Birre estate 2018

Oggi cambiamo parzialmente le carte in tavola: sul Faccialibro ci avete contattato per chiederci di compilare una nostra sorta di TOP 10 di birre estere che vadano assolutamente bevute. Stabilito che ci sono persone molto più esperte di noi e che quindi vi fidate bene a farci certe richieste (are you serious?! really?!), cercheremo di accontentarvi. Tutto sommato siamo in estate, il whisky è un derivato della birra, quindi non siamo del tutto fuori tema, no?

birra

Abbiamo però preferito prendere un altro approccio. Fare una top 10 sarebbe stato di fatto impossibile e decisamente limitativo. Abbiamo preferito stilare un elenco dove citiamo delle birre rappresentative per vari stili, entry level e non,  molto buone o che in ogni caso non possano lasciarvi indifferenti. Come vedete in sostanza, non c’è un criterio coerente in questa selezione, è solo una scusa per bere, quindi per favore non prendeteci sul serio, ok? Tornando a noi, tranne qualche eccezione, abbiamo per lo meno cercato di citare delle chicche che siano anche di quasi facile reperibilità. Detto questo, buona lettura e soprattutto buona bevuta!

GERMANIA
Weihenstephaner – Vitus: potremmo tranquillamente definirla una imperial weiss.
Andechs – Weissbier Hell: da bersi rigorosamente a litri.
Schneider – Weisse Tap 6: per noi la Bock per eccellenza.
Heller Brauerei  – Schlenkerla Märzen: la birra perfetta da stinco?

BELGIO
De Struise – Pannepot : imponente e fruttata, un capolavoro fra le Belgian Strong Ale.
Gouden Carolus – Cuvee Van De Keizer Blauw: compratela e tenetela in cantina ad affinarsi, dico solo questo.
De Dochter van de Korenaar – Extase: una ipa in stile belga per un matrimonio perfetto.
Rochefort 10: la nostra trappista preferita! Scura, con un delizioso profilo caramelloso e di liquirizia.
Boon – Geuze Mariage Parfait: ottima entrée nel mondo delle acide. Al primo assaggio spaventano, ma poi…
Rodenbach – Caractère Rouge: deriva dalla macerazione della frutta rossa. Non per tutti, ma se abbinata bene diventerà irrinunciabile.
Brasserie Verhaeghe – Duchesse de Bourgogne: una versione più soft della precedente, per iniziare.
Brouwerij Omer Vander Ghinste – Cuvée des Jacobins: sour red maturata in botti di cognac, deliziosa con la carne.

DANIMARCA
To Øl – Jule Maelk: una imperial stout cioccolatosa e intrigante, attenzione ai gradi però!
Evil Twin – Imperial Biscotti Break: potenza e complessità per questo capolavoro.
To Øl – Pa!!!: una triple ipa perfetta per un hamburger supercaricato.

INGHILTERRA
Traquair House – Traquair Jacobite Ale: la nostra old ale preferita.
Tempest Brewing – Mexicake: la scelta della pasticceria per preparare il birramisù (anche se poi va trattata apposta dato l’alto tasso alcolico).
Harviestoun –  Old Engine Oil e la sua versione maturata in ex botti Highland Park, la Ola Dubh: una fantastica “birra da pub”.

STATI UNITI
Founders – Curmudgeon: altra old ale clamorosa. Bevetela e vi immaginerete seduti in un locale malfamato al porto.
Stone Brewing – Stone IPA: bilanciatissima ipa con un amaro non eccessivo e dei fantastici profumi agrumati.
Great Divide – Hibernation Ale: old ale in versione “imperial” si può dire?

CANADA
Le Trou du Diable – Saison du Tracteur: una delle migliori saison che abbiamo mai assaggiato.

SVEZIA
Omnipollo – Nebuchadnezzar: non amiamo molto questo birrificio, ma questa double ipa è l’eccezione che conferma la regola.

OLANDA
de Molen – Rasputin: imperial stout caffettosa, un punto di riferimento per la categoria.

Se poi vorrete un aiutino per un abbinamento, fateci pure un fischio! Siamo qua per quello, no?

