gusto: XXX
Finale: XXX
Abbinamento: solista.
Minirecensione:  potente, potentissimo. Ma che colore ha? E’ più scuro di uno sherry! Al naso arancia gialla, Christmas Cake, vergognose quantità di baccelli di vaniglia e ciliegie sotto spirito. C’è una punta di ammoniaca! Ma è davvero bourbon? In bocca è avvolgente, potentissimo. Possiamo dirlo? E’ un Amarone versione whisky! Molto “condito”, ci ricorda la miscela 5 spezie cinesi. Tanta la frutta a fare da protagonista, sopratutto polpa di pesca noce matura e ancora le ciliegie del naso. Il finale è lungo con una arancia rossa veramente esagerata, sembra il succo dei cartoni della Bravo. Ok, il paragone non è bellissimo, ma rende l’idea! Buono! Voto: 8,7

Glenrothes 11y, 1st fill sherry cask
Naso: XXX
Gusto: XXX
Finale: XXX
Abbinamento: una monoporzione al lampone e pistacchio. Il whisky esaltava le note grezze, “terrose” del pistacchio e al contempo valorizzava la dolcezza del lampone limandone l’acidità. La panna utilizzata nella preparazione legava il tutto. A detta di molti, è stato un matrimonio “decisamente calorico”!
Minirecensione: Vi riportiamo paro paro quello che abbiamo scritto durante la degustazione al Barba. Cit.: “Evviva il vino spagnolo: dona al naso una facciata di morbidezza con uvetta, cioccolato alla menta, brownie con solo una leggera punta di solvente. In bocca è dolce, vellutato, con la frutta rossa ovviamente a farla da padrona. Resta una vaga senzazione di cedrata in bocca.”  Voto: 8,5

Per fortuna però durante le serate avevamo fatto anche una votazione preliminare ad alzata di mano e quindi possiamo lo stesso proclamare il vostro vincitore! A nostro giudizio, il migliore della serata era il Ledaig,  ma l’Alessandro Borghese che è in voi ribalta il verdetto e…rullo di tamburi…the winner is…

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Il Ben Nevis!
Veramente interessante questa cosa: durante le nostre prime degustazioni era scontato che il whisky preferito dalla platea sarebbe stato un torbato. Invece è un po’ di volte che, al contrario, a vincere sono dei profili generalmente non torbati, ma sporchi. Anche l’ultima volta il vincitore era risultato un dirty Mortlach. Ne terremo conto per le prossime serate!

Tornando a noi, la degustazione non si è conclusa qua, come sa bene chi era presente. Davide R. ci ha dato la possibilità di assaggiare non uno, ma ben due imbottigliamenti ulteriori.  Parliamo di un Glenrothes 9y bourbon che abbiamo potuto confrontare con lo  sherry di cui sopra. Molto utile dal punto di vista didattico: è stato divertente “andare oltre la coltre della botte”, per cercare di trovare  i tratti in comune dei due imbottigliamenti.
Per concludere la serata è stato aperto il Bunna di 22y già protagonista su queste pagine, una robetta da nulla insomma! Grazie ancora a Davide per aver presenziato le serate e per averci portato due “piccole” chicche extra!
A breve posteremo sulla nostra pagina Facebook le foto delle serate! Continuate a seguirci anche su Instagram mi raccomando!

Ma le prossime serate ? Come già detto, ci vedremo verso ottobre causa matrimonio del pasticcere. Vi lasciamo però un’anticipazione con un indizio difficile da decifrare : “T.C.”

A presto, Davide & Sebastiano

Kavalan Solist Sherry 2006

Scheda Iniziale :

Distilleria: Kavalan

Imbottigliamento: OB, Solist Sherry, ex-sherry oloroso, cask n. S060821049, 2006 – 2013

Gradazione: 57,8 %

Prezzo: circa € 600

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Oggi ci sentiamo esotici e, per una volta, lasciamo perdere la nostra amata Scozia e facciamoci un viaggetto sensoriale nella calda e umida Taiwan! Qualcuno di voi storcerà il naso probabilmente pensando: “Whisky taiwanese??!”. Sappiate che non solo lo sanno fare, ma proprio con questa botte hanno vinto giusto qualche premio a livello internazionale. Caspita caspita!
Prima di assaggiare, una nota chimica:  se in Scozia l’angel share si attesta circa al 2% , in casa Kavalan, complice il clima umido-tropicale, siamo addirittura al 12%. Questo si traduce in una più veloce interazione fra il distillato e la botte e quindi una più veloce maturazione del whisky.
Tutto molto affascinante, ma sarà buono? Versiamo e andiamo a vedere se la fama è meritata.

Colore: rosso scuro.

