Benriach 1999 for LMDW

Scheda Iniziale :

Distilleria: Benriach

Imbottigliamento: 1999- 2014, sherry cask PX per “La Maison du Whisky”

Gradazione: 53,9%

Prezzo: circa € 110

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Per ingannare l’attesa del resoconto dell’ultima degustazione, facciamo spazio in dispensa e assaggiamo un bel Benriach. Il suo nome in gaelico significa “speckled mountain”. Fondata nel 1887 da John Duff in  zona Speyside, dopo un inizio non felice venne poi ceduta alla Longmorn Distillery. Essendo Benriach dotata di pavimenti per il maltaggio,  forniva l’orzo per se stessa e i suoi compratori.
Nel 2001 passò nelle mani della Pernord Richard. Il colosso francese, non avendo distillerie su Islay, comprò Benriach per cominciare a vendere whisky torbato. Non immise sul mercato nulla perchè poi cedette la distilleria nel 2004 alla compagnia sudafricana Infra Trading, sotto la guida di Billy Walker, che le donò una seconda giovinezza.
Purtroppo dopo poco tempo vennero chiusi i maltatoi, peccato!
Dal 2016, assieme a Glendronach e Glenglassaugh,  fa parte della compagnia  americana Brown-Forman Corporation.Vedremo che sorprese ci riserverà il futuro.
Tornando a noi, Benriach è famosa per fare maturazioni nelle botti più “esotiche” come Madeira, Port, Rhum, Claret, Grappa, Limoncello ecc. ecc. (ok, gli ultimi due ce li siamo inventati noi, per ora!). Spinti da questa varietà, abbiamo optato per un ex Sherry Pedro Ximenez (!) selezionato per la Maison de Whisky Parigi. Si vede che non amiamo molto i finish moderni, vero? Nulla di grave, è solo un nostro limite ahimè.
Detto questo, in alto i calici!

Colore: ambrato.

Naso: inizia con una vampata di miele e di melone, che vira poi in prugna bianca. Dopo pochi minuti però esce dal bicchiere un fortissimo profumo di zuppa inglese (alchermes , vaniglia e biscotti savoiardi quindi) e mandorle. Mamma che buono! Caldo, avvolgente, sembra che ti abbiano messo davanti in un piatto una fetta appena tagliata di questo dessert! Il tutto è condito da un lato speziato con dragoncello, cardamomo e pepe.
Verso la fine ecco l’immancabile arancia candita.

Gusto: subito speziatissimo con pepe e peperoncino e con quest’ultimo condivide il lato dolce oltre a quello piccante. Dopo ricompare in bocca il lato mieloso del naso cui si aggiungono uvetta di corinzio, buccia di pompelmo, rhum e un astringente lato erbaceo. Dal profilo olfattivo ti aspetteresti un corpo untuoso e avvolgente,  invece risulta più leggero del previsto. Buono per carità, ma ci aspettavamo una marcia in più. L’alcool picchia parecchio, per cui consigliamo di aggiungere due o tre gocce di acqua per stemperarlo un po’.

Finale:  lungo, è un’esplosione di fumo con tanto pepe. Molto convincente!

Commento finale: buono, sarebbe strano che la Maison sbagli una selezione in effetti. Se dovessiamo però andare a cercare il pelo nell’uovo, a nostro avviso è un whisky migliore all’olfatto che al palato: comunque resta sempre un gran bel bere eh!

Voto: 8,2

Hibiki 17y 2014

Scheda Iniziale :

