Milano Gin Festival 2020

Eccoci arrivati al primo evento alcolico dell’anno nella mitica cornice del Marriott Milano: stiamo parlando dell’ormai consolidato Milano Gin Festival.
Secondo noi è un’ottima occasione per assaggiare non solo vari tipi di gin, dove il produttore ha potuto divertirsi con vari tipi di botanicals (spezie), ma anche vodka, tequila ecc. ecc. bianchi, quindi “puliti”, senza l’influsso del legno. Ma soprattutto si ha la possibilità di provare vari tipi di cocktails, gin tonic in primis per noi grazie, e sentire come un distillato possa influenzare il risultato finale.
Il tutto solo in nome della conoscenza, ovviamente! Il nostro blog comunque promuove sempre uno stile di vita sano e incasodiabusoconsultareilpropriomedicoofarmacista!

Tornando seri, vi riportiamo il comunicato ufficiale redatto dalla sempre efficentissima Roberta, buona lettura!

Milano White Spirits Festival 2020:

un viaggio tra oltre 2.000 etichette di distillati bianchi

(22/23 febbraio 2020 – Hotel Marriott Via Washington,66)

MILANO WHITE SPIRITS

White is the new black!

A Milano si torna a degustare i grandi distillati bianchi: il 22 e 23 febbraio 2020 torna infatti il Milano White Spirits Festival, giunto alla sua quinta edizione.

La consolidata squadra del Milano Whisky Festival si ritrova ancora una volta nelle sontuose sale dell’Hotel Marriott per proporre oltre 2.000 etichette di distillati bianchi. Non solo gin: ma anche mezcal, vodka, tequila. Per due giorni i visitatori avranno la possibilità di essere condotti in percorsi degustativi esclusivi, seguire seminari e masterclass, acquistare le bottiglie più amate e degustare in tutta tranquillità, grazie anche alla possibilità di comperare in loco le mini bottigliette da 3cl da riempire con tutti i distillati che si desidera e degustare poi a casa con gli amici, con possibilità di confronto tra i vari distillati proposti scelti.

Anche quest’anno grande attenzione è prestata alle micro-distillerie di Gin e distillati bianchi, prodotti artigianali dove, soprattutto nel Gin, i produttori italiani spiccano per qualità ed originalità.

L’ingresso è gratuito, previa registrazione sul sito eventbrite.it, sulla pagina Facebook dell’evento o direttamente all’ingresso della manifestazione; all’entrata sarà anche possibile acquistare il kit di degustazione – composto da calice da degustazione e porta bicchiere – a euro 5.00.

Programma:

  • Quando: sabato 22 febbraio, 14.00-22.30 – domenica 23 febbraio, 15.00-21.0

  • Dove: Hotel Marriott – Via Washington, 66 Milano

  • Come: ingresso gratuito con registrazione on-line o direttamente all’ingresso

  • Note: Calice da degustazione e portabicchiere: 5€

Per info:
Ufficio stampa:
Roberta Riva 346.8548236 ufficiostampa@whiskyfestival.itwww.whitefestival.it

E non è finita, domani vi stalkereremo con un altro evento,  in un certo qualsenso sempre riguardandete la miscelazione!

A presto, Davide & Sebastiano

Glenlivet & Cioccolato

Dopo una lunga pausa dovuta a motivi di salute, ma soprattutto di lavoro, rieccoci qua a scrivere su queste pagine. Natale è decisamente passato, mangiare l’abbiamo fatto, ora torniamo a dedicarci al bere. Giusto per restare in tema di coccole e vizi, vi raccontiamo come è andato l’evento Glenlivet che si è tenuto nella cornice del Milano Whisky Festival a novembre scorso.

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Qui di seguito il comunicato stampa ufficiale dell’agenzia Otto, che ci aveva invitato a partecipare a questa degustazione.