Naso: strapotente, un autentico pugno da ko. Oseremmo dire sherry (oh really ?!) con tutti i sacri crismi del caso. Aspettatevi quindi un fiume di arancia rossa, marmellata di ciliegia nera, moretta di vignola per gli amici, tanta prugna secca, cuoio e tabacco. Andiamo però oltre ed è qui che troviamo dei tratti decisamente caratteristici: tantissimo aroma di caffè espresso, legno e metri di gommosa alla liquirizia! Non bastasse, ha dei sentori di benzina, lucido da scarpe e melassa che ci ricordano tanto un rhum Caroni. Tropical power!

Gusto: inizia dolce, ci ricorda dei datteri,  per poi rivelarsi molto tanninico con spremuta di chinotto e sciroppo di tamarindo. Decisamente speziato con chiodi di garofano e bacche di ginepro. Corposo, “leggerissimamente” agro, ci ricorda certi aceti balsamaci extravecchi. Avvolgente e caffettoso!

Finale: medio lungo con polvere di cacao. Resta poi un sentore di fico bruciato accompagnato dal ritorno della liquirizia e del legno.

Abbinamento: un arrosto aromatizzato all’albicocca! Ok, fra poco arriva il caldo e non è esattamente il top, ma non si può avere tutto, no?

Commento finale: un prodotto simile, ma al contempo diverso rispetto al whisky scozzese. A nostro avviso, l’unico difetto può essere l’eccessivo apporto del legno, ma è una sua caratteristica data dal clima di Taiwan.  Parliamoci chiaro: se adorate i rhum tropicali, aggiungete pure 3 punti al volto finale. Se per voi il whisky ideale invece è un secco Bowmore bourbon, vi potreste trovare “leggermente” spiazzati. Chiaro, no? Per noi è un bel…

Voto: 8,9



Tasting notes
:

Nose: black cherry jam, red orange, dehydrated plum, leather and tobacco: a typical sherry monster. We also have espresso, wood and liquorice! Not enough, it has the aroma of petrol, shoe polish and molasses: it’s like a Caroni rum. Tropical power!

Mouth: at the beginning sweet, then it becomes very tannic with chinotto and tamarind syrup. Cloves, coffee and juniper berries. It reminds us of an extra-aged balsamic vinegar. Very good !

Finish: medium-long, with cocoa powder. Fig burnt with liquorice and wood.

Comments: a tropical product, similar but, at the same time, different from its Scottish brothers. Taiwan knows how to make a whisky, really!

Score: 8,9

 

 

 

Bunnahabain 1995 “Valinch&Mallet”

Scheda Iniziale :

Distilleria: Bunnahabain

Imbottigliamento: Valinch & Mallet, “Lost Dram Collection”, 1995 – 2018, ex-bourbon

Gradazione: 46,5 %

Prezzo: circa € 170

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Siccome siamo in tema con la nuova degustazione di maggio, oggi vi presentiamo uno dei nuovi imbottigliamenti della “Valinch & Mallet” per la stagione 2018: parliamo di un Bunna di 22 anni. Salta subito all’occhio la gradazione di 46,5% gradi, e fonti certe ci dicono che sia quella di botte nuda e cruda. Abbiamo di che drizzare le antenne quindi, versiamo e beviamo!

Colore: giallo chiaro.

Naso: subito ciliegia bianca seguita da un lato minerale, tipo la pietra focaia che usavamo da ragazzi in campeggio. Andiamo oltre e troviamo tanta pesca bianca, sia la polpa che la buccia, e un intenso profumo floreale. Spariamola: primule e begonie. Grazie, giardino della mamma!
Se lo lasciamo respirare, viene fuori un lato burroso di pasticceria con del cioccolato bianco e della zuppa inglese. Pasta alle mandorle con una spruzzatina di limone chiude il tutto. Che sia però chiaro: il lato minerale di cui sopra continua ad esserci e racchiude tutti gli altri profumi. Possiamo dire una eresia? Al di là di questa caratteristica, ha un profilo elegante che ricorda alcuni Lowlander. Curioso e accattivante!

Gusto: ah no, marcia indietro, qua siamo decisamente su Islay. E’ fresco, con tanto zenzero e lime. Oseremmo dire anche albicocca leggermente acerba! Wow, quanto è sapido? Sembra di sentire non solo del caramello salato, ma proprio tanta acqua di mare. Eppure in deglutizione mostra ancora della frutta con pera e banana. Ragazzi, se fa salivare!

Finale: medio, con sentori di rosa che richiamano il naso (eresia parte due?!). Ritorna la pesca di cui sopra con una manciata di foglie di menta, like a cocktail. Sarebbe finita qua se non fosse per una sensazione di sale marino che permane a lungo sul palato.