Distilleria: Suntory

Imbottigliamento: Hibiki 17y

Gradazione: 43%

Prezzo: circa € 130

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In attesa del resoconto della serata di degustazione con “Milano Whisky Festival”, stappiamo una bottiglia di Hibiki 17y che la sorella di chi scrive ha portato gentilmente in Italia. Parliamo di un blend prodotto dal colosso Suntory, nato dall’unione di varie annate di Yamazaki e Hakushu (sono due distillerie che fanno parte del portafogli della multinazionale), che ha riposato per ben 17 anni al calduccio in una botte. Ehi, è più vecchio lui di molti single malt moderni.
Nota polemica a parte, la bottiglia ci piace molto, decisamente oriental-style, dalla caratteristica forma di nonsocosaesaedro.
Fare i blends in Giappone sfruttando i whisky del territorio è sicuramente più difficile rispetto a quello che si fa in Scozia, a causa del numero minore di distillerie presenti. Si può giocare di meno coi sapori e gli odori detto in altri termini. Chissà se con poche frecce al loro arco riusciranno a fare breccia nel nostro cuore. Quanta poesia per un blog!
Dopo questa è meglio che stappiamo e….banzai!

N.B. Sulla mappa è indicata solo la sede di produzione di Hakushu, la sede Yamazaki si trova invece fra Kyoto e Osaka.

Colore: giallo oro.

Naso: uhm, not bad! Decisamente morbido con miele, pera nashi (suggestione, certo, ma fa figo scriverlo), guava e polpa di albicocca. Ovviamente non può mancare il legno dopo 17 anni di invecchiamento. C’è una punta di marzapane che dopo molto tempo evolve in amaretto.
Tutti questi elementi sono amalgamati in maniera armoniosa e vengono conditi da una generosa dose di spezie. Gradevole!

Gusto: ha un attacco pieno, dolce, con cioccolato bianco e crema pasticcera. Polpa di albicocche e pera. Sembrerebbe un banale dolcione, ma dategli un attimo! Di colpo infatti esplodono le spezie: si apre così una cascata di pepe, cannella, peperoncino, chiodi di garofano e una bella “grattugiata” di rafano. C’è molta coerenza col naso, è infatti setoso all’inizio e cattivello poi, interessante!

Finale: secco con ancora elementi piccanti e legno bruciato.

Abbinamento: siamo in Giappone no? E sushi sia!

Commento finale: é un ottimo blend a nostro avviso, caldo e armonioso nelle sue forme, non ha difetti di sorta. Se queste caratteristiche vi affascinano, è la bottiglia che fa per voi. Se cercate però la personalità di un whisky scozzese, rivolgetevi altrove perchè potreste rimanere delusi. A noi invero è piaciuta molto la sua eleganza e quindi lo premiamo con un bel…

Voto: 8,1

Degustazione con “Milano Whisky Festival”

Degustazione “Milano Whisky Festival”

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Volevamo partire col botto con la prima degustazione dell’anno e col botto partiamo!
A presentare i loro imbottigliamenti avremo con noi gli organizzatori del “Milano whisky Festival”, la più grande manifestazione italiana dedicata al nostro amico distillato.

A questo giro complice il freddo faremo 3 whisky con 3 abbinamenti:

– Glen Elgin 13y for MWF & Bar Metro con gnocchetti al taleggio bianco e noci

– Caol Ila 11y for MWF & Bar Metro con croccante al sesamo e ganache speziata

– Arran 6y Sherry for MWF con plumcake ai profumi di Sicilia

L’evento si svolgerà in due date ciascuna con 16 posti disponibili presso la pasticceria Dolce Mente :

Venerdì 3 febbraio inizio ore 21
Venerdì 10 febbraio inizio ore 21

Costo della partecipazione : 28 €
Per prenotarsi contattateci qua o sulla nostra pagina Facebook !

Venite numerosi: decisamente non capita spesso di avere il “Milano Whisky Festival” a Varese!

Ledaig 1997-2011 “High Spirits”

Scheda Iniziale :

