Ben Nevis 16yo “The Whisky Roundabout”

Scheda Iniziale :

Distilleria: Ben Nevis

Imbottigliamento:  16yo bourbon cask for “The Whisky Roundabout” , The Sport Collection

Gradazione:  57,4 %

Prezzo: circa € 95

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Siamo ad agosto, ultime bevute in attesa delle meritate (!?) ferie e dedichiamo così le nostre energie gustative ad una nuova distilleria per il sito, la Ben Nevis.
E’ stata fondata nel 1825, alle pendici della omonima montagna, dal mitico “Long John” Macdonald, a cui poi verrà dedicato un famoso blend. Fonte d’acqua della distilleria  è il fiume Allt a’Mhuilinn, il quale trae origine da due laghi della montagna, il Coira Leis e il Coira na’Ciste.
Nel 1878 viene installata una seconda distilleria, la Nevis Distillery, che verrà poi unita alla sorella nel XX secolo in seguito alla crecente domanda di whisky.
Per concludere con la storia passata, citiamo anche il fatto che per 26 anni, a partire dal 1955, la Ben Nevis è stata dotata di un alambicco di tipo Coffey, avendo di fatto così sperimentato anche la distillazione discontinua.
Siamo onesti però: il whisky tipico di Ben Nevis non era comunque ai top della qualità, piuttosto “sporco”, con punte di solvente e acetone non molto gradevoli.
Per fortuna l’acquisizione della distilleria da parte della giapponese Nikka nel 1989 porta un notevole aumento della qualità sul prodotto finale e, nel 1991, la costruzione di un centro visitatori per attirare così i turisti e diffondere meglio il marchio. Japan Marketing !
La bottiglia di oggi fa parte della collezione “The Sport Collection” dell’imbottigliatore indipendente “The Whisky Roundabout”, alias l’enoteca Cremavini di Crema. E’ un Ben Nevis a gradazione piena di 16y selezionato da Stefano Cremaschi, titolare dell’ enoteca, e Andrea Ferrari, detentore del marchio “Hidden Spirits” e già protagonista sulle nostre pagine.
Ehi, siamo davanti ad una golosa “duemila” allora, attenzione! Dopo questa nota #barelyLegal, prendiamo in mano il bicchiere!

Colore: giallo dorato

Naso: allora diciamolo subito, le note sporche di fumo e solvente ci sono, ma sono veramente in sordina. Esse quindi non costituiscono un difetto ai nostri occh…nasi, ma un valore aggiunto al distillato. E’ pur sempre un rustico abitante delle Highlands, suvvia. Sotto però  la ruvida scorza esterna c’è una dolce anima che ci aspetta!
Un caldo profumo di anice e fragole mature ci delizia il naso al primo impatto per poi virare su note di agrumi e miele. C’è poi del mentolato che aiuta a smorzare il “dolcione” iniziale donando freschezza al profilo. Ossigenandosi, ecco una bagna al maraschino. Il lato delle spezie è lasciato a mandorle secche e vaniglia. Convincente! Vediamo in bocca.

Gusto:  a gradazione piena è leggermente aggressivo se non si è abituati (bevete di più, per Diana!). Dolce ed erbaceo, ha un corpo oleoso che avvolge la bocca e persiste. Ecco, le sensazioni di questa persistenza ci ricorda la vaniglia di Tahiti che, a differenza di quella del Madagascar, resta al palato più a lungo. Si sente che la botte ha lavorato, ma senza danneggiare il distillato. Cioccolato alla menta, limetta e uva acidula completano il cerchio. Ah no, c’è della pera kaiser. Succoso!

Finale: di media lunghezza, piccante e agrumato. Attendendo qualche secondo ritorna una leggera sfumatura erbacea.

Abbinamento: lo sappiamo che siamo in estate, ma un bel arrosto cotto con acini d’ uva si sposerà benissimo con questo distillato. Certo, non è un piatto estivo, ma la prova costume è la vostra, non la nostra eheheheh.

Commento finale: un whisky al contempo “old style” e moderno. Grande bevibilità, ne vorresti ancora. Una nota personale: si sente lontano un chilometro la mano dei selezionatori! Abbiamo provato ad aggiungere un pò di acqua e…cosa dire? Si certo, si stempera così la gradazione, ma non abbiamo rilevato grandi cambiamenti sotto il profilo aromatico e gustativo, per cui a voi la scelta. Concludiamo quindi con un bel….

