Bowmore No. 1

Scheda Iniziale :

Distilleria: Bowmore

Imbottigliamento: OB, No.1

Gradazione: 40%

Prezzo: circa € 35

bowmore

Continuiamo oggi con un altro NAS di una distilleria fra le nostre preferite. Proveniente dal leggendario Vault “N.1” sotto al livello del mare, ecco qua tutto per noi l’omonimo imbottigliamento base di Bowmore. Maturato in barili ex bourbon provenienti dalla celebre distilleria americana Maker’s Mark, è facilmente reperibile a basso prezzo. Varrà comunque la spesa per il nostro portafoglio ? Andiamo a scoprirlo subito.

Colore:

Naso: subito molto dolce, grazie all’apporto della botte first fill con crema pasticcera e mandorla. Oltre a quest’ultima, ci sembra di sentire anche del marzapane, giusto per restare in tema. Avanti poi la frutta con tanta pera,  pesca gialla, ananas e una grattatina di buccia di lime. Ossigenandosi appare Bowmore in forma gentile con la sua torba,  lo iodio, e un pizzico di  fumo.

Gusto: vellutato, con ancora tanta frutta gialla. C’è un curioso lato vegetale con polpa di cetriolo salato, molto giapponese. Oleoso, ma contemporaneamente leggero: quanto avremmo voluto una diluizione minore (che è la versione politically correct del “dateci più etanolo”)! Anice?

Finale: medio corto. Ci ricorda delle pere molto tanniniche, un po’ amare,  con un lato balsamico. Restano il sale e il fumo.

Commento finale: non è fatto malissimo. Tuttavia il corpo risulta molto debole e il lato del distillato che adoriamo qua è messo in secondo piano da botti molto attive. L’allievo ha le capacità, ma qua non si applica.

Voto: 7,6


 

Tasting notes:

Nose: very sweet, thanks to the barrel first fill, with custard, almond and marzipan. Here they come the fruits, like pear, yellow peach, pineapple and lime. This Bowmore, with its elegant peat, iodine, and a pinch of smoke, is very “shy”.

Mouth: silky, soft, with lots of yellow fruit. There is a salted cucumber, very Japanese. Oily, but at the same time light in the mouth: we would have liked to have more alcohol. Anise?

Finish: medium-short, with very tannin-like pears, slightly bitter and balsamic. Still salt and smoke.

Comments: not so bad, unfortunately the whisky’s body is weak and the side of the distillate we adore here is overshadowed by very active barrels.

Score: 7,6

 

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Talisker Skye

Scheda Iniziale :

Distilleria: Talisker

Imbottigliamento: OB, Skye

Gradazione: 45,8 %

Prezzo: circa € 35

talisker

Protagonista della bevut…recensione di oggi è uno dei NAS più facilmente reperibili sul mercato: parliamo dello “Skye” prodotto da Talisker.  E’ un whisky che ha riposato in un mix di botti di rovere americana, tostate e refill, con una percentuale leggermente superiore delle prime. Nato con lo scopo di farci dimenticare (SPOILER: sigh!) il tanto osannato Talisker 10y tornato da poco in produzione, riuscirà a rendere più gradevoli queste giornate afose? Scopriamolo subito!

Colore: oro.

Naso: costiero, certo, ma al contempo molto dolcioso. Ci spieghiamo meglio. Da un lato abbiamo le caratteristiche tipiche di un Talisker, quali torba, pepe, limone e acqua di mare. C’è anche del carbone bagnato e forse della noce moscata. E fin qui tutto ok, anzi, è un profilo che adoriamo tantissimo. Peccato che questo meraviglioso lato isolano sia quasi sovrastato da elementi opposti e forse presenti in esagerata misura. Tanta vaniglia, gommose alla liquirizia, ma soprattutto una svalangata di legno donano in definitiva un profilo decisamente “piacione” che ci lascia un po’ perplessi.

Gusto: purtroppo riconferma le impressioni del naso. Ancora tanta botte con una generosa manciata di spezie orientali, mela cotta e albicocca disidratata. Il lato marino che ci ha fatto innamorare di Talisker è presente solo in sordina accompagnato da una leggera torba dolciastra ed erbacea e…fuliggine?

