Springbank 11y “Local Barley” 2017

Scheda Iniziale :

Distilleria: Springbank

Imbottigliamento: “Local Barley”,  2006 – 2017, ex – bourbon

Gradazione: 53,1 %

Prezzo: circa € 170

spring

Prima recensione dell’anno, evviva evviva! Scusate il periodo di silenzio, ma, nonostante l’uso smodato di superalcolici, ci siamo beccati un’influenza coi fiocchi.
Ora che siamo guariti, abbiamo bisogno di tirarci su e direi che aiutarci con il Local Barley di Springbank sia la scelta giusta. Parliamo di una produzione limitata della distilleria, circa 9000 bottiglie, dove è stato utilizzato un orzo proveniente dalla piccola e cara fattoria di proprietà, la Aros Farm. Tutto qui? Sì, esattamente, ma non è poca cosa. Spieghiamoci: l’orzo in questione appartiene alla varietà “Bere”, la più antica presente in Europa, dotata sì di una bassa resa alcolica, ma anche di un’alta resa aromatica (sostanzialmente il contrario degli orzi attuali). Viene data giustamente molta importanza a questo fatto nel mondo del vino con le uve, perchè non farlo anche nel whisky? Per fortuna, ci sono delle distillerie che, avendo i mezzi per farlo,  la pensano così e tornano un po’ al passato : vediamo cosa ci ha portato nel bicchiere.

Colore: giallo oro.

Naso: appare subito la dolcezza di una bella pera, seguita da un leggero profumo di apple pie con aggiunta di pesche. Diventa poi minerale, evviva Campletown, con cenere bagnata e olio. C’è poi un odore di porto di mare salmastro che noi personalmente adoriamo. Per darvi un’idea, non è pungente o sporco come un Ledaig, risulta meno ferroso e  più equilibrato. Ossigenandosi, ecco della banana con noce moscata e un po’ di finocchietto. Corona il tutto una bella crema pasticcera: viva il bourbon!

Gusto: ad un attacco salino (diciamo pure che sembra di leccare una lastra di sale) ehm..segue una vellutata frutta dolce con pesca e pera con una cucchiaiata di miele. Un lato piccante stempera il profilo rendendolo pericolosamente beverino. C’è una puntina di torba e un discreto fumo, dopotutto parliamo sempre di uno Springbank. Il tutto risulta meravigliosamente fuso insieme.

Finale: medio,  con ancora sale e frutta gialla.  “Mamma mia”, quanto è sapido, ci sembra di sentire anche una baguette francese. Chiude il tutto un leggero fumo di plastica bruciata… sì, ci piace !

Abbinamento: una bella colazione all’inglese, sopratutto al momento del bacon! Ovviamente, non vi stiamo dicendo di iniziare la giornata con un distillato eh, è un blog rispettabile questo!

Commento finale:  la dolcezza con cui ci ha accolto ci ricorda , la spariamo, quella del vecchio Springbank “a pera”. Ci piace pensare che questo aspetto sia dovuto all’orzo locale…chissà! In ogni caso, la differenza rispetto al 10y OB c’è e eccome in virtù di una maggiore dolcezza e un corpo più pieno (al di là delle botti utilizzate chiaramente). Poi quando un orzo si chiama “Bere” cosa può andare storto?

Voto: 8,9

P.S. Stiamo organizzando la prossima degustazione con un imbottigliatore indipendente: chi sarà mai ?



Tasting notes
:

Nose: yellow fruit with pear and peach. Oil, smoke from Campletown and wet ash followed by banana, nutmeg and fennel.
Mouth: sweet malt, with peach, honey and pear. Slightly spicy with a hint of peat and smoke. Wonderfully amalgamated.
Finish: medium, with yellow fruit, salt and a light smoke of burnt plastic. Baguette!
Comments: God Save the Local Barley “Drink”. It has nearly the elegance of old whiskey.

