Chichibu “Whisky Show London” 2016

Scheda Iniziale :

Distilleria: Chichibu

Imbottigliamento: OB, 2009 – 2016, 7y, per “Whisky Show London” 2016

Gradazione: 61,4 %

Prezzo: circa € 1800

chcihi

In queste settimane è tutto un susseguirsi di grandi festival whiskosi in giro per l’Europa e abbiamo cercato nella nostra “libreria” un qualcosa di adatto per restare in tema. Stavamo per arrenderci, quando ecco saltar fuori un Chichibu imbottigliato per il “Whisky London Show” del 2016.
Chichibu sorge presso l’omonima cittadina, a nord ovest di Tokyo, dove un clima …er….decisamente caldo-umido offre condizioni di maturazione del nostro distillato estremamente differenti da quelle scozzesi.
Nata nel 2004 dalle ceneri della leggendaria distilleria Hanyu, grazie al grandissimo lavoro del suo fondatore Ichiro Akuto, in pochi anni è diventata un “must have & try” per ogni appassionato bevitore che si rispetti. Soprattuto i single cask, nonostante la giovane età, mostrano una complessità fuori dal comune e raggiungono praticamente sempre delle quotazioni da capogiro.
Oggi berremo uno di questi, quindi non possiamo proprio lamentarci! Kanpai!

P.S. Sì, ci meritiamo tante frustate sulla schiena per essercelo dimenticato chiuso solo soletto in casa.

Colore: giallo paglierino

Naso: ok, l’impatto alcolico c’è. Posiamo il bicchiere e aspettiamo che si apra. Beh, l’attesa viene ripagata con un profilo decisamente originale e accattivante. Succoso, ricorda una spremuta di mandarino coperta da una coltre di fumo. Diradandosi (che poesia!), ci lascia il profumo di una bella bistecca caramellata, accompagnata da una glassa al miele. Forse abbiamo usato troppo il nostro barbecue in questi giorni…
A seguire, abbiamo una più canonica pesca gialla, seguita da un lato vegetale che ci ricorda il sedano e il peperone rosso. La banalità non è di casa a Chichibu. Come se non bastasse, il bicchiere vuoto sa di fumo e ancora sedano!

Gusto: beh, non c’è da stupirsi che anche qua l’alcool picchi un po’. In bocca comunque risulta grasso, oleoso e carnoso, con una bella grattata di pepe. E’ piacevolissimo notare come in tutto ciò risalti la dolcezza del malto. Davvero buono! Ci pare di sentire anche della torba  molto vegetale, elegante e cesellata. Poi magari la torba questo whisky l’ha vista solo in sogno, e noi ci siamo sbagliati! Quindi, se qualcuno avesse informazioni in merito, siamo qua tutt’orecchie. In deglutizione sentiamo un’astringenza che ci ricorda un agrume, tipo cedro acerbo.

Finale
: medio, con note di buccia di lime grattuggiata, crema pasticcera al limone e ancora fumo.

Abbinamento: un coniglio alle albicocche, condito con sale affumicato salish, esalterà alla grande il nostro Chichibu. Se possiamo autofarci un appunto, è una combinazione che un giapponese non proverà praticamente mai, in quanto non mangiano questo tipo di carne. Amen!

Commento finale: un profilo veramente atipico rispetto agli scozzesi, soprattuto nel naso e nel finale, ma con una personalità da vendere. Si sente che è giovane, soprattuto per il palato dove l’alcool si fa sentire, eppure avremmo scommesso su una età di circa 10-12 anni, non certo 7. Come detto sopra, diamo quindi una sorta di penalità per un naso e un palato inizialmente pungenti. Per il prezzo, eh, che dire? R.I.P.  Sommando tutto, diamo un bel…

Voto: 8,8

 