Finale: medio lungo con legno (oh really?!). Fortunatamente c’è un po’ di sale e fumo che almeno stemperano il profilo dolciastro.

Commento finale: se siete amanti del vecchio “Ten”, beh, qui andrete incontro probabilmente ad una delusione. D’altro canto è un prodotto sicuramente di più facile accesso rispetto al vecchio 10y, risultando infatti più morbido e meno complesso. Possiamo vederlo quindi come una sorta di introduzione a whisky isolani più “tradizionali”. Comunque, in virtù del prezzo basso a cui lo potete trovare, gli diamo:

Voto: 7,4


 

Tasting notes:

Nose: coastal, with lemon, pepper, sea water and wet coal. Unfortunately, a generous amount of vanilla, wood, and licorice candies make it too much… friendly?

Mouth: consistent with the nose. Even more barrel with a generous handful of oriental spices, baked apple and dried apricot. The marine side is very weak, accompanied by a light sweetish and herbaceous peat and … soot?

Finish: medium long with wood (oh really ?!). There is a bit of salt, luckily.

Comments: if you are a 10y fan, you will be disappointed. Let’s consider it as an introduction to more complex island whiskey, but no more than that.

Score: 7,4

 

 

Whisky Revolution 2018

logo

Ragazzi, ci siamo! Adesso possiamo svelarvi cosa bolliva in pentola da qualche mese: un nuovo whisky festival in Italia, scusateseèpoco! Non perdiamo tempo, abbiamo tutti sete e quindi partiamo subito coi fondamentali:

QUANDO: 22 – 23 -24 settembre 2018
DOVE: Castelfranco Veneto(TV), presso “Hotel Ristorante Fior”
SITO WEB: http://www.whiskyrevolution.it/
PROGRAMMA: http://www.whiskyrevolution.it/programma/ 
ORGANIZZATORI: Blend Whisky Bar http://www.blendwhiskybar.it/ 

Se avete già cliccato sul sito, avrete notato come di carne al fuoco ce ne sia veramente tanta, e non è finita. Ma cosa offre di diverso questo festival? Come forse avrete intuito dal programma, lo scopo è dare un taglio più easy e moderno rispetto ad altri eventi. Fra brunch, musica jazz, cene, cocktail, talk show, tasting live ecc ecc non manca nulla per attirare più giovani possibili nel fantastico mondo del succo di malto. Complimenti davvero ai ragazzi del Blend che, dopo aver aperto un fantastico bar dedicato al whisky, ora ci offrono un intero nuovo festival! Chapeau!

Come se non bastasse, saranno presenti tutti i maggiori bloggatori e influenzatori d’Italia, sentite i nomi: WhiskyFacile, CigarsLover, LaRagazzaCheBeve, IlBevitoreRaffinato e altri sono in arrivo !

E’ tutto molto bello, ma c’è un “ma”: purtroppo i ragazzi del BLEND hanno avuto la sciagurata idea di invitare anche noi di Dolcemente Whisky…Ebbene sì. Quindi non solo ci troverete al banco di Beija Flor a sbicchierare per voi,  ma anche al “Salotto Social” dove potrete anche partecipare alla nostra tasting note live guidata. Come funziona? Verrà scelta una bottiglia da presentarvi e tutti insieme scriveremo una sorta di recensione collettiva in diretta su internet. Un’idea decisamente originale e divertente, per cui iscrivetevi numerosi, mi raccomando!  In ogni caso, vi aspettiamo al suddetto banco per almeno scambiare due chiacchiere davanti ad un buon bicchiere!

Ringraziando Beija Flor e Blend Whisky Bar per la duplice occasione che ci hanno dato, vi invitiamo a seguirci per aggiornamenti e cose simili!

