Panettone al whisky

L’abbiamo scritto questa mattina sulla nostra pagina Facebook, potevamo non farlo qua?
Siamo lieti di potervi annunciare che anche quest’anno potrete trovare al Milano Whisky Festival il nostro stand con i panettoni al whisky!

panetto1.jpg

Segnatevi queste date: il 10 e 11 novembre presso l’hotel Marriott, un appuntamento irrinunciabile per gli amanti del malto distillato!
Ok, è tutto molto bello, ma che whisky ci abbiamo messo? Una “robetta” come al solito…Un Glenrothes 9y single cask bourbon che ci hanno stragentilmente donato i nostri amici della Valinch & Mallet Whisky !

panetto2

A tal proposito il nostro sponsor vi informa di una altra cosetta: “Non vi preoccupate, rispetteremo anche la tradizione inaugurata l’anno scorso: per ogni fetta di panettone acquistata durante il Milano Whisky Festival & Fine Spirits offriremo il Glenrothes 9y utilizzato nella ricetta a delle condizioni speciali!” Cosa volete di più?

Prima di salutare, è doveroso ringraziare gli organzizatori del MWF, Andrea Giannone e a Gervasio Dolci Giuseppe, per lo spazio gentilmente concessoci !
Vi aspettiamo al Marriott con una raccomandazione: non siate folli, siate…affamati (cit)!

Davide & Sebastiano

Annunci

Balblair 12y “Gordon & MacPhail”

Scheda Iniziale :

Distilleria: Balblair

Imbottigliamento: “Gordon & MacPhail” , serie “Discovery” , 2006-2018, ex-bourbon

Gradazione: 43%

Prezzo: circa 60 €

190533-big

Eccoci qua a scrivere per voi il reportage della “degustazione live” che si è svolta presso il Whisky Revolution  di Castelfranco Veneto! Avevamo varie bottiglie fra cui scegliere ma,  quando i nostri assetati occhi (che sinestesia, ragazzi!) hanno visto una bottiglia di Balblair, non abbiamo avuto dubbi!
La distilleria, un nostro feticcio fra le “minori”, è già nota su queste pagine, quindi non indugiamo e andiamo a mettere insieme il lavoro di squadra che abbiamo fatto durante l’evento.

P.S. L’estetica delle nuove bottiglie della Gordon ci piace molto!

Colore: giallo pallido

Naso: non invadente, primaverile, fresco. Se scriviamo “bucolico” ci linciate? Eppure, grazie al suo bouquet millefiori, non riusciamo a definirlo meglio. Anche la frutta presente rispecchia questo profilo frizzante, con profumi di cedro candito e di buccia di pera. Ci pare di sentire anche dell’olio di nocciola. Col tempo emergono un delicato gelsomino e un’essenza diluita di fiori d’arancio. Un profilo non complesso, ma coerente e gradevole.

Gusto: ce l’aspettavamo più leggero e invece ha un discreto corpo, nonostante la diluizione. Non risulta grasso comunque, ma dolce e fresco. Tantissima pera, anzi, è proprio succo di pera, con del mango e una punta di limone. Una grattatina di peperoncino giallo gli dona il giusto brio. Per finire, ci sono degli elementi maltosi che ci ricordano una torta paradiso. E’ un whisky semplice, ma veramente gradevole.

Finale: medio corto. E’ leggermente piccante, sembrerebbe zenzero. Resta una nota amaricante, erbacea , che ci ricorda del lemongrass e anche del coriandolo.

Abbinamento: un cestino di sfoglia riempito con una crema di formaggio vaccino fresco.  Per decorazione, un gamberetto crudo bagnato con una goccia di lime.

Commento finale: perfetto daily dram, non da meditazione, ma da aperitivo con gli amici. Alle volte le coincidenze: anche il baffuto Serge l’ha recensito di recente e possiamo notare come, facendo un confronto, il nostro team sia stato bravo. Anche il voto, calcolato facendo una media fra tutti i partecipanti, è molto simile…

Voto: 8,4


 

Tasting notes:

Color: pale yellow

Nose: non-invasive, vernal, fresh and crisp with aromas of candied citron and pear peel. We also seem to taste hazelnut oil. Over time it emerges a delicate jasmine and a diluted essence of orange blossom. A profile that is not complex, but coherent and pleasant.

Mouth: sweet and fresh. A lot of pear, indeed, it is really pear juice, with mango and a bit of lemon. A sprinkling of yellow pepper gives the right brio. In the end there are some malty elements, which remind us of a paradise cake. It is a simple but very pleasant whisky.

Finish: medium-short. It’s slightly spicy, like ginger. It remains a bitter, herbaceous note, similar to lemongrass and also coriander.

Comment: a whisky for the aperitifs. Not demanding, young and brilliant. A good daily dram!