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Milano Whisky Festival 2019

Una delle cose belle dell’autunno è sicuramente l’immancabile Milano Whisky Festival, appuntamento fisso di novembre per ogni bevitore che si rispetti!
Come leggerete fra poco nel comunicato stampa ufficiale riportato di seguito, sono state introdotte delle novità, fra cui la più gradita è sicuramente un ulteriore ampliamento degli spazi presso il Marriott: 2000 mq di esposizione, giusto lo spazio per qualche bottiglietta…
Al solito troverete chi scrive al megabanchetto dell’importatore Beija Flor, dove ci saranno tanti nuovi imbottigliamenti da provare. Venite a trovarmi anche solo per il gusto di due chiacchiere così ci facciamo una bella bevuta insieme, perchè chi non beve in compagnia è un ladro o una spia.
Dopo questo originalissimo proverbio, vi salutiamo e vi auguriamo una buona lettura.

P.S. Purtroppo quest’anno non saremo presenti con i panettoni al whisky per motivi che vi verranno rivelati nei prossimi giorni. Nulla di grave, anzi, saranno cose decisamente positive, ma che non ci lasceranno tempo per organizzarci/ produrre per il mese di novembre. Tranquilli, cercheremo di rifarci l’anno prossimo.

MILANO WHISKY FESTIVAL 2019_2

MILANO WHISKY FESTIVAL and FINE SPIRITS:

tante novità e collaudate tradizioni per questa 14° edizione.

(Hotel Marriott – Via Washington 66 – Milano, 9-10 Novembre 2019)

14 anni: tante sono le candeline che spegne quest’anno il Milano Whisky Festival che si terrà nel weekend del 9 e 10 novembre 2019.

Per festeggiare, Andrea Giannone e Giuseppe Gervasio Dolci hanno fatto le cose in grande: tante novità per offrire ai sempre più numerosi visitatori – privati e professionisti del settore – un’esperienza d’eccellenza sia in termini di prodotti che di divertimento.

Innanzitutto, spazi più grandi: per la prima volta le due storiche sedi del festival – la sala Le Baron e la sala Washington – saranno entrambe utilizzate per la manifestazione, per un totale di oltre 2.000 mq di spazio.

Alle oltre 100 distillerie scozzesi si affiancano anche in questa edizione whisky americani, giapponesi, indiani, inglesi, irlandesi, islandesi, italiani, svizzeri e taiwanesi. Ospiti d’onore il Cognac e l’Armagnac, per soddisfare i palati di ogni visitatore che varcherà la soglia dell’ormai collaudatissimo Hotel Marriott, da sempre sede dell’evento.

Se le tradizioni non si abbandonano – come i consueti angoli food per assaggi sfiziosi e l’area Mixology con cocktail a tema preparati al volo dai nostri bartender -, le novità sono sempre ben accette, a partire dalla modalità d’ingresso.

In questa edizione 2019, oltre all’ingresso GRATUITO, gli organizzatori hanno ideato diverse formule per incontrare le esigenze più disparate. Sono infatti previsti 4 diversi pacchetti:

  • STANDARD: al costo di 5,00 euro si ha diritto al bicchiere e porta bicchiere MWF

  • SILVER: 15,00 euro per bicchiere e porta bicchiere MWF, guida al whisky 2020 e 7,00 euro in gettoni per degustazioni e acquisti

  • GOLD: 30,00 euro per accesso prioritario, bicchiere e porta bicchiere MWF, guida al whisky 2020, shopping bag MWF per acquisti e 20,00 euro in gettoni per degustazioni e acquisti

  • DIAMOND: 60.00 euro per accesso prioritario, bicchiere e porta bicchiere MWF, guida al whisky 2020, shopping bag MWF per acquisti, 30,00 euro in gettoni per degustazioni e acquisti, 2 free cocktail al whisky bar, accesso alla VIP LOUNGE con inclusi 3 Free-Soft Drinks.

Anche l’edizione 2019 sarà caratterizzata da Masterclass e seminari: percorsi guidati per approfondire o iniziare ad assaporare la storia e i gusti di questi distillati.

Insomma: non resta che iniziare il conto alla rovescia e aspettare che la 14° edizione del Milano Whisky Festival abbia inizio!

