Glen Grant 25y Valinch & Mallet

Scheda Iniziale :

Distilleria: Glen Grant

Imbottigliamento: Valinch & Mallet, 1990 – 2015, ex – bourbon 2^ fill

Gradazione: 57,5 %

Prezzo: circa € 190

glen

Nell’ultima recensione vi abbiamo parlato di uno Strathisla dove la botte era decisamente protagonista. A questo giro, ovviamente per puro scopo didattico (?), tiriamo fuori dal cilindro un whisky concettualmente all’opposto: un Glen Grant dei nostri amici selezionatori della Valinch & Mallet che ha maturato per ben 25 anni in una botte ex-bourbon di secondo riempimento. Questo tipo di legno sostanzialmente ha dato quasi tutto quello che doveva dare al distillato, quindi quando viene utilizzato occorre far maturare il contenuto molto a lungo. Il vantaggio? Si sentono maggiormente le caratteristiche organolettiche del whisky, scusate se è poco!
Cambiando parzialmente discorso, magari qualcuno di voi ha storto il naso leggendo il nome Glen Grant. Certo, il 5 anni base che si vende nei supermercati è un whisky commerciale, ma parliamoci chiaro: dona solidità economica alla distilleria che quindi può permettersi di realizzare delle autentiche, piccole chicche. Versiamoci questo Speysider!

Colore: giallo pallido

Naso: il Natale non se ne va: è pandorissimo e burrosissimo (si, ok è il malto, ma lasciateci un pò di poesia, per Bacco!) con una grattatina di cioccolato bianco. A stemperare e rinfrescare ci sono polpa di pesca bianca, pera abate acerba, melone bianco e carambola. C’è una punta di fumo che emerge prepotentemente con l’aggiunta di poche gocce d’acqua. Compaiono anche the nero, menta e tanto muesli !

Gusto: dolce e pulito all’inizio con arancia e miele mille fiori. Lato vegetale presente con della buccia di mela e della foglia di the masticata…ok, fa un pò tossico, ma il senso è  quello, intendiamoci! Ritorna il fumo del naso e il tutto risulta molto “condito” con sale e pepe. Cedrata? L’aggiunta di acqua lo migliora tantissimo, donando le stesse sensazioni in misura più suadente. Se poi ci aggiungiamo la comparsa di una spolverata di zucchero a velo…yum!

Finale: medio-lungo, leggermente amaricante con una punta di vaniglia e mentolato. L’aggiunta di acqua lo ammorbidisce con il ritorno del nostro amico pandoro.

Commento finale: molto buono! La botte ha avuto solo il ruolo di dare il tempo al whisky di maturare bene e con calma: se volete sentire che sapore ha un distillato “pulito” siete sulla strada giusta. L’aggiunta di poche gocce d’acqua lo migliora tantissimo e in virtù di questo lo portiamo in alto con un:

Voto: 8,9



Tasting notes
:

Nose: butter based pastry and pandoro. Canary melon, pear and starfruit give us plenty of freshness. A hint of smoke. With water: it gets smokier with black tea, muesli and mint leaves.
Mouth:  sweet with orange and honey. Apple zeste with tea leaves. Still smoke and … citrus? With water: sweeter with a sprinkle of sugar powder.
Finish: medium-long, slightly bitter with a hint of vanilla and mint. With water: sweeter with pandoro appearing again.
Comments: very good. A second fill where the main character is the malt, not the cask. Few drops of water improve it.

Score: 8,9

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Roma Whisky Festival 2018: intervista

Buongiorno a tutti! Oggi per voi non abbiamo la solita noiosa recensione, ma abbiamo nientepocodimenoche una intervista in esclusiva per Dolcemente Whisky a Pino Perrone, Whisky Consultant del Roma Whisky Festival by Spirit of Scotland!
A tal proposito vi ricordiamo che il festival si terrà a Roma,sabato 3 e domenica 4 marzo 2018, presso il Salone delle Fontane all’Eur.
Troverete il programma completo al link www.romawhiskyfestival.it

Roma Whisky Festival 2018
Detto questo, partiamo!