Score: 8,4

 

 

Whisky Revolution 2018: resoconto

logo

Eccoci qua, come promesso, a farvi un corposo reportage dell’ultimo evento nato in Italia dedicato al nostro amato distillato: il Whisky Festival Revolution.
Ideato dai ragazzi del Blend Bar di Castelfranco Veneto, è stata una kermesse della durata di 3 giorni, da sabato 22 a lunedì 24 settembre, svoltasi nell’omonima cittadina presso l’Hotel Ristorante Fior.
La formula era semplice: aggiungere alle classiche sbicchierate agli stands e alle varie masterclass un qualcosa di più moderno, più rivolto ai giovani. E in tal senso il programma era veramente fitto.
Innanzitutto le “Tasting notes live con i blogger”, ovvero ci si trovava insieme ai suddetti, me compreso ahivoi, a scrivere insieme le note di degustazione di una bottiglia presa a caso. E’ sempre affasciante e divertente notare come ogni naso e ogni bocca dei partecipanti ragioni in maniera diversa, apportando una propria palette sensoriale.
Un commento personale: mi sono divertito a tenere la mia degustazione live, complice un pubblico decisamente “amico” e una bella bottiglia di Balblair, gentilmente offerta da Roberto del gruppo Meregalli. A breve pubblicheremo le tasting notes!
Simile la formula “Degustazione alla cieca”, dove, come avrete intuito, si cercava di intuire tutti insieme quale whisky fosse stato servito ai commensali presenti.
Questo taglio più fresco e giocoso è stato confermato anche dall’evento “Brunch in Piscina” che si è svolto la domenica a mezzogiorno.  Siamo in Veneto, una breve parentesi a prosecco era dovuta anche solo per far gli onori ai padroni di casa e col risotto ai finferli ci stava alla grande (ne è avanzato per caso?).
Claudio Riva, durante il brunch in piscina, ha battezzato a whisky il nuovo clan di Treviso, il quale va ad aggiungersi agli altri tre del Veneto. E’ importante che gli appassionati aumentino, vedremo poi il perchè! Un grazie all’importatore Beija flor per aver fornito…ehm…i liquidi per la cerimonia!
Sempre a proposito di cibo, il ristorante dell’hotel aveva preparato un menù studiato apposta per l’evento, con piatti deliziosamente abbinabili a dei whisky. Troverete delle foto sulla nostra pagina FB, in ogni caso veramente tutto molto buono. Ah, il fois gras con il petto d’anatra ci ha toccato il cuore!
Prima di potersi andare a divertire, c’è stato un “Talk Show”, dove esperti, appassionati e personalità del mondo del whisky si sono confrontati per un divertente scambio di idee e opinioni.
Finiti gli obblighi sociali, non poteva mancare un mondano “Cocktail party” in piscina, con una carta preparata da Valentina Crucil, curatrice della pagina “La ragazza che beve”. Veramente azzeccate le miscelazioni! Non è mancata neppure la musica con gruppi di jazz, ambient e simili ad allietare gli ospiti durante le serate.
Molto carina la presenza di uno stand durante tutto il festival dove si potevano acquistare delle magliette, fra l’altro di buona fattura, rappresentanti le varie zone whiskose della Scozia, alias Lowlands, Speyside, Islay ecc ecc.
Ma non parliamo delle bottiglie presenti? Arriveranno anche le loro schede, tranquilli! Solo un’anticipazione: al nostro stand spiccavano un Kilkerran 11yo sherry e un Longrow 14yo sherry entrambi a gradazione piena. Dei fuoriclasse!

stand

Un episodio a parte al di fuori della programmazione: lunedì mattina siamo andati a visitare il Blend Bar vicino alla piazza principale di Castelfranco. Ragazzi, un bar così farebbe impallidire molti locali a Milano, per non parlare della nostra Varese. Impressionante bottiglieria fra whisky OB, selezioni di Cadenhead e anche roba d’oltreoceano (Chichibu e Karuizawa, tanto per intenderci). La carta cocktail è poi qualcosa di pazzesco, con percorsi misti che spaziano dalla presentazione classica a rielaborazioni sensoriali, non so come meglio definirle, assolutamente stupefacenti. Personalmente mi sono innamorato della carta giapponese, strano eh? E l’ambiente, dove si passa dall’informale nella sala principale al raccolto con poltrone e tavolini nelle sale adiacienti, non è di certo da meno. Complimenti veramente!