Distilleria: Tobermory

Imbottigliamento: Ledaig 1997 – 2011 for “High Spirits” , The Colours Collection

Gradazione: 46 %

Prezzo: circa 80 €

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Con questo freddo ci spostiamo di corsa sull’isola di Mull a bere whisky presso l’unica distilleria ivi presente: Tobermory, casa fondata nel lontanissimo  1798 da  John Sinclair sotto il nome di Ledaig (“paradiso sicuro” in gaelico).
Nel corso della sua travagliata e lunga storia è stata chiusa e riaperta più volte e le sue mura, oltre ad una distilleria ovviamente, hanno ospitato anche una centrale elettrica e una società casearia. Di certo un passato rocambolesco!
Spostiamoci piuttosto in tempi più recenti e scopriamo che Tobermory si era affidata alle sapienti mani di Alan McConnochie , ex master distillery di Bunnahabhain che ora lavora per Benriach, con lo scopo di migliorare la qualità del proprio distillato. Il tempo dimostrerà se il seme piantato da Alan porterà buoni frutti.
Nel frattempo una nota tecnica interessante: la nostra distilleria si approvvigiona del suo orzo maltato da Port Ellen, ma il legame con Islay non finisce qui. Quando viene prodotto un distillato torbato viene inviato a maturare sempre su quest’isola e il whisky che poi verrà messo in commercio prenderà il vecchio nome della distilleria “Ledaig”.
Per concludere, attualmente Tobermory, assieme a Bunnahabhain, è di proprietà del gruppo C L Financial Limited.
La bottiglia, che il dovere ci impone di provare, fa parte della Colours Collection di “High Spirits”, nome dietro al quale si nascondono i baffi di Nadi Fiori, storico selezionatore italiano di distillati.
L’etichetta, bellissima, rappresenta il porto di Tobermory in versione “cartoonesca”.
Versiamo e vediamo com’è!

Colore: ambrato.

Naso: ecco, molta gente adora lo sporco di Kilkerran, di Springbank ecc. ecc., mentre quello di Ledaig ha decisamente pochi fans. A noi invece questo “profumo” di porto di mare affascina moltissimo. Dimenticate quindi quelle sensazioni che si respirano su Islay, qua siamo tutto all’opposto. Ferro, alga in macerazione, iodio, rete da pesca, olio lubrificante infine acqua stagnante e salmastra contribuiscono a creare un’atmosfera da cantiere navale. Se poi aggiungiamo salsiccia e pancetta affumicata al tutto otteniamo, a nostro avviso, un bel cocktail.
Un lato gentile (??!!) è presente con della prugna in salamoia, in pieno umeboshi-style. Con l’ossigenazione si è avvolti da una fittissima coltre di fumo.

Gusto: questo è uno dei whisky che necessitano di ossigenazione, non tanto al naso quanto al palato. Appena avevamo aperto la bottiglia eravamo infatti rimasti delusi perchè dopo un impatto iniziale ottimo poi c’era come una caduta del sapore in bocca. Gli abbiamo dato tempo et voilà! Salato e pepato, possiede un corpo robusto e austero. Una bella torba vegetale seguita da mela renetta frullata con pera e lemon grass. Non è molto complesso, ma affascina. Sembra dire:”io sono così, se vi piaccio buon per voi!”. E’ un bel burberone!

Finale: lungo con paraffina, fumo e una punta di solvente e plastica bruciata.

Abbinamento: un merluzzo marinato con limone e pepe e accompagnato da una salsa rossa solo leggermente piccante si sposerà benissimo col nostro distillato.

Commento finale: è un whisky decisamente particolare, rustico e mai ruffiano. Che sia chiaro: è un prodotto che può dividere gli animi. Quegli sbevazz…degustatori dei Facili (ciao ragazzi!) infatti hanno trovato sostanzialmente le stesse sensazioni, ma le hanno apprezzate meno. E loro non sono certo gli ultimi arrivati, anzi! Comunque a noi è piaciuto, quindi…

Voto: 8,7

P.s. grazie a Elisabetta per averci consigliato la boccia!

Bowmore 15y0 2000 Cadenhead’s

Scheda Iniziale :

Distilleria: Bowmore.