1.Spirit of Scotland alla sua settima edizione diventa Roma Whisky Festival, si tiene il 3 e 4 marzo prossimi al consueto Salone delle Tre Fontane all’Eur. Cambio di nome, ma sostanza la stessa: quali le sostanziali novità del festival che ci aspetta?
Chi verrà vedrà. Aggiungo che la sostanza è meglio della stessa. Infatti la necessità del cambio del nome, dovuta all’inclusione di tutte quelle nazioni produttrici di ottimi whisky che non siano scozzesi, va rispettata ed è condivisa. Questa è la motivazione principe. Poi ce da dire un’altra cosa. A migliorare questa edizione rispetto a quelle passate, sarà la presenza di numerosi Cognac e Armagnac in una sala a loro dedicata. Questa è la novità più importante, ma trovate tutto il programma completo sul sito ufficiale http://www.romawhiskyfestival.it

2. Ci sveli ospiti e argomenti delle masterclass di questa nuova edizione? Gli appassionati a cosa si appassioneranno?
Per gli ospiti preferisco non dire ancora nulla, finchè non abbiamo la certezza che presenzino. Per quanto riguarda le masterclass, invece, posso anticipare che saranno tantissime. Mai numerose come quest’anno, si parla di sedici al momento attuale, salvo ripensamenti. La stragrande maggioranza di altissimo livello. Se non fossi impegnato con la gestione del festival parteciperei ad almeno quattro inderogabilmente. Usciranno poco alla volta. Qualcuna è stata già pubblicata ed è sotto gli occhi di tutti: ci sarà un BRORA in una e due GLENFARCLAS single cask invecchiatissimi. A buon intenditor… Gli appassionati a cosa si appassioneranno? Se sono dei veri appassionati, a essere presenti! Il clima è quello giusto.

3. Come ogni anno presenterete il vostro imbottigliamento? Ormai un vero e proprio rito, avete anche dei collezionisti che vi chiedono le bottiglie in questione?
Facendo i debiti scongiuri… che arrivi per tempo, anche quest’anno avremo il nostro imbottigliamento, che sarà molto interessante. Per quel che concerne i collezionisti è difficile uscire con prodotti a loro interessati. Diciamo che sicuramente c’è un gruppo di persone che compra i nostri imbottigliamenti a prescindere. Tuttavia se uno colleziona Macallan, con tale prodotto bisogna uscire e vi assicuro che non è affatto semplice.

4. Tornando alla questione del collezionismo, quali sono secondo te le bottiglie che valgono il prezzo che costano? Il vero collezionista compra per conservare o per assaggiare la rarità?
Forse nessuna e tutte. Infatti, quando una bottiglia diventa da collezione si snatura del suo valore iniziale e diventa con un pessimo rapporto qualità prezzo. Per il collezionista però ha un inestimabile valore. Ci sono collezionisti che comprano solo per conservare e chi come il sottoscritto le compra per assaggiarle in futuro. Finchè rimangono chiuse rappresentano una collezione, dal momento che si aprono non lo sono più. Diventano collezione di ricordi. Dispendioso, ma coerente, sarebbe collezionare bottiglie sane di quelle che ci sono più piaciute, il che significa comprarne un paio.

5. Gli abbinamenti del whisky con il cibo, quali consigli e perchè?
Ai canonici pasticceria secca, cioccolata, dolci e quant’altro, dirò che in Scozia si accompagnano con pesci grassi come arighe e salmone, ma sono da provare anche con altri come triglie, gamberi e capesante. Assolutamente da non trascurare sono alcuni formaggi, in primis tutti gli erborinati. Anche quelli molto stagionati, a latte crudo o d’alpeggio. Con uova e omelette li trovo degli ottimi compagni. Provate anche i primi piatti della tradizione romana come cacio e pepe o carbonara! (n.d.A. seguiremo per una degustazione il consiglio di Pino per la cacio e pepe!)