Già che c’eravamo, abbiamo voluto anche indicare quelli che per noi sono da considerarsi “grandi birrifici”. Che sia chiaro, all’elenco ne mancano tantissimi, è giusto per dare una sorta di ultramini linea guida! Già solo per il Belgio, per citare i più rappresentativi, ci vorrebbe un mega articolo apposta! Già che ci siamo, se ne avete in mente altri, scriveteci volentieri i nomi. Così da conviderli con tutti gli altri lettori !

OLANDA: de Molen.

DANIMARCA: Evil Twin , To Øl, Mikkeller.

STATI UNITI: Cigar City, Founders, Great Davide, Lost Abbey, AleSmith, Anchorage.

CANADA: Brasserie Dieu du Ciel.

INGHILTERRA: Siren, Moor.

BELGIO: De Dochter van de Korenaar, Orval, 3 fonteinen, Boon, Dupont.

NORVEGIA: Lervig, Nøgne Ø.

ESTONIA: Põhjala.

POLONIA: Raduga

FRANCIA: Lancelot.

SVEZIA: Brewski.

Detto questo, avevamo promesso una sorpresa, giusto? Bene, tenete d’occhio il calendario, perchè il 16 luglio vi sveleremo qualcosa di veramente grosso in arrivo, una mega new entry in Italia. Una nuova distilleria? Un nuovo imbottigliatore? Un nuovo film della Marvel? Di più di più…

Resistete alla curiosità e continuate a seguirci,
Davide e Sebatiano

 

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Highland Park 14y “Creative Whisky Company”

Scheda Iniziale :

Distilleria: Highland Park

Imbottigliamento: Creative Whisky Company, “The Exclusive Malt” serie, 2003 – 2017, Refill Hogshead

Gradazione: 52,9 %

Prezzo: circa € 80

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Oggi c’è aria di novità sul sito: siccome non sono mai abbastanza, vi presentiamo un nuovo selezionatore inglese, la Creative Whisky Company, siete contenti? Bravissimi!
Fondata nel 2005 da David Stirk, è da poco importata in Italia dalla Lost Drams. Per inaugurare la cosa, abbiamo scelto un simpaticissimo Highland Park della loro serie “The Exclusive Malt”, che ha passato 14 anni in una botte refill hogshead. Salta subito all’occhio l’estetica della bottiglia: c’è una bellissima piastra di similmetallo incastonata direttamente nel vetro. Ci piace un sacco! Ora basta parlare di bellezza esteriore e concentriamoci su quella interiore: versiamo subito.

Colore: ottone.

Naso: all’inizio c’è un impenetrabile fumo di legna bruciata che poi diradandosi lascia posto ad un’anima di vaniglia, caramelle gommose alla frutta e caramello salato. Completa il lato zuccherino un bel succo di mela, o forse sono solo i postumi del Trentino? In ogni caso, a dare carattere ci sono delle note decisamente intriganti come acqua di mare e…Dixan?! In lontananza, per concludere, ci pare di sentire una punta di torba e di olive. Ehi, sembra interessante!

Gusto: un’esplosione di miele a cui seguono litri di  acqua marina, peperoncino giallo,  noce moscata e salvia: non lascia indifferenti! Il fumo HP è presente in pompa magna con tutti i suoi sacri crismi, risulta quindi elegante, costante, ma mai niente di invadente. Vegetale con mela rossa, cicoria e un leggero sapore di cenere in deglutizione.

Finale: medio, con cenere di caminetto, peperoncino e sale marino.

Abbinamento: petto di pollo alla crema di funghi, così per settembre vi preparate per bene e saprete già cosa cucinare!

Commento finale: Ma che buono! Un HP senza fronzoli, fatto semplicemente molto bene, dove una botte comunque attiva non ha snaturato il distillato. Considerando anche il prezzo veramente basso gli diamo…

Voto: 9,0

P.S. Lo volete assaggiare? In una nostra prossima degustazione dedicata ai torbati sarà uno dei protagonisti della serata! Ma cosa volete di più? Veramente un Lucano?!



Tasting notes
:

Nose: an impenetrable yet elegant smoke followed by vanilla, fruit candies and salted caramel. Sea water and … washing powder? Oh yeah! Slightly peated with a handful of olives.

Mouth: a lot of honey mixed with sea water, spices and red apple. A typical HP smoke adorable. Ash in swallowing.

Finish: medium, with fireplace ash, hot pepper and sea salt.