Score: 8,9

 

 

 

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Ardbeg Twenty Something

Scheda Iniziale :

Distilleria: Ardbeg

Imbottigliamento: OB 2017, 23y, ex-bourbon e ex-oloroso casks

Gradazione: 46,3 %

Prezzo: circa € 750

ard

 

Oh oh oh (risata natalizia)! Siamo arrivati all’ultima recensione prima delle mai abbastanza meritate vacanze invernali. Potevamo fare un articolo sui best buy per i regali di Natale, ma abbiamo preferito parlarvi di un signor whisky, un whisky per le occasioni importanti, un whisky che potete comprare e poi condividere con noi insomma. Che bella idea, vero? Per l’occasione abbiamo puntato un Ardbeg di 23 anni, venti e qualcosa per gli amici, imbottigliato dalla distilleria stessa e da poco giunto da noi in Italia.
Si saranno fatti perdonare dopo tanti Nas imbottigliati dalla Maison (il polemico uso del francese è voluto) dalla qualità altalenante? Scopriamolo assieme.

Colore: giallo ramato

Naso: che intensità! Un potpourri di ossimori (e questa come ci è uscita?!): c’è un copertone potente ma elegante, un odore di capocchia di fiammero accesa ma non pungente, è dolce eppure salato e così via! Veramente ingrigante. Siamo ad Ardbeg, quindi la salsedine come scritto prima non può mancare, se poi è amalgamata a tanta frutta come pesca gialla, papaya, mango e ciliegia bianca, non possiamo che rimanerne affascinati. Più in lontananza c’è una bella scarpa in pelle appena lucidata. Dandogli tempo, viene fuori un  fumo potentissimo (it’s over 9000!) e un po’ di catramino! Deformazione professionale di chi scrive: forse anche del disinfettante, non forte come quello di un Laphoraig comunque. Il lato sherry come si vede dalla descrizione ci pare in ogni caso quello più timido.

Gusto: morbido e rotondo, avvolge tutta la bocca con una rotazione di sapori che sembra non finire mai! C’è una torba sapientemente cesellata dall’età, nulla di fastidioso come certi Nas per intenderci, poi tanto lime, un dolce legno e una secchiata di  spezie con cardamomo, pepe e sale. Non manca neanche  un gradevole fumo: un po’ di “zozzo” ci piace sempre! Sarà poi forse il periodo natalizio, ma ci sembra anche di sentire della cioccolata in tazza. Per concludere, appare anche una gradevole nota balsamica che rinfresca, stile Brrrancamenta (no, scherziamo, tranquilli!). In ogni caso, come scritto più in alto, immaginate tutto questo che continua turbinare nella vostra bocca. Goduria!

Finale: lungo, con un bel fumo dolce, tipo la bancarella di incensi che c’era fuori dall’università. Forse anche dell’ananas caramellato troppo, diciamo pure mezzo bruciacchiato. Un po’ di “dirty” comunque non manca, con dell’asfalto bagnato. Ah però!

Abbinamento: godetevelo a fine pasto, è un whisky da meditazione, da lasciare nel bicchiere per centellinarlo con tutta la calma che merita.

Commento finale: la ragazzo è intelligente, ma negli anni passati non si applicava più come una volta. A questo giro si è fatta perdonare. Vedi, cara Ardbeg, che se ti impegni lo tiri fuori il coniglio dal cappello? Brava brava! Peccato che, per ricompensare il tuo sforzo, hai stabilito probabimente un nuovo record per il prezzo, ma sono ahimè le leggi del mercato. Facciamo una nostra personalissima e constestabilissima media fra la goduta di bevuta (che è tanta, chiariamoci) e il prezzo, scriviamo il voto e…buon Natale a tutti !!!

Voto: 8,9



Tasting notes
:

Nose: Oh oh oh ! Tire, match head and salt mixed with yellow peach, mango and white cherry. Shoe polish and medicinal. By oxygenating, a lot of smoke and a bit of tar: Ardbeg-style.
Mouth:  a vortex of lime, sweet wood, soft peat refined by the passage of time. Chocolate in a cup and a balsamic tip. Saltiness with pepper and cardamom. Very good!
Finish: medium-long, with incense, roasted pineapple and wet asphalt.
Comments: really good, many nuances well integrated. Complex and charming, too bad about the price, but it’s business after all !