6. Lo scorso anno ci ha lasciato un vero Maestro del settore, Silvano Samaroli, ci delinei un suo ricordo?
E’ stato veramente un grande. Potrei raccontarvi tante cose su di lui, come l’ultima volta che ci siamo visti o l’ultima volta che ci siamo sentiti, 30 ore prima della sua dipartita per altri mondi. Un suo ricordo l’ho tracciato qui:
http://romawhiskyfestival.it/blog/samaroli-una- lettera-un- ricordo-un- saluto/
Preferisco invece ricordare un episodio accaduto nel nostro showroom al centro di Roma. Silvano era a Roma in quanto giudice del festival di rum. Lo incontrai assolutamente per caso, in un locale romano dove mi ero recato per motivi professionali. Baci e abbracci quando ci siamo riconosciuti, assieme a stupore per l’incontro. Gli chiedo la ragione della sua presenza a Roma e mi spiega, appunto, la sua veste di giudice. Fino a quando rimani? Un paio di giorni, mi risponde. Presi a quel punto la palla al balzo. Gli dissi: dal momento che non hai ancora visto il nostro negozio al centro di Roma, che ne diresti di passare domani, dopo che hai terminato con gli assaggi della giuria? Sarebbe perfetto verso le 21.30. Ospito infatti una degustazione di whisky che inizierà alle 20.30, sarebbe un bel colpo di teatro se tu arrivassi a metà degustazione. Pensa alle facce! D’accordo, mi rispose. Non ero assolutamente convinto che avrebbe mantenuto la promessa, e invece, verso quell’ora, un taxi si fermò davanti alla nostra porta e ne discese Silvano. In quel momento ho bloccato il relatore che stava nel mezzo di un’ardita descrizione del Balvenie e ho detto a tutti in sala: scusate l’interruzione ma sta entrando Samaroli. Quel che successe a quel punto lo ricorderò per sempre.
Dalle borse delle signore e dalle tasche dei signori comparvero numerosi cellulari, strumenti oramai destinati alle foto. Un fotografo, bravo peraltro a carpire il momento, era però presente alla degustazione e fece qualche scatto che fissò gli istanti. Veramente sembrava di stare alla presenza di una star, come avviene con i giocatori di calcio.
Non accettò nulla da assaggiare, essendo uscito da una giuria che ne aveva degustati una settantina di rum, alcuni solo odorati. Giusto una lacrima di quel 25 anni single cask! mi disse. E vorrei ben vedere, Silvano non era di certo l’ultimo arrivato. Chiaramente la presenza “ingombrante” di Samaroli non poteva non essere notata, sebbene lui fosse passato per salutarmi e per vedere il negozio e non volesse partecipare alla discussione e degustazione. Tuttavia, il relatore della serata gli pose una prima domanda alla quale Silvano rispose nella maniera giusta, risposta che però non convinse chi gliela fece. Della risposta alla seconda appartiene l’immagine più significativa. Gli fu chiesto: “Silvano, come mai gli whisky giapponesi sono così premiati e richiesti, sono forse più buoni di quelli scozzesi (ignote ci sono le ragioni, poi, di una tale siffatta domanda in una degustazione che non concerneva il Giappone)?”
Lui rispose avvalendosi della gestualità, tipica di noi italiani. Stese le braccia perpendicolarmente, con il palmo delle mani verso l’alto. In quella sinistra teneva un pacchetto di sigarette. E disse: “Ma è chiaro…se due prodotti partono dallo stesso livello e uno dei due cala, l’altro emerge necessariamente”. Così facendo abbassa la mano sinistra, quella con le sigarette verso il basso. Simply brilliant, come Silvano Samaroli è sempre stato.

Pino Perrone e Silvano Samaroli
Ecco immortalato il fatidico momento (foto di Corrado Mercuriali)

L’intervista si conclude qua e noi dello staff di Dolcemente Whisky ringraziamo Pino e il suo ufficio stampa per averci dedicato così tanto tempo: speriamo che l’intervista vi sia piaciuta, magari in futuro ne faremo delle altre!

A presto per la prossima recensione !