Dalle valli scozzesi dove nasce l’esclusivo single malt Scotch whisky The Glenlivet all’arte
sopraffina del cioccolato dei Maître Chocolatier di T’A MILANO .L’abbinamento più amato dagli estimatori del whisky trova una nuova dimensione.
In occasione del Whisky Festival, sabato 9 novembre dalle 17.00, The Glenlivet e T’a Milano danno appuntamento al VERTICAL CHOCO-WHISKY LAB. Alain Winchester, Master Distiller di The Glenlivet e il Maître Chocolatier di T’a Milano Stefano Bottelli duellano in una doppia verticale – di whisky e di praline – per un intreccio di sapori e consistenze.
Durante il laboratorio si possono degustare The Glenlivet 12 anni, The Glenlivet 15 anni e The Glenlivet Nadurra First Fill in abbinamento con le praline dedicate. Stefano Bottelli svela inoltre i segreti del cioccolato mostrando la genesi di una pralina al whisky.

I WHISKY DELLA VERTICALE

• Maturato in tradizionali botti di quercia, The Glenlivet 12 anni si distingue al naso per i toni fruttati. Al palato stupiscono note di ananas mentre il retrogusto di crema, nocciole e marzapane si rivela morbido e persistente.
The Glenlivet 15 anni ha sentori di burro e crema al naso; frutta, noce e cannella
conquistano il palato lasciando un retrogusto di frutti, nocciole tostate e mandorle.
• Al naso, The Glenlivet Nadurra First Fill è un medley di frutti, uvetta e albicocca con note di cannella e liquirizia. Avvolge il palato con toni morbidi e cremosi di frutta e marmellata di arance e sentori di cioccolato fondente. Il finish dolce e persistente si distingue per toni secchi e leggermente piccanti.
Un incontro, quello tra The Glenlivet e T’a Milano che esalta un saper fare di altissimo livello e l’attenzione a ogni minimo dettaglio al servizio del sapore. A celebrare la collaborazione la Special Edition di Natale. Come in uno scrigno prezioso, un
cassetto nascosto svela 12 praline di cioccolato fondente 55% Grand Cru, amaro al punto giusto con lievi tocchi dolci, ricoperti da rutilanti riflessi ramati, che racchiudono un
sorprendente cuore, morbido, goloso, avvolgente, pensato per esaltare le note fruttate e i sentori di ananas, marzapane e nocciola di The Glenlivet 12 anni, un single malt Scotch whisky di grande personalità e carattere.

Dopo aver trovato su mail questo invito, insomma, eravamo con la bava alla bocca professionalmente molto interessati e volevamo assolutamente parteciparvi. Purtroppo io e Davide eravamo impossibilitati a muoverci, rispettivamente al banco di Beija Flor e nel nuovo megalaboratorio della pasticceria…come fare?! Decidiamo di comune accordo di mandare Gaia, una ragazza che ci aiuta ogni tanto a scrivere le note di degustazione: siamo salvi! Lasciamo a lei le impressioni.

Scheda Iniziale :

Distilleria: Glenlivet

Imbottigliamento: 12y OB

Gradazione: 40 %

Prezzo: € 40

glen12

Colore: giallo paglierino.

Naso: vellutato, fruttato e floreale. A dare del “pepe” ecco della liquirizia, accompagnatoa ad una sensazione leggermente metallica (qualcuno parla addirittura di piatti usciti dalla lavastoviglie!). Resta comunque protagonista la morbidezza, con profumi di ananas panettone e caramella mou .

Gusto: leggero in bocca, complice la gradazione un po’ bassa, ma grazie a questo scivola via veloce. Molto dolce, con un pizzico di cumino: si sente della frutta simile al naso con aggiunta di melone e pera. Sapido sulla punta della lingua e leggermente amaricante (tannini di cioccolato) in deglutizione.

Finale
: delicato, resta il sapore dolce e delicato di un ananas leggermente acerbo. Sensazioni di peonia! Poco persistente.

Abbinamento: la prima delle praline con all’interno il 25 % dello stesso whisky. Il cioccolato esalta le note fruttate, smorzando quelle dolci e di caramella mou.

Commento finale: un dram di facile bevuta, va bene per iniziare a conoscere Glenlivet o fare i primi passi nel mondo dei whisky non torbati. I single cask della distilleria sono però su un altro pianeta, che sia chiaro.

Voto: 7,9


 

Scheda Iniziale :

Distilleria: Glenlivet

Imbottigliamento: 15y, OB, serie French Oak Reserve, New French Limousin Casks

Gradazione: 40 %

Prezzo: € 65

glen15

Colore: ambra.