Voto: 8,8

 

Caol Ila 12yo 2015 OB

Scheda Iniziale :

Distilleria: Caol Ila

Imbottigliamento:  12yo OB 2015

Gradazione:  43%

Prezzo: circa € 45

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Ancora per questo giro restiamo sulla nostra mai abbastanza amata Islay e andiamo ad analizzare la prima bottiglia (per il nostro sito of course!) di Caol Ila.
Momento multimediale : per la corretta pronuncia di questa distilleria passo la palla all’attore Brian Cox. Imparate, fate i saccenti  e diffondete la Verità!

Passiamo adesso alla storia. La distilleria di Caol Ila, “Sound of Islay” in gaeilco,  è stata fondata nel 1846 da Hector Henderson nei pressi di Port Askaig.  Dopo i vari passaggi di proprietà si arriva al 1930, anno in cui viene acquistata dalla Scottish Malt Distillers, per poi passare sotto le ali di Diageo.
Caol Ila paradossalmente deve buona parte della sua fortuna ad un errore dei suoi nuovi proprietari. Diageo è proprietaria anche della distilleria Lagavulin, che imbottiglia nella gamma “Classics Malts”. Per una errata valutazione delle scorte a inizi 2000, Diageo si accorce semplicemente di non avere abbastanza Lagavulin da imbottigliare per soddisfare le richieste di mercato: decide così di provare ad uscire con un imbottigliamento single malt di Caol Ila.
Infatti è solo adesso che il 5% della produzione della distilleria viene imbottigliata come single malt, prima di questo episodio tutto confluiva nel blend Johnnie Walker.
Giusto per darvi una idea dei numeri, dimenticatevi a Caol Ila l’immagine della distilleria romantica, piccola e isolata. Qua si produce decisamente a livello industriale, per quel che concerne le quantità. Si parla infatti di una produzione annua di circa 3,7 milioni di litri!
Come potete immaginare la mossa di Diageo si rivela azzeccata e, per usare una frase fatta, il resto è storia!
Molto ” romantici” però i pot still, si trovano infatti in una grossa stanza con delle enormi vetrate che si affacciano sul mare.
Questo imbottigliamento praticamente non ha bisogno di presentazioni: uscito nel 2002, è la porta di ingresso per il mondo dei torbati, assieme al Laphroaig 10Y, al Lagavulin 16Y e all’ Ardbeg Ten. Praticamente tutti i bevitori di whisky sono passati di qua. Stappiam !

Colore: giallo pallido

Naso: qualcuno ha detto Islay ? Un mare ventoso e salmastro, ricco quindi di iodio e alga marina. Tanta tanta torba vegetale accompagnata da un fondo di pipa spenta. La vaniglia non può mancare , accompagnata da aromi di lemon grass. Ostrica e pepe nero , aprendosi lascia una scia di cenere e cedro. Un whisky da annusare sulla spiaggia !

Gusto: non leggero , pieno e avvolgente. Inizialmente è dolce per poi virare di corsa verso un salato tendente all’affumicato, anzi, diciamolo pure, tendente al posacenere. La torba di islayana memoria fa la sua ” sporca” parte. Mandorle secche ! Per fortuna si avverte una certa acidità finale nella bevuta che smorza questo corpo oleoso, donandogli freschezza. Ecco, a tal proposito, ci ricorda proprio l’ olio di noce. Si dice che sia questa caratteristica a rendere Caol Ila così adatto alla produzione di blend.

Finale: di media lunghezza, è molto fumoso, con spezie e una punta di acidità. Fondo di caffè per concludere.

Abbinamento: sta bene praticamente con qualsiasi pesce di mare, ma sorprendete i vostri ospiti abbinandolo ad un bel caciocavallo.

Commento finale: a nostro avviso uno dei migliori entry-level per il mondo dei torbati che potete trovare praticamente in qualsiasi negozio. Se ci aggiungiamo che un “12yo” a 45 € oggi è, ahimè, diventato un affare, non possiamo non premiarlo con un bel votone! Ah, se avesse avuto qualche grado alcolico in più…

Voto: 8,5

Degustazione rhum agricoli 2016

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Si è appena conclusa la degustazione di rhum agricoli che abbiamo organizzato presso la pasticceria DolceMente ed è ora quindi di tirare le somme!
Chiediamo innanzitutto scusa per non aver pubblicizzato l’evento su questa pagina, ma i 32 posti disponibili sono andati letteralmente a ruba sulla nostra pagina Facebook in 48 ore. Non disperate, ci saranno altre occasioni!

