Port Charlotte 2008 HSC

 

Scheda Iniziale :

Distilleria: Bruichladdich

Imbottigliamento: Port Charlotte , 2008-2015,  High Spirits Collection for Giorgio D’Ambrosio, ex-bourbon

Gradazione: 46 %

Prezzo: circa € 100

port

In attesa del resoconto dell’ultima degustazione con “Valinch & Mallet” quale idea migliore del bere un bel whisky per combattere l’attesa? Fruga fruga fruga ed ecco che salta fuori un interessantissimo Port Charlotte: vediamo di che si tratta!
Oltre al mostro Octomore, a Bruichladdich producono un altro distillato torbato, ma più elegante, ovvero il Port Charlotte qui presente. Ideato dal leggendario Jim McEwan, è prodotto solo con orzo scozzese, con una torbatura che si attesta sui 40ppm e viene lasciato maturare nell’omonimo villagio su Islay situato vicino alla distilleria.
Già questo bastarebbe per farci salivare, ma andiamo oltre.
La bottiglia di oggi è stata imbottigliata da High Spirits Collection, marchio di proprietà di Nadi Fiori, per conto di Giorgio D’Ambrosio, Franco Dilillo e lo stesso Fiori. Parliamo di tre pionieri del whisky in Italia, le cui facce statuarie, presenti sull’etichetta, sono state stampate volta per volta a colori per indicare a chi dei tre fosse stato dedicato l’imbottigliamento. Il quarto personaggio fotografato con la cravatta è nientepocodimenoche lo stesso Jim di cui sopra.
Memori poi di un clamoroso Port Charlotte 5y ex-sherry sempre  selezionato dal trio, non possiamo non essere più che curiosi nel versarlo!
Un enorme grazie a Giorgio D’A. e a Riccardo per averci dato la possibilità di provarlo.  E andiamo!

Colore: oro pallido.

Naso:  inizia con un bel connubio fra torba e  vino bianco, ci pare sauvignon, ma potremmo aver scritto una cavolata eh!  Abbiamo poi una sensazione di fumo che esce da un limonaia (what?!). Il lato vegetale in ogni caso si conferma quando, oltre all’ acqua di mare, appaiono un bel pò di alghe. In ogni caso siamo davanti ad una torba “pulita”, ha solo una punta dei toni di gomma di altri colleghi isolani. Con l’ossigenazione il fumo cresce e sempre nel “campo erbaceo” c’è della buccia di kiwi. Quando il naso diventa assuefatto, il profilo complessivo diventa paradossalmente molto leggero, nonostante i ppm di torba da Port Charlotte. Ohoooo!

Gusto: ce l’aspettavamo oleoso e un po’ pesante, invece è tutto il contrario, è freschissimo, con una punta leggermente dolce che ricorda lo start fruit. Ritorna il kiwi, acerbo a questo giro, oliva verde, fumo e ancora acqua di mare. Spezie sulla lingua come peperoncino e wasabi. C’è una punta di malto, probabilmente data dalla gioventù del distillato, ma assolutamente nulla di fastidioso.

Finale: lungo, con sale e tanto tanto fumo, senza essere invasivo, risultando veramente elegante. Resta in bocca una punta di pompelmo rosa.

Abbinamento: è banale, ovviamente, indicare un piatto di frutti di mare, ma quanto ci starebbe bene !? Si sente il mare, diamogli il mare, per Nettuno!