Score: 8,9

 

 

 

Glen Keith 21y “Whisky Gallery Bulgaria”

Scheda Iniziale :

Distilleria: Glen Keith

Imbottigliamento: “Whisky Gallery Bulgaria”, 1995 – 2017, classic hogshead

Gradazione: 50 %

Prezzo: circa € 110

glenkeith

Il Natale sta arrivando (cit.) e per scaldarci riassaggiamo un dram provato al Milano Whisky Festival che ci ha colpito molto. Parliamo del primo imbottigliamento scelto dalla Whisky Gallery Bulgaria, per la precisione un Glen Keith.
Ci troviamo nello Speyside e parliamo di una distilleria relativamente moderna, fondata nel 1957 vicino alla vecchissima Strathisla. Glen Keith era nata sotto le ali della Chivas Brother, bisognosa di liquidi per i propri blends e, complice la giovane età, ha sempre avuto un’anima “sperimentale”: hanno prodotto whisky in tripla distillazione, torbati sotto il nome di Glen Isla e Craigduff, sono stati fra i primi a utilizzare il riscaldamento a gas per gli alambicchi, in loco sono stati effettuati degli studi sui lieviti e così via. Dal 2001 il colosso Pernod Ricard ha assorbito la Chivas e ha notevolmente potenziato la produzione della nostra Glen Keith portandola a 6 milioni litri l’anno. Mica bruscolini eh!
In giro possiamo trovare gli imbottigliamenti ufficiali,  ma noi un occhio di riguardo lo abbiamo sempre verso quelli indipendenti: andiamo a provare la selezione della Whisky Gallery.  La società è stata fondata nel 2014 da Miroslav Atanasov von Vladikov e Marko Dimitrov. I due bad boys di cui sopra commerciavano rare bottiglie da collezione, si occupavano di masterclass per poi diventare oggi anche il primo marchio di selezionatori indipendenti dei Balcani. Vediamo cosa, ma soprattuto come hanno scelto! Saranno stati bravi? Scopriamolo insieme!
Un grazie enorme a Marko e Miroslav per il gentilissimo sample!

P.S. Molto bella l’etichetta!

Colore: giallo chiaro.

Naso: ci piace! Un intensissimo miele di millefiori, una cascata di cardamomo e tanto cioccolato bianco e al latte: avvolgente e setoso. Fa poi capolinea una crema alla pesca aromatizzata allo zafferano e un pan di spezie in stile alsaziano. C’è molta pasticceria, yuppi! Con l’ ossigenazione, più che un semplice caramello, appaiono le Alpenliebe, insomma c’è quasi un elemento “pannoso”.

Gusto: un palato molto morbido in cui si sente subito una bella polpa d’ananas, seguita da noce di cocco ben matura. Tropicale in bocca quindi! A stemperare, ecco del pompelmo rosa con la sua buccia e dello sciroppo di tamarindo. Non possono mancare le spezie con peperoncino e un mix di pepe bianco e rosa. Ehilà, è forse un cappuccino quello che sentiamo? Chi lo sa, sicuramente facendolo respirare si sente in bocca del fumo!

Finale: lungo, riecheggiante e grasso. Ritorna l’ananas e un elemento al contempo vegetale e dolce, ci ricorda un fico d’India.

Abbinamento: un bel risotto ai formaggi con un pizzico di salsiccia e curcuma. Buonissimo!

Commento finale: se il buongiorno si vede dal mattino, direi che siamo partiti benissimo. Morbido, estremamente facile da bere, la sua eleganza ci è piaciuta molto: un dram da salotto! Diamogli un bel voto. Chapeau!

Voto: 8,7



Tasting notes
:

Nose: wildflower honey, gingerbread and milk chocolate. There is also peach, followed by caramel and cream. Very silky!
Mouth: very good! Pineapple pulp, coconut. It evolves into pink grapefruit and tamarind syrup. Spice mix with pepper and chili pepper. Maybe cappuccino? Smoke!
Finish: long, fat and echoing. Still pineapple with prickly pear.
Comments: great start by the “Whisky Gallery”. Elegant, soft and easy to drink. Keep it up!

Score: 8,7

 

Degustazione “Kilchoman 2017”

Giovedì 16 novembre, come sapete, abbiamo avuto il piacere e l’onore di ospitare Peter Wills, figlio del proprietario di Kilchoman, Anthony Wills. E’ stato un evento di una portata non indifferente e infatti il locale traboccava di giovani virgulti assetati di conoscenza e sapere. Mi scuso fin d’ora con tutti coloro che non hanno potuto partecipare, ma non era rimasto neanche lo spazio per un capello. D’altro canto chi era presente penso proprio che possa confermare!