botti

Tornando al discorso del festival, va detto purtroppo che l’afflusso dei visitatori, soprattuto al sabato, è stato un po’ deludente. Abbiamo visto che paradossalmente sono mancati soprattutto i cosidetti “giovani”.
Vi facciamo un esempio a nostro avviso molto illuminante: andiamo a guardare il pubblico femminile. Le ragazze presenti erano tutte nella veste di morosa/fidanzata/amica trascinata dal proprio partner. Ergo, non si sono visti i gruppetti di ragazze entrate al festival con le amiche anche solo per il fatto che è di tendenza, cosa che invece è normalissima in altre location. Milano in primis. E tenete conto che siamo in Veneto, dove, come è noto, anche il pubblico femminile può vantare…ehm…elevati gradi di assorbenza di alcolici. Ora poniamoci due domande.
Questo cosa vuol dire? Semplicemente che, dal punto di vista diciamo culturale, questa regione d’Italia rappresenta ancora un territorio vergine per il whisky. Non appare ancora come una cosa “figa”.
Cosa si può fare? Per fortuna, tante cose! Ci permettiamo di suggerirle non per supponenza, assolutamente, ma perchè abbiamo visto una grande passione da parte di tutti gli organizzatori e ci piacerebbe che questa cosa venga ricompensata come merita.
Innanzitutto la sede: siamo onesti, Castelfranco Veneto è una chicca dove, per chi viene dalla città, si può veramente “respirare”. Questo suo pregio è contemporaneamente anche il suo difetto, ovvero la scarsa densità di popolazione e quindi di potenziali clienti.
In secondo luogo, e qui mi sono trovato in sintonia con Roberto, occorre coinvolgere i locali della zona, birrifici, cocktail bar ecc. ecc. in modo tale da pubblicizzare l’evento ai loro abituali clienti.
Infine, cercare di stringere più accordi possibili con altri espositori e rafforzare gli accordi con quelli già venuti per invogliarli a ritornare. La cosa non deve essere vista come una maggiore concorrenza sul posto, ma un “far fronte comune” per attirare quante più persone possibili.
Oddio, ma questo è un problema ben noto di chi scrive, anche una maggior presenza di cibo durante il festival non farebbe male, con postazioni sia per il dolce che il salato.
Vedremo l’anno prossimo cosa succederà, le potenzialità ci sono e sono tante, ora tocca all’alunno sfruttarle!

A tal proposito, voglio ringraziare tantissimo i ragazzi del Blend Bar di Castelfranco. Sono stati veramente supergentili, disponibili e alle volte con il dono dell’ubiquità per garantire a tutti la loro presenza e il loro appoggio.
Un grazie anche a Maurizio di Beija flor,  che ci ha ospitato presso il suo stand, e a tutti i compagni della ciurma, ovvero i Facili Giacomo&Jacopo, Scott Fraser di Tomatin, Jenna di Cadenhead, David Allen di Springbank e Will Pitchforth di Bladnoch. Ci siamo decisamente divertiti insieme, niente da dire!
E posso forse non salutare Federico Bosco di Cigarslover e Giuseppe Napolitano, alias IlBevitoreRaffinato, dopo aver condiviso con loro altrettanti momenti di risate? Sono la versione alcolica di Peppone e don Camillo, poche storie. O Andrea di Monkey Club? Gettate un occhio ai suoi eventi, datemi retta, il ragazzo ha roba interessante!
Un grosso saluto a Marco Maltagliati, anche se ha cercato di fregare a chi scrive l’ultima fetta di torta a colazione, ma cercheremo di perdonarlo! Ammirazione invece per Nicolò Veronese e Matteo Zampini, che hanno condiviso con noi le gioie (!?) di una bella birra geuze post lavoro!
Un grazie a tutti gli amici che sono venuti a trovarci anche da lontano, in primis Matteo e Martina. Lo sappiamo, l’avete fatto solo per il bere, ma ad una certa età un uomo deve imparare a non formalizzarsi e a guardare il risultato, no?
Un grazie anche a mia moglie Veronica che mi ha accompagnato in questa “trasferta”. Purtroppo non le è stato possibile seguire tutto il festival: avremo possibilità di rifarci!

Detto questo, vi informiamo che troverete sulla nosta pagina FB le altre foto dell’evento, taggatevi, cliccate, fate quel che volete, basta che le vediate!

A novembre, invece, vi aspettiamo ancora per scambiare due chiacchiere davanti a un bel bicchiere di whisky al Milano Whisky Festival, stesso luogo (Hotel Marriott) e stesso bar (stand Beija Flor). Per gli eventi presso la pasticceria, non disperate, stiamo lavorando per voi!

Prox articolo su queste pagine: il resoconto della degustazione live!

A presto, Davide & Sebastiano

 

Show Rum Festival 2018 Roma

Rieccoci tornati dal Whisky Revolution Festival di Castelfranco Veneto. Ne siamo usciti vivi, non esultate. Nei prossimi giorni vi scriveremo un resoconto dettagliato dell’evento, dateci solo il tempo di rassettarci un attimo!
Nell’attesa, e per non smettere di bere responsabilmente, vi segnaliamo l’imminente Show Rum Festival che si svolgerà il 30 settembre e il 1 ottobre nella ridente Roma. Giusto per non farci mancare nulla, dopo la descrizione dell’evento vi possiamo offrire, solo per il nostro sito, un’intervista a Leonardo Pinto, direttore artistico dell’evento! E’ doveroso ringraziare l’ufficio stampa del festival, e quindi Carlo Dutto, per l’esclusiva.
Buona lettura!

showrum 2016 silhouette

VI edizione

Roma – 30 settembre e 1 ottobre 2018

c/o A.Roma – Lifestyle Hotel & Conference Center
(via Giorgio Zoega, 59)

Oltre 80 brand, tra rum tradizionali, rum agricole, selezionatori e cachaca per degustazioni, la STC – ShowRUM Tasting Competition, i cocktail, masterclass e seminari, ma anche la ShowRUM Cocktail Week, il Premio dedicato a Silvano Samaroli e il Trade Day, il manuale sul rum, per la sesta edizione del festival diretto da Leonardo Pinto, uno dei più grandi eventi al mondo dedicati al rum e alla cachaca.

