Rock Oyster “Small Batch”

Scheda Iniziale :

Distilleria: Blended Malt

Imbottigliamento: Douglas Laing, “Remarkable Regional Malts” serie, Small Batch Release

Gradazione: 43 %

Prezzo: circa 55 €

rock

Dopo il blend giapponese Taketsuru 17y, continuiamo oggi con un altro blend, stavolta tutto scozzese: parliamo del Rock Oyster imbottigliato dalla Douglas Laing. Quanta continuità e logica ineccepibile su queste pagine!
Il nostro roccioso whisky appartiene alla serie “Remarkable regional malts”, un progetto costituito da 5 referenze rappresentanti le caratteristiche generali delle regioni della Scozia da cui provengono. Il tutto ci viene “servito” senza colorazione o filtrazione a freddo.
Andando nello specifico, il Rock Oyster è una miscela di distillati provenienti dalle isole di Islay, Arran, Orkney e Jura. Ci piace riportare le parole di Fred Laing, il quale dice: “Se potessi selezionare solo un dram per trasportare l’appassionato di whisky nelle isole della Scozia, questo sarebbe il Rock Oyster”.
Sarà veramente così? Sbicchieriamo subito!

P.S. Anche a questo giro, ovviamente, niente mappa della distilleria avendo sempre a che fare con un blend.

Colore: giallo chiaro

Naso: mmm il ragazzo parte bene e coglie una nostra debolezza: adoriamo il mare e questo whisky, per farci felici, ci regala profumi di salsedine con delle punte di minerale. Yum! La torba non è invadente ed è accompagnata da olii essenziali della buccia di limone e di cedro. A concludere, resta un odore di legna spenta e del carbone bagnato. Un profilo semplice, forse banale, ma veramente ben amalgamato.

Gusto: oleoso, ma è al contempo fresco e leggero, grazie a una sensazone di pepe e di zenzero che donano freschezza. A dispetto di molti NAS che girano in questi periodi, il legno qua resta molto discreto permettendo al distillato, seppur chiaramente giovane, di esprimersi al meglio. Infatti in bocca si sente un bel malto ruspante accompagnato poi da tanti agrumi come limone, cedro e bergamotto.

Finale: medio lungo. Salato con una sensazione di “cerealoso” a ricordarci ancora la probabile giovane età del blend. Ancora una punta di fumo e di pera.

Abbinamento: banale sicuramente, ma bevetelo con le ostriche assolutamente. Ah, siccome certi personaggi reputano che sia sbagliatissimo come abbinamento per via della troppa potenza alcolica (ho visto un bell’attacco in proposito al collega IBR su Facebook), basta farsi furbi. Prendete l’ostrica con la sua acqua, aggiungete delle gocce di limone e altrettante di Rock Oyster. Diluito così, la gradazione scenderà per bene e…insomma provate e godete!

ostriche
Non vi basta? Vi copiamo paro paro dal sito della Douglas Laing la ricetta per prepararvi un bel “Rock Oyster Margarita“:

Create the ultimate seaside serve with 5cl Rock Oyster Island Malt, 3.5cl premium tequila, 2.5cl lime juice, salt & a wedge of lime.
1. Fill a shaker with ice & add the Rock Oyster, tequila & lime juice.
2. Shake until cold.
3. Strain into glass with half the rim damped with water, then dipped in salt & add lime wedge garnish.

Commento: fantastico rapporto qualità/prezzo. Per via del suo profilo marino, è semplicemente uno dei nostri blend preferiti, ottimo da solo, in accompagnamento e anche in miscelazione. Già che ci siamo, lo volete provare assieme agli altri blends regionali della DL? Questo lunedì (stasera!) ci sarà un evento tutto dedicato a loro by Milano Whisky Festival, quindi cosa volete che vi diciamo? Andate, bevete e studiate, cribbio!!

Voto: 8,7


 

Tasting notes:

Nose: a lot of saltiness, a non-invasive and mineral peat. We seem to feel the essential oils of lemon and cedar, yum! There is also unlit bonfire and wet coal. Simple, but well mixed!

Mouth: oily but fresh, light and “fizzy” thanks to pepper and ginger. Despite being a nas and despite the current “fashions”, the wood is very discreet. Malty, with still lemon and cedar.

Finish: medium long. It’s salty and malty with still a hint of smoke and pear.

Comments: fantastic quality/ price ratio. Because of its marine profile, it’s simply one of our favorite blends, great on its own, with foods and even in blending.