Davide & Sebastiano

Strathisla 19y “Malts of Scotland”

Scheda Iniziale :

Distilleria: Strathisla

Imbottigliamento: Malts of Scotland, 1997 – 2016, ex – Sherry Hogshead

Gradazione: 57,9 %

Prezzo: circa € 220

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Parafrasando i Modern Talking, cantiamo tutti insieme “sherry sherry lady”. Protagonista di oggi è una selezione dei tedeschissimi selezionatori di “Malts of Scotland”, Mos per gli amici, ovvero uno Strathisla quasi 20enne. Come da tradizione dei paesi nordici, questi imbottigliatori spesso scelgono whisky che hanno riposato in botti molto attive. Sarà anche questo così?

Colore: rosso rubino

Naso: mmm, sì, decisamente ex sherry! Partiamo con del cioccolato, anzi la polvere del Nesquick, seguita da un inteso legno di ciliegio. C’è l’immancabile buccia di arancia  amara e, per restare in tema, marmellata di agrumi. Lasciandolo respirare ecco uvette, canditi, un lievitato caldo: insomma, siamo davanti a un bel panettone! Tanta liquirizia e, per restare in tema sul lato vegetale, erba tagliata e eucalipto. Possiamo spararla veramente grossa? Riso tostato! Ok, era grossa. Non linciateci, please…

Gusto: un corpo pieno, caldo e potente, quasi “masticoso”. Torna l’arancia amara di cui sopra accompagnata da una composta di fragole e menta. Tanta ciliegia rossa e rabarbaro con un pizzico di rucola. Ci piace, ci piace. Più che il panettone, in bocca ci ricorda un classico pudding inglese ! Liquirizia Haribo e pepe nero per finire. Estremamente coerente con il naso.

Finale:  amaro da caffè al ginseng, caramello e le caramelle balsamiche Ricola.

Abbinamento: beh, sotto Natale abbiamo dato fondo alla bottiglia con un bel panettone classico milanese: la perfezione. Se ci seguite su Facebook avrete già visto una foto estremamente

Commento finale: deve piacere lo stile, la botte ha dato molto al distillato. Se volete sentire il whisky nudo e crudo, forse dovreste virare altrove. Se invece cercate “semplicemente” (?) una bevuta come si deve, siete nel posto giusto. Non complesso, ma molto buono! Premiamo questo fatto con un…

Voto: 9,0



Tasting notes
:

Nose: cocoa powder, cherry wood and bitter orange peel. Panettone and liquorice accompanied by freshly cut grass and eucalyptus. Toasted rice?
Mouth:  a warm and powerful body. Bitter orange, strawberry jam and mint. Oxygenating, a lot of cherry, pudding, liquorice. Freshly ground black pepper.
Finish: ginseng coffee, caramel and balsamic candies for the throat.
Comments: nose and mouth are very coherent with each other. A whisky maybe simple due to a very active barrel, but very good to drink.

Score: 9,0

 

Roma Whisky Festival 2018

Noi al solito non potremo esserci, andateci voi che potete: ovvio che se ci portate un “ricordo alcolico” dal Festival noi non ci offendiamo mica! Oltre al cambio di nome del festival fra le novità troverete un angolo dedicato ai Cognac e agli Armagnac: filate a bere! 

Roma Whisky Festival

Roma Whisky Festival 2018
by Spirit of Scotland

Roma, 3 e 4 marzo 2018

c/o Salone delle Fontane all’Eur
(Via Ciro il Grande, 10)

Settima edizione e cambio di nome per il Roma Whisky Festival by Spirit of Scotland: appuntamento perappassionati, neofiti e professionisti del whisky con eventi, degustazioni, masterclass, seminari sulla mixology, ospiti internazionali, cocktail bar, area gourmet con ostriche, salmone e haggis e la novità dei Cognac e Armagnac.

Si tiene a Romasabato 3 e domenica 4 marzo 2018, presso il Salone delle Fontane all’Eur (via Ciro il Grande, 10) la settima edizione di Roma Whisky Festival by Spirit of Scotland, il più importante festival di settore italiano. Programma completo al link www.romawhiskyfestival.it


I
mperdibile appuntamento per tutti coloro che vivono il mondo del whisky, Roma Whisky Festival è un evento ricco di degustazioni, masterclass, seminari sulla mixology, incontri affidati a esperti del settore con l’obiettivo di creare appuntamenti ad alto contenuto di “single malt. Il tutto con la direzione artistica di Andrea Fofi, affiancato dai due whisky consultantPino Perrone e la scozzese Rachel Rennie.

