Strathisla 1967 “Bar Metro”

Scheda Iniziale :

Distilleria: Strathisla

Imbottigliamento:  1967-2003 , sherry cask “Gordon & MacPhail” for “Bar Metro”

Gradazione:  54,8 %

Prezzo: circa €800

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Oggi per l’inaugurazione di una nuova distilleria, per il sito chiaramente, tiriamo fuori un autentico pezzo da 90: siamo nello Speyside, destinazione Strathisla.
I loro prodotti recenti non godono di molta fama, ma quelli a cavallo degli anni 60-70, autentici sherry monster, sono oggetto di culto fra i collezionisti.
Prima di partire però vi beccate la solita breve e noiosissima lezione di storia!
La distilleria venne fondata da George Taylor e Alexander Milne nel 1786 con il nome di Milltown. Questo nome probabilmente era un richiamo alla cittadina di Keith nella quale si trova la distilleria, dato che la zona in quel periodo  era un nucleo per la produzione di lino e della sua lavorazione (mill= fabbrica). “Strathisla” invece era la prima denominazione data allo spirito della distilleria. Il nome rimase e fu in seguito applicato alla distilleria stessa nel 1870.
Saltando i vari passaggi di proprietà, chiusure e riaperture varie, arriviamo al 1950, anno in cui Strathisla passò nelle mani della Chivas Brothers la quale, a sua volta, venne inglobata in tempi recenti dal colosso Pernord Ricard.
La distilleria attinge la sua acqua, ricca di calcio e senza torba, dalla sorgente di Broomhill. La leggenda dice che la sorgente sia infestata dai kelpies, un ibrido con la testa di cavallo e il corpo di mostro preistorico: scozzesi e dinosauri vanno sempre a braccetto!
L’imbottigliatore della selezione di oggi è la Gordon & MacPhail per conto dell’arcinoto Bar Metro di Milano, in occasione del suo 35esimo anno di attività, non so se ci spieghiamo.
Abbandoniamo la dignità e, con la bava alla bocca, versiamo nel bicchiere.

p.s. Le pagodine di Strathisla sono probabilmente le più fotografate di Scozia.

Colore: mogano.

Naso: Sbadabam! Il naso è così intenso e vivo che da l’impressione che il distillato fuoriesca dal bicchiere. Una bomba di sherry con una cascata di marmellata di agrumi e frutti di bosco. Ma è un whisky? Ricorda piuttosto un rhum Caroni maturato ai tropici. Sembra di sentire infatti le note di melassa ed eucalipto tipiche della “concorrenza”. Molto presente il legno di ciliegio e, dato il lungo invecchiamento, la cosa non stupisce di certo. A sporcare il naso, dopo tutti questi profumi, ci sono delle belle spennellate di solvente e lucido da scarpe!

Gusto: Ari-sbadabam! Il corpo, se fosse un vino, ricorda quello di un amarone. Caldo, avvolgente e rotondo, le nostre alcolizzate papille gustative fanno i salti di gioia. Ha un inizio dolce, che da l’impressione di avere a che fare con un rum. Frutta rossa come ciliegia, amarena e more fanno la parte del leone, cui segue una bella arancia rossa siciliana e del chinotto. Completano il tutto delle sensazioni di miele di castagno e del cioccolato itakuya 55%. Liquirizia!
Serge parla di “copertura dei sapori tipici del distillato ad opera del legno”: è vero, certo, ma è talmente buono il risultato che penso sopravviveremo facilmente.

Finale: molto lungo, ha una doppia anima: di frutta da un lato con ancora mora, e di vegetale dall’altro con pomodoro. C’è poi una leggera astringenza, molto probabilmente dovuta ai tannini del legno. Questa sensazione di amaro in realtà è molto accattivante perchè fa desiderare (ahinoi!) di riempire di nuovo il bicchiere.

Abbinamento: gustatevelo da solo, almeno questo!

Commento finale: abbiamo bevuto un qualcosa che non c’è più. E’ una frase abusata quando si parla per single cask, ma pensiamo che almeno, in questo caso, ci possiate perdonare! Un grazie a chi di dovere per averci dato la possibilità di provarlo! Capolavoro!