Comments: an excellent HP, enhanced by an equally excellent cask. In addition, it is (it was) very cheap!

Score: 9,0

 

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Hazelburn 10y Sauternes cask “Beija flor”

Scheda Iniziale :

Distilleria: Springbank

Imbottigliamento: Hazelburn, 2007- 2018, ex-sauternes cask n° 1008 for “Beija flor”

Gradazione: 55,4 %

Prezzo: circa € 100

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Dopo l’Ardbeg della scorsa settimana vediamo di rifarci un po’, quindi mettiamoci a frugare bene in dispensa e vediamo cosa salta fuori. Sì, diremmo che questo vada più che bene: un Hazelburn selezionato dall’importatore italiano Beija flor. Parliamo del whisky distillato 3 volte nientepocodimenoche da Springbank il quale, in questa versione esclusiva per il nostro mercato, ha maturato interamente per dieci lunghi anni in una botte ex-sauternes. Sembra interessante! Come inoltre saprete, questo vino francese è un nostro feticcio, quindi immaginate la serietà e la flemma con cui andremo a riempirci il bicchiere! Evviva!
P.S. Grazie a Veronica e Gaia per aver condiviso con noi la degustazione!

Colore: oro antico.

Naso: tanta pesca bella matura, acacia e zafferano: qualcuno ha detto sauternes? La botte ha decisamente donato la sua firma al distillato, con un’aggiunta forse di legno bagnato. La pasticceria afferma la sua presenza con marmellata di albicocche e crema al cioccolato bianco e vaniglia. Uvetta bianca? In ogni caso sotto questa dolcezza c’è il lato sporco con cera e piera focaia e una punta di lucido da scarpe. Il tutto è comunque generosamente mitigato dal sauterenes. L’alcool c’è, leggermente presente, ma non risulta fastidioso.

Gusto: pieno e avviluppante. Molto, molto miele, oseremmo dire di tiglio, con una bella sensazione di composta di frutta mista. Anzi, possiamo dire la nostra settimanale eresia? Stabilito che non abbiamo mai  mangiato una candela aromatizzata alla frutta, pensiamo che la sensazione in bocca sia la medesima. Sì, è decisamente ceroso, oleoso e grasso! Una punta di fumo gli da quel quid in più!

Finale: lungo e molto complesso, con albicocca, pesca acerba, liquirizia. Considerando che oltre a quest’ultima è presente anche un lato leggermente minerale, il dubbio che hanno i Facili che possa esserci della torba è più che giustificato. In ogni caso è decisamente tanninico.

Abbinamento: cheesecake con formaggio di capra e pesche di Monate. Concedeteci un pò di territorialità!

Commento finale: appena aperta la bottiglia eravamo rimasti un po’ spiazzati. “Botte troppo attiva” avevamo pensato, ci ricordava più un “distillato di sauternes” che un whisky. Errore, dategli tempo: ossigenandosi in bottiglia col tempo viene fuori alla stragrande il nostro Hazel. Ottimo marriage, due anime che si sono trovate alla perfezione. Ci piace assai!

Voto: 8,7



Tasting notes
:

Nose: peach, acacia and saffron. Then there is a marvelous apricot jam mixed with wax, flint and smoke!

Mouth: oily, sweet and waxy! Linden honey with a light smoke.

Finish: long with apricot and unripe peach. It’s mineral with liquorice root: is it perhaps peated? Drying and tannic.

Comments: excellent marriage between Sautenes and Hazelburn. Both present and splendidly mixed!

Score: 8,7

 

Ardbeg Grooves

Scheda Iniziale :