La settima edizione presenterà 
masterclass di noti brand e ospiti internazionali del mondo della miscelazione, che terranno seminari e talk. Tra le masterclass confermate, quella di Ken Lindsay, International Brand Ambassador di Chivas Brothers, che tratterà delle nuove referenze legate a Ballantine’s e la Masterclass Glenfarclas con 2 single cask family reserve e 2 original bottling non ancora svelati dall’azienda. Inoltre, i mini-corsi da 25 minuti sull’ABC del whisky per i neofiti, ma anche spazio ai libri con la presentazione della nuova edizione di Iconic whisky. Single malts & more. La guida degli esperti alla degustazione”, di Cyrille Mald e Alexandre Vingtier. Inoltre, ilpremio “Whisky & Lode”, che eleggerà i migliori whisky del festival, valutati, come di consueto, da una giuria di esperti secondo la regola del blind tasting. Tre le categorie per questa edizione: Best Scottish Malt, Best Rest of the World Malt e Best World Single Cask, con il premio speciale “Whisky & Smile”, che sarà assegnato alla migliore bottiglia in assoluto. 

Al festival si potranno degustare whisky provenienti da Scozia, Irlanda, Stati Uniti, Giappone e anche l’unico whisky – ad ora – prodotto in Italia, ma come novità in termini di offerta al pubblico, la nuova area dedicata aiCognac e Armagnac. Sei i cocktail bar dell’area mixology che misceleranno per il pubblico: tre da Roma, il The Jerry Thomas Project, l’Argot e il Freni e Frizioni e altri tre bar provenienti dal resto d’Italia.

All’interno del salone sarà allestito uno spazio dedicato alle bottiglie vintage e rare portate da un collezionista e amatore del settore. In occasione del Festival verrà presentato come ogni anno il nuovo imbottigliamento ufficiale in serie limitata di Roma Whisky Festival, che sarà naturalmente in vendita presso lo shop. Non solo drink al festival: è prevista anche un’area gourmet e degli abbinamenti con il whisky, dalle ostriche bretoni al salmone scozzese, dal cioccolato all’haggis. Roma Whisky Festival by Spirit of Scotland nasce nel 2012 grazie alla passione per gli eventi di uno dei due fondatori, Andrea Fofi e per quella del whisky da parte di Rachel Rennie, ma soprattutto per la mancanza a Roma di un evento sul mondo del distillato. La compagine si è allargata con l’arrivo di Pino PerroneEmiliano Capobianco e Andrea Franco e la manifestazione è cresciuta in modo esponenziale, al punto tale da poter essere annoverata tra i Festival internazionali di maggior rilievo.

In questi sette anni – sottolinea Andrea Fofi – sono stati tanti i cambiamenti e di pari passo la crescita della manifestazione, che ad oggi è considerata tra le più importanti a livello internazionale, con oltre 50 aziende partecipanti, oltre 1500 etichette in degustazione, brand provenienti da tutto il mondo e guest di livello internazionale che animano la due giorni con masterclass, seminari mixology, talk tutti ad alto contenuto alcolico (responsabile). In considerazione di questa importante crescita si è reso necessario, a causa del numero sempre più crescente di brand, aziende e distillerie non scozzesi che prendono parte al Festival, il cambiamento di denominazione della manifestazione in Roma Whisky Festival“.

 
Orari
Sabato 3 marzo, dalle ore 14:00 alle 23:00
Domenica 4 marzo dalle ore 14:00 alle ore 21:30
Biglietto:
Intero: 10 euro – da diritto al bicchiere serigrafato del Festival, alla racchetta porta bicchiere e alla Guida
Ridotto: 7 euro – per accompagnatori che non bevono e non prevede le upgrades del biglietto intero.
Le degustazioni saranno a pagamento e il sistema sarà quello dei gettoni del valore di 1 euro ciascuno. Il prezzo di ciascuna degustazione sarà a discrezione di ciascun espositore.
 