Imbottigliamento: 15y 2000 bourbon single cask di Cadenhead’s, Authentic Collection

Gradazione: 58,4%

Prezzo: circa 90 €

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E’ la prima recensione dell’anno e con cosa possiamo brindare? Beh, Bowmore è una delle nostre realtà preferite, quindi, spinti dalla sete, andiamo su Islay di corsa.
Parliamo di una distilleria che fa veramente parte della storia della Scozia: pensate che è stata fondata addirittura nel lontano 1779 da John Simpson ed è sopravvissuta fino ai giorni nostri. A dirla tutta, altro che sopravvissuta! Il suo malto, dopo quello di Laphroaig of course, è il più venduto di Islay.
Artefice di questo successo, oltre ovviamente ad un whisky di qualità, è il mega gruppo giapponese Suntory, proprietario di Bowmore dal 1994, che ha saputo valorizzare la produzione della distilleria, anche a livello di marketing non dimentichiamolo.
A distinguere Bowmore dalle consorelle isolane è la torbatura dei suoi whisky, non invasiva, ma fine ed elegante. Dave Broom utilizza a nostro avviso un efficacissimo paragone musicale. Se Ardbeg, Lagavulin o Laphoraig sono gli  Iron Maiden o i Metallica, Bowmore al contrario sono i Bonjovi: una band che suona hard rock, ma capace anche di bellissime e romantiche ballate. Rende bene l’idea, no ?
La bottiglia di oggi è opera del più antico imbottigliatore scozzese, la già nota Cadenhead’s. Il whisky risale al 2000 e i Bowmore distillati nel nostro millennio godono di ottima fama, sarà vero ?  Versiamo !

P.s. Scusate la lunga assenza dovuta a impegni di lavoro e di salute. Mi sono impegnato a bere, ma non a scrivere ahimè! Miserere mei!

Colore: giallo oro.

Naso: Che profumi gente! Il fumo e la torba ci sono per carità, ma sono lì “solo” come antipasto. Poi si apre e c’è una esplosione di pasticceria con frolla, biscotti al burro e mandorle e crema pasticcera, il tutto aromatizzato alla vaniglia. Nulla di troppo dolce però, veramente ben dosata! Diamogli tempo ed ecco la frutta tropicale Bowmore-style con polpa di mango e papaya a farla da padrone. Ha poi un lato fresco che ci ricorda dell’ananas (aridaje coi tropici) marinato con della menta tritata. Aringa affumicata, gnam! C’è infine una leggera nota marsalata dopo molto tempo. Il bicchiere vuoto profuma di cenere di caminetto.

Gusto: fresco, di corpo non pesante, è solo leggermente oleoso. Beh l’alcool si sente, inutile nasconderlo, ci sono delle stilettate dovute alla gradazione che lo rendono un pò pungente, ma non è nulla di così traumatico. Limone, lemon grass e tanto peperoncino. La torba è come al naso, ovvero fine e sovrastata dal lato tropicale. Ancora ananas con anice. Tutta la frutta del profilo però è decisamente “sotto sale”, con una punta di salmastro.
L’aggiunta di acqua fa virare il profilo tropicale in arancia amara. Se si regge la carica dei 58 gradi, lo preferiamo “nature”, con una (?) eccezione che sarà chiarita più avanti.

Finale: lungo e fumoso con una punta di erba bagnata. Il sale del gusto si ripropone ancora.

Abbinamento: alla cena di fine anno presso “la Vineria” di Varese lo abbiamo servito con un risotto alle ostriche e aria di pompelmo rosa. Un matrimonio perfetto che qualcuno di noi so che rimpiange ancora. Andando nel dettaglio, come Alessandro P. ci ha fatto notare, il distillato diluito con le sue note agrumate si sposa ancora meglio!

Commento finale: se amate i Bowmore, qua ve ne potete portare a casa uno buonissimissimo ad un prezzo diremmo più che accettabile. Non gli diamo 9 solo perchè l’alcool si sente abbastanza. Certo, il problema non si pone se prima avete bevuto altri whisky che vi hanno “preparato” la bocca: in tal caso la goduriosità raggiunge nuove vette!