Abbinamento: spiedini di calamari e gamberetti, adornati con menta e conditi con gocce di limone. Yum!

Commento finale: come avrete capito, ammettiamo che ci aveva un po’ spiazzato al naso, per la serie “Che profumi! Ma siamo su Islay?”, salvo poi sentirci stupendamente sull’isola una volta assaggiatolo. A tal proposito, ha una facilità di bevuta imbarazzante, aiutata da quel retrogusto salino che resta in bocca . Veramente molto buono, un perfetto isolano “primaverile” !

Voto: 8,8



Tasting notes
:

Nose: mineral with a hint of flintstone. Fruits with cherries and white peaches, floral with begonias and roses. Over time, we sense pastry with white chocolate, lemon marzipan and “zuppa inglese”, an italian cake. Almost a Lowlander!

Mouth: different, definitely an Islaynder! Fresh, with ginger, lime and slightly sour apricots. Salted caramel and sea water gives it sapidity. A touch of banana and pear.

Finish: medium. Roses, peach and even sea salt.

Comments: fragrant to the nose and above all marine in the mouth, a “spring” Bunna. Very good, one would never stop drinking it.

Score: 8,8

 

 

Balvenie 11y “Robert Watson”

Scheda Iniziale :

Distilleria: Balvenie

Imbottigliamento:  Robert Watson, “Aged single Malt” serie, 1969 – 1980

Gradazione: 56 %

Prezzo: circa € 900

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Ritornano per la vostra gioia le nostre bellissime recensioni, are you happy? Per festeggiare la cosa, aggiungiamo al nostro catalogo una delle più interessanti distillerie dell’intero panorama scozzese: Balvenie!
Perchè diciamo questo? Beh, spesso Balvenie viene citata come una delle poche realtà rimaste che ancora malta in proprio l’orzo, ma è riduttivo fermarsi qua. Infatti, caso unico, all’interno delle sue mura vengono effettuate anche:
– la coltivazione dell’orzo in una piccola fattoria,
– la manutenzione degli alambicchi effettuata dai propri mastri ramai,
– la fabbricazione e cura delle botti.
Se poi consideriamo che il tutto avviene sotto lo sguardo vigile di David Stewart, uno dei più grandi master distillers in circolazione, abbiamo di che drizzare le antenne.
Per inaugurare questa distilleria sul nostro sito, abbiamo scelto un pezzo da 90: un Balvenie risalente agli anni 60 (sì, avete letto bene!). Il whisky è stato imbottigliato nel 1980 dal selezionatore Robert Watson, oggi scomparso, per conto di un gruppo di simpatici italiani appassionati di malto.

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Un grazie a Francesco, nipote di uno dei signori citati sull’etichetta, per averci dato occasione di provarlo.
Ora non indugiamo più e versiamo!

Colore: giallo paglierino.

Naso: a dir poco setoso dove ananas maturo, banana e zucchero Moscovado la fanno da padrone. C’è un fumo in lontananza tenue ed elegante, oseremmo dire in stile Highland Park, che aumenta con l’ossigenazione. C’è anche un buonissimo lato maltoso con biscotto e pane al latte (più la crosta più che la mollica). Completano il tutto baccelli di vaniglia e miele millefiori con  una punta di canfora. Alcool, dove sei?

Gusto: parte con della polpa di ananas per poi esplodere in bocca con una multitudine di sapori. Il lato dolce continua con un bella macedonia di frutta, dove la pesca e un kiwi leggermente acerbo sono protagonisti, con tante spezie, come pepe e cardamomo, di contorno.
Facciamo un po’ i sofisticati: non si sente tanto la cola, tratto (secondo noi eh!)  abbastanza tipico dei Balvenie OB “moderni”, quanto piuttosto del caramello. Leggermente erbaceo, si avverte del cedro candito appena dopo la deglutizione. Qua l’elevata gradazione si sente un po’, ma nulla di grave. Bastano poche gocce d’acqua per stemperare senza stravolgere il profilo gustativo.

Finale: lungo. Torna il miele di cui sopra, sempre accompagnato da un fumo di braci. C’è una punta di noce moscata.

Commento finale:  provate a pensare ai vecchi imbottigliamenti dove la gradazione alcolica spesso era “bassa”, per poi trovarci un corpo pieno e denso. Fatto? Ok, qua siamo a 56°: una intensità e una persistenza in bocca fantastiche. Una lacrima è d’obbligo: ci siamo bevuti un pezzo di storia, un sapore e uno stile che oggi si sono persi.