Per informazioni:

http://romawhiskyfestival.it/

 
Ufficio Stampa:
Carlo Dutto
cell. 348 0646089

 

Springbank 11y “Local Barley” 2017

Scheda Iniziale :

Distilleria: Springbank

Imbottigliamento: “Local Barley”,  2006 – 2017, ex – bourbon

Gradazione: 53,1 %

Prezzo: circa € 170

spring

Prima recensione dell’anno, evviva evviva! Scusate il periodo di silenzio, ma, nonostante l’uso smodato di superalcolici, ci siamo beccati un’influenza coi fiocchi.
Ora che siamo guariti, abbiamo bisogno di tirarci su e direi che aiutarci con il Local Barley di Springbank sia la scelta giusta. Parliamo di una produzione limitata della distilleria, circa 9000 bottiglie, dove è stato utilizzato un orzo proveniente dalla piccola e cara fattoria di proprietà, la Aros Farm. Tutto qui? Sì, esattamente, ma non è poca cosa. Spieghiamoci: l’orzo in questione appartiene alla varietà “Bere”, la più antica presente in Europa, dotata sì di una bassa resa alcolica, ma anche di un’alta resa aromatica (sostanzialmente il contrario degli orzi attuali). Viene data giustamente molta importanza a questo fatto nel mondo del vino con le uve, perchè non farlo anche nel whisky? Per fortuna, ci sono delle distillerie che, avendo i mezzi per farlo,  la pensano così e tornano un po’ al passato : vediamo cosa ci ha portato nel bicchiere.

Colore: giallo oro.

Naso: appare subito la dolcezza di una bella pera, seguita da un leggero profumo di apple pie con aggiunta di pesche. Diventa poi minerale, evviva Campletown, con cenere bagnata e olio. C’è poi un odore di porto di mare salmastro che noi personalmente adoriamo. Per darvi un’idea, non è pungente o sporco come un Ledaig, risulta meno ferroso e  più equilibrato. Ossigenandosi, ecco della banana con noce moscata e un po’ di finocchietto. Corona il tutto una bella crema pasticcera: viva il bourbon!

Gusto: ad un attacco salino (diciamo pure che sembra di leccare una lastra di sale) ehm..segue una vellutata frutta dolce con pesca e pera con una cucchiaiata di miele. Un lato piccante stempera il profilo rendendolo pericolosamente beverino. C’è una puntina di torba e un discreto fumo, dopotutto parliamo sempre di uno Springbank. Il tutto risulta meravigliosamente fuso insieme.

Finale: medio,  con ancora sale e frutta gialla.  “Mamma mia”, quanto è sapido, ci sembra di sentire anche una baguette francese. Chiude il tutto un leggero fumo di plastica bruciata… sì, ci piace !

Abbinamento: una bella colazione all’inglese, sopratutto al momento del bacon! Ovviamente, non vi stiamo dicendo di iniziare la giornata con un distillato eh, è un blog rispettabile questo!

Commento finale:  la dolcezza con cui ci ha accolto ci ricorda , la spariamo, quella del vecchio Springbank “a pera”. Ci piace pensare che questo aspetto sia dovuto all’orzo locale…chissà! In ogni caso, la differenza rispetto al 10y OB c’è e eccome in virtù di una maggiore dolcezza e un corpo più pieno (al di là delle botti utilizzate chiaramente). Poi quando un orzo si chiama “Bere” cosa può andare storto?

Voto: 8,9

P.S. Stiamo organizzando la prossima degustazione con un imbottigliatore indipendente: chi sarà mai ?



Tasting notes
:

Nose: yellow fruit with pear and peach. Oil, smoke from Campletown and wet ash followed by banana, nutmeg and fennel.
Mouth: sweet malt, with peach, honey and pear. Slightly spicy with a hint of peat and smoke. Wonderfully amalgamated.
Finish: medium, with yellow fruit, salt and a light smoke of burnt plastic. Baguette!
Comments: God Save the Local Barley “Drink”. It has nearly the elegance of old whiskey.