Kilchoman Range

Ad affiancare Peter come traduttore c’era Jacopo dei WhiskyFacile, mentre l’amico Giacomo, sempre dei Facili, ci aiutava gentilmente a riempire i vostri bicchieri. Grande disponibilità da parte dei colleghi bloggers o solo tanta voglia di bere? Ovviamente entrambe le cose, non prendiamoci in giro!
La serata è filata via liscia come l’olio, Peter è stato veramente gentile con noi, rivelandosi un ragazzo decisamente alla mano. Considerando poi che i whisky che ha portato erano anche buoni, non possiamo proprio lamentarci. Ma quindi cosa ci siamo bevuti?

100% Islay 7th Ed. : un finissimo torbato prodotto completamente su Islay. Questa settima edizione è una miscela di fresh e refill ex bourbon barrels della Buffalo
Trace distillati nel 2010 e imbottigliati nell’Aprile 2017 a 50%. Torbatura? 20 ppm, l’elegantone della serata!
Naso: eucalipto e mandarino. Sembra quasi un po’ spento al naso ?
Gusto:  buonissimo. Sensazioni di succo d’ananas e acqua di mare a braccetto. Toffee e fumo completano l’offerta. Molto fine, assolutamente non chiassoso.
Finale: salato e mandorlato!
Bravi ragazzi: se continuano di questo passo, il 100% potrebbe diventare un punto di riferimento. L’abbiamo servito con una ricotta affumicata di Guffanti: abbinamento molto interessante, un “fumo più fumo” dove i due prodotti si sono esaltati a vicenda.
Voto: 8,8

Machir Bay 46% : il whisky entry level della casa di cui avevamo già parlato in precedenza. Fumo, limone e torba (sui 45 ppm), l’abbiamo servito con il gorgonzola stagionato 255 giorni gentilmente affinato sempre da Luigi Guffanti, premiato come migliore d’Italia. Nonsosemispiego!
Voto: 8,5

Vintage 2009 46% : è un vatted di barili ex-bourbon first fill, refill bourbon
barrels e sherry oloroso distillati nel 2008 e 2009, e imbottigliato a Settembre 2017.
E’ l’OB più vecchio fin’ora realizzato dalla distilleria.
Naso: fumoso e avvolgente, crema con note di vaniglia , agrumi e legno fresco
Gusto: Possiede una torba intensa, leggermente piccante: sparando un’eresia, ma giusto per capirci, quasi di Ardbeghiana memoria. Molto dolce e ben cesellato.
Finale: lungo, speziato, quasi burroso con un pizzico di limonata fresca.
Anche con questo whisky il gorgonzola era da urlo, forse anche meglio che con il Machir Bay.
Voto: 8,7

Loch Gorm 46%: una edizione maturata solo in ex-botti sherry, che purtroppo era andata andata già esaurita prima ancora di iniziare la serata. Ringraziamo Maurizio che ce ne aveva tenute due bottiglie da parte per l’evento!
Naso: sporco, sporco, sporchissimo. Oltre agli elementi di frutta rossa tipici dello sherry ci sono non poche tracce di cenere, plastica, olio e solvente!
Gusto: coerentemente col naso, si avvertono praticamente le stesse note sporche. L’aggiunta di uvette, sale marino, cumino, caramello e buccia di arancia rossa lo rendono estremamente interessante.
Finale: medio, con ancora arancia e torba.
Quando il mare incontra la frutta rossa. Ah, se solo avesse avuto qualche grado in più!
Voto: 8,7