Si tiene a Romadomenica 30 settembre e lunedì 1 ottobre 2018, presso il Centro Congressi dell’A.Roma – Lifestyle Hotel & Conference Center (via Giorgio Zoega, 59) la sesta edizione di ShowRUM – Italian Rum Festival, uno dei più importanti eventi al mondo e primo in Italia dedicato al Rum e alla Cachaca. La rassegna, promossa da Isla de Rum in collaborazione con SDI Group, è diretta da Leonardo Pinto, riconosciuto a livello mondiale come uno dei migliori esperti di rum in Europa, trainer e consulente per le aziende. Il programma completo, il calendario delle attività e delle masterclass e la lista espositori e brand presenti al festivalal link www.showrum.it

Diecimila partecipanti, 50 Paesi coinvolti, 400 etichette e 9mila litri di rum versati: questi alcuni dei numeri del successo del festival che quest’anno presenta oltre 80 stand, rendendo ShowRUM una delle più grandi fiere al mondo con una crescita costante di anno in anno e una presenza sempre più importante di nuovi produttori di rum e cachaca.

Tra le iniziative dell’evento, il Premio ShowRUM Taster of the Year 2018, assegnato a Glenda Valenti e Ivan Castillo per essersi distinti nell’esame di degustazione del Rum Master di Isla de Rum, un percorso formativo completo sul rum in due livelli. Il premio è dedicato a Silvano Samaroli, ‘Signore degli Spiriti’, storico imbottigliatore di rum e whisky, scomparso nel febbraio 2017 e membro storico della giuria della STC – ShowRUM Tasting Competition.

Spazio ai libri, con la presentazione in anteprima de Il Mondo del Rum, manuale scritto dal direttore artistico Leonardo Pinto, con rivisitazioni di cocktail storici ad opera di Paolo Sanna e Gianni Zottola. Il volume è edito da Tecniche Nuove, con le foto di Marco Graziano e Alessandro Rossetti e la copertina a cura di Studio Futuroma.
 
Tra gli altri eventi dello ShowRUM 2018, la consueta STC – ShowRUM Tasting Competitionunica Blind Tasting Competition italiana dedicata a Rum e Cachaca, nella quale i due distillati vengono divisi per anni di invecchiamento e per alambicchi di provenienza, oltre che per tipologia di materia prima. Unica al mondo, inoltre, a premiare, grazie a una giuria di esperti nazionali e internazionali solo il best in class per ogni categoria. Tra i premi, quello dedicato al Best Packaging. Saranno quindi protagoniste le degustazioni guidate delle più grandi etichette presenti sul mercato italiano e internazionale, alla presenza di master distiller, esperti, distributori e brand ambassador che permetteranno ai visitatori di compiere un affascinante viaggio nel variegato mondo del rum. Quindi, i cocktails, con lapresenza di uno spazio dedicato alle bottiglie rare e d’epoca e con masterclass dedicate. Il bar della rassegna, in pieno stile tropicale, sarà curato dal bar manager Paolo Sanna, in collaborazione con il Singita Miracle Beach.
 
Dai bartender ai grandi buyer, passando per i Market Influencer, gli importatori, i distributori, la stampa e i blogger, oltre agli appassionati e ai neofiti del rum animeranno la rassegna che prevede il tradizionale Trade Daylunedì 1 ottobre, giornata interamente dedicata agli operatori e professionisti del settore, focalizzata sulla formazione professionale, ricca di appuntamenti e seminari con ospiti d’eccezione.
 
La settimana di ShowRUM sarà accompagnatadallaShowRUM Cocktail Week, nuovo format ideato da Cleide Bianca Strano e realizzato in collaborazione con Head to Head Bartender Competition. La Cocktail Week si svolge da mercoledì 26 settembre a lunedì 1 ottobre in dodici tra i migliori locali di Roma: Baccano, Banana Republic, Chorus Cafè, Club Derriere, Freni e Frizioni, Marco Martini Cocktail Bar, Meccanismo, Pantaleo, Pimm’s Good, Romeo Chef & Baker, Tyler, La Zanzara. Al termine della settimana, una giuria guidata da Fabio Bacchi della rivista Bartales proclamerà il Drink Ufficiale della ShowRUM Cocktail Week 2018 tra i signature proposti. ShowRUM sarà presentato alla stampa presso l’A.Roma Lifestyle Hotel (via G. Zoega, 59) a Roma, giovedì 27 settembre a partire dalle ore 18:00 con l’evento di rum Diplomatico che proporrà una verticale di tutti i suoi single vintage dal nuovo del 2004 a quello del 1998 e a seguire buffet e banco di assaggio con i cocktail.
 
Siamo giunti – dichiara Leonardo Pinto, fondatore e direttore di ShowRUM– alla sesta edizione di un festival che è riuscito a posizionarsi negli anni come punto di riferimento nel settore a livello internazionale, anche grazie alla doppia anima, da un lato trade, con la presenza importante del mondo del bar, della ristorazione, delle enoteche, dei grossisti ed in generale di tutti gli operatori che ruotano intorno al circuito food and beverage, dall’altro la platea di appassionati e curiosi che, attraverso ShowRUM, riescono a comprendere e apprezzare un distillato che, per troppo tempo, è stato ‘relegato’ solo alla miscelazione“.