Score: 8,9

 

 

 

Ardbeg Twenty Something

Scheda Iniziale :

Distilleria: Ardbeg

Imbottigliamento: OB 2017, 23y, ex-bourbon e ex-oloroso casks

Gradazione: 46,3 %

Prezzo: circa € 750

ard

 

Oh oh oh (risata natalizia)! Siamo arrivati all’ultima recensione prima delle mai abbastanza meritate vacanze invernali. Potevamo fare un articolo sui best buy per i regali di Natale, ma abbiamo preferito parlarvi di un signor whisky, un whisky per le occasioni importanti, un whisky che potete comprare e poi condividere con noi insomma. Che bella idea, vero? Per l’occasione abbiamo puntato un Ardbeg di 23 anni, venti e qualcosa per gli amici, imbottigliato dalla distilleria stessa e da poco giunto da noi in Italia.
Si saranno fatti perdonare dopo tanti Nas imbottigliati dalla Maison (il polemico uso del francese è voluto) dalla qualità altalenante? Scopriamolo assieme.

Colore: giallo ramato

Naso: che intensità! Un potpourri di ossimori (e questa come ci è uscita?!): c’è un copertone potente ma elegante, un odore di capocchia di fiammero accesa ma non pungente, è dolce eppure salato e così via! Veramente ingrigante. Siamo ad Ardbeg, quindi la salsedine come scritto prima non può mancare, se poi è amalgamata a tanta frutta come pesca gialla, papaya, mango e ciliegia bianca, non possiamo che rimanerne affascinati. Più in lontananza c’è una bella scarpa in pelle appena lucidata. Dandogli tempo, viene fuori un  fumo potentissimo (it’s over 9000!) e un po’ di catramino! Deformazione professionale di chi scrive: forse anche del disinfettante, non forte come quello di un Laphoraig comunque. Il lato sherry come si vede dalla descrizione ci pare in ogni caso quello più timido.

Gusto: morbido e rotondo, avvolge tutta la bocca con una rotazione di sapori che sembra non finire mai! C’è una torba sapientemente cesellata dall’età, nulla di fastidioso come certi Nas per intenderci, poi tanto lime, un dolce legno e una secchiata di  spezie con cardamomo, pepe e sale. Non manca neanche  un gradevole fumo: un po’ di “zozzo” ci piace sempre! Sarà poi forse il periodo natalizio, ma ci sembra anche di sentire della cioccolata in tazza. Per concludere, appare anche una gradevole nota balsamica che rinfresca, stile Brrrancamenta (no, scherziamo, tranquilli!). In ogni caso, come scritto più in alto, immaginate tutto questo che continua turbinare nella vostra bocca. Goduria!

Finale: lungo, con un bel fumo dolce, tipo la bancarella di incensi che c’era fuori dall’università. Forse anche dell’ananas caramellato troppo, diciamo pure mezzo bruciacchiato. Un po’ di “dirty” comunque non manca, con dell’asfalto bagnato. Ah però!

Abbinamento: godetevelo a fine pasto, è un whisky da meditazione, da lasciare nel bicchiere per centellinarlo con tutta la calma che merita.

Commento finale: la ragazzo è intelligente, ma negli anni passati non si applicava più come una volta. A questo giro si è fatta perdonare. Vedi, cara Ardbeg, che se ti impegni lo tiri fuori il coniglio dal cappello? Brava brava! Peccato che, per ricompensare il tuo sforzo, hai stabilito probabimente un nuovo record per il prezzo, ma sono ahimè le leggi del mercato. Facciamo una nostra personalissima e constestabilissima media fra la goduta di bevuta (che è tanta, chiariamoci) e il prezzo, scriviamo il voto e…buon Natale a tutti !!!

Voto: 8,9



Tasting notes
:

Nose: Oh oh oh ! Tire, match head and salt mixed with yellow peach, mango and white cherry. Shoe polish and medicinal. By oxygenating, a lot of smoke and a bit of tar: Ardbeg-style.
Mouth:  a vortex of lime, sweet wood, soft peat refined by the passage of time. Chocolate in a cup and a balsamic tip. Saltiness with pepper and cardamom. Very good!
Finish: medium-long, with incense, roasted pineapple and wet asphalt.
Comments: really good, many nuances well integrated. Complex and charming, too bad about the price, but it’s business after all !