Voto: 9,4

Ardbeg Chieftain’s serie 1996-2016

Scheda Iniziale :

Distilleria: Ardbeg

Imbottigliamento: 1996-2016 Ian Macleod for Chieftain’s serie

Gradazione:  46,5 %

Prezzo: circa €340

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Reduci dal Milano Whisky Festival, siamo tornati a casa belli felici e carichi di samples, di cui una era stata riempita con un bell’Ardbeg single cask di ben 21 stagioni fa.
Autore della selezione è un certo Ian Macleod. Questo signore, oltre che produttore di blend, imbottigliatore di single cask,  è anche il proprietario  di alcune distillerie tra cui la Glengoyne.
Inizialmente Macleod era nemico giurato dei whisky torbati. A seguito dell’evoluzione del mercato e spinto dal bisogno di soldi (pecunia non olet), si è riscoperto come un grande selezionatore di prodotti a base di torba. Non possiamo non citare infatti il blend Smokehead, disponibile sul mercato con varie età di invecchiamento, un vero must per gli amanti del fumo e copertone. A volte la sorte è veramente ironica!
Detto questo, all’urlo de “ne resterà soltanto uno” (cit.), versiamo nel bicchiere!

Colore: oro chiaro.

Naso: sommando Macleod ad Ardbeg ti aspetti un torbatone e invece! Nulla di troppo forte o chiassoso come in taluni whisky moderni.
La torba è fumosa e vegetale, quasi da erba macerata. Ci sono poi degli odori tipici del sottobosco dopo la pioggia, di humus insomma: D’Annunzio ci fa una pippa! A ricordarci sempre che siamo su Islay, ecco del medicinale che ricorda certi vecchi Laphoraig.
A braccetto con questi elementi c’è il lato “pasticcioso” con gocce di limone, biscotto al burro e vaniglia. Con una ulteriore ossigenazione ecco qua la torta della nonna! Ve la ricordate? E’ quell’impasto con ripieno di crema pasticcera e i pinoli in superficie.
Ribadiamo comunque: è un profilo sempre equilibrato e mai sgraziato.

Gusto: ha un attacco dolce e al contempo oleoso. Una torba bagnata, minerale e fumosa si presenta alla festa assieme a del peperoncino rosso di Cayenna. Per fortuna, nonostante i 21 anni di età, mancano quelle borsate di legno tipiche degli OB recenti. Al loro posto però abbiamo della frutta tropicale, come lichi e guava. In deglutizione c’è una punta quasi di frizzante, acqua tonica-style. Oddio, ci sembra di sentire una punta di calce, ma magari è solo il cantiere che hanno aperto qui vicino eh!
Non molto complesso, ma fatto bene, un tipico vecchio Ardbeg!

Finale: lungo. Si ripropone il limone a braccetto con torba e fumo. Molto dopo appare una decisa nota salata.

Abbinamento: ostriche gratinate e limone! Se dobbiamo spendere, che spesa sia!

Commento finale: veramente un ottimo prodotto, classe di altri tempi. Costa molto meno del quasi coetaneo OB uscito in questi giorni, è single cask, è buono, è un Ardbeg vecchia scuola, cosa volete di più ? Ah sì, si beve molto volentieri!

Voto: 8,8

 

Clynelish 14y OB 2015

Scheda Iniziale :

Distilleria: Clynelish

Imbottigliamento: 14y OB 2015

Gradazione:  46%

Prezzo: circa €70 se disponibile

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Ok, dobbiamo fare spazio per le nuove samples che abbiamo preso al MWF, quindi diamoci da fare: oggi un altro Clynelish, il 14y OB ! “Buuu basta Clynelish” direte voi, “la bottiglia occupava lo spazio per 3 samples” rispondiamo noi, quindi abbasso la democrazia, svuotiamola e facciamo di testa nostra, ecco!
Della distilleria, che è una delle nostre preferite, vi abbiamo già parlato, quindi versiamo!

Colore:ambrato

Naso: beh, cosa dire? Esibisce le tipiche caratteristiche di Clynelish con cera, fumo di candela, olio di paraffina e una certa mineralità. A stemperare questo profilo quasi “chimico”, abbiamo della buccia di limone e menta cui segue una delicata nota di marino. Ossigenandosi linfa d’ erba, legno di faggio appena tagliato e violetta. Non manca la vaniglia, ma senza essere troppo esuberante, è solo una punta.

Gusto: conferma ancor più il naso, molto oleoso e minerale, si vede che serve a dare ossatura ai blend (parliamo del Johnnie Walker). Poi ecco, il limone aumenta portando freschezza al palato. Successivamente avvertiamo polpa di pera e carambola. Al momento della deglutizione ecco dello zenzero. Ehi, niente male per un OB !