PROGRAMMA COMPLETO DEL MILANO WHISKY FESTIVAL & FINE SPIRITS:

Hotel Marriott – Via Washington 66 – MILANO

09-10 NOVEMBRE 2019

Apertura al pubblico: Sabato 09 novembre dalle 14.00 alle 22.30

Domenica 10 novembre dalle 14.00 alle 21.00

PROGRAMMA MASTERCLASS E SEMINARI:

(in continuo aggiornamento) su http://www.whiskyfestival.it

Per informazioni:
Roberta Riva
Ufficio Stampa Milano Whisky Festival
Tel. 02-91082945
Cell. 346-8548236
ufficiostampa@whiskyfestival.it

Tomatin 18y OB

Scheda Iniziale :

Distilleria: Tomatin

Imbottigliamento: OB, 18y, ex Oak Casks + Oloroso Sherry Butt Finish

Gradazione: 46 %

Prezzo: circa € 75

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L’estate sta finendo e cogliamo l’occasione per raccontarvi di un whisky che ci ha tenuto compagnia mentre eravamo dispersi fra le montagne del Trentino! Cosa intendiamo? Lo scoprirete nella sezione “abbinamenti”. Per ora, limitiamoci a presentarvi il nostro protagonista di oggi, ovvero il Tomatin 18 anni ufficialissimo di distilleria.
Come ci spiegava Scott Fraser, brand ambassador del marchio, l’invecchiamento del 18y è decisamente curioso. Una parte del nostro whisky matura circa 15 anni e mezzo in botti Refill Hogsheads e altrettanti in botti di Oloroso Sherry. Una volta trascorso questo tempo, le due parti vengono miscelate e lasciate a riposare per 2 anni e mezzo ancora in Oloroso Sherry. Spesso l’invecchiamento di questo whisky viene identificato solo come un finish in sherry, ma come avete visto è abbastanza limitativo, per cui ci tenevamo a precisarlo!
Bien, vi abbiamo annoiato abbastanza, andiamo ad assaggiarlo.

Colore: oro antico.

Naso: note di sherry e di pelliccia accopagnate da una bella macedonia di frutta gialla, prugna e pesca in primis. Dopo di che, via di dolcezze con miele mille fiori, uva rossa, uvetta sultanina e cioccolato fondente. C’è una parte minerale che ci riporta alla mente…la capocchia dei fiammiferi (un modo aulico per dire indicare una punta di zolfo, insomma!).

Gusto: rotondo e avvolgente, ma senza essere pesante o peggio “mappazzone” (rischio riscontrabile con alcuni first fill sherry), risultando infatti al contempo fresco ed elegante. Si avverte una nota leggermente speziata, pepe e tabacco, e una nota  amaricante, da mandorle tostate. Buccia di arancia e tanta marmellata di rabarbaro!

Finale
: medio, con uva cardinale e ancora buccia di arancia. Chiudiamo il tutto con sentori di plum cake bruciacchiato che ci piacciono tanto.

Abbinamento: eccoci qua. Avevamo chiesto tempo fa al nostro voluminoso Scott con che cosa consigliasse di bere questo Tomatin. La sua risposta è arrivata istantaneamente: bistecca di cervo! Mentre eravamo in Trentino abbiamo avuto più di una occasione per abbinarlo…e ragazzi…che bontà! Provare per credere. Il motivo d’altro canto è semplice: non essendo un 18y “only sherry” ha un corpo più beverino, che lo rende assolutamente perfetto ad ogni assaggio per pulire la bocca e valorizzare un piatto saporito, ma al contempo semplice come una bistecca di cervo.