Score: 8,9

 

 

 

Glen Keith 21y “Whisky Gallery Bulgaria”

Scheda Iniziale :

Distilleria: Glen Keith

Imbottigliamento: “Whisky Gallery Bulgaria”, 1995 – 2017, classic hogshead

Gradazione: 50 %

Prezzo: circa € 110

glenkeith

Il Natale sta arrivando (cit.) e per scaldarci riassaggiamo un dram provato al Milano Whisky Festival che ci ha colpito molto. Parliamo del primo imbottigliamento scelto dalla Whisky Gallery Bulgaria, per la precisione un Glen Keith.
Ci troviamo nello Speyside e parliamo di una distilleria relativamente moderna, fondata nel 1957 vicino alla vecchissima Strathisla. Glen Keith era nata sotto le ali della Chivas Brother, bisognosa di liquidi per i propri blends e, complice la giovane età, ha sempre avuto un’anima “sperimentale”: hanno prodotto whisky in tripla distillazione, torbati sotto il nome di Glen Isla e Craigduff, sono stati fra i primi a utilizzare il riscaldamento a gas per gli alambicchi, in loco sono stati effettuati degli studi sui lieviti e così via. Dal 2001 il colosso Pernod Ricard ha assorbito la Chivas e ha notevolmente potenziato la produzione della nostra Glen Keith portandola a 6 milioni litri l’anno. Mica bruscolini eh!
In giro possiamo trovare gli imbottigliamenti ufficiali,  ma noi un occhio di riguardo lo abbiamo sempre verso quelli indipendenti: andiamo a provare la selezione della Whisky Gallery.  La società è stata fondata nel 2014 da Miroslav Atanasov von Vladikov e Marko Dimitrov. I due bad boys di cui sopra commerciavano rare bottiglie da collezione, si occupavano di masterclass per poi diventare oggi anche il primo marchio di selezionatori indipendenti dei Balcani. Vediamo cosa, ma soprattuto come hanno scelto! Saranno stati bravi? Scopriamolo insieme!
Un grazie enorme a Marko e Miroslav per il gentilissimo sample!

P.S. Molto bella l’etichetta!

Colore: giallo chiaro.

Naso: ci piace! Un intensissimo miele di millefiori, una cascata di cardamomo e tanto cioccolato bianco e al latte: avvolgente e setoso. Fa poi capolinea una crema alla pesca aromatizzata allo zafferano e un pan di spezie in stile alsaziano. C’è molta pasticceria, yuppi! Con l’ ossigenazione, più che un semplice caramello, appaiono le Alpenliebe, insomma c’è quasi un elemento “pannoso”.

Gusto: un palato molto morbido in cui si sente subito una bella polpa d’ananas, seguita da noce di cocco ben matura. Tropicale in bocca quindi! A stemperare, ecco del pompelmo rosa con la sua buccia e dello sciroppo di tamarindo. Non possono mancare le spezie con peperoncino e un mix di pepe bianco e rosa. Ehilà, è forse un cappuccino quello che sentiamo? Chi lo sa, sicuramente facendolo respirare si sente in bocca del fumo!

Finale: lungo, riecheggiante e grasso. Ritorna l’ananas e un elemento al contempo vegetale e dolce, ci ricorda un fico d’India.

Abbinamento: un bel risotto ai formaggi con un pizzico di salsiccia e curcuma. Buonissimo!

Commento finale: se il buongiorno si vede dal mattino, direi che siamo partiti benissimo. Morbido, estremamente facile da bere, la sua eleganza ci è piaciuta molto: un dram da salotto! Diamogli un bel voto. Chapeau!

Voto: 8,7



Tasting notes
:

Nose: wildflower honey, gingerbread and milk chocolate. There is also peach, followed by caramel and cream. Very silky!
Mouth: very good! Pineapple pulp, coconut. It evolves into pink grapefruit and tamarind syrup. Spice mix with pepper and chili pepper. Maybe cappuccino? Smoke!
Finish: long, fat and echoing. Still pineapple with prickly pear.
Comments: great start by the “Whisky Gallery”. Elegant, soft and easy to drink. Keep it up!

Score: 8,7