Distilleria: Ardbeg

Imbottigliamento: Grooves, “The Ultimate”serie, ex-wine casks, NAS, 2018

Gradazione: 46 %

Prezzo: circa € 140

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Oggi ci troviamo a sbevazz…analizzare l’ultimo rilascio in serie limitata di Ardbeg, il whisky che è sulla bocca di tutti, il whisky che America e Corea del Nord si contendono: il Grooves! Prima di asssaggiarlo, facciamo un po’ di cultura-gossip!
Per groove, letteralmente solco, si intende in musica una serie ritmica che si ripete ciclicamente: andava molto di moda a cavallo fra gli anni 60/70 soprattutto nella black music e, in tempi più moderni, nella disco-music. D’altro canto proprio negli anni 60 si utilizzava il verbo “to groove” con il significato di “divertirsi intensamente”. Considerando poi la festa stile hippie che si è svolta a Milano settimana scorsa proprio per presentare questo Ardbeg, beh, possiamo dire che di richiami agli anni dei figli dei fiori non ne manchino proprio.
In realtà ci sarebbe un’altra spiegazione dietro alla scelta del nome.
Bill Lumsden, l’uomo che sta dietro a Glenmorangie e ad Ardbeg, ci dice che i barili di vino che hanno usato per Grooves provenivano dalla Brown Forman. Questo gruppo sta dietro al Jack Daniel’s Sinatra Select, che è un whisky fatto con botti dove sono state incise delle serie di rigide scanalature, “grooves”, fatte all’interno della doga, dopo la carbonizzazione. Il whisky entra così a contatto sia con la quercia carbonizzata che con la parte di legno “fresco”, aumentando così la propria complessità. Certo, non c’è nessuna prova scritta che questo Ardbeg sia maturato in questo tipo di barili, però i dubbi sono leciti!
Tornando a noi, questo whisky avrebbe potuto commuovere Joe Cocker, noto amante dell’alcool, se l’avesse avuto con sè al concerto di Woodstock? Versiamo e scopriamolo!

Colore: sauvignon.

Naso: vinoso (colpo di scena), con uva bianca, ciliegia limona e pasta di zucchero. Questo lato dolce evolve poi con la torba: siamo ad Ardbeg, per Giove pluvio! C’è anche un lato grasso con olio di semi, e…popcorn?! Probabilmente non dovremmo scrivere tasting notes quando abbiamo fame!
Il fumo isolano tranquilli che arriva, quasi come di plastica bruciata, ma per sentirlo dovete lasciare ossigenare il whisky, in quanto il lato zuccherino resta sempre persistente. Per noi romanticoni un pochetto di salmastro non manca, accompagnato da un odore di carbonella, giusto per restare in tema con l’estate. Il bicchiere vuoto profuma di pesca gialla!

Gusto: piccante, inizia con una zolletta di zucchero, forse troppo intensa, seguita però dai dogmi di Ardbeg quali fumo, limone e pepe. Un ananas acerbo e la carambola fanno la loro parte per quello che riguarda la frutta. C’è per finire un lato orientalleggiante che ci ricorda non tanto il curry, forse la miscela tikka, dal gusto più pieno, ma l’è i stess! Forse cuoio?

Finale: medio e fumoso. E ok. Peccato per una punta di amaro abbastanza persistente.

Commento finale: di sapore saremmo anche potuti andare d’accordo, ma quel finale ci ha bloccati un po’. Facciamo chiarezza, e chi ci legge lo sa bene: noi non siamo amanti degli invecchiamenti in vino, quindi è facile che sia solo un problema nostro. Anzi, a conferma, persone decisamente più preparate di noi lo hanno gradito maggiormente! In ogni caso, ci piacerebbe assaggiare la Committee Release, dal grado alcolico più elevato e quindi più dolce, per fare un confronto. Il voto non tiene conto del prezzo a cui lo si trova fuori, altrimenti…a buon intenditore poche parole.

Voto: 7,9



Tasting notes
:

Nose: white grapes, cherry, starfruit and sugar paste. Peat, as the time passes burnt plastic smoke appears, brackish sea and charcoal for barbecue!

Mouth: spicy. A typical Ardbeg with lemon, pepper and smoke. We add a strong-flavoured sugar cube, pineapple and a spicy tikka mixture.

Finish: medium and smoky. Too bad: there is a bit of bitterness.

Comments: we do not like “ex-wine” whiskey, so the score reflects only our taste that does not represent the objective characteristics of whiskey. In fact we know that others loved it much more than us. It should be tasted in any case!