Single Cask finish PX 57% : parliamo di una selezione di Maurizio in persona! E’ un ex-bourbon first fill distillato il 2 Ottobre 2012, travasato per un finish di 6 mesi in un ex-sherry Pedro Ximenez e imbottigliato il 2 ottobre 2017 a gradazione piena. Apperò!
Naso: sembrerebbe poco alcolico. Inganna, non ti prepara per quello che sta per arrivare. Vaniglia e cioccolato bianco subito, mentre per sentire la torba occorre farlo respirare un attimo. Le note ufficiali parlano di canna da zucchero e in effetti c’è una parte vegetale e al contempo dolce. Per restare in tema, una nota di mojito buonissima!
Gusto: molto potente e deciso. Una intensa macedonia di frutta mista, con un fumo molto ricco e un deciso carico di spezie. Salsiccia caramellata e scorza di limone! Torba ne abbiamo? A secchiate, simile a quella del Vintage, meno piccante però.
Finale: avvolgente, pieno. Molto salato con una leggera punta tanninica. Ritorna il fumo del palato con un carico di frutta rossa.
Una ottima selezione, tanto per cambiare! Complimenti! Il single cask è stato servito con una fetta di panettone e un bicchiere di cioccolata calda dove poterlo intingere: amazing!
Voto: 8,8

A fine serata c’è stata anche la possibilità, dedicata ai feticisti del malto, di comprare una bottiglia e di farsela autografare da Peter in persona. Per la serie “ora o mai più” il povero Peter è stato preso d’assalto  peggio di una boyband ad un concerto di ragazzine.
La foto finale di rito era obbligatoria: sarà colpa dei buoni whisky, dell’ora tarda o delle troppe risate, ma non se ne salva uno!

serata

Vi ringraziamo ancora per aver partecipato così numerosi. Per l’annata 2017 direi che possiamo ritenerci soddisfatti, ne abbiamo combinate di tutti i colori.
Per l’anno prossimo tranquilli che ci stiamo già organizzando: decisamente non vi lasceremo a bocca asciutta, ci sono tante cose in ballo fra eventi anche in altri locali, feste, degustazioni con autentici top di gamma e altre cosette qua e là!
Vi salutiamo adesso e vi diamo appuntamento per la prossima recensione.
Spoiler: parleremo dell’Europa dell’est!

Davide & Sebastiano

P.s. sulla nostra pagina Facebook troverete le foto della serata, quelle pubblicabili almeno!

 

A Tutta Torba 2017

Buon lunedì a tutti! Vi segnalo, con tanta invidia per non poterci andare, un evento in quel di Roma cui gli aficionados della torba non possono mancare!

A TUTTA TORBA !

 

Roma, domenica 3 dicembre 2017
h. 15:00 – 24:00
c/o Chorus Cafè
(via della Conciliazione, 4)

Torna a Roma “A Tutta Torba!, giornata dedicata interamente ai whisky torbati con centinaia di etichette, bottiglie rare, l’area food con Trapizzino, i viaggi nelle distillerie scozzesi, un collector’s corner e ilLAPHROAIG Cocktail Bar con quattro bartender d’eccezione e cocktail inediti 

Organizza Spirit of Scotland – Rome Whisky Festival, la cui settima edizione si terrà a Roma, il 3 e 4 marzo 2018

Ingresso gratuito con gettoni per consumazioni


Si tiene a Romadomenica 3 dicembre 2017, presso il Chorus Cafè (via della Conciliazione, 4), a partire dalle ore 15:00 fino a mezzanotte, “A Tutta Torba!”, una giornata intera dedicata interamente ai whisky torbati, con centinaia di etichette per tutti i palati,bottiglie vintage e rare da assaggiare al collector’s corner e l’area food affidata allo street food romano per eccellenza, il Trapizzino. L’evento, organizzato dalla direzione artistica di Spirit of Scotland – Rome Whisky Festival, il più importante festival di settore italiano la cui settima edizione si terrà a Roma il 3 e 4 marzo 2018, è a ingresso gratuito e con gettoni a consumazione, previa registrazione sul sito www.spiritofscotland.it o in loco.

Grande risalto sarà dato al LAPHROAIG Cocktail Bar, partner esclusivo della manifestazione, con i cocktail inediti preparati a base Laphroaig da guest bartender d’eccezione quali Federico Tomasselli del Porto Fluviale, Ercoli e Sant’Alberto al Pigneto, Gianluca Melfa dell’Argot, Solomya Grystychyn del Chorus Cafè e Camilla Di Felice del Jerry Thomas Speakeasy. Spazio anche al cibo, con le eccellenze dei Trapizzini da abbinare ai propri torbati preferiti e, in collaborazione con lo shop Whisky & Co, sarà possibile acquistare numerose bottiglie presenti. Non mancherà l’area dedicata ai viaggi in Scozia per distillerie grazie alla presenza di Tiuk Travel. Novità di questa edizione il collector’s corner con una trentina di bottiglie rare di whisky tra cui spiccano un Bowmore Delux Bot. 1970s 43%, un Port Ellen del 1978 6th Release 54.3% e un Ardbeg del 1974 26yo Silver Seal 40%.