A presto, Davide e Sebastiano

 

 

Birre estate 2018

Oggi cambiamo parzialmente le carte in tavola: sul Faccialibro ci avete contattato per chiederci di compilare una nostra sorta di TOP 10 di birre estere che vadano assolutamente bevute. Stabilito che ci sono persone molto più esperte di noi e che quindi vi fidate bene a farci certe richieste (are you serious?! really?!), cercheremo di accontentarvi. Tutto sommato siamo in estate, il whisky è un derivato della birra, quindi non siamo del tutto fuori tema, no?

birra

Abbiamo però preferito prendere un altro approccio. Fare una top 10 sarebbe stato di fatto impossibile e decisamente limitativo. Abbiamo preferito stilare un elenco dove citiamo delle birre rappresentative per vari stili, entry level e non,  molto buone o che in ogni caso non possano lasciarvi indifferenti. Come vedete in sostanza, non c’è un criterio coerente in questa selezione, è solo una scusa per bere, quindi per favore non prendeteci sul serio, ok? Tornando a noi, tranne qualche eccezione, abbiamo per lo meno cercato di citare delle chicche che siano anche di quasi facile reperibilità. Detto questo, buona lettura e soprattutto buona bevuta!

GERMANIA
Weihenstephaner – Vitus: potremmo tranquillamente definirla una imperial weiss.
Andechs – Weissbier Hell: da bersi rigorosamente a litri.
Schneider – Weisse Tap 6: per noi la Bock per eccellenza.
Heller Brauerei  – Schlenkerla Märzen: la birra perfetta da stinco?

BELGIO
De Struise – Pannepot : imponente e fruttata, un capolavoro fra le Belgian Strong Ale.
Gouden Carolus – Cuvee Van De Keizer Blauw: compratela e tenetela in cantina ad affinarsi, dico solo questo.
De Dochter van de Korenaar – Extase: una ipa in stile belga per un matrimonio perfetto.
Rochefort 10: la nostra trappista preferita! Scura, con un delizioso profilo caramelloso e di liquirizia.
Boon – Geuze Mariage Parfait: ottima entrée nel mondo delle acide. Al primo assaggio spaventano, ma poi…
Rodenbach – Caractère Rouge: deriva dalla macerazione della frutta rossa. Non per tutti, ma se abbinata bene diventerà irrinunciabile.
Brasserie Verhaeghe – Duchesse de Bourgogne: una versione più soft della precedente, per iniziare.
Brouwerij Omer Vander Ghinste – Cuvée des Jacobins: sour red maturata in botti di cognac, deliziosa con la carne.

DANIMARCA
To Øl – Jule Maelk: una imperial stout cioccolatosa e intrigante, attenzione ai gradi però!
Evil Twin – Imperial Biscotti Break: potenza e complessità per questo capolavoro.
To Øl – Pa!!!: una triple ipa perfetta per un hamburger supercaricato.

INGHILTERRA
Traquair House – Traquair Jacobite Ale: la nostra old ale preferita.
Tempest Brewing – Mexicake: la scelta della pasticceria per preparare il birramisù (anche se poi va trattata apposta dato l’alto tasso alcolico).
Harviestoun –  Old Engine Oil e la sua versione maturata in ex botti Highland Park, la Ola Dubh: una fantastica “birra da pub”.

STATI UNITI
Founders – Curmudgeon: altra old ale clamorosa. Bevetela e vi immaginerete seduti in un locale malfamato al porto.
Stone Brewing – Stone IPA: bilanciatissima ipa con un amaro non eccessivo e dei fantastici profumi agrumati.
Great Divide – Hibernation Ale: old ale in versione “imperial” si può dire?

CANADA
Le Trou du Diable – Saison du Tracteur: una delle migliori saison che abbiamo mai assaggiato.

SVEZIA
Omnipollo – Nebuchadnezzar: non amiamo molto questo birrificio, ma questa double ipa è l’eccezione che conferma la regola.

OLANDA
de Molen – Rasputin: imperial stout caffettosa, un punto di riferimento per la categoria.

Se poi vorrete un aiutino per un abbinamento, fateci pure un fischio! Siamo qua per quello, no?

Già che c’eravamo, abbiamo voluto anche indicare quelli che per noi sono da considerarsi “grandi birrifici”. Che sia chiaro, all’elenco ne mancano tantissimi, è giusto per dare una sorta di ultramini linea guida! Già solo per il Belgio, per citare i più rappresentativi, ci vorrebbe un mega articolo apposta! Già che ci siamo, se ne avete in mente altri, scriveteci volentieri i nomi. Così da conviderli con tutti gli altri lettori !