Score: 7,9

 

 

Royal Brackla 12y “The Dwarf Cat”

Scheda Iniziale :

Distilleria: Royal Brackla

Imbottigliamento: Irish Pub Mulligans Milano,  The Dwarf Cat, ex- bourbon, 2006 – 2018

Gradazione: 48,8 %

Prezzo: circa € 75

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Ma guarda un po’ che bella sorpresa! L’Irish Pub Mulligans di Milano sta lanciando una nuova linea di 4 imbottigliamenti di whisky dedicata ai quattro gatti del proprietario del locale, Giuseppe Bertoni.  Lo stesso Giuseppe ce li presenta così: “Sai come si chiamano? Visto che uno si chiama Lord ‘of the Islay ‘, l’altro Barone ‘Balvenie‘, la femmina Lady ‘Nikka‘, l’ultimo, che non è cresciuto ed è rimasto nano, non poteva che chiamarsi ‘Chupito‘! Quattro gatti alcolici!”.
Oggi andremo a parlarvi proprio dell’imbottigliamento dedicato al piccolino, “the dwarf cat” per l’appunto. Siamo davanti ad un bel Royal Brackla, distilleria nuova per il nostro sito. Sarà buono?
Ma la domanda fondamentale, cari lettori, è: i nostri quattro gatti diventeranno famosi come il celebre Ribbon del Mash Tun di Tokyo? Solo il tempo potrà dircelo, noi per ora ci limitiamo a riempire il bicchiere e ad assaggiare, senza peli sulla lingua! Ehm…

 

Colore: ambra.

Naso: Uhh quanta cera! Tanta, tantissima, lasciatela svanire e vi troverete davanti a frutta gialla, spariamola lì, come pesca e melone. Non manca bel un lato cerealoso, tipo muesli, dopotutto siamo davanti ad un malto giovane. Torta della nonna con i suoi bei pinoli e soprattutto la crema pasticcera cotta. A stemperare il tutto, ancora delle note sporche: radice di liquirizia e perdonatecela, la gomma da cancellare, quella bicolore della Pelikan.

Gusto: bello grasso e vellutato, un corpo quasi da passito. Inizia dolce con ancora il melone del naso accompagnato da un’anima leggermente zuccherina, tipo le caramelle Fruttino di Vicentini, ve le ricordate? Oggi siamo in modalità “vintage”! C’è poi un bel fumo leggero e persistente, quasi da Highland Park!  Leggermente speziato con sale di Maldon e pepe rosa, mostra solo per un attimo un’anima erbacea in deglutizione.

Finale: lungo con ancora un accenno di erba tagliata,  ma soprattuto un fumo persistente da legna umida.

Abbinamento: una bella tartina di sfoglia ripiena di ricotta stagionata e bresaola. Fateci sapere!

Commento finale: un profilo non banale, un whisky giovane, ma di gran carattere. Ci ha convinto parecchio,  alternando lati dolci “faciloni” ad altri più sporchi e particolari: un risultato intrigante. Può andare bene sia come daily dram come da meditazione. L’importante è berlo! Ottimo inizio!

Voto: 8,8


 

Tasting notes:

Nose: a lot of wax, with peach and melon and cooked custard. Then it evolves with muesli and licorice root. There is a dirty side, which reminds us of an eraser.

Mouth: fat and velvety. Melon and candy, surrounded by a smoke “Highland Park-style”. Slightly herbaceous with Maldon salt and pink pepper.

Finish: long, with cut grass and, above all, wet wood smoke.

Comments: young, but intriguing. Soothing side well mixed with a freaky side! Well done!

Score: 8.8

Resoconto degustazione “Valinch & Mallet 2018”

Venerdì scorso si è conclusa la serata che abbiamo dedicato ad alcuni nuovi imbottigliamenti della Valinch: come è andata? Diremmo piuttosto bene, a giudicare dal numero dei presenti e dalla loro partecipazione. Non sono mancate poi le sorprese, come leggerete più in basso!

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Solo una nota negativa: come d’abitudine, saremmo dovuti andare a vedere nel dettaglio i vostri pareri e fare le medie matematiche dei voti che avete dato ai whisky. Purtroppo, è sparita, ahimè, la cartelletta con dentro le vostre schede (e 30 penne!). Ebbene sì. E’ un peccato doppio perchè alcune schede erano state…ehm…compilate in maniera davvero divertente! Dovessero saltare fuori, promettiamo di aggiornare l’articolo!
Per lo meno, fortunelli voi (?!),  vi beccate la nostra minirecensione con il nostro personalissimo voto. Per la serie le disgrazie non vengono mai da sole!
Partiamo subito col racconto: vi abbiamo servito un Ledaig ex-bourbon, un Ben Nevis ex-bourbon e un Glenrothes ex-sherry, il tutto commentato da Davide Romano, cofondatore della Valinch & Mallet.