Commento finale: a noi è piaciuto molto. Un whisky con un tipo di invecchiamento evidentemente studiato a tavolino che ha dato degli ottimi risultati. Considerando il prezzo veramente basso nel mercato attuale per un 18 anni e gli abbinamenti fantastici cui può dare origine, lo premiamo con un…

Voto: 8,6

 

 

Auchroisk 27y “Valinch & Mallet”

Scheda Iniziale :

Distilleria: Auchroisk

Imbottigliamento: Valinch& Mallet, 27 y, 1991 – 2019, ex Bourbon Hogshead

Gradazione: 48,7 %

Prezzo: circa € 240

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Questo lunedì ci sentiamo molto creativi e decidiamo di aggiungere una nuova distilleria al nostro portfolio di assaggi! Auchroisk (si pronuncia “ar-thrusk”) è la protagonista di oggi ed è praticamente una giovincella rispetto alle altre sue sorelle scozzesi: è stata costruita nel 1972. Di imbottigliamenti ufficiali non ne esistono, per cui dobbiamo rivolgerci al mercato indipendente. Per ragioni storiche dobbiamo citare il mitico 10 anni della serie Flora & Fauna, ma a noi piacciono “nel fiore degli anni/mature” (?!) e quindi abbiamo scelto di assaggiare addirittura una ventisettenne proveniente dalle selezioni della “Valinch & Mallet”. Sarà buono?

– SPOILER-

Sì!

Colore: giallo paglierino.

Naso: oh, ha un tipo di profilo che noi adoriamo! Si passa da note sporche a sfaccettature di frutta in un turbine infinito: promette bene! Partendo quindi dalla sabbia bagnata e da un minerale che ci ricorda la gomma da cancellare, facciamo una pausa più morbida con cedro e mandorle, per poi virare su aspetti più dolci come fichi secchi, miele e uva sultanina. In tutto ciò aleggiano delle foglie di citronella, che si ripropongono quando annusiamo  il bicchiere vuoto.

Gusto: fresco, minerale, dolce e sapido. Partiamo bene! Se fosse una birra, sarebbe una tedesca Gose, con quel tocco di sale e coriandolo che invoglia a berne ancora. Solo leggermente piccante, tenendolo in bocca ci sono dei ricordi di muffin aromatizzato al limone. Sempre restando nel campo della pasticceria, chiude il tutto una grattatina di anice che ci fa impazzire!

Finale
: medio lungo. Ritorna lo sporco del naso con tracce di inchiostro, cui segue del limone e profumi di erba di campo appena tagliata. Ricordi di gioventù…

Abbinamento: data la stagione, pesce di mare alla griglia, speziato in maniera delicata (coriandolo, dragoncello, salvia…), magari con una spennellata di burro fuso.

Commento finale: un whisky fresco, estremamente intrigante e dalle mille sfaccettature. Eppure, complice una cesellata sapidità, è dotato di una facilità di bevuta disarmante… Forse troppo (sì, perchè non ne abbiamo più, tristezza e sofferenza)! Volevamo bere un whisky adatto all’estate e l’abbiamo trovato!

Voto: 9,1

 

 

Highland Park Dumpy Bottle Ferraretto

Scheda Iniziale :

Distilleria: Highland Park

Imbottigliamento: OB, Green Dumpy Bottle, 17y, 1958 – 1975, Ferraretto Import

Gradazione: 43%

Prezzo: circa € 1300

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In questi giorni di caldo torrido bisogna essere proprio dei pazzi per bere superalcolici. Noi tanto sani di mente di certo non lo siamo, ma, aiutati dall’istinto di sopravvivenza, optiamo per un dram a bassa gradazione alcolica…che astuzia! Fruga fruga nell’armadio e guardate cosa abbiamo trovato: un pazzesco Highland Park del 1958! Importato da Ferraretto e avuto tramite l’inossidabile Giorgio D’Ambrosio anni fa, decidiamo di assaggiarlo. Oggi abbiamo whisky storici su queste pagine! Versa versa!

Colore: ambra.

Naso: caldo e avvolgente come un cesto di frutta matura. Cerchiamo di scindere i profumi: ci pare quindi di sentire buccia di uva bianca, arancia, cedro, fichi e pesca. Miele a chili, siamo in casa HP d’altro canto. Ossigenandosi, salta fuori un lato sporco con  incenso, fumo leggero, olio di paraffina e cera in seguito. Sensazioni mentolate rinfrescano il tutto, per poi chiudere con un profumo di vecchio mobile di legno che è deliziosamente affascinante! Il bicchiere asciutto è sempre marchiato dal fumo.