Score: 8,7

 

 

 

Annunci

Nikka Taketsuru 17y

Scheda Iniziale :

Distilleria: Nikka (Yoichi e Miyagikyo)

Imbottigliamento: OB, 1995 – 2012

Gradazione: 43 %

Prezzo: circa 200 €

take

Rieccoci qua dopo le supermeritate ferie! Ci eravamo lasciati con un spettacolare single cask di Karuizawa e da qui l’idea: restiamo ancora virtualmente (sigh!) in Giappone e proviamo un altro prodotto dagli occhi a mandorla. Fruga fruga nell’armadietto e salta fuori un bel Taketsuru 17 anni. Blend prodotto da Nikka con i loro single malt Yoichi (leggermente torbato) e Miyagikyo (il tropicalone della famiglia), non viene ahimè più prodotto se non in versione NAS. Noi grazie a Giorgio e Gerva abbiamo avuto la possibilità di berci il vecchio 17, quindi è per lo meno nostro dovere condividere con voi le nostre impressioni. Contenti, vero?

P.S. A sto giro, ovviamente, niente mappa della distilleria avendo a che fare con  un blend.

Colore: oro.

Naso: si inizia con un’intensa banana (come suona male, però!) seguita da  tante spezie, soprattuto pepe bianco, poi miele e croccante. Questo lato già “saporito” di suo cede il posto ad uno decisamente più grasso: ci pare di sentire l’impasto del panettone, con la sua farina e le uvette, che poi evolve in pandoro con zucchero a velo. In altre parole, con l’ossigenazione, le sensazioni burrose aumentano. A completare il tutto, c’è anche un delicato profumo di glicine che dona finezza all’insieme.

Gusto: sensazioni armoniose tipicamente giapponesi. Ok, non chiedeteci esattamente cosa voglia dire, ma lo volevamo scrivere! Come il naso, risulta molto speziato con pepe, zenzero in polvere e cardamomo: oh yes, gradevole. Non manca poi la frutta come una cassetta di pere, prugne gialle e…la spariamo? Anche della papaya. Un pizzico di balsamico gli dona del brio per poi lasciarci con una leggera sensazione di legna fresca appena tagliata e del cioccolato gianduja.

Finale: medio con pesca gialla, pera acerba e punta di fumo. Delicato e gentile!

Abbinamento: c’era un famoso pasticcere parigino che, fino a circa 3 anni fa, usava il Taketsuru 17y come bagna per i suoi savarins. Chi scrive li aveva provati e vi assicura che erano clamorosi. Purtroppo, come potete immaginare, non sono più disponibili dato il prezzo attuale del whisky. Se però avete 200 euro da “buttare” e vi dilettate di pasticceria,  ora sapete cosa fare!

Commento: molto morbido e molto jappo. Senza alcuno “spigolo” e questo, come sappiamo, per alcuni può essere un difetto: parliamo di chi è alla ricerca di un guizzo di …personalità? Ma potremmo dire che il suo carattere sia proprio questo: un tipico giapponese educatissimo e composto. Purtroppo però è educatissima anche la potenza alcolica: i 43 gradi per i nostri gusti sono un po’ pochetti. Sommiamo tutto da bravi japan lover, è piaciuto, e quindi sommando il tutto…

Voto: 8,4


 

Tasting notes:

Nose: banana with many spices, especially white pepper, which evolves into honey and “croccante”. It also remembers the dough of panettone, with its flour and currants, which changes into pandoro with powdered sugar. A fresh wisteria closes everything.

Mouth: like the nose, it’s very spicy with pepper, ginger powder and cardamom: oh yes, nice. There is a lot of fruit like pears, yellow plums and … maybe? Papaya! A little balsamic sensation, followed by freshly cut wood and gianduja chocolate.

Finish: medium with yellow peach, unripe pear and tip of smoke. Delicate and kind!

Comments: we can define it as a circle without edges. Somebody may see a lack of personality in this perfection, but it is typical of Japanese whiskies.
We liked it, despite of the low alcohol content.