Ledaig 10y bourbon cask
Naso: XXX
Gusto: XXX
Finale: XXX
Abbinamento: minicroissant con pesce spada affumicato e gocce di limone. Il fumo del pesce esaltava la torba del whisky, mentre il grasso ne tirava fuori il lato dolce: il Ledaig ne usciva pericolosamente beverino!
Minirecensione:  distilleria feticcio di chi scrive, questo whisky non si smentisce. Qua è presente in una versione magari più elegante del solito, ma sempre di Ledaig si tratta. Un mare sporco, un “cantiere giù al porto” sono forse le espressioni migliori per descriverlo. Leggermente ferroso, mostra delle note salmastre e di aringa affumicata, molto affumicata, che ci intrippano non poco. In bocca il corpo è leggero con un attacco dolce per poi evolversi magnificamente verso il salato. Nonostante lo sporco, è curiosamente floreale!  Il finale è lungo con pepe e olio, accompagnati da alga marina.
Ah, se avesse avuto qualche grado in più! D’altro canto dobbiamo dire che per molti partecipanti alla serata andava bene così: in effetti più alcolico si sarebbe rivelato molto più sporco, per alcuni estremo. Voto: 8,8

Ben Nevis 19y 1st fill heavily-charred bourbon cask
Naso: XXX
Gusto: XXX
Finale: XXX
Abbinamento: solista.
Minirecensione:  potente, potentissimo. Ma che colore ha? E’ più scuro di uno sherry! Al naso arancia gialla, Christmas Cake, vergognose quantità di baccelli di vaniglia e ciliegie sotto spirito. C’è una punta di ammoniaca! Ma è davvero bourbon? In bocca è avvolgente, potentissimo. Possiamo dirlo? E’ un Amarone versione whisky! Molto “condito”, ci ricorda la miscela 5 spezie cinesi. Tanta la frutta a fare da protagonista, sopratutto polpa di pesca noce matura e ancora le ciliegie del naso. Il finale è lungo con una arancia rossa veramente esagerata, sembra il succo dei cartoni della Bravo. Ok, il paragone non è bellissimo, ma rende l’idea! Buono! Voto: 8,7

Glenrothes 11y, 1st fill sherry cask
Naso: XXX
Gusto: XXX
Finale: XXX
Abbinamento: una monoporzione al lampone e pistacchio. Il whisky esaltava le note grezze, “terrose” del pistacchio e al contempo valorizzava la dolcezza del lampone limandone l’acidità. La panna utilizzata nella preparazione legava il tutto. A detta di molti, è stato un matrimonio “decisamente calorico”!
Minirecensione: Vi riportiamo paro paro quello che abbiamo scritto durante la degustazione al Barba. Cit.: “Evviva il vino spagnolo: dona al naso una facciata di morbidezza con uvetta, cioccolato alla menta, brownie con solo una leggera punta di solvente. In bocca è dolce, vellutato, con la frutta rossa ovviamente a farla da padrona. Resta una vaga senzazione di cedrata in bocca.”  Voto: 8,5

Per fortuna però durante le serate avevamo fatto anche una votazione preliminare ad alzata di mano e quindi possiamo lo stesso proclamare il vostro vincitore! A nostro giudizio, il migliore della serata era il Ledaig,  ma l’Alessandro Borghese che è in voi ribalta il verdetto e…rullo di tamburi…the winner is…

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Il Ben Nevis!
Veramente interessante questa cosa: durante le nostre prime degustazioni era scontato che il whisky preferito dalla platea sarebbe stato un torbato. Invece è un po’ di volte che, al contrario, a vincere sono dei profili generalmente non torbati, ma sporchi. Anche l’ultima volta il vincitore era risultato un dirty Mortlach. Ne terremo conto per le prossime serate!

Tornando a noi, la degustazione non si è conclusa qua, come sa bene chi era presente. Davide R. ci ha dato la possibilità di assaggiare non uno, ma ben due imbottigliamenti ulteriori.  Parliamo di un Glenrothes 9y bourbon che abbiamo potuto confrontare con lo  sherry di cui sopra. Molto utile dal punto di vista didattico: è stato divertente “andare oltre la coltre della botte”, per cercare di trovare  i tratti in comune dei due imbottigliamenti.
Per concludere la serata è stato aperto il Bunna di 22y già protagonista su queste pagine, una robetta da nulla insomma! Grazie ancora a Davide per aver presenziato le serate e per averci portato due “piccole” chicche extra!
A breve posteremo sulla nostra pagina Facebook le foto delle serate! Continuate a seguirci anche su Instagram mi raccomando!