OLANDA: de Molen.

DANIMARCA: Evil Twin , To Øl, Mikkeller.

STATI UNITI: Cigar City, Founders, Great Davide, Lost Abbey, AleSmith, Anchorage.

CANADA: Brasserie Dieu du Ciel.

INGHILTERRA: Siren, Moor.

BELGIO: De Dochter van de Korenaar, Orval, 3 fonteinen, Boon, Dupont.

NORVEGIA: Lervig, Nøgne Ø.

ESTONIA: Põhjala.

POLONIA: Raduga

FRANCIA: Lancelot.

SVEZIA: Brewski.

Detto questo, avevamo promesso una sorpresa, giusto? Bene, tenete d’occhio il calendario, perchè il 16 luglio vi sveleremo qualcosa di veramente grosso in arrivo, una mega new entry in Italia. Una nuova distilleria? Un nuovo imbottigliatore? Un nuovo film della Marvel? Di più di più…

Resistete alla curiosità e continuate a seguirci,
Davide e Sebatiano

 

Highland Park 14y “Creative Whisky Company”

Scheda Iniziale :

Distilleria: Highland Park

Imbottigliamento: Creative Whisky Company, “The Exclusive Malt” serie, 2003 – 2017, Refill Hogshead

Gradazione: 52,9 %

Prezzo: circa € 80

high

Oggi c’è aria di novità sul sito: siccome non sono mai abbastanza, vi presentiamo un nuovo selezionatore inglese, la Creative Whisky Company, siete contenti? Bravissimi!
Fondata nel 2005 da David Stirk, è da poco importata in Italia dalla Lost Drams. Per inaugurare la cosa, abbiamo scelto un simpaticissimo Highland Park della loro serie “The Exclusive Malt”, che ha passato 14 anni in una botte refill hogshead. Salta subito all’occhio l’estetica della bottiglia: c’è una bellissima piastra di similmetallo incastonata direttamente nel vetro. Ci piace un sacco! Ora basta parlare di bellezza esteriore e concentriamoci su quella interiore: versiamo subito.

Colore: ottone.

Naso: all’inizio c’è un impenetrabile fumo di legna bruciata che poi diradandosi lascia posto ad un’anima di vaniglia, caramelle gommose alla frutta e caramello salato. Completa il lato zuccherino un bel succo di mela, o forse sono solo i postumi del Trentino? In ogni caso, a dare carattere ci sono delle note decisamente intriganti come acqua di mare e…Dixan?! In lontananza, per concludere, ci pare di sentire una punta di torba e di olive. Ehi, sembra interessante!

Gusto: un’esplosione di miele a cui seguono litri di  acqua marina, peperoncino giallo,  noce moscata e salvia: non lascia indifferenti! Il fumo HP è presente in pompa magna con tutti i suoi sacri crismi, risulta quindi elegante, costante, ma mai niente di invadente. Vegetale con mela rossa, cicoria e un leggero sapore di cenere in deglutizione.

Finale: medio, con cenere di caminetto, peperoncino e sale marino.

Abbinamento: petto di pollo alla crema di funghi, così per settembre vi preparate per bene e saprete già cosa cucinare!

Commento finale: Ma che buono! Un HP senza fronzoli, fatto semplicemente molto bene, dove una botte comunque attiva non ha snaturato il distillato. Considerando anche il prezzo veramente basso gli diamo…

Voto: 9,0

P.S. Lo volete assaggiare? In una nostra prossima degustazione dedicata ai torbati sarà uno dei protagonisti della serata! Ma cosa volete di più? Veramente un Lucano?!



Tasting notes
:

Nose: an impenetrable yet elegant smoke followed by vanilla, fruit candies and salted caramel. Sea water and … washing powder? Oh yeah! Slightly peated with a handful of olives.

Mouth: a lot of honey mixed with sea water, spices and red apple. A typical HP smoke adorable. Ash in swallowing.