Complice il caldo estivo abbiamo voluto fare una piccola virata presso la concorrenza, ovvero abbiamo abbandonato i noti territori del malto per dirigerci verso quelli della canna da zucchero. Come è andata?
Sicuramente all’inizio la maggior parte dei partecipanti è rimasta spaesata dai profili aromatici di questi rhum, completamente diversi dai prodotti da miscelazione a cui erano abituati. Superato lo scoglio iniziale, hanno trovato sorprendente l’ impatto gustativo con un vero distillato di canna da zucchero: gli “oh, cos’ è questo?!” non sono di certo mancati, sia in senso positivo che negativo ovviamente.
Qualcuno ha giustamente fatto notare, infatti,  di sentire la mancanza di un invecchiamento in botte che dona corpo e complessità a qualsiasi distillato. D’altro canto eravamo davanti a dei prodotti che sono stati scelti per la loro semplicità e genuinità e che rappresentassero in maniera degna il terroir da cui derivavano.
In ogni caso sono state due serate interessanti e propedeutiche dove si sono affrontate tre scuole di distillazione: confrontandoci, abbiamo visto che l’esperienza vi è piaciuta e questo è importante per noi!
Ora bando alle ciance e scopriamo chi è risultato il migliore fra i “tre moschettieri” proposti!

Dalla Thailandia il Chalong Bay
Naso: 4,5
Gusto: 5,7
Finale: 5,3

Dalla Guadalupa il Rhum Rhum PMG
Naso: 6,5
Gusto: 6,8
Finale: 7

Da Haiti il Clarain Sajous
Naso:  6,1
Gusto: 6,4
Finale: 6,2

Non avremo vinto gli Europei, ma ci portiamo a casa la medaglia di miglior rhum agricolo della serata (ricordiamo infatti che il PMG è italianissimo nonostante il luogo di produzione). Un complimento anche ai due sfidanti e ovviamente a Luca Gargano e Gianni Capovilla per la loro “creatura”!
Sulla nostra pagina Facebook troverete le foto dell’evento.
Tornando a noi, ci vediamo dopo le vacanze estive. Nel frattempo continueranno le nostre bellissime recensioni, così avrete materiale da leggere sotto l’ombrellone, altro che Donna Moderna e la Settimana Enigmistica!

Bunnahabhain 24y for “Laida Weg Hotel”

Scheda Iniziale :

Distilleria: Buunahabhain

Imbottigliamento:  24y for “Laida Weg Experience Hotel”

Gradazione: 43,7 %

Prezzo: € 280

Bunnahabhain

Oggi torniamo sulla mitica Islay per la nostra recensione. Dovevamo pubblicarla in occasione del Feis Ile 2016, ma purtroppo una marea di impegni ci avevano bloccato. Perdonateci!
Ora bando alle ciance e partiamo. Di tutte le distillerie dell’ isola probabilmente Bunnahabhain (pronuncia BOO-na-HAven) è quella meno nota al grande pubblico. Fondata nel 1881, è situata sul lato nord-ovest dell’ isola e il suo nome significa “foce del fiume”.
Nel corso del XX secolo ha chiuso e riaperto più volte fino all’ acquisizione nel 1999 da parte della Edrington. Questo gruppo però non credeva molto nelle potenzialità della distilleria e quindi la mette in produzione limitata.
E’ nel 2003 con i nuovi proprietari, la Burn Stewart Distillers, che abbiamo un rilancio a livello di mercato di questo distillato. Nell’affare rientra anche il blend Black Bottle.
La produzione attuale si attesta su circa 2,5 milioni di litri l’anno, ma solo una parte rimane alla distilleria per poi essere utilizzata per il blend di cui sopra e come single malt. Il restante viene inviato al di fuori dell’isola per formare i blends Cutty Sark e The Famous Grouse.
A differenza delle sue vicine, la maggior parte della produzione di Bunnahabhain è non torbata. L’orzo non viene asciugato con la torba e l’ acqua proveniente dalle sorgenti del Margadale Spring viene prelevata prima che attraversi la torbiera. Per molti esperti questo ultimo elemento è inutile in quanto ritengono che un’ acqua torbosa non influenzi in alcun modo il distillato, ma a Bunna così fanno e così noi beviamo no ?
L’imbottigliamento di oggi è una edizione speciale per il Laida Weg Experience Hotel di Rima San Giuseppe, in Val Sesia. Molto bello il packaging !
Avevamo già analizzato un loro Clynelish sherry che ci aveva pienamente convinto, questo come sarà?