Gusto: vellutato, sapido e oleoso. Tenetelo in bocca qualche secondo, dategli tempo, e wow! Tanti sapori così differenti eppure così in armonia, pazzesco, da caleidoscopio!  Coerentemente col profilo classico della distilleria, abbiamo del fumo e una nota erbacea  che Serge identifica addirittura come “Chlorophyll gum”: ok, tanto di cappello e ci facciamo da parte! La frutta fresca è presente con  uva spina e alchechengio e quella secca con castagne e nocciole in primis. Tanta, tanta liquirizia! A chiudere ci pare di sentire del merluzzo in crosta di sale. Permetteteci una battuta: mantenere un profilo armonioso con queste sfaccettature non è roba da tutti i giorni!

Finale
: lungo, con il ritorno della pesca e del sale presenti nel naso.  Sono però un bel secchio di prugne e  una sensazione di paraffina untuosissima a fare la parte del leone.

Commento finale: da alcolisti quali noi siamo, spesso storciamo un po’ il naso quando leggiamo di gradazioni basse. Se poi sono vecchie bottiglie dove l’alcool è pure evaporato stiamo un po’ sul chi vive. E qua siamo davanti a 43 gradi, ma…con un corpo pazzesco! Una sensazione simile l’avevamo avuta con un vecchio Springbank a pera degli anni 80. Meravigliosamente rustico e al contempo elegante! All’insegna del “si stava meglio quando si stava peggio” concordiamo con i Facili e giù di votone!

Voto: 9,3

 

 

 

 

Kilkerran Heavily Peated

Scheda Iniziale :

Distilleria: Glengyle

Imbottigliamento: “Kilkerran Heavily Peated”, Peat in Progess Batch 1, 2016 – 2019, 55%, Ex-Bourbon e 45% Ex-Sherry

Gradazione: 59,3 %

Prezzo: circa 70 €

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Se vi ricordate bene, ad Aprile vi abbiamo portato alla pasticceria DolceMente di Varese un’anteprima mondiale da provare, il Kilkerran Heavily Peated. Bevuto e ribevuto, oggi possiamo darvene una succosa recensione. Siatene felici!
Nato per far fronte alle richieste di mercato che predilige i whisky torbati, il nostro arriva nei nostri bicchieri carico con addirittura 84 ppm di torba. What? Ma che commercialata è? No, tranquilli, vi pare che di colpo a Kilkerran si dimentichino come si distilla?
Giusto prima di iniziare, questa bottiglia rappresenta la prima della serie “Peat in Progess”, analogalmente alla “Work in Progress” di qualche anno fa. Non si sa ancora dopo quanti anni verrà imbottigliata la versione finita e a quanti gradi, possiamo darvi informazioni solo sulla bottiglia di oggi, è un 3 anni a gradazione piena. “Oddio, ma sarà sgraziatissima!” direte voi, “andate avanti a leggere” diciamo noi.

Colore: oro.

Naso: un insieme di mare e terra sorprendente. Abbiamo un lato carnoso, che varia da una bistecca ben condita fino al maiale al limone, in cui si riflette (poesia!) un lato marino e vegetale, dato dal sale marino e dalla torba. Avvolgente e appetitoso, col tempo rilascia sensazioni di crema al burro e spruzzate di torta di mele. L’ alcool al naso è molto leggero con prugne sotto spirito e papaya. Ritornano le sensazioni carnose di cui sopra con del brodo di pollo. Pronti per la megacastroneria settimanale? Profuma di torta della nonna…alle olive! Tornando più seri, annusando il bicchiere ormai vuoto compare la sabbia bagnata di kilkerraniana memoria che ci piace tanto!

Gusto: qua l’alcool si sente, fuori discussione, ma non così tanto come sarebbe lecito aspettarsi. All’inizio ha una dolcezza che ci ricorda l’albicocca, per poi virare decisamente su sapori salati, quasi da pesce in crosta. Speziato, potente eppure vellutato, possiede infatti una struttura oleosa con note di olive in salamoia. Ci pare di sentire anche una leggera sensazione canforata. Un particolare non di poco conto: non è sgraziato come ci si potrebbe aspettare da un “tre anni”, anzi! Cercando di spiegarci meglio, non è ovviamente molto complesso data la gioventù, ma…si può dire che ha un profilo estremamente coerente?