A Tutta Torba – sottolineno i direttori artistici di Spirit of Scotland – alla sua seconda edizione dopo il successo del 2016 evidenzia quanto siano sempre più apprezzati, in Italia, i whiskies torbati. Quali promotori del bere di qualità vogliamo offrire al pubblico romano un’altra giornata dove poter assaporare centinaia di etichette e avere la possibilità di sentirsi raccontare aneddoti e curiosità su questo particolare prodotto caratteristico di Islay, isola della Scozia larga poco più di 40Km e lunga appena 25 e con 8 distillerie…una vera e propria distilleria galleggiante! Qui tutti affumicano, chi più chi meno, chicchi di malto d’orzo bruciando la torba di cui l’isola ne è molto ricca…insomma tanto da scoprire con un bel dram in mano!”. Spirit of Scotland – Rome Whisky Festival (prossima edizione 3 e 4 marzo 2018 nella consueta location del Salone delle Fontane all’Eur) riunisce le migliori aziende nazionali e internazionali in un evento che promuove la valorizzazione e la diffusione della cultura del whisky di malto attraverso un approccio basato sull’interazione tra business, formazione ed entertainment. Il Festival si presenta come una delle più importanti manifestazioni italiane del settore. Un vero e proprio brand che sostiene e promuove il whisky.

Si ringrazia per la partecipazione straordinaria LAPHROAIG del gruppo Bacardi. Un ringraziamento a Whisky & Co, Tiuk Travel, il Trapizzino e il Chorus Cafè. Ingresso gratuito previa registrazione online, sarà possibile acquistare in loco il bicchiere per le degustazioni al prezzo di 3 euro, mentre le degustazioni sono a pagamento a partire da 3 euro.

Per maggiori informazioni e per registrarsi
www.spiritofscotland.it
info@spiritofscotland.it

tel. 06 32650514

Ufficio Stampa 
Carlo Dutto

cell. 348 0646089

carlodutto@hotmail.it 

Resoconto “Milano Whisky Festival 2017”

Sinceramente a questo giro non so bene da dove partire: ci sono così tante cose da dire e così tante emozioni da mettere per iscritto che mi sento ancora un po’ confuso. Se sarò prolisso o noioso (più del solito?!) portate pazienza, vi ruberò 5 minuti di lettura massimo!

festival

Quest’anno chi scrive si è ritrovato arruolato nell’esercito del bancone di Beija flor, storico importatore italiano di whisky, a dispensare saggezza (poca) e bicchieri (mai abbastanza!) a voi tutti. Posso proprio dire che Maurizio C. aveva messo su nei mesi prima una bellissima squadra: Jacopo e Giacomo di WhiskyFacile, Federico di Whiskysucks, Corrado, Gianni, la special guest Giuseppe alias il Bevitore Raffinato e il sottoscritto. Ce n’era per tutti i gusti insomma, guardate nella foto sopra di Marco Zucchetti che belli che siamo! Personalmente, posso dire come la fatica del lavoro sia stata abbondantemene ripagata dalle facce soddisfatte delle persone che abbiamo servito. Come avevo già scritto sul faccialibro, mi è solo spiaciuto non aver potuto dedicare a ciascuno di voi il tempo che meritavate. Sono venuti a trovarci bevitori occasionali, gestori di locali e tanti tanti amici. Non so cosa dirvi, se non un banalissimo grazie!
Parliamo ora delle bottiglie interessanti che sono riuscito a provare in giro per la fiera.