Colore: giallo paglierino

Naso: un magnifico Bunna! Come detto sopra la torba non c’è: a fare le veci di “casa Islay” c’è un profumo di mare, di sale, costiero assolutamente! Abbiamo poi un lato di pasticceria con un turbine di gelato alla vaniglia, burro salato bretone, zucchero di canna e una invitante torta di carota. Mango e pesca romagnola “Maria Bianca” completano il lato fruttato del distillato. Non lasciatevi ingannare però! Una volta che l’olfatto si abitua, torna la salsedine che accompagna e mantiene uniti tutti gli aromi, evitando così  che il bouquet risulti stucchevole. Perfetto! Aprendosi compaiono timo e della polpa di melone appena tagliato. Forse sarà la voglia di estate,ma tant’è!

Gusto: pieno, ma al contempo “frizzante”, anche senza le bollicine (oh c’mon, it’s only a joke!). Ecco subito un attacco erbaceo, da menta fresca, poi subito, quasi richiamato dal naso, del miele di timo che evolve a sua volta in ciliegia limona. Ha dei sentori di malto molto delicati, dolci, ma mai invasivi. Rivela, poco prima della deglutizione, un carattere esotico leggermente acidulo, con banana acerba, kumquat e litchi. Molto fresco!

Finale: di media lunghezza, abbiamo inizialmente del pepe e dei sentori di tè verde giapponese, un bancha per la precisione. Compare poi una piacevolissima nota di salsedine che pervade la bocca e stuzzica il palato.

Abbinamento: un bel secchiello di cozze e pancetta, un connubio forse inusuale che va ad esaltare però il lato salino e dolce del distillato.

Commento finale: questo Bunna colpisce per la sua rotondità, tanti sapori sapientemente amalgamati dal tempo pur mantenendo una freschezza veramente notevole! Un whisky “anziano”, ma con le gambe di un ragazzino ! Si potrebbe obiettare che “manchino i gradi” a questo imbottigliamento, in fondo sono “solo” 43,7%. Forse sarà vero, ma la relativa bassa gradazione dona al distillato una eccezionale bevibilità: attenzione a non finirlo subito!
Se chiedete ad un “islayano” quale sia il suo whisky preferito, la risposta sarà spesso Bunnahabhain: ci sarà da fidarsi no?

Voto: e un bel 8,9 sia!

 

 

Strathmill 26y “Valinch & Mallet “

Scheda Iniziale :

Distilleria: Strathmill

Imbottigliamento:  Valinch & Mallet 26y

Gradazione:  50,4 % cask strenght

Prezzo: circa € 190

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Oggi torniamo felici nello Speyside per recensire una nuova (per il sito) distilleria: Strathmill.
E’ stata fondata nel 1891 sui resti di un vecchio mulino, che viene convertito in distilleria per l’occasione, con il nome di Glenisla- Glenlivet. Nel 1895 viene rilevata dalla Gilbey che la ribattezza nell’attuale Strathmill. Dopo i soliti e vari passaggi di proprietà si arriva ai giorni nostri, al 1997 per la precisione, quando viene acquistata dal megagruppo Diageo.
Una caratteristica peculiare dell’impianto di distillazione è la presenza di un purificatore lungo il braccio di collegamento fra la caldaia e il condensatore, elemento che dona un carattere delicato al whisky.
La maggior parte della produzione di Strathmill finisce nel J&B, ragione per cui è molto difficile trovare un imbottigliamento originale della distilleria. E’ solo ultimamente che, grazie ai selezionatori indipendenti, ci è data la possibilità di assaggiarlo come single cask.
E a proposito di selezionatori, la bottiglia di oggi è una creatura della “Valinch & Mallet”, società tutta italiana fondata da circa un anno da Fabio Ermoli e Davide Romano. Una realtà quindi nuova che però offre imbottigliamenti decisamente “agés”. L’età sappiamo però che alle volte è solo un numero, sarà questo il caso? Non sopportando l’angoscia di questo dubbio, versiamo subito!