Finish: medium, with fireplace ash, hot pepper and sea salt.

Comments: an excellent HP, enhanced by an equally excellent cask. In addition, it is (it was) very cheap!

Score: 9,0

 

 

Hazelburn 10y Sauternes cask “Beija flor”

Scheda Iniziale :

Distilleria: Springbank

Imbottigliamento: Hazelburn, 2007- 2018, ex-sauternes cask n° 1008 for “Beija flor”

Gradazione: 55,4 %

Prezzo: circa € 100

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Dopo l’Ardbeg della scorsa settimana vediamo di rifarci un po’, quindi mettiamoci a frugare bene in dispensa e vediamo cosa salta fuori. Sì, diremmo che questo vada più che bene: un Hazelburn selezionato dall’importatore italiano Beija flor. Parliamo del whisky distillato 3 volte nientepocodimenoche da Springbank il quale, in questa versione esclusiva per il nostro mercato, ha maturato interamente per dieci lunghi anni in una botte ex-sauternes. Sembra interessante! Come inoltre saprete, questo vino francese è un nostro feticcio, quindi immaginate la serietà e la flemma con cui andremo a riempirci il bicchiere! Evviva!
P.S. Grazie a Veronica e Gaia per aver condiviso con noi la degustazione!

Colore: oro antico.

Naso: tanta pesca bella matura, acacia e zafferano: qualcuno ha detto sauternes? La botte ha decisamente donato la sua firma al distillato, con un’aggiunta forse di legno bagnato. La pasticceria afferma la sua presenza con marmellata di albicocche e crema al cioccolato bianco e vaniglia. Uvetta bianca? In ogni caso sotto questa dolcezza c’è il lato sporco con cera e piera focaia e una punta di lucido da scarpe. Il tutto è comunque generosamente mitigato dal sauterenes. L’alcool c’è, leggermente presente, ma non risulta fastidioso.

Gusto: pieno e avviluppante. Molto, molto miele, oseremmo dire di tiglio, con una bella sensazione di composta di frutta mista. Anzi, possiamo dire la nostra settimanale eresia? Stabilito che non abbiamo mai  mangiato una candela aromatizzata alla frutta, pensiamo che la sensazione in bocca sia la medesima. Sì, è decisamente ceroso, oleoso e grasso! Una punta di fumo gli da quel quid in più!

Finale: lungo e molto complesso, con albicocca, pesca acerba, liquirizia. Considerando che oltre a quest’ultima è presente anche un lato leggermente minerale, il dubbio che hanno i Facili che possa esserci della torba è più che giustificato. In ogni caso è decisamente tanninico.

Abbinamento: cheesecake con formaggio di capra e pesche di Monate. Concedeteci un pò di territorialità!

Commento finale: appena aperta la bottiglia eravamo rimasti un po’ spiazzati. “Botte troppo attiva” avevamo pensato, ci ricordava più un “distillato di sauternes” che un whisky. Errore, dategli tempo: ossigenandosi in bottiglia col tempo viene fuori alla stragrande il nostro Hazel. Ottimo marriage, due anime che si sono trovate alla perfezione. Ci piace assai!

Voto: 8,7



Tasting notes
:

Nose: peach, acacia and saffron. Then there is a marvelous apricot jam mixed with wax, flint and smoke!

Mouth: oily, sweet and waxy! Linden honey with a light smoke.

Finish: long with apricot and unripe peach. It’s mineral with liquorice root: is it perhaps peated? Drying and tannic.

Comments: excellent marriage between Sautenes and Hazelburn. Both present and splendidly mixed!