Finale
: medio  lungo, torbato e salato!

Abbinamento: durante la serata di cui sopra volevamo accompagnarlo ad un dolce alternativo, ma non era facile: l’alta gradazione era un problema e andava assolutamente mitigata. Da qui l’idea di una variazione strutturale della tarte tatin accompagnata a crema di mascarpone. In più la mela avrebbe aiutato tantissimo ad esaltare la nota torbata del whisky. E direi che l’obiettivo è stato raggiunto a giudicare dai commenti dei presenti. Troverete le foto sulla nostra pagina Facebook.

Commento finale: 3 anni? Veramente? Se è questo l’inizio, chissà cosa ci aspetta quando sarà “pronto”: rischia di diventare uno dei migliori OB in circolazione, a nostro modestissimo avviso. Spesso capita che nei whisky giovani la torba sia aggressiva e scomposta, qua è un velluto. La dimostrazione è che i ppm siano solo un numero alle volte. Ha solo un difetto, non è complessissimo, ma è giustificato dalla estrema giovinezza.

Voto: 8,7

 

Rare Malts – Parte 1

Oggi abbiamo particolarmente sete e per dissetarci abbiamo deciso addirittura di optare per una quadrupla bevuta. Un blog sempre più disinibito!
Andremo ad assaggiare quindi degli imbottigliamenti provenienti dalla mitica serie “Rare Malts”, creata dalla Diageo nell’ormai lontano 1995. Era stata creata con lo scopo di coprire la domanda di whisky “inusuali” da parte di un pubblico che ormai stava crescendo e diventando giorno dopo giorno sempre più esigente.
Inusuali perchè? Beh, parliamo di whisky provenienti da distillerie (all’epoca) sconosciute, anche chiuse, a gradazione piena, dal notevole invecchiamento (dai 18 ai 35 anni) e senza coloranti: una mossa forse azzardata a metà anni 90, sicuramente avvenieristica, ma che poi avrebbe anticipato il trend attuale.
Solo un appunto: non sono single cask, ma il frutto dell’unione di due o tre botti (small batch). Che problemi, vero? Bien, via alle danze, ecco cosa ci beviamo:

– Royal Lochnagar
– Dallas Dhu
– Benrinnes
– Caol Ila

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Scheda Iniziale :

Distilleria: Royal Lochnagar

Imbottigliamento: “Rare Malts”, 1973 – 1997, 23y, ex-bourbon

Gradazione: 59,7 %

Prezzo: circa € 400

Colore: giallo chiaro.

Naso: maltosissimo! Oltre a del marzapane abbiamo infatti un intenso profumo di biscotto “oro saiwa”, cui si uniscono varie spezie come thé oolong, pepe rosa e vaniglia. Semplice, ma efficace!

Gusto: decisamente accattivante. Subito un’esplosione di spezie dolci e piccanti, pepe e peperoncino di cayenne in primis, seguita da sapori di liquirizia e frutta fresca, pesca e limone in particolare. C’è anche una gradevole nota erbacea mentolata.

Finale
: medio con coriandolo, oleoso, salato e buccia di pesca.

Commento finale: partiamo alla grandissima con un Royal che, ci teniamo a precisarlo, nulla ha a che vedere con la versione “Game of Thrones”, dove è stato decisamente bistrattato. Un whisky d’entré veramente buono e frizzante!

Voto: 8,7



Scheda Iniziale
 :

Distilleria: Dallas Dhu

Imbottigliamento: “Rare Malts”, 1975 – 1997, 21y, ex-bourbon

Gradazione: 61,9 %

Prezzo: circa € 700

Colore: giallo pallido.