Finale:  medio lungo, con pepe e ritorno della cera.

Abbinamento: lo so che lo abbiamo già messo con un altro clynelish, ma capesante tutta la vita, gratinate o avvolte con dei veli di prosciutto crudo. Ehi, non lo diciamo noi, ma un certo Dave Broom eh!

Commento finale: a seguito della sempre più crescente domanda, Diageo ha finito le scorte e  attualmente non è in produzione, quindi chi prima arriv…lo compra meglio alloggia. E ci siamo capiti. In ogni caso, è un buon prodotto ed è la “base di partenza” di tanti eccezionali single cask che hanno aperto la strada al successo dell’OB.

Voto: 8,2

Resoconto Milano Whisky Festival 2016

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Alla fine è passato anche lui, il tanto atteso MWF 2016: come è andata alla fine? Oltre ogni aspettativa!
Siamo arrivati all’ora di pranzo in tempo per la degustazione del maestro Giorgio D’Ambrosio, che ha presentato alla platea il frutto di 50 anni di lavoro nel settore. Esser lì era come essere con un gruppo di amici che si era trovato assieme a bere, e solo questo valeva il prezzo del biglietto. Se poi aggiungiamo che abbiamo bevuto dei distillati a dir poco eccezionali, vabbè ci siamo capiti, no ?
Finita la degustazione, ci siamo catapultati nell’ampio salone del Marriott Hotel e…Si dia l’inizio alle danze!
Subito ecco il banchetto di Andrea Ferrari di “Hidden Spirits”, su cui facevano bella mostra di sè, davanti agli imbottigliamenti, gli altissimi voti che la “Whisky Bible” 2017 di Jim Murray aveva loro conferito. Ma noi lo sapevamo già che Andrea era bravo, mica avevamo bisogno che Jim ce lo venisse a dire, no ? Grandi il Ben Nevis e il Linkwood!
Poi è stato il turno di Davide Romano e Fabio Ermoli, alias Valinch & Mallet, bellissimo stand con grandi imbottigliamenti! Degni di nota i nuovi Caol Ila 15 Sherry e Blair Athol 21y sempre sherry…e qualche chicca di cui parleremo presto, stay tuned!
Che dire del bancone Beija Flor? Nonostante la presenza di loschi figuri, come Federico di WhiskySucks e i Facili Giacomo&Jacopo, è sempre un luogo dove è un piacere fermarsi! Highland Park 30y, Littlemill 24y, Kilchoman for Beija e chi più ne ha più ne metta…da sballo.
Ed ecco Whisky Club. Probabilmente Claudio Riva si droga per essere sempre così attivo, per fortuna il suo staff portava conoscenza e calma al suo stand. Fra gli imbottigliamenti, Clynelish che è sempre una certezza, come anche un notevole Glendronach 12y già recensito su queste pagine! E il loro Balblair….yum!
Un saluto al caro Angelo Corbetta, che era al banco della Compagnia dei Caraibi, sempre simpaticissimo e dispensatore di autentiche chicche, come un Balblair sherry che ho condiviso con l’assetato Giorgio Micheletti di Uishi.it.
Ringrazio tantissimo Emanuele Pellegrini, per averci consigliato dei grandi drams di Adelphi che conto di sbevazz….testare poi con calma nella quiete domestica. Certo che quel Mortlach 30y sembra veramente notevole!
E poi eccolo in fondo…il Bar Metro, dove ho lasciato cuore (mai abbastanza) e soldi (anche loro!). Cosa dire? Giorgio e Franco hanno aperto dei veri pezzi da 90, impossibile veramente elencarli tutti. Citiamo giusto per dovere di cronaca Ardbeg il Cavaliere, Bowmore Bicentenary, Oban 32y…Direi che ci siamo spiegati bene, no? Ad affiancare i due anfitrioni c’erano gli evergreen Paolo e i due Riccardo. Super team per super bottiglie!
Da bere, oltre ai whisky, non posso non citare il vero aceto tradizionale di Modena di Mirco Casari. Mirco, gentilissimo, ci ha spiegato le varie tipologie di aceti e come degustarli : ragazzi dategli un occhio, assolutamente niente a che vedere con certo prodotti industriali!
Infine un grazie a mia moglie che, oltre a sopportarmi mentre saltellavo da uno stand all’altro, mi ha soprattuto permesso di tenere nella sua borsa tutte le samples che avevo!
Regalate sempre borse giganti alle donne, potrebbero tornavi utili!
Giuseppe, alias Il Bevitore Raffinato, se mi stai leggendo, te lo prometto: l’anno prossimo riproviamo a fare la foto insieme col kilt!
Ora basta fare gli spiritosi (!) e torniamo seri. I visitatori sono stati circa 4500, evidentemente ciò che è stato seminato negli anni precedenti sta dando dei frutti, e che frutti! Un doppio complimento agli organizzatori Andrea Giannone e Gervasio Dolci Giuseppe è d’obbligo.