Ma le prossime serate ? Come già detto, ci vedremo verso ottobre causa matrimonio del pasticcere. Vi lasciamo però un’anticipazione con un indizio difficile da decifrare : “T.C.”

A presto, Davide & Sebastiano

Kavalan Solist Sherry 2006

Scheda Iniziale :

Distilleria: Kavalan

Imbottigliamento: OB, Solist Sherry, ex-sherry oloroso, cask n. S060821049, 2006 – 2013

Gradazione: 57,8 %

Prezzo: circa € 600

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Oggi ci sentiamo esotici e, per una volta, lasciamo perdere la nostra amata Scozia e facciamoci un viaggetto sensoriale nella calda e umida Taiwan! Qualcuno di voi storcerà il naso probabilmente pensando: “Whisky taiwanese??!”. Sappiate che non solo lo sanno fare, ma proprio con questa botte hanno vinto giusto qualche premio a livello internazionale. Caspita caspita!
Prima di assaggiare, una nota chimica:  se in Scozia l’angel share si attesta circa al 2% , in casa Kavalan, complice il clima umido-tropicale, siamo addirittura al 12%. Questo si traduce in una più veloce interazione fra il distillato e la botte e quindi una più veloce maturazione del whisky.
Tutto molto affascinante, ma sarà buono? Versiamo e andiamo a vedere se la fama è meritata.

Colore: rosso scuro.

Naso: strapotente, un autentico pugno da ko. Oseremmo dire sherry (oh really ?!) con tutti i sacri crismi del caso. Aspettatevi quindi un fiume di arancia rossa, marmellata di ciliegia nera, moretta di vignola per gli amici, tanta prugna secca, cuoio e tabacco. Andiamo però oltre ed è qui che troviamo dei tratti decisamente caratteristici: tantissimo aroma di caffè espresso, legno e metri di gommosa alla liquirizia! Non bastasse, ha dei sentori di benzina, lucido da scarpe e melassa che ci ricordano tanto un rhum Caroni. Tropical power!

Gusto: inizia dolce, ci ricorda dei datteri,  per poi rivelarsi molto tanninico con spremuta di chinotto e sciroppo di tamarindo. Decisamente speziato con chiodi di garofano e bacche di ginepro. Corposo, “leggerissimamente” agro, ci ricorda certi aceti balsamaci extravecchi. Avvolgente e caffettoso!

Finale: medio lungo con polvere di cacao. Resta poi un sentore di fico bruciato accompagnato dal ritorno della liquirizia e del legno.

Abbinamento: un arrosto aromatizzato all’albicocca! Ok, fra poco arriva il caldo e non è esattamente il top, ma non si può avere tutto, no?

Commento finale: un prodotto simile, ma al contempo diverso rispetto al whisky scozzese. A nostro avviso, l’unico difetto può essere l’eccessivo apporto del legno, ma è una sua caratteristica data dal clima di Taiwan.  Parliamoci chiaro: se adorate i rhum tropicali, aggiungete pure 3 punti al volto finale. Se per voi il whisky ideale invece è un secco Bowmore bourbon, vi potreste trovare “leggermente” spiazzati. Chiaro, no? Per noi è un bel…

Voto: 8,9



Tasting notes
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Nose: black cherry jam, red orange, dehydrated plum, leather and tobacco: a typical sherry monster. We also have espresso, wood and liquorice! Not enough, it has the aroma of petrol, shoe polish and molasses: it’s like a Caroni rum. Tropical power!

Mouth: at the beginning sweet, then it becomes very tannic with chinotto and tamarind syrup. Cloves, coffee and juniper berries. It reminds us of an extra-aged balsamic vinegar. Very good !

Finish: medium-long, with cocoa powder. Fig burnt with liquorice and wood.

Comments: a tropical product, similar but, at the same time, different from its Scottish brothers. Taiwan knows how to make a whisky, really!

Score: 8,9