Colore: giallo chiaro

Naso: un po’ di alcool si avverte, ma è piacevole, assolutamente nulla di pungente. Parte con un agrumato molto fresco, del limone, ed ecco poi del fumo molto leggero e duraturo, stile Highland Park, che ci mette subito sull’attenti. Aspetta aspetta che forse siamo davanti a una bottiglia “giusta”! Cercando fra il fumo, ecco che comincia ad aprirsi e troviamo così  delle note di uva bianca e grappa. Ma poi, ecco che arrivano in pompa magna vaniglia (insomma 26 anni nel bourbon vorranno dire qualcosa?), crema pasticcera e mandorle: è una torta delizia in piena regola! Yum!

Gusto: ha un inizio dolce e agrumato a cui poi si accompagna un lato piccante, ricorda il peperoncino banana pepper. Il fumo del naso si sente anche qui, senza dar fastidio, avvolge la bocca in modo piacevole. Ha poi un lato vegetale e astringente con una cicorietta tagliata fine fine e della pera martin sec, una varietà particolarmente ricca di tannini. Tutto qui? No, adesso arriva il bello!

Finale: ecco, se cercate una pietra miliare per un finale lungo ce l’avete davanti. Dolciastro e astringente dovuto a delle sensazioni di zenzero e rafano, esibisce poi un fumo lunghissimo che non ti abbandona mai. Pensate che finito il tasting poi, per motivi…ehm…personali, abbiamo dovuto aprire un vino rosso per farlo decantare. Bene, ne abbiamo assaggiato un po’ per controllare che la bottiglia fosse in regola: nonostante il vino, anche dopo 10 minuti rimaneva anche in bocca la sensazione di fumo data dal whisky. Da manuale!

Abbinamento: il caldo è arrivato, quindi via alle grigliate! E allora gustiamoci questo strathmill con un bel salmone opportunamente speziato e poi affumicato sul legno di cedro.

Commento finale: questo whisky è l’ennesima dimostrazione che anche distillerie meno blasonate, con tutto l’assoluto rispetto per Strathmill, possono conservare nelle loro warehouse delle botti fantastiche. Complimenti ai selezionatori! “Temiamo” che li inviteremo a una nostra prossima serata! Grazie a Davide per il sample!

Voto: 8,8

Longrow Peated

Scheda Iniziale :

Distilleria: Longrow (Springbank)

Imbottigliamento:  Peated

Gradazione: 46%

Prezzo: circa € 50

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Oggi a Varese piove e fa freddo, nonostante il calendario indichi la seconda metà di maggio. Sob! Per riscaldarci ci tocca aprire un qualcosa di adatto, a tema, come un bel torbato di….Campbeltown! Ebbene sì, niente Islay a questo giro, ci spostiamo più a est dove la Springbank produce un distillato che vuole proporsi come un’ alternativa ai più classici whisky isolani.
Guardando l’etichetta sorge spontanea la domanda (cit.): ma è un Nas questo imbottigliamento? Beh diciamo di sì, ma alla maniera di Springbank. Per tranquillizzare i “più” lo scriviamo subito: niente whisky supergggiovani e trattati con molto legno per risultare ruffiani. E’ l’unione di distillati fra i 6 e i 14 anni, maturati in botti bourbon e sherry. Abbiamo trovato questa informazione in rete e come tale va presa con le pinze, ma se qualcuno all’ascolto ci corregge, ben venga!
Versiamo!

Colore: giallo chiaro

Naso: abbiamo subito un fumo leggero che rimarrà sempre presente durante il “tasting”, accompagnando via via tutte le altre sensazioni. Impatta poi una crema pasticciera aromatizzata all’arancia amara. Lasciando ossigenare il distillato c’è una leggera nota di sabbia bagnata e acetone: ricordiamoci che siamo sempre a Campbeltown! Ecco che poi compare la torba, all’inizio in sordina, ma poi esce prepotente, portando con sè delle note di mora non ancora matura e di dattero fresco.

Gusto: fresco e pieno al contempo, quasi oleoso. Zenzero e wasabi sulla punta della lingua fanno spazio al limone, il quale a sua volta evolve in rabarbaro. Medicinale, ma soprattutto fumoso, lascia in bocca un leggero sapore salato molto gradevole. Che sia chiaro però: da qui a definirlo iodato ce ne passa eccome! Grezzo e buono!