Score: 8,4

 

Karuizawa 32y for “Shinanoya”

Scheda Iniziale :

Distilleria: Karuizawa

Imbottigliamento: OB, per il 10^ anniversario di Shinanoya, ex-sherry, 1981 – 2013

Gradazione: 55,4 %

Prezzo: non ha valutazione. L’ultima volta che era stato avvistato in un negozio stava sui 1600€,  in asta ha raggiunto anche gli 8000€.

karui

Prima di partire per le ferie, vi lasciamo con la lettura di uno di quegli assaggi che, senza alcun timore di smentita, possiamo solo definire “pazzeschi”. Imbottigliato per il decimo anniversario del negozio di whisky “Shinanoya“, siamo davanti ad un Karuizawa di quelli da ricordare (e rimpiangere!) negli anni a venire.
La distilleria sorgeva in Giappone nella città di Miyota, vicino all’omonima Karuizawa ed è stata chiusa nel 2011. In pochissimo tempo i loro whiski sono stati vittima di un collezionismo sempre più sfrenato e ad oggi è sempre più difficile trovarne una bottiglia. Quindi, a tal proposito, un sentito grazie a Anna R. che ci ha procurato il dram e a Toru Suzuki del “Mash Tun” di Tokyo per avercelo tenuto da parte!
Una nota di autolesionismo: appena uscita la bottiglia costava sui 160 euro, adesso con quei soldi vi comprate giusto giusto il dram! Altro che Bot e buoni postali…
Ma non siamo sul Sole24ore, quindi versiamo e godiamo!

Colore: bock!…Seriamente, ambra scura

Naso: chissà a che gradazione è stato imbottigliato, dopo 32 anni siamo ancore oltre 55 gradi. A conferma, appena versato il whisky nel bicchiere,  è l’alcool rosa a emergere su tutto, seguito dagli odori del laboratorio del piccolo chimico: ci ricorda tantissimo le crystal balls con cui giocavamo da piccoli, la cera lucidante per i mobili e la scolorina. La spariamo? Sembra un Hampden!
Facciamolo respirare e aggiungiamo una gocca di acqua per farlo aprire meglio: oh my god! Una esplosione di legno, lacca, salsa barbecue con la sua melassa e i suoi sentori di affumicato, metri di caramella alla liquirizia. It’s over 9000 (cit.). Abbiamo poi uvette, caffè, e incenso aromatizzato al sandalo.
Fate qualcosa, non si ferma più! Come se non bastasse c’è dell’amaretto di Saronno, acetone per unghie (non è che lo sporco sia sparito del tutto eh!), Christmas Pudding, marmellata di arance amare e albicocche disidratate. Insomma, lo sherry ha decisamente detto la sua. Infinito!
Il bicchiere asciutto profuma di terra e cioccolato.

Gusto: vellutato, caldo, con un lato minerale, quasi metallico. A farla poi da padrona è la liquirizia. Erbaceo, anzi più precisamente, sa di foglie di tabacco. Ci troviamo anche sfumature da rhum tropicale con dark moscovado, miele di castagno con quel tocco tanninico, caramello e fichi con le noci! C’è infine una bellissima (?) sensazione di inchiostro. Ragazzi, che roba!

Finale: lungo, con del lucido da scarpe che si porta dietro dell’acqua ragia. C’è poi una leggera asprezza, assolutamente non fastidiosa, che poi si trasforma in una concentratissima marmellata di fichi.

Commento: esistono due regole sui Karuizawa: tutti i Karuizawa sono “fuori prezzo”, e non tutti i Karuizawa sono all’altezza della fama. Beh, qua per nostra fortuna siamo davanti alla goduria allo stato puro, un mix fantastico di “super- dirty”, sensazioni dolci ed eleganza. Come sia stato possibile fare questo non lo sappiamo, ma francamente ci interessa poco: conta solo il piacere della bevuta e qua siamo a livelli VM18, da bollino rosso!
E diamolo ogni tanto un votone!

Voto: 9,4


 

Tasting notes:

Nose: immediately alcohol, polishing wax for furniture and whiteout. Can we say a heresy? It smells like a Hampden, very dirty. Lovable!
He loves water: with a drop, it evolves and there is an explosion of wood, lacquer, smoked barbecue sauce with its molasses and licorice candy. Then we have raisins, coffee and sandal flavored incense.
Let’s take time and here they are Amaretto di Saronno, nail polish, Christmas Pudding, bitter orange marmalade and dehydrated apricots. It’s infinite!
The dry glass smells of earth and chocolate.

Mouth: velvety, warm, with a mineral, almost metallic side. So much licorice and tobacco leaves. In the mouth it reminds us of a tropical rum with dark Muscovado sugar, chestnut honey, caramel and figs with walnuts! Ink? Amazing!

Finish: long, with shoe polish and white spirit. A lot of fig jam.

Comments: absolutely fantastic, a balanced mix of “super-dirty”- sweet sensations and elegance. Great selection!