ShowRUM 2018 è organizzato da ShowRUM srl e Isla de Rum in collaborazione con SDI Group e si avvale della sponsorship di VetroElite, Coca Cola e Royal Bliss.

Per maggiori informazioni

www.showrum.it

info@showrum.it

www.facebook.com/ShowRumItaly
tel. 334 5638193

Orari e prezzi
Giornata per il pubblico – domenica 30 settembre 2018 – dalle ore 14:00 alle 21:00 (ingresso 10 euro in prevendita, 15 euro in loco)

Trade day – lunedì 1 ottobre 2018 – dalle ore 11:00 alle 19:00 (ingresso gratuito)

Location

A.Roma – Lifestyle Hotel & Conference Center
Centro Congressi
Via Giorgio Zoega, 59 – Roma

Ufficio stampa

Carlo Dutto
carlodutto@hotmail.it
cell. + 39 348 0646089

 



Intervista per DolceMente Whisky a Leonardo Pinto, direttore artistico dello ShowRum FESTIVAL

Leonardo Pinto 2 piccola

1 – Leonardo Pinto, sesta edizione di ShowRUM, una tua ‘creatura’. Puoi tracciare un piccolo bilancio di queste prime, ottime edizioni?
ShowRUM nasce con un concetto ben chiaro fin dai suoi albori. Un festival, non solo una fiera. Ovvero un luogo di incontro e scambio commerciale per produttori, buyer, importatori, reti vendita e Ho.Re.Ca in genere, oltre che un’occasione di approfondimento e scoperta per appassionati e clienti. Proprio per questo motivo il festival è diviso in due giorni, di cui la domenica vede la presenza anche del grande pubblico, mentre il lunedì è riservato esclusivamente ad un pubblico trade. Questo format ha permesso a ShowRUM – Italian Rum Festival di affermarsi in questi anni come una delle più importanti fiere del settore a livello mondiale, con la partecipazione, ogni anno, sempre di più produttori e il coinvolgimento sempre più importante del pubblico di settore a tutti i livelli, sia italiano che estero.

2 – Quali sono le novità di questa edizione, che, ricordiamo, si tiene il 30 settembre e il primo ottobre all’A.Roma Lifestyle Hotel per la terza edizione consecutiva?
Novità importanti sono l’introduzione di un angolo per collezionisti, a cui seguono tre seminari (tra domenica e lunedì) volti a spiegare sia agli appassionati che agli operatori del settore il mondo del collezionismo di bottiglie d’epoca. In particolare nella giornata di domenica verrà aperta per una degustazione esclusiva una bottiglia di Rum della Martinica del 1876. Accanto a questo il restyling della fiera, ed una massiccia partecipazione di nuovi brand, oltre che il nuovo format della Cocktail Week e la consueta premiazione della S.T.C. – ShowRUM Tasting Competition. Anche il bar della rassegna quest’anno muta forma ed anima, con la collaborazione di Paolo Sanna e del Singita Miracle Beach verrà ricreata un’atmosfera esotica in cui assaggiare i grandi classici della miscelazione base rum. Per conoscere tutti gli appuntamenti della fiera e le novità presenti consiglio di visitare il sito ufficiale all’indirizzo http://www.showrum.it

3 – Al festival presenterai anche il tuo libro “Il mondo del rum”. Come affronti nel libro l’argomento?
“IL MONDO DEL RUM” è un pò il riassunto di 20 anni di ricerche. L’obiettivo del libro è rendere di più semplice comprensione per il grande pubblico argomenti tecnici come la distillazione, l’invecchiamento, la fermentazione ed in generale tutto il processo di produzione del rum. Ho cercato di rendere il più lineare possibile la narrazione ed estrapolare quanto più possibile da ognuno di questi passaggi perché il lettore possa riportare facilmente queste conoscenze anche negli altri distillati. Accanto a questa parte, che rappresenta il cuore del libro ci sono una parte storica, raccontata per aneddoti e non mera cronistoria, ed una parte relativa alla degustazione ed alla miscelazione, con rivisitazioni di drink a cura di Gianni Zottola e Paolo Sanna. Le meravigliose immagini di Marco Graziano e Alessandro Rossetti e l’elegante copertina disegnata da Studio Futuroma completano il libro edito da Tecniche Nuove.

4 – Ci puoi consigliare degli abbinamenti di particolari rum con dei piatti?
Un agricole di Martinica abbastanza giovane sposa in modo delizioso, se ben bilanciato, del pesce ad esempio, come un jamaicano abbraccia in un connubio perfetto delle carni bianche speziate. Più in generale l’abbinamento rum e cibo non è lontano dall’abbinamento cibo e vino, basta avere la sensibilità di bilanciare il grado alcolico.