Voto: 9,2



Tasting notes
:

Nose: soft, with pineapple, banana, honey and moscodavo sugar. In the course of time, milk bread and biscuits appear. There is a dirty side with an elegant smoke and camphor.
Mouth: immediately pineapple pulp, then unripe kiwi and peach. A cascada of cardamom and pepper. We taste the cola, indeed, caramel. Slightly herbaceous. Candied citron?
Finish: long, with honey and smoke of embers. Nutmeg?
Comments:  a historical whiskey, with a style that it’s hard to find . And with high alcohol content: amazing!

Score: 9,2

 

 

 

Talisker Port Ruighe

Scheda Iniziale :

Distilleria: Talisker

Imbottigliamento: OB, Port Ruighe, finish in Porto

Gradazione: 45,8 %

Prezzo: circa € 45

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Oggi aggiungiamo una nuova distilleria al sito, o meglio, andiamo a colmare una grave mancanza. Parliamo di Talisker, distilleria simbolo di Skye e una delle più note del panorama  mondiale del whisky: sì, la tiratina d’orecchie era d’obbligo!
Analizziamo quindi un imbottigliamento ufficiale della distilleria, il Port Ruighe (pronuncia: port-ree). Questa bottiglia prende il nome dal capoluogo dell’isola Portree e, come potete facilmente immaginare, contiene un distillato che, dopo aver maturato in botti  di legno europeo e americano, ha effettutato un finish in botti di…Porto Ruby per la precisione! E’ un colpo di scena, siore e siori, lo sappiamo!
Tornando seri, ringrazio tantissimo Giuseppe (alle volte il mondo è piccolo!) de I Sapori dei Sassi per il graditissimo campione. Andiamo a provarlo!

Colore: ambra.

Naso:  doppia anima! All’angolo blu abbiamo dei sentori decisamente marini. C’è tanto iodio e un bel salmastro, da bagnasciuga “algoso”. La torba ovviamente non manca!  All’angolo rosso abbiamo i sentori di Porto, quindi uva rossa e prugna. Frutti di bosco, con la mora in primis, e un po’ di mandorle e foglie di tabacco essiccate. Non mancano anche delle scorze di arancia con una spolveratina di cannella! Il “mare “Talisker” e il vino si incontrano: pensiamo che sia la frase che renda meglio l’idea.

Gusto: al primo sorso ci si accorge che il corpo è un po’ debole. Non giriamoci attorno, per il nostro gusto la gradazione è un po’ bassa ahimè. Dateci l’alcool, per Odino! Ahem, torniamo seri! Oleoso, tanta salamoia e molto fumo: è sempre un Talisker! Il lato dirty è stemperato però da tanta cioccolata aromatizzata all’arancia, ciliegie e oseremmo dire del caramello salato. Speck?

Finale: insospettatamente medio lungo, con tanto fumo, ma soprattuto tanto cioccolato al sale.

Abbinamento: abbiamo avuto un’idea. Per ringraziare Giuseppe, il minimo che potessimo fare era inventare un accostamento sfruttando uno dei prodotti del loro sito. Servite quindi questo Talisker con un patè di tonno e arancia che, ammettiamo, ci ha ispirato un sacco.  Spalmatelo su di un crostino di pane, decorate con una rosa di lardo et voilà.

Commento finale:  non siamo dei fans dei whisky finiti in Porto, chiariamoci subito. Detto questo, il classico (e sempre meno reperibile, sigh!) 10 anni lo batte, questo è fuori discussione. Con saccenza, pensiamo che, se avesse maturato più a lungo e se avesse avuto una gradazione più elevata, ci saremmo trovati davanti ad un signor prodotto.  Eppure, contestualizzandone il prezzo, non abbiamo trovato poi male questo Talisker. Diamogli quindi un “quasi otto”, via!

Voto: 7,8



Tasting notes
:

Nose: on the ring we have two souls: on the one hand, there are seaweeds, sea water and iodine. On the other, red grapes, plums and blackberries. In the end, we detect orange zeste, cinnamon and almond.
Mouth: it’s oily with a lot of brine and smoke: it’s always a Talisker! The dirty side is mitigated by chocolate with orange, cherries and maybe salted caramel. Speck? Unfortunately, it is low in alcohol!
Finish: unexpectedly medium-long, with smoke and chocolate with added salt.
Comments: two interesting souls, unfortunately disconnected. Such a pity: with the passage of time,  maybe they would harmonize. However, we have to consider that the price is cheap, so our score is “almost 8”.

Score: 7,8

Ed ora le tanto attese date
…rullo di tamburi…
9 marzo e 16 marzo !
Apriremo i cancelli per le prenotazioni lunedì 19 febbraio ore 14: state pronti!

Piccolo spoiler: avremo gli imbottigliamenti di Douglas Laing  #stupore #meraviglia