Qualche foto dell’evento le trovate nella nostra pagina FB, la maggior parte sono sulla pagina ufficiale del Milano Whisky Festival.
Prima di salutarvi, segnatevi le date per l’anno prossimo mi raccomando, ovvero:

25 febbraio 2017 MILANO WHITE SPIRITS FESTIVAL
1 aprile 2017 MILANO RUM FESTIVAL
27 maggio 2017 con il MILANO WHISKY DAY

Noi ovviamente ci saremo, non mancate!

 

South Shore Islay Malt 8Y

Scheda Iniziale :

Distilleria: XXXXXXXXX

Imbottigliamento: South Shore Islay Malt 8Y

Prezzo: circa €70

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Per l’ultima recensione prima del tanto agognato Milano Whisky Festival, abbiamo scelto l’imbottigliamento più apprezzato alla nostra ultima degustazione (tranquilli, metteremo fuori risultati e foto, non l’abbiamo fatto per biechi motivi di salute, che hanno potenziato la nostra proverbiale pigrizia).
Si parla di un “generico” whisky di una “generica” distilleria del sud dell’isola. “Potrebbe” trattarsi di un LaXXXXXXn, ma non essendo scritto sull’etichetta non possiamo giurarlo, ma, ecco, dunque, coff coff, ci siamo capiti no?
Autori di questa misteriosissima selezione sono gli amici della Valinch & Mallet, di cui avevamo già bevuto un notevole Strathmill 26y. Sapranno ripetersi con questo giovincello?

Colore:vino bianco

Naso: molto delicato, torba marina non invadente, che si fonde a delle note di coriandolo molto fresche. Diamogli tempo ed ecco serviti ostrica e limone. (al MWF ci sarà uno stand dedicato: chi ha orecchie per intendere…) a cui seguono delle sensazioni di “vinoso” e di erba bagnata. Abbiamo infine una punta finale di salamino cotto, data dalla torba.
Tutto questo profilo è presente in maniera però in molto molto discreta, non ci sono elementi chiassosi fuori dal coro. La torba è old style, mai invasiva, nonostante la giovane età del distillato: da vero gentleman!

Gusto: dolce. Possiede un corpo leggero, non oleoso, anzi definiamolo pure sottile, ed elegante. E’ leggermente pungente e questa caratteristica dona carattere all’intera struttura del distillato. Salino e salmastro, senza mai eccedere, ribadiamo, un vero signore! Tenedolo in bocca a lungo, si avverte della polpa di pesca gialla. Molto beverino e piacevole, promosso!

Finale:  finalmente un finale lungo, quello che mancava ad un “certo” 8yo. Pepe torba, sale e ancora agrumi.

Abbinamento: ok, i frutti di mare sono una scelta banale, ma per questo motivo non lo dovremmo fare ?  Anche dei bei gamberi rossi di Sicilia crudi non sarebbero da buttar via vero?

Commento finale: rispetto ad un “altro 8yo”, certamente potremmo parlare di come questo sia meglio al naso o al palato. D’altro canto, in questo Islay abbiamo soprattutto quello che manca al suo “fratello”, ovvero finalmente un finale lungo e degno di nota! Con questi presupposti, e in virtù del prezzo minore,  non possiamo non premiarlo con un bel….

Voto: 8,9

Blair Athol 2014 “Hidden Spirits”

Scheda Iniziale :

Distilleria: Blair Athol

Imbottigliamento:  2012-2014, ex-bourbon cask for “Hidden Spirits”

Gradazione:  48 %

Prezzo: circa €65

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Anche oggi recensione di una nuova distilleria (per il sito!): parliamo di…rullo di tamburi… Blair Athol!
La pittoresca distilleria con base a Pitlochry, vicina a Edradour, è stata fondata con il nome di Aldour nel 1778 da Robert Robertson. E’ nel 1825 con l’allargamento della produzione l’acquisizione dell’attuale nome Blair Athol. Il 95% della produzione è destinato al blend Bell’s, mentre il restante 5% invecchia generalmente in botti sherry  per poi venire imbottigliato dai selezionatori indipendenti.
Attualmente è di proprietà del gruppo Diageo che l’ha dotata dal 1987 di un centro visitatori.
L’imbottigliatore della selezione di oggi è il caro Andrea Ferrari di “Hidden Spirits”, che ringrazio per il gentile campione. Giusto per contraddire quanto scritto sopra non si tratta di un ex sherry, bensì di un ex-bourbon. Era una delle sue prime selezioni, come sarà? come sarà?