Naso: inizialmente oleoso e minerale (salino) con arancia e fondi di caffè. Sensazioni insolite di…ginepro? Il profumo di pandoro e la sua “crosta” a chiudere è un tocco di classe come pochi. Non complesso, ma d’impatto nella sua semplicità.

Gusto: oh my god, è ceroso, ma al contempo così appetitoso (fa pure rima). E’ tutto una cascata di pan pepato, mela, nocciola e torta delizia con la sua crema e le sue mandorle. Sentiamo anche un leggero tocco acidulo, dato da passion fruit e limone. A stemperare il tutto, seppur rimanendo nel campo della pasticceria, ecco una bella sablé salata!

Finale
: lungo e gradevolmente erbaceo, lascia sensazioni di crème brûlée.

Commento finale: SPOILER alert! Il migliore dei 4 a nostro giudizio. Il primo Dallas Dhu  su queste pagine e speriamo vivamente che ce ne possano essere ancora tanti altri. Una bontà ed un’eleganza come pochi!

Voto: 9,2


 

Scheda Iniziale :

Distilleria: Benrinnes

Imbottigliamento: “Rare Malts”, 1974 – 1996, 21y, ex-bourbon

Gradazione: 60,4 %

Prezzo: circa € 600

Colore: giallo pallido.

Naso: molto alcolico e chiuso a gradazione piena. L’aggiunta di acqua fa evolvere il profilo in  brioche, mela verde e plumcake. Pasta alla carbonara?

Gusto: dolce all’inizio, da composta alla pesca, per poi virare sul tanninico, simile ad una pera un po’ astringente. Non manca anche qui un bel carico di spezie, ma ci pare di sentire anche della buccia di limone, con anche la sua parte bianca, che risulta quindi leggermente amara. Biscotto alle nocciole in chiusura.

Finale
: lungo e ceroso. Anche qui c’è una punta di amaro, mitigata però da delle belle fette di banana e alchechengi.

Commento finale: ecco, il whisky è buono, fuori discussione. Noi però l’abbiamo trovato abbastanza…ostico? Anche a lasciarlo nel bicchiere a lungo. Giusto per la cronaca, gente più alcolizzata di noi ci si è strappato i capelli. Potrebbe anche essere colpa del sample che non si era conservato bene, chi lo sa! Fateci sapere cosa ne pensate in ogni caso!

Voto: 8,2

 


 

Scheda Iniziale :

Distilleria: Caol Ila

Imbottigliamento: “Rare Malts”, 1975 – 1997, 21y, ex-bourbon

Gradazione: 61,3 %

Prezzo: circa € 1000

Colore: giallo chiaro.

Naso: abbiamo un fumo di braci da barbecue, che va a braccetto con un lato decisamente marino. Una bella spiaggia con i suoi sentori di iodio, di alghe e di aringhe affumicate rende bene l’idea. A smorzare e a dare del fresco, ecco una spruzzata di limone e di medicinale. Torba presente all’appello, ovviamente!

Gusto: fantasticamente isolano. E’ delizioso notare (per la nostra bocca!) come siano elegantemente presenti tutti gli elementi Caolila-style: fra torba, fumo, pepe nero, olio, limoncello, alghe marine, olive e cioccolato fondente c’è da perderci la testa. Per tacere di certi sentori di pancetta! Cari giovani e moderni torbati che circolate oggi, imparate da questo vostro antenato.

Finale: lungo, complesso ed equilibratissimo. Tanto fumo, deliziosamente marino e salato.

Commento finale: difficile trovare un Caol ila distillato male e su questo siamo tutti d’accordo. Non è facile però trovarne uno eccezionale: qua ci siamo riusciti! Ci sono tutti i sentori tipici di un Caol Ila armonizzati dagli anni: un paradigma! Se stravedete per i torbati, alzate pure il punteggio di due punti, tanto per darvi una idea.

Voto: 9,0

 


 

Un grazie a Veronica e Gaia che ci hanno supportato in questa sessione e al mitico Angelo del Harp Pub Guinness per averci tenuto da parte i whisky di cui sopra.
E anche oggi abbiamo bevuto (tanto e bene!).

A presto, Davide & Sebastiano