– stand Beija Flor: un sapidissimo Tobermory 21y, il mai abbastanza rimpianto Local Barley di Springbank, ma soprattuto un clamoroso single cask di Glendronach 25y, selezionato dall’importatore,  assolutamente fuori scala per eleganza e corpo.
– stand Valinch& Mallet: i 4 nuovi moschettieri Caol Ila realizzati con altrettanti finish differenti, un interessantissimo esperimento! E del Longmorn 28y e dello Springbank 21y a gradazione piena, ne vogliamo parlare? Ho anche provato un Clynelish sherry e un Ledaig imbottigliati da “Carn mor” molto, ma molto buoni!
– stand Whisky Gallery Bulgaria: una sola referenza, un Glen Keith 21 anni che si è rivelato uno Speysider purosangue ricchissimo di spezie e al contempo un campione di eleganza.
– stand Max Righi: un Bladnoch setoso e un Bowmore tropicaloso mi hanno stuzzicato non poco!
– stand Bar Metro: oddio l’imbarazzo della scelta! Un Ardbeg single cask di Signatory, Bowmore Bicentenary, Glenfarclas, Laphroaig storici in ceramica: datemi una cannuccia e mi renderete felice!
– stand di Narciso: Maccallan storici, serve aggiungere altro?

Parliamoci chiaro: ne ho viste veramente tante altre, ma purtroppo il fegato è uno solo e non si è ancora sdoppiato, anche se ci sto lavorando…poi dovevo guidare!
Una menzione a parte se la merita il nostro pasticcere Davide Steffenini con il suo panettone al whisky. In tanti siete venuti a fare i complimenti, possiamo quindi dire che sia piaciuto, e anche su ScotchWhisky.com pare abbia avuto successo. Scusate l’eccessivo entusiasmo, ma alla vigilia eravamo parecchio nervosi/agitati ed essere stati apprezzati ci ha fatto tirare un bel sospiro di sollievo!
Solo una nota negativa: la pasticceria Dolce Mente ha fatto il tutto esaurito e il sottoscritto è rimasto a bocca asciutta. Vabbè, mi ero portato avanti con gli assaggi preparatori, lo ammetto, non disperiamoci troppo (sigh!). Restando parzialmente in tema, c’è qualcosa in ballo per l’anno prossimo, per ora non vi possiamo dire nulla, ma restate con le orecchie ben aperte!
Cambiando discorso, sono riuscito a conoscere il grandissimo Jim McEwan e uno(a) di noi ha partecipato alla sua degustazione. Come Jim, non mi dilungherò su cosa si sia bevuto. I 4 whisky presentati erano distillati che avrebbero messo in soggezione qualunque oratore, al contrario lui, con la sua personalità e conoscenza, li ha semplicemente sovrastati. Ha tenuto una conferenza entusiasmante e divertente (buono il “distillato” finale vero? Ehehe) dove i whisky erano solo un corollario. Giusto per: far passare in secondo piano un Bowmore 33y sherry non penso sia da tutti. Tanto per darvi un’idea.
Ora tocca ai ringraziamenti, cosa che quest’anno come non mai sento di dover fare.
Innanzitutto, un grazie a Maurizio per aver creduto in me, per avermi affiancato dei ragazzi fantastici e avermi permesso di fare un’esperienza decisamente formativa.
Un ringraziamento speciale va a Davide e Fabio della Valinch & Mallet che ci hanno fornito il Craigellachie e l’Heaven Hill per il nostro panettone. Se vi è piaciuto è anche merito loro, “sapevatelo”!
Giorgio d’Ambrosio: ogni chiacchierata con lui è a dir poco istruttiva e mi lascia dei ricordi bellissimi. Soprattutto l’avvertimento di smettere di chiamarlo “signor” Giorgio se non voglio che mi tiri le orecchie con le sue manacce. Giorgio, se mi stai leggendo: cercherò di ricordarmelo, promesso!
Una dedica a Salvatore Mannino, per la pazienza e la gentilezza che ha avuto con me. Lui sa a cosa mi riferisco, spero di rivederlo presto a Parigi.
Ai mitici Miroslav e Marko della Whisky Gallery Bulgaria, il cui calore mi ha colpito tantissimo (come il loro whisky del resto!).
Ho conosciuto Simon Murat, una delle menti, assieme a Davide Terziotti e Fabio Petroni, dietro al progetto del magnifico libro “My name is whisky”  : in pochi secondi ho capito di avere di fronte un grandissimo appassionato. Alla prossima degustazione sarai dei nostri, Simon!
Grazie a Elena M. che passava ogni tanto a spezzare il ritmo frenetico della giornata con un bel po’ di brio tutto femminile!
Per gli amici che sono venuti a trovarmi: spero che siate venuti per me e non per i whisky, ma tanto so di non dovermi illudere!  Non vi elenco tutti se no “fammo domani”, in ogni caso mi avete fatto un piacere immenso.
Il grazie finale spetta ovviamente agli organizzatori del MWF 2017, Andrea e Giuseppe: avete dato un notevole cambio di marcia rispetto alle precedenti edizioni. Se la prossima volta mi metterete anche un banco per le mie adorate aringhe affumicate e una finta vista mare, direi che sarete perfetti! Scherzo ovviamente! Un ulteriore grazie  per aver creduto nella pasticceria di Davide Steffenini e per aver dato la possibilità di partecipare ad un così importante evento.