Colore: giallo paglierino

Naso: molto caldo, un tripudio (perchè sono 3!) di terra, vaniglia e tamarindo mescolati assieme. Un tè nero mentolato fa poi posto a del limone verde. Ha delle sfumature medicinali, alla vicks vaporub per intenderci, con dei ricordi di tisana alle erbe. Ossigenandosi esce una punta di dolce, quasi da gelsomino. Evolve poi in pan forte e mandorle.

Gusto: corpo leggero, facilmente bevibile. Ha un attacco fresco, di menta e agrumi. Sarà la fame, ma ci pare di sentire una  torta di mele renetta con salsa al rabarbaro. Biscottoso, con delle tinte di muesli!

Finale:  lunghezza media, molto mentolato con paprika dolce. Ancora renetta!

Abbinamento:  forse banale, ma un buon salame ci starebbe benissimo. Meglio ancora ? Una soppressa veneta!

Commento finale:  un whisky estivo, molto fresco. Lo consideriamo un ottimo daily dram, gradevole e di facile bevuta. Considerando poi il prezzo lo premiamo con un bel voto e ce ne andiamo a casa felici !

Voto: 8,2

Glendronach 2004 for Beija Flor & Whiskyclub Italia

Scheda Iniziale :

Distilleria: Glendronach

Imbottigliamento:  2004-2016, ex-sherry cask PX  for Beija flor & WhiskyClub Italia

Gradazione:  51,1%

Prezzo: circa €95

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Che bello! Questo tempaccio è adatto per aprire un bel Glendronach, quindi approfittiamone e scaldiamo così nostri cuori e le nostre anime (quanta poesia per un blog!). Di questa distilleria vi abbiamo già parlato, quindi analizziamo direttamente la bottiglia.
Più di 51 gradi, 12 anni in PX e 432 bottiglie prodotte dalla botte n° 6343, e chi prima arriva meglio alloggia, ma chi sono i colpevoli di questa selezione? Abbiamo l’importatore diretto per il mercato italiano di Glendronach, alias Beija Flor di Maurizio Cagnolati, e il Whiskyclub Italia di Claudio Riva. Con queste referenze cosa potrà mai andare storto ? Stappiamo!

Colore: arancione scuro

Naso: la gradazione di botte si fa subito sentire, dando potenza e vigore al profilo. Inizialmente, parte con delle ciliegie sotto spirito, buccia di arance e marmellata di fragole. Ha un piacevole lato orientaleggiante, con pepe nero e cannella, quasi da pan di spezie. Ossigenandosi, ecco poi delle note calde, con pelliccia e crema al cioccolato a farla da padrone. Quest’ultima, e forse sarà il fanciullino che rugge dentro di noi, ci pare poi   evolvere in polvere di cioccolato, anzi, in Nesquik (?!).

Gusto: rotondo, caldo e avvolgente. Spesso gli imbottigliamenti ex-sherry peccano per la presenza di troppe spezie in bocca, che allappano in maniera fastidiosa. Qua è tutto il contrario, il whisky va giù che è una meraviglia. Ancora arancia e cacao, ma ricorda più la versione da pasticceria metà candito e metà cioccolato. Uvette a bagno nel rhum a braccetto con sensazioni di malto maltoso. Datteri e fichi secchi, una bontà!

Finale:  molto lungo, con  punte di pepe e cioccolato amaro.

Abbinamento:  abbiate fede, miscredenti! Una tartina di pane con del gorgonzola stagionato e un pezzo di cioccolato fondente 90% darà un risultato clamoroso !

Commento finale:  riprendendo l’incipit di cui sopra, non è andato storto nulla di nulla. Abbiamo un signor Dronach dotato di una facilità di bevuta imbarazzante, ai limiti dell’illegalità. Complimenti ai selezionatori. Col freddo, davanti al caminetto o a tavola con gli amici, è una bottiglia da non farsi mancare . Grazie a Claudio per averci dato l’occasione di provarlo!

Voto: 8,8