Score: 8,7

 

Ardbeg Grooves

Scheda Iniziale :

Distilleria: Ardbeg

Imbottigliamento: Grooves, “The Ultimate”serie, ex-wine casks, NAS, 2018

Gradazione: 46 %

Prezzo: circa € 140

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Oggi ci troviamo a sbevazz…analizzare l’ultimo rilascio in serie limitata di Ardbeg, il whisky che è sulla bocca di tutti, il whisky che America e Corea del Nord si contendono: il Grooves! Prima di asssaggiarlo, facciamo un po’ di cultura-gossip!
Per groove, letteralmente solco, si intende in musica una serie ritmica che si ripete ciclicamente: andava molto di moda a cavallo fra gli anni 60/70 soprattutto nella black music e, in tempi più moderni, nella disco-music. D’altro canto proprio negli anni 60 si utilizzava il verbo “to groove” con il significato di “divertirsi intensamente”. Considerando poi la festa stile hippie che si è svolta a Milano settimana scorsa proprio per presentare questo Ardbeg, beh, possiamo dire che di richiami agli anni dei figli dei fiori non ne manchino proprio.
In realtà ci sarebbe un’altra spiegazione dietro alla scelta del nome.
Bill Lumsden, l’uomo che sta dietro a Glenmorangie e ad Ardbeg, ci dice che i barili di vino che hanno usato per Grooves provenivano dalla Brown Forman. Questo gruppo sta dietro al Jack Daniel’s Sinatra Select, che è un whisky fatto con botti dove sono state incise delle serie di rigide scanalature, “grooves”, fatte all’interno della doga, dopo la carbonizzazione. Il whisky entra così a contatto sia con la quercia carbonizzata che con la parte di legno “fresco”, aumentando così la propria complessità. Certo, non c’è nessuna prova scritta che questo Ardbeg sia maturato in questo tipo di barili, però i dubbi sono leciti!
Tornando a noi, questo whisky avrebbe potuto commuovere Joe Cocker, noto amante dell’alcool, se l’avesse avuto con sè al concerto di Woodstock? Versiamo e scopriamolo!

Colore: sauvignon.

Naso: vinoso (colpo di scena), con uva bianca, ciliegia limona e pasta di zucchero. Questo lato dolce evolve poi con la torba: siamo ad Ardbeg, per Giove pluvio! C’è anche un lato grasso con olio di semi, e…popcorn?! Probabilmente non dovremmo scrivere tasting notes quando abbiamo fame!
Il fumo isolano tranquilli che arriva, quasi come di plastica bruciata, ma per sentirlo dovete lasciare ossigenare il whisky, in quanto il lato zuccherino resta sempre persistente. Per noi romanticoni un pochetto di salmastro non manca, accompagnato da un odore di carbonella, giusto per restare in tema con l’estate. Il bicchiere vuoto profuma di pesca gialla!

Gusto: piccante, inizia con una zolletta di zucchero, forse troppo intensa, seguita però dai dogmi di Ardbeg quali fumo, limone e pepe. Un ananas acerbo e la carambola fanno la loro parte per quello che riguarda la frutta. C’è per finire un lato orientalleggiante che ci ricorda non tanto il curry, forse la miscela tikka, dal gusto più pieno, ma l’è i stess! Forse cuoio?

Finale: medio e fumoso. E ok. Peccato per una punta di amaro abbastanza persistente.

Commento finale: di sapore saremmo anche potuti andare d’accordo, ma quel finale ci ha bloccati un po’. Facciamo chiarezza, e chi ci legge lo sa bene: noi non siamo amanti degli invecchiamenti in vino, quindi è facile che sia solo un problema nostro. Anzi, a conferma, persone decisamente più preparate di noi lo hanno gradito maggiormente! In ogni caso, ci piacerebbe assaggiare la Committee Release, dal grado alcolico più elevato e quindi più dolce, per fare un confronto. Il voto non tiene conto del prezzo a cui lo si trova fuori, altrimenti…a buon intenditore poche parole.

Voto: 7,9



Tasting notes
:

Nose: white grapes, cherry, starfruit and sugar paste. Peat, as the time passes burnt plastic smoke appears, brackish sea and charcoal for barbecue!

Mouth: spicy. A typical Ardbeg with lemon, pepper and smoke. We add a strong-flavoured sugar cube, pineapple and a spicy tikka mixture.

Finish: medium and smoky. Too bad: there is a bit of bitterness.

Comments: we do not like “ex-wine” whiskey, so the score reflects only our taste that does not represent the objective characteristics of whiskey. In fact we know that others loved it much more than us. It should be tasted in any case!

Score: 7,9