Score: 9,4

 

 

 

Bowmore No. 1

Scheda Iniziale :

Distilleria: Bowmore

Imbottigliamento: OB, No.1

Gradazione: 40%

Prezzo: circa € 35

bowmore

Continuiamo oggi con un altro NAS di una distilleria fra le nostre preferite. Proveniente dal leggendario Vault “N.1” sotto al livello del mare, ecco qua tutto per noi l’omonimo imbottigliamento base di Bowmore. Maturato in barili ex bourbon provenienti dalla celebre distilleria americana Maker’s Mark, è facilmente reperibile a basso prezzo. Varrà comunque la spesa per il nostro portafoglio ? Andiamo a scoprirlo subito.

Colore:

Naso: subito molto dolce, grazie all’apporto della botte first fill con crema pasticcera e mandorla. Oltre a quest’ultima, ci sembra di sentire anche del marzapane, giusto per restare in tema. Avanti poi la frutta con tanta pera,  pesca gialla, ananas e una grattatina di buccia di lime. Ossigenandosi appare Bowmore in forma gentile con la sua torba,  lo iodio, e un pizzico di  fumo.

Gusto: vellutato, con ancora tanta frutta gialla. C’è un curioso lato vegetale con polpa di cetriolo salato, molto giapponese. Oleoso, ma contemporaneamente leggero: quanto avremmo voluto una diluizione minore (che è la versione politically correct del “dateci più etanolo”)! Anice?

Finale: medio corto. Ci ricorda delle pere molto tanniniche, un po’ amare,  con un lato balsamico. Restano il sale e il fumo.

Commento finale: non è fatto malissimo. Tuttavia il corpo risulta molto debole e il lato del distillato che adoriamo qua è messo in secondo piano da botti molto attive. L’allievo ha le capacità, ma qua non si applica.

Voto: 7,6


 

Tasting notes:

Nose: very sweet, thanks to the barrel first fill, with custard, almond and marzipan. Here they come the fruits, like pear, yellow peach, pineapple and lime. This Bowmore, with its elegant peat, iodine, and a pinch of smoke, is very “shy”.

Mouth: silky, soft, with lots of yellow fruit. There is a salted cucumber, very Japanese. Oily, but at the same time light in the mouth: we would have liked to have more alcohol. Anise?

Finish: medium-short, with very tannin-like pears, slightly bitter and balsamic. Still salt and smoke.

Comments: not so bad, unfortunately the whisky’s body is weak and the side of the distillate we adore here is overshadowed by very active barrels.

Score: 7,6

 

Talisker Skye

Scheda Iniziale :

Distilleria: Talisker

Imbottigliamento: OB, Skye

Gradazione: 45,8 %

Prezzo: circa € 35

talisker

Protagonista della bevut…recensione di oggi è uno dei NAS più facilmente reperibili sul mercato: parliamo dello “Skye” prodotto da Talisker.  E’ un whisky che ha riposato in un mix di botti di rovere americana, tostate e refill, con una percentuale leggermente superiore delle prime. Nato con lo scopo di farci dimenticare (SPOILER: sigh!) il tanto osannato Talisker 10y tornato da poco in produzione, riuscirà a rendere più gradevoli queste giornate afose? Scopriamolo subito!

Colore: oro.

Naso: costiero, certo, ma al contempo molto dolcioso. Ci spieghiamo meglio. Da un lato abbiamo le caratteristiche tipiche di un Talisker, quali torba, pepe, limone e acqua di mare. C’è anche del carbone bagnato e forse della noce moscata. E fin qui tutto ok, anzi, è un profilo che adoriamo tantissimo. Peccato che questo meraviglioso lato isolano sia quasi sovrastato da elementi opposti e forse presenti in esagerata misura. Tanta vaniglia, gommose alla liquirizia, ma soprattutto una svalangata di legno donano in definitiva un profilo decisamente “piacione” che ci lascia un po’ perplessi.

Gusto: purtroppo riconferma le impressioni del naso. Ancora tanta botte con una generosa manciata di spezie orientali, mela cotta e albicocca disidratata. Il lato marino che ci ha fatto innamorare di Talisker è presente solo in sordina accompagnato da una leggera torba dolciastra ed erbacea e…fuliggine?

Finale: medio lungo con legno (oh really?!). Fortunatamente c’è un po’ di sale e fumo che almeno stemperano il profilo dolciastro.