Commento finale: Senza avere chissà quale complessità, possiede però una gradevolezza di bevuta che pochi “6 anni” possono vantare! Noi poi adoriamo i whisky costieri e qua ci sentiamo decisamente a casa. Purtroppo non raggiunge i picchi assurdi del 5y sherry, ma resta comunque tanta roba, quindi…

Voto: 8,6

 

Ledaig 1997-2011 “High Spirits”

Scheda Iniziale :

Distilleria: Tobermory

Imbottigliamento: Ledaig 1997 – 2011 for “High Spirits” , The Colours Collection

Gradazione: 46 %

Prezzo: circa 80 €

ledaig

Con questo freddo ci spostiamo di corsa sull’isola di Mull a bere whisky presso l’unica distilleria ivi presente: Tobermory, casa fondata nel lontanissimo  1798 da  John Sinclair sotto il nome di Ledaig (“paradiso sicuro” in gaelico).
Nel corso della sua travagliata e lunga storia è stata chiusa e riaperta più volte e le sue mura, oltre ad una distilleria ovviamente, hanno ospitato anche una centrale elettrica e una società casearia. Di certo un passato rocambolesco!
Spostiamoci piuttosto in tempi più recenti e scopriamo che Tobermory si era affidata alle sapienti mani di Alan McConnochie , ex master distillery di Bunnahabhain che ora lavora per Benriach, con lo scopo di migliorare la qualità del proprio distillato. Il tempo dimostrerà se il seme piantato da Alan porterà buoni frutti.
Nel frattempo una nota tecnica interessante: la nostra distilleria si approvvigiona del suo orzo maltato da Port Ellen, ma il legame con Islay non finisce qui. Quando viene prodotto un distillato torbato viene inviato a maturare sempre su quest’isola e il whisky che poi verrà messo in commercio prenderà il vecchio nome della distilleria “Ledaig”.
Per concludere, attualmente Tobermory, assieme a Bunnahabhain, è di proprietà del gruppo C L Financial Limited.
La bottiglia, che il dovere ci impone di provare, fa parte della Colours Collection di “High Spirits”, nome dietro al quale si nascondono i baffi di Nadi Fiori, storico selezionatore italiano di distillati.
L’etichetta, bellissima, rappresenta il porto di Tobermory in versione “cartoonesca”.
Versiamo e vediamo com’è!

Colore: ambrato.

Naso: ecco, molta gente adora lo sporco di Kilkerran, di Springbank ecc. ecc., mentre quello di Ledaig ha decisamente pochi fans. A noi invece questo “profumo” di porto di mare affascina moltissimo. Dimenticate quindi quelle sensazioni che si respirano su Islay, qua siamo tutto all’opposto. Ferro, alga in macerazione, iodio, rete da pesca, olio lubrificante infine acqua stagnante e salmastra contribuiscono a creare un’atmosfera da cantiere navale. Se poi aggiungiamo salsiccia e pancetta affumicata al tutto otteniamo, a nostro avviso, un bel cocktail.
Un lato gentile (??!!) è presente con della prugna in salamoia, in pieno umeboshi-style. Con l’ossigenazione si è avvolti da una fittissima coltre di fumo.

Gusto: questo è uno dei whisky che necessitano di ossigenazione, non tanto al naso quanto al palato. Appena avevamo aperto la bottiglia eravamo infatti rimasti delusi perchè dopo un impatto iniziale ottimo poi c’era come una caduta del sapore in bocca. Gli abbiamo dato tempo et voilà! Salato e pepato, possiede un corpo robusto e austero. Una bella torba vegetale seguita da mela renetta frullata con pera e lemon grass. Non è molto complesso, ma affascina. Sembra dire:”io sono così, se vi piaccio buon per voi!”. E’ un bel burberone!

Finale: lungo con paraffina, fumo e una punta di solvente e plastica bruciata.

Abbinamento: un merluzzo marinato con limone e pepe e accompagnato da una salsa rossa solo leggermente piccante si sposerà benissimo col nostro distillato.

Commento finale: è un whisky decisamente particolare, rustico e mai ruffiano. Che sia chiaro: è un prodotto che può dividere gli animi. Quegli sbevazz…degustatori dei Facili (ciao ragazzi!) infatti hanno trovato sostanzialmente le stesse sensazioni, ma le hanno apprezzate meno. E loro non sono certo gli ultimi arrivati, anzi! Comunque a noi è piaciuto, quindi…

Voto: 8,7

P.s. grazie a Elisabetta per averci consigliato la boccia!