Finale: lunghissimo e persistente, con spezie, agrumi e tanto tanto fumo.

Abbinamento: abbiamo parlato di una alternativa ai torbati di Islay giusto? Allora facciamo un abbinamento classico, ma “alternativo”! Invece del pesce di mare, gustatevi questo whisky con un pesce d’acqua dolce, magari con una bella grigliata di agoni. Non sapete cosa sono gli agoni? Correte su Google a informarvi, maledetti vegani!

Commento finale: un whisky old style, potremmo paragonarlo ad una giornata di nebbia fitta: leggero ma persistente, ti circonda e non se ne va via (come siamo poetici!). E’ l’ imbottigliamento di base  di Longrow, costa poco ed è buono! Quindi diamogli un otto abbondante!
P.S. a breve uscirà la versione 18y, sarà da provare di sicuro!

Voto: 8,4

Arran 12y “Whiskyclub Italia”

Scheda Iniziale :

Distilleria: Arran

Imbottigliamento: bourbon cask 909/2001 per “Whiskyclub Italia”

Gradazione: 55,4%

Prezzo:  € 72

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Eccoci qua con la recensione di uno degli imbottigliamenti della serata con “Whiskyclub Italia”, un Arran 12y.
Arran sorge sull’omonima simpatica isoletta che si trova a sud ovest della Scozia. Non immaginatevela come un posto freddo, stile Highlands. Arran è dotata di un clima mite, godendo dei benefici della corrente del Golfo, al punto che ci potete trovare delle palme! Ci piace pensare, e probabilmente è così, che tutto ciò si rifletta nel carattere del whisky che oggi andremo ad assaggiare.
Questa microdistilleria è stata fondata nel 1993 da Harold Currie, ex manager della Chivas Brother. Durante i lavori di costruzione c’è stata una piccola pausa forzata dovuta a delle aquile reali che avevano deciso di nidificare proprio nel cantiere. Ancora oggi possono essere viste dal cortile della distilleria. Aquile golose!
La struttura è stata eretta strizzando l’occhio ad un design tradizionale, con i tipici muri bianchi e i tetti a pagoda. Ma per i whisky? Andiamo dai classici imbottigliamenti ex bourbon e sherry  fino a quelli più moderni, con finish in calvados o amarone ad esempio, sia peated che unpeated. Insomma ce n’è per tutti i gusti!
I primi Arran erano, come dire, decisamente anonimi, ma dopo i sette anni  di invecchiamento il legno ha “cominciato a lavorare bene” , donando al whisky il profilo che oggi si apprezza in tutto il mondo.
Ma la bottiglia di oggi come sarà? Sniffiamo!

Colore: giallo chiaro.

Naso: abbiamo subito una buccia di pesca gialla e della carambola che evolvono rapidamente in una frolla con crema pasticcera, molto carica di vaniglia (qualcuno ha detto bourbon?). Il lato tropicale sale, portandoci della frutta più polposa, sì ci piace polposa. Una volta in un hotel avevamo provato del guava con succo di pera e della papaya con limone: ecco possiamo dire che questa connubio di frutta rappresenta molto bene, a nostro avviso, il profilo aromatico di questo distillato. Spirito e una leggera e lontana nota di malto completano il tutto. Al naso quindi possiamo dire,senza paura, che siamo davanti ad un “dolcione”.

Gusto: e qua ci sorprende. Ci aspettavamo un qualcosa sulla stessa linea del naso, e invece…E’ vero, il corpo appare subito pieno e dolce con mela rossa e biscotto, ma poi si notano subito una acidità e una speziatura molto intriganti! Limone, dragoncello e coriandolo gli donano infatti una bevibilità pericolosa. C’è della cotognata e, tenendo il distillato in bocca e facendolo “roteare”, ecco del caramello salato: buono!

Finale: persistente e cremoso, con pesca gialla e pepe che avviluppano la lingua. Mostarda?

Abbinamento: assolutamente un grande formaggio erborinato, leggermente aspro e piccante. Una favola.

Commento finale: è un whisky che ha spaccato i giudizi alla nostra degustazione con Whiksyclub: si andava da chi non lo apprezzava particolarmente a chi lo riteneva il migliore della serata. Noi ci piazziamo fra questi ultimi, intrigati dal contrasto naso-bocca , e quindi…

Voto: 8,6