5 – Dallo scorso anno hai lanciato al festival il Premio dedicato al compianto Silvano Samaroli, ci racconti il tuo rapporto con il “Signore degli Spiriti”?
Silvano è stato un amico oltre che un guru in questo settore. Possiamo dire che ognuno di noi due trovava stimolo nell’altro, da un lato io, giovane e rampante con sete di conoscenza sempre attento alle novità, da un lato Silvano, mente acuta, palato sopraffino e grande esperienza e coscienza storica del settore. Ho imparato tantissimo da Silvano, sul mercato, sulla degustazione e soprattutto sul dare al mio lavoro un tocco personale e pertanto unico. Per Silvano lo spirito non era solo alcool, ma una vera e propria esperienza interiore oltre che sensoriale. E’ anche grazie a Silvano se oggi esiste ShowRUM. Per questi motivi, e per molti altri, ho sentito la necessità di continuare ad averlo ospite in ogni edizione della fiera, a cui non è mai mancato, seppur in modo simbolico, con un omaggio.

6 – Come si degusta al meglio un bicchiere di rum? Quali le varietà più insolite?
Con l’immaginazione. Un rum, un buon rum, versato in un bicchiere libera gli aromi della sua terra. Ad occhi chiusi e a mente aperta questi aromi ci accompagnano in un viaggio meraviglioso tra la gente che l’ha prodotto, ci racconta le sue radici. Questa è la vera essenza della degustazione. Chiaramente per poterci riuscire occorre avere qualche conoscenza tecnica per approcciarsi al bicchiere, ed in tal senso nei miei corsi spiego come farlo al meglio. Una buona guida in tal senso è anche il mio libro, in cui a questa fase è dedicato un intero capitolo.
Possiamo dire che per oggi sia tutto! Nei prossimi giorni vi beccherete i resoconti della nostra degustazione live di Castelfranco e del festival stesso…e magari qualche altra novità in arrivo, mangerecca e bevereccia #fischietta! Stay tuned!

Davide & Sebastiano

 

 

Rock Oyster “Small Batch”

Scheda Iniziale :

Distilleria: Blended Malt

Imbottigliamento: Douglas Laing, “Remarkable Regional Malts” serie, Small Batch Release

Gradazione: 43 %

Prezzo: circa 55 €

rock

Dopo il blend giapponese Taketsuru 17y, continuiamo oggi con un altro blend, stavolta tutto scozzese: parliamo del Rock Oyster imbottigliato dalla Douglas Laing. Quanta continuità e logica ineccepibile su queste pagine!
Il nostro roccioso whisky appartiene alla serie “Remarkable regional malts”, un progetto costituito da 5 referenze rappresentanti le caratteristiche generali delle regioni della Scozia da cui provengono. Il tutto ci viene “servito” senza colorazione o filtrazione a freddo.
Andando nello specifico, il Rock Oyster è una miscela di distillati provenienti dalle isole di Islay, Arran, Orkney e Jura. Ci piace riportare le parole di Fred Laing, il quale dice: “Se potessi selezionare solo un dram per trasportare l’appassionato di whisky nelle isole della Scozia, questo sarebbe il Rock Oyster”.
Sarà veramente così? Sbicchieriamo subito!

P.S. Anche a questo giro, ovviamente, niente mappa della distilleria avendo sempre a che fare con un blend.

Colore: giallo chiaro

Naso: mmm il ragazzo parte bene e coglie una nostra debolezza: adoriamo il mare e questo whisky, per farci felici, ci regala profumi di salsedine con delle punte di minerale. Yum! La torba non è invadente ed è accompagnata da olii essenziali della buccia di limone e di cedro. A concludere, resta un odore di legna spenta e del carbone bagnato. Un profilo semplice, forse banale, ma veramente ben amalgamato.

Gusto: oleoso, ma è al contempo fresco e leggero, grazie a una sensazone di pepe e di zenzero che donano freschezza. A dispetto di molti NAS che girano in questi periodi, il legno qua resta molto discreto permettendo al distillato, seppur chiaramente giovane, di esprimersi al meglio. Infatti in bocca si sente un bel malto ruspante accompagnato poi da tanti agrumi come limone, cedro e bergamotto.

Finale: medio lungo. Salato con una sensazione di “cerealoso” a ricordarci ancora la probabile giovane età del blend. Ancora una punta di fumo e di pera.

Abbinamento: banale sicuramente, ma bevetelo con le ostriche assolutamente. Ah, siccome certi personaggi reputano che sia sbagliatissimo come abbinamento per via della troppa potenza alcolica (ho visto un bell’attacco in proposito al collega IBR su Facebook), basta farsi furbi. Prendete l’ostrica con la sua acqua, aggiungete delle gocce di limone e altrettante di Rock Oyster. Diluito così, la gradazione scenderà per bene e…insomma provate e godete!

ostriche
Non vi basta? Vi copiamo paro paro dal sito della Douglas Laing la ricetta per prepararvi un bel “Rock Oyster Margarita“:

Create the ultimate seaside serve with 5cl Rock Oyster Island Malt, 3.5cl premium tequila, 2.5cl lime juice, salt & a wedge of lime.
1. Fill a shaker with ice & add the Rock Oyster, tequila & lime juice.
2. Shake until cold.
3. Strain into glass with half the rim damped with water, then dipped in salt & add lime wedge garnish.