Commento finale: se siete amanti del vecchio “Ten”, beh, qui andrete incontro probabilmente ad una delusione. D’altro canto è un prodotto sicuramente di più facile accesso rispetto al vecchio 10y, risultando infatti più morbido e meno complesso. Possiamo vederlo quindi come una sorta di introduzione a whisky isolani più “tradizionali”. Comunque, in virtù del prezzo basso a cui lo potete trovare, gli diamo:

Voto: 7,4


 

Tasting notes:

Nose: coastal, with lemon, pepper, sea water and wet coal. Unfortunately, a generous amount of vanilla, wood, and licorice candies make it too much… friendly?

Mouth: consistent with the nose. Even more barrel with a generous handful of oriental spices, baked apple and dried apricot. The marine side is very weak, accompanied by a light sweetish and herbaceous peat and … soot?

Finish: medium long with wood (oh really ?!). There is a bit of salt, luckily.

Comments: if you are a 10y fan, you will be disappointed. Let’s consider it as an introduction to more complex island whiskey, but no more than that.

Score: 7,4

 

 

Whisky Revolution 2018

logo

Ragazzi, ci siamo! Adesso possiamo svelarvi cosa bolliva in pentola da qualche mese: un nuovo whisky festival in Italia, scusateseèpoco! Non perdiamo tempo, abbiamo tutti sete e quindi partiamo subito coi fondamentali:

QUANDO: 22 – 23 -24 settembre 2018
DOVE: Castelfranco Veneto(TV), presso “Hotel Ristorante Fior”
SITO WEB: http://www.whiskyrevolution.it/
PROGRAMMA: http://www.whiskyrevolution.it/programma/ 
ORGANIZZATORI: Blend Whisky Bar http://www.blendwhiskybar.it/ 

Se avete già cliccato sul sito, avrete notato come di carne al fuoco ce ne sia veramente tanta, e non è finita. Ma cosa offre di diverso questo festival? Come forse avrete intuito dal programma, lo scopo è dare un taglio più easy e moderno rispetto ad altri eventi. Fra brunch, musica jazz, cene, cocktail, talk show, tasting live ecc ecc non manca nulla per attirare più giovani possibili nel fantastico mondo del succo di malto. Complimenti davvero ai ragazzi del Blend che, dopo aver aperto un fantastico bar dedicato al whisky, ora ci offrono un intero nuovo festival! Chapeau!

Come se non bastasse, saranno presenti tutti i maggiori bloggatori e influenzatori d’Italia, sentite i nomi: WhiskyFacile, CigarsLover, LaRagazzaCheBeve, IlBevitoreRaffinato e altri sono in arrivo !

E’ tutto molto bello, ma c’è un “ma”: purtroppo i ragazzi del BLEND hanno avuto la sciagurata idea di invitare anche noi di Dolcemente Whisky…Ebbene sì. Quindi non solo ci troverete al banco di Beija Flor a sbicchierare per voi,  ma anche al “Salotto Social” dove potrete anche partecipare alla nostra tasting note live guidata. Come funziona? Verrà scelta una bottiglia da presentarvi e tutti insieme scriveremo una sorta di recensione collettiva in diretta su internet. Un’idea decisamente originale e divertente, per cui iscrivetevi numerosi, mi raccomando!  In ogni caso, vi aspettiamo al suddetto banco per almeno scambiare due chiacchiere davanti ad un buon bicchiere!

Ringraziando Beija Flor e Blend Whisky Bar per la duplice occasione che ci hanno dato, vi invitiamo a seguirci per aggiornamenti e cose simili!

A presto, Davide e Sebastiano

 

 

Birre estate 2018

Oggi cambiamo parzialmente le carte in tavola: sul Faccialibro ci avete contattato per chiederci di compilare una nostra sorta di TOP 10 di birre estere che vadano assolutamente bevute. Stabilito che ci sono persone molto più esperte di noi e che quindi vi fidate bene a farci certe richieste (are you serious?! really?!), cercheremo di accontentarvi. Tutto sommato siamo in estate, il whisky è un derivato della birra, quindi non siamo del tutto fuori tema, no?

birra

Abbiamo però preferito prendere un altro approccio. Fare una top 10 sarebbe stato di fatto impossibile e decisamente limitativo. Abbiamo preferito stilare un elenco dove citiamo delle birre rappresentative per vari stili, entry level e non,  molto buone o che in ogni caso non possano lasciarvi indifferenti. Come vedete in sostanza, non c’è un criterio coerente in questa selezione, è solo una scusa per bere, quindi per favore non prendeteci sul serio, ok? Tornando a noi, tranne qualche eccezione, abbiamo per lo meno cercato di citare delle chicche che siano anche di quasi facile reperibilità. Detto questo, buona lettura e soprattutto buona bevuta!