Detto questo, due piccole anticipazioni: ci sentiremo a breve per il resoconto della degustazione con Kilchoman e per la prossima recensione di un imbottigliamento. Continuate a seguirci qua, su FB e ovviamente anche dal vivo!

Stay tuned
Davide & Sebastiano

Clynelish 16y MWF 2013 “Editto di Milano”

Scheda Iniziale :

Distilleria: Clynelish

Imbottigliamento: OB, 1997-2013, for Milano Whisky Festival, ex-bourbon

Gradazione: 57,4 %

Prezzo: circa € 200

clynelish

Il Milano Whisky Festival è ormai alle porte e per buon auspicio tiriamo fuori dal cilindro un imbottigliamento di un Clynelish per un’edizione passata, quella del 2013 per la precisione. La selezione è stata soprannominata “Editto di Milano” dato che il famoso accordo fra Costantino e Licinio risaleva esattamente a 1700 anni prima.
Quanta cultura su queste pagine: ora apriamo la bottiglia (eh sì caro Andrea G.) e assaggiamo!

Spoiler: e’ buonissimo!

Colore: giallo chiaro

Naso: uh mamma! Sabbia, olio, legno di frassino con una spruzzata di limone e una grattuggiata di cocco acerbo. Wowowow! Ossigenandos,i esce una crema pasticcera alla vaniglia bella calda a cui si accompagna una frangipane. Possiamo dire quindi che ad un attacco fresco e sporco segue poi un’evoluzione sul dolce. A tal proposito ci sono anche delle pesce sciroppate aromatizzate alle noci moscate. Delle gocce di sciroppo di tamarindo concludono il quadro. La cera è presente, ma è molto in sordina. 
E’ molto curioso il bicchiere vuoto: sa di pasta della pizza cruda!

Gusto: dolce e pungente, da marmellata​ con succo di limoni. E’ un’esplosione di spezie varie, soprattutto pepe bianco, cui segue una pesca, coerentemente col naso, assieme a mela verde. Un pesce cotto agli agrumi? Secco e affilato in deglutizione, con una sensazione di acqua salata (che a noi fa sempre impazzire). Buonissimo, la dimostrazione che bastano poche “sfaccettature”, ma fate bene, a dare un prodotto eccellente.

Finalemedio lungo, con un’esplosione di cera, molto più che al naso. Carambola con una gradevole punta asprigna cui segue un tenue ma costante fumo, da stoppino che brucia. 

Abbinamento: un vassoio di ostriche, polipo, capesante e gamberetti, magari con del pane di segale e un bel burro salato bretone, oh my god!

Commento finale: quando assaggiammo tre anni fa questa selezione ovviamente Clynelish lo conoscevamo già. D’altro canto è stato proprio in questo episodio che nacque il nostro amore per la distilleria e riberlo oggi è stato come festeggiare l’anniversario di un matrimonio (!!??). Un whisky non per tutti per gradazione e potenza, siamo onesti, ma con un sapore disarmante da tanto è buono. Basta a rendere l’idea no?

Voto: 9,3



Tasting notes
:

Nose: sand, wax, oil, ash wood and lemon. Very Clynelish! As time goes by, vanilla pastry cream, “frangipane” and syrupy peach. Star fruit of course.
Mouth: Sweet and acid, like a jam and lemon juice together. Citrus fish? Peach, with sea water and green pepper.
Finish: medium long, with so much wax and smoke.
Comments: superb Clynelish, one of the best we have tasted.

Score: 9,3