Commento: fantastico rapporto qualità/prezzo. Per via del suo profilo marino, è semplicemente uno dei nostri blend preferiti, ottimo da solo, in accompagnamento e anche in miscelazione. Già che ci siamo, lo volete provare assieme agli altri blends regionali della DL? Questo lunedì (stasera!) ci sarà un evento tutto dedicato a loro by Milano Whisky Festival, quindi cosa volete che vi diciamo? Andate, bevete e studiate, cribbio!!

Voto: 8,7


 

Tasting notes:

Nose: a lot of saltiness, a non-invasive and mineral peat. We seem to feel the essential oils of lemon and cedar, yum! There is also unlit bonfire and wet coal. Simple, but well mixed!

Mouth: oily but fresh, light and “fizzy” thanks to pepper and ginger. Despite being a nas and despite the current “fashions”, the wood is very discreet. Malty, with still lemon and cedar.

Finish: medium long. It’s salty and malty with still a hint of smoke and pear.

Comments: fantastic quality/ price ratio. Because of its marine profile, it’s simply one of our favorite blends, great on its own, with foods and even in blending.

Score: 8,7

 

 

 

Nikka Taketsuru 17y

Scheda Iniziale :

Distilleria: Nikka (Yoichi e Miyagikyo)

Imbottigliamento: OB, 1995 – 2012

Gradazione: 43 %

Prezzo: circa 200 €

take

Rieccoci qua dopo le supermeritate ferie! Ci eravamo lasciati con un spettacolare single cask di Karuizawa e da qui l’idea: restiamo ancora virtualmente (sigh!) in Giappone e proviamo un altro prodotto dagli occhi a mandorla. Fruga fruga nell’armadietto e salta fuori un bel Taketsuru 17 anni. Blend prodotto da Nikka con i loro single malt Yoichi (leggermente torbato) e Miyagikyo (il tropicalone della famiglia), non viene ahimè più prodotto se non in versione NAS. Noi grazie a Giorgio e Gerva abbiamo avuto la possibilità di berci il vecchio 17, quindi è per lo meno nostro dovere condividere con voi le nostre impressioni. Contenti, vero?

P.S. A sto giro, ovviamente, niente mappa della distilleria avendo a che fare con  un blend.

Colore: oro.

Naso: si inizia con un’intensa banana (come suona male, però!) seguita da  tante spezie, soprattuto pepe bianco, poi miele e croccante. Questo lato già “saporito” di suo cede il posto ad uno decisamente più grasso: ci pare di sentire l’impasto del panettone, con la sua farina e le uvette, che poi evolve in pandoro con zucchero a velo. In altre parole, con l’ossigenazione, le sensazioni burrose aumentano. A completare il tutto, c’è anche un delicato profumo di glicine che dona finezza all’insieme.

Gusto: sensazioni armoniose tipicamente giapponesi. Ok, non chiedeteci esattamente cosa voglia dire, ma lo volevamo scrivere! Come il naso, risulta molto speziato con pepe, zenzero in polvere e cardamomo: oh yes, gradevole. Non manca poi la frutta come una cassetta di pere, prugne gialle e…la spariamo? Anche della papaya. Un pizzico di balsamico gli dona del brio per poi lasciarci con una leggera sensazione di legna fresca appena tagliata e del cioccolato gianduja.

Finale: medio con pesca gialla, pera acerba e punta di fumo. Delicato e gentile!

Abbinamento: c’era un famoso pasticcere parigino che, fino a circa 3 anni fa, usava il Taketsuru 17y come bagna per i suoi savarins. Chi scrive li aveva provati e vi assicura che erano clamorosi. Purtroppo, come potete immaginare, non sono più disponibili dato il prezzo attuale del whisky. Se però avete 200 euro da “buttare” e vi dilettate di pasticceria,  ora sapete cosa fare!

Commento: molto morbido e molto jappo. Senza alcuno “spigolo” e questo, come sappiamo, per alcuni può essere un difetto: parliamo di chi è alla ricerca di un guizzo di …personalità? Ma potremmo dire che il suo carattere sia proprio questo: un tipico giapponese educatissimo e composto. Purtroppo però è educatissima anche la potenza alcolica: i 43 gradi per i nostri gusti sono un po’ pochetti. Sommiamo tutto da bravi japan lover, è piaciuto, e quindi sommando il tutto…

Voto: 8,4


 

Tasting notes:

Nose: banana with many spices, especially white pepper, which evolves into honey and “croccante”. It also remembers the dough of panettone, with its flour and currants, which changes into pandoro with powdered sugar. A fresh wisteria closes everything.

Mouth: like the nose, it’s very spicy with pepper, ginger powder and cardamom: oh yes, nice. There is a lot of fruit like pears, yellow plums and … maybe? Papaya! A little balsamic sensation, followed by freshly cut wood and gianduja chocolate.

Finish: medium with yellow peach, unripe pear and tip of smoke. Delicate and kind!