Voto: 8,8

Littlemill 24y Cadenhead’s 2016

Scheda Iniziale :

Distilleria: Littlemill

Imbottigliamento:  1992-2016 , 24y “Closed Distilleries” by Cadenhead’s

Gradazione:  52,2 %

Prezzo: circa € 300

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Natale è ormai alle porte e quindi  in questo clima di cibo, acquisti da urlo e spese pazze,  ci tocca aprire una bottiglia a tema, no ?
La scelta è caduta su una distilleria chusa dell’estremo sud della Scozia, la mai abbastanza rimpianta Littlemill.
Rimpianta perchè è stata chiusa nel 1994 e smantellata l’anno dopo dalla Loch Lomond Distillery Company. Come se non bastasse, nel settembre dello stesso anno ci si era messo anche un incendio a far svanire ogni sogno di riapertura della distilleria. Un vero peccato perchè il whisky di Littlemill, così fruttato, lo rimpiangiamo tutt’ora.
Nonostante venisse prodotto nelle Lowlands, si approvvigionava d’acqua dalle vicine colline Kilpatrick, nelle Highlands , come fa al giorno d’oggi la sua vicina Auchentoshan.
Altre particolarità rispetto alla “concorrenza della zona” è stato l’abbandono della tripla distillazione nel 1930 e la presenza di colonne di rettificazione stile “grain”, installate allo scopo di ottenere un whisky che maturasse più in fretta.
Il prodotto finale nel corso degli anni a Littlemill è stata molto differente, si andava dal pesantemente torbato all’unpeated, e il distillato veniva utilizzato di volta in volta o per essere imbottigliato o per andare a comporre dei blends, insomma a seconda delle richieste di mercato.
Una curiosità: non ci sono documenti ufficiali, ma forse stiamo parlando della più antica distilleria scozzese. E’ vero che è stata fondata “solo” nel 1772 da  George Buchanan, tuttavia pare che venisse praticata l’attività della distillazione nel luogo addirittura dal lontano 1300.
Detto questo,  Santa Klaus is incoming! Se vogliamo dei regali per Natale, dobbiamo sapere cosa chiedere no? Versiamo subito!

Colore: oro chiaro.

Naso: ohibò, è piuttosto chiuso. Abbiamo un miele in sordina e il profumo del gambo del prezzemolo, assieme a pesca e vinacce da grappa. C’è poi un odore di carbonato d’ammonio, che è quell’addittivo che si sente in certe merendine tipo Fiesta, e di curacao. Con l’ ossigenazione, il vegetale aumenta e compare del cioccolato bianco e del muesli. Non è un naso comunque appetitoso, il profilo resta quasi…tenuto sotto chiave?

Gusto: dolce e frizzante. E’ un’esplosione di frutta, quello che ci attende! Non lo diresti al naso, temevamo di trovare un qualcosa di spento, e invece! Polpa di pesca, miele millefiori e ananas hanno la parte del leone, giocando e stuzzicando le nostre papille gustative. Sembra quasi di avere a che fare con un sauternes! Buccia di mela gialla, cioccolato bianco e dragoncello completano il tutto. Ha degli elementi tanninici e astringenti che gli donano carattere, una bontà!

Finale: lungo con tante spezie, pepe, peperoncino giallo e zenzero candito. Ritorna ancora la pesca gialla matura.

Abbinamento: il nostro cestino natalizio di frutta secca, noci, nocciole e arachidi ha trovato il suo amico fidato !

Commento finale: Da un lato un whisky andrebbe valutato tenendo conto di tutti i suoi profili sensoriali e qui siamo tutti d’accordo.Dall’ altro però per noi alcolizzati i distillati esistono per essere bevuti, non sniffati. Lapo non sarebbe d’accordo, cercheremo comunque di perdonarlo. Detto questo, preferiamo quindi premiare il sapore di questo Littlemill, veramente veramente buono, a discapito di un naso così così.
Un grazie a Maurizio per il sample.
Un appunto finale concedetecelo: perchè? Perchè ne abbiamo comprato una bottiglia sola? Perchè??!!

Voto: 9,0 secco!