GERMANIA
Weihenstephaner – Vitus: potremmo tranquillamente definirla una imperial weiss.
Andechs – Weissbier Hell: da bersi rigorosamente a litri.
Schneider – Weisse Tap 6: per noi la Bock per eccellenza.
Heller Brauerei  – Schlenkerla Märzen: la birra perfetta da stinco?

BELGIO
De Struise – Pannepot : imponente e fruttata, un capolavoro fra le Belgian Strong Ale.
Gouden Carolus – Cuvee Van De Keizer Blauw: compratela e tenetela in cantina ad affinarsi, dico solo questo.
De Dochter van de Korenaar – Extase: una ipa in stile belga per un matrimonio perfetto.
Rochefort 10: la nostra trappista preferita! Scura, con un delizioso profilo caramelloso e di liquirizia.
Boon – Geuze Mariage Parfait: ottima entrée nel mondo delle acide. Al primo assaggio spaventano, ma poi…
Rodenbach – Caractère Rouge: deriva dalla macerazione della frutta rossa. Non per tutti, ma se abbinata bene diventerà irrinunciabile.
Brasserie Verhaeghe – Duchesse de Bourgogne: una versione più soft della precedente, per iniziare.
Brouwerij Omer Vander Ghinste – Cuvée des Jacobins: sour red maturata in botti di cognac, deliziosa con la carne.

DANIMARCA
To Øl – Jule Maelk: una imperial stout cioccolatosa e intrigante, attenzione ai gradi però!
Evil Twin – Imperial Biscotti Break: potenza e complessità per questo capolavoro.
To Øl – Pa!!!: una triple ipa perfetta per un hamburger supercaricato.

INGHILTERRA
Traquair House – Traquair Jacobite Ale: la nostra old ale preferita.
Tempest Brewing – Mexicake: la scelta della pasticceria per preparare il birramisù (anche se poi va trattata apposta dato l’alto tasso alcolico).
Harviestoun –  Old Engine Oil e la sua versione maturata in ex botti Highland Park, la Ola Dubh: una fantastica “birra da pub”.

STATI UNITI
Founders – Curmudgeon: altra old ale clamorosa. Bevetela e vi immaginerete seduti in un locale malfamato al porto.
Stone Brewing – Stone IPA: bilanciatissima ipa con un amaro non eccessivo e dei fantastici profumi agrumati.
Great Divide – Hibernation Ale: old ale in versione “imperial” si può dire?

CANADA
Le Trou du Diable – Saison du Tracteur: una delle migliori saison che abbiamo mai assaggiato.

SVEZIA
Omnipollo – Nebuchadnezzar: non amiamo molto questo birrificio, ma questa double ipa è l’eccezione che conferma la regola.

OLANDA
de Molen – Rasputin: imperial stout caffettosa, un punto di riferimento per la categoria.

Se poi vorrete un aiutino per un abbinamento, fateci pure un fischio! Siamo qua per quello, no?

Già che c’eravamo, abbiamo voluto anche indicare quelli che per noi sono da considerarsi “grandi birrifici”. Che sia chiaro, all’elenco ne mancano tantissimi, è giusto per dare una sorta di ultramini linea guida! Già solo per il Belgio, per citare i più rappresentativi, ci vorrebbe un mega articolo apposta! Già che ci siamo, se ne avete in mente altri, scriveteci volentieri i nomi. Così da conviderli con tutti gli altri lettori !

OLANDA: de Molen.

DANIMARCA: Evil Twin , To Øl, Mikkeller.

STATI UNITI: Cigar City, Founders, Great Davide, Lost Abbey, AleSmith, Anchorage.

CANADA: Brasserie Dieu du Ciel.

INGHILTERRA: Siren, Moor.

BELGIO: De Dochter van de Korenaar, Orval, 3 fonteinen, Boon, Dupont.

NORVEGIA: Lervig, Nøgne Ø.

ESTONIA: Põhjala.

POLONIA: Raduga

FRANCIA: Lancelot.

SVEZIA: Brewski.

Detto questo, avevamo promesso una sorpresa, giusto? Bene, tenete d’occhio il calendario, perchè il 16 luglio vi sveleremo qualcosa di veramente grosso in arrivo, una mega new entry in Italia. Una nuova distilleria? Un nuovo imbottigliatore? Un nuovo film della Marvel? Di più di più…

Resistete alla curiosità e continuate a seguirci,
Davide e Sebatiano