Comments: we can define it as a circle without edges. Somebody may see a lack of personality in this perfection, but it is typical of Japanese whiskies.
We liked it, despite of the low alcohol content.

Score: 8,4

 

Karuizawa 32y for “Shinanoya”

Scheda Iniziale :

Distilleria: Karuizawa

Imbottigliamento: OB, per il 10^ anniversario di Shinanoya, ex-sherry, 1981 – 2013

Gradazione: 55,4 %

Prezzo: non ha valutazione. L’ultima volta che era stato avvistato in un negozio stava sui 1600€,  in asta ha raggiunto anche gli 8000€.

karui

Prima di partire per le ferie, vi lasciamo con la lettura di uno di quegli assaggi che, senza alcun timore di smentita, possiamo solo definire “pazzeschi”. Imbottigliato per il decimo anniversario del negozio di whisky “Shinanoya“, siamo davanti ad un Karuizawa di quelli da ricordare (e rimpiangere!) negli anni a venire.
La distilleria sorgeva in Giappone nella città di Miyota, vicino all’omonima Karuizawa ed è stata chiusa nel 2011. In pochissimo tempo i loro whiski sono stati vittima di un collezionismo sempre più sfrenato e ad oggi è sempre più difficile trovarne una bottiglia. Quindi, a tal proposito, un sentito grazie a Anna R. che ci ha procurato il dram e a Toru Suzuki del “Mash Tun” di Tokyo per avercelo tenuto da parte!
Una nota di autolesionismo: appena uscita la bottiglia costava sui 160 euro, adesso con quei soldi vi comprate giusto giusto il dram! Altro che Bot e buoni postali…
Ma non siamo sul Sole24ore, quindi versiamo e godiamo!

Colore: bock!…Seriamente, ambra scura

Naso: chissà a che gradazione è stato imbottigliato, dopo 32 anni siamo ancore oltre 55 gradi. A conferma, appena versato il whisky nel bicchiere,  è l’alcool rosa a emergere su tutto, seguito dagli odori del laboratorio del piccolo chimico: ci ricorda tantissimo le crystal balls con cui giocavamo da piccoli, la cera lucidante per i mobili e la scolorina. La spariamo? Sembra un Hampden!
Facciamolo respirare e aggiungiamo una gocca di acqua per farlo aprire meglio: oh my god! Una esplosione di legno, lacca, salsa barbecue con la sua melassa e i suoi sentori di affumicato, metri di caramella alla liquirizia. It’s over 9000 (cit.). Abbiamo poi uvette, caffè, e incenso aromatizzato al sandalo.
Fate qualcosa, non si ferma più! Come se non bastasse c’è dell’amaretto di Saronno, acetone per unghie (non è che lo sporco sia sparito del tutto eh!), Christmas Pudding, marmellata di arance amare e albicocche disidratate. Insomma, lo sherry ha decisamente detto la sua. Infinito!
Il bicchiere asciutto profuma di terra e cioccolato.

Gusto: vellutato, caldo, con un lato minerale, quasi metallico. A farla poi da padrona è la liquirizia. Erbaceo, anzi più precisamente, sa di foglie di tabacco. Ci troviamo anche sfumature da rhum tropicale con dark moscovado, miele di castagno con quel tocco tanninico, caramello e fichi con le noci! C’è infine una bellissima (?) sensazione di inchiostro. Ragazzi, che roba!

Finale: lungo, con del lucido da scarpe che si porta dietro dell’acqua ragia. C’è poi una leggera asprezza, assolutamente non fastidiosa, che poi si trasforma in una concentratissima marmellata di fichi.

Commento: esistono due regole sui Karuizawa: tutti i Karuizawa sono “fuori prezzo”, e non tutti i Karuizawa sono all’altezza della fama. Beh, qua per nostra fortuna siamo davanti alla goduria allo stato puro, un mix fantastico di “super- dirty”, sensazioni dolci ed eleganza. Come sia stato possibile fare questo non lo sappiamo, ma francamente ci interessa poco: conta solo il piacere della bevuta e qua siamo a livelli VM18, da bollino rosso!
E diamolo ogni tanto un votone!

Voto: 9,4


 

Tasting notes:

Nose: immediately alcohol, polishing wax for furniture and whiteout. Can we say a heresy? It smells like a Hampden, very dirty. Lovable!
He loves water: with a drop, it evolves and there is an explosion of wood, lacquer, smoked barbecue sauce with its molasses and licorice candy. Then we have raisins, coffee and sandal flavored incense.
Let’s take time and here they are Amaretto di Saronno, nail polish, Christmas Pudding, bitter orange marmalade and dehydrated apricots. It’s infinite!
The dry glass smells of earth and chocolate.

Mouth: velvety, warm, with a mineral, almost metallic side. So much licorice and tobacco leaves. In the mouth it reminds us of a tropical rum with dark Muscovado sugar, chestnut honey, caramel and figs with walnuts! Ink? Amazing!

Finish: long, with shoe polish and white spirit. A lot of fig jam.

Comments: absolutely fantastic, a balanced mix of “super-dirty”- sweet sensations and elegance. Great selection!

Score: 9,4