Strathisla 1967 “Bar Metro”

Scheda Iniziale :

Distilleria: Strathisla

Imbottigliamento:  1967-2003 , sherry cask “Gordon & MacPhail” for “Bar Metro”

Gradazione:  54,8 %

Prezzo: circa €800

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Oggi per l’inaugurazione di una nuova distilleria, per il sito chiaramente, tiriamo fuori un autentico pezzo da 90: siamo nello Speyside, destinazione Strathisla.
I loro prodotti recenti non godono di molta fama, ma quelli a cavallo degli anni 60-70, autentici sherry monster, sono oggetto di culto fra i collezionisti.
Prima di partire però vi beccate la solita breve e noiosissima lezione di storia!
La distilleria venne fondata da George Taylor e Alexander Milne nel 1786 con il nome di Milltown. Questo nome probabilmente era un richiamo alla cittadina di Keith nella quale si trova la distilleria, dato che la zona in quel periodo  era un nucleo per la produzione di lino e della sua lavorazione (mill= fabbrica). “Strathisla” invece era la prima denominazione data allo spirito della distilleria. Il nome rimase e fu in seguito applicato alla distilleria stessa nel 1870.
Saltando i vari passaggi di proprietà, chiusure e riaperture varie, arriviamo al 1950, anno in cui Strathisla passò nelle mani della Chivas Brothers la quale, a sua volta, venne inglobata in tempi recenti dal colosso Pernord Ricard.
La distilleria attinge la sua acqua, ricca di calcio e senza torba, dalla sorgente di Broomhill. La leggenda dice che la sorgente sia infestata dai kelpies, un ibrido con la testa di cavallo e il corpo di mostro preistorico: scozzesi e dinosauri vanno sempre a braccetto!
L’imbottigliatore della selezione di oggi è la Gordon & MacPhail per conto dell’arcinoto Bar Metro di Milano, in occasione del suo 35esimo anno di attività, non so se ci spieghiamo.
Abbandoniamo la dignità e, con la bava alla bocca, versiamo nel bicchiere.

p.s. Le pagodine di Strathisla sono probabilmente le più fotografate di Scozia.

Colore: mogano.

Naso: Sbadabam! Il naso è così intenso e vivo che da l’impressione che il distillato fuoriesca dal bicchiere. Una bomba di sherry con una cascata di marmellata di agrumi e frutti di bosco. Ma è un whisky? Ricorda piuttosto un rhum Caroni maturato ai tropici. Sembra di sentire infatti le note di melassa ed eucalipto tipiche della “concorrenza”. Molto presente il legno di ciliegio e, dato il lungo invecchiamento, la cosa non stupisce di certo. A sporcare il naso, dopo tutti questi profumi, ci sono delle belle spennellate di solvente e lucido da scarpe!

Gusto: Ari-sbadabam! Il corpo, se fosse un vino, ricorda quello di un amarone. Caldo, avvolgente e rotondo, le nostre alcolizzate papille gustative fanno i salti di gioia. Ha un inizio dolce, che da l’impressione di avere a che fare con un rum. Frutta rossa come ciliegia, amarena e more fanno la parte del leone, cui segue una bella arancia rossa siciliana e del chinotto. Completano il tutto delle sensazioni di miele di castagno e del cioccolato itakuya 55%. Liquirizia!
Serge parla di “copertura dei sapori tipici del distillato ad opera del legno”: è vero, certo, ma è talmente buono il risultato che penso sopravviveremo facilmente.

Finale: molto lungo, ha una doppia anima: di frutta da un lato con ancora mora, e di vegetale dall’altro con pomodoro. C’è poi una leggera astringenza, molto probabilmente dovuta ai tannini del legno. Questa sensazione di amaro in realtà è molto accattivante perchè fa desiderare (ahinoi!) di riempire di nuovo il bicchiere.

Abbinamento: gustatevelo da solo, almeno questo!

Commento finale: abbiamo bevuto un qualcosa che non c’è più. E’ una frase abusata quando si parla per single cask, ma pensiamo che almeno, in questo caso, ci possiate perdonare! Un grazie a chi di dovere per averci dato la possibilità di provarlo! Capolavoro!

Voto: 9,4