Naso: miele e uva che vanno a braccetto con una delicata vaniglia. E’ un po’ chiuso, diamogli il tempo di aprirsi. Il naso viene reso più complesso dal tipo di legno utilizzato (leggerete tutto nel commento finale) e infatti dopo ossigenazione troviamo ciliegia, pompelmo, agrumi. Speziato (cannella), rilascia un profumo di quercia appena tagliata. Uva rossa!

Gusto: più oleoso rispetto al 12. Tanta quercia con punte speziate  di peperoncino, noce moscata e chiodi di garofano. Ad un secondo assaggio risaltano le note più agrumose e…dello zucchero di canna. Il legno si fa sentire come anche delle foglie di tabacco

Finale
: persistente, si sente della fava di cioccolato e una raschiatina di pepe rosa.

Abbinamento: la nostra mitica pralina questa volta aromatizzata con il suddetto Glenlivet 15y.  Speziatissima in principio, poi con dolci ricordi di crema di nocciola. A mio avviso la più riuscita delle tre.

Commento finale: sono state utilizzate per un finish delle botti di rovere del Limousin. E’ una varietà che cresce poco distante dalla regione del Cognac e presenta una porosità grossolana, che va ad influenzare l’astringenza del whisky. E infatti il risultato finale è un prodotto interessante per studiare l’influenza di questo tipo di legno nel whisky. Come sopra, se avesse avuto qualche graduccio alcolico in più…

Voto: 8,3


 

Scheda Iniziale :

Distilleria: Glenlivet

Imbottigliamento: NAS, OB, 1st Fill American White Oak Casks

Gradazione: 59,8 %

Prezzo: circa € 65

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Colore: dorato

Naso: molto dolce, dovuto alla gradazione alcolica elevata e al tipo di botti utilizzate. Cioccolato al latte a cui si aggiungono note di banana cocco e vaniglia (la botte) e di fiori. Agrumi sempre presenti. Giusto per restare in tema, dopo appare del pancake alla banana, che fa molto America. Potere della suggestione! L’aggiunta di acqua smorza il pungente dell’ alcool e aumenta il pancake.

Gusto: alcool presente, ma essendo ormai alla terza bottiglia risulta solo leggermente fastidioso. La banana, assieme alla vaniglia, è molto forte e questa sensazione ci dicono sia dovuta alla botte americana utilizzata. Ancora una punta agrumata, oseremmo dire pompelmo. L’aggiunta di acqua lo rende più delicato, virando dal pompelmo al lime con una spolveratina di pepe rosa.

Finale: medio lungo con aromi di pepe, noci sbriciolate e una decisa spremuta di arancia.

Abbinamento: una nuova pralina aromatizzata ovviamente al Nadurra che esalta l’agrumato e il pepe del whisky e stempera il dolce della botte.

Commento finale: qua grazie alla botte “superbourbon” predominano i sentori dolci. Fate attenzione a preparare prima il palato con un altro whisky altrimenti l’alcool si fa sentire un po’ troppo. Molto gradevole comunque!

Voto: 8,4


 

Ora tiriamo le somme: la masterclass è stata divertente e golosamente interessante! C’è stata inizialmente una parte teorica dove è stato spiegato cosa sono esattamente le fave di cacao. Ve lo riportiamo che un po’ di botanica non fa mai male.
Partiamo dalla pianta “Theobroma cacao” che produce dei frutti detti cabosse. All’interno di essi potete trovare, immersi in un polpa giallognola, dai 20 agli ottanta semi: ecco, sono le nostre fave di cacao. Ma come le trattiamo? Simple!
Vengono portate a fermentazione in casse di plastica o legno per poi essere lasciate a riposare  nelle serre, per evitare che vengano danneggiate dall’acqua. Dopo un eventuale essicamento, abbiamo la spremitura per separare la parte grassa (che diverrà il famoso burro di cacao). La parte restante verrà torrefatta e infine macinata per ottenere la polvere di cacao!
Finita la parte teorica, abbiamo potuto vedere gli chocolatier di T’a Milano all’opera, che ci hanno fatto vedere dal vivo come si forma una pralina di cioccolato.
Una nota personale di chi ha partecipato e a cui noi teniamo tantissimo: sono state utilizzate delle ottime materie prime, forse era scontato, ma è sempre un piacere notarlo!
La scelta dei whisky da parte di Glenlivet è stata estremamente didattica in quanto ha concesso ai partecipanti di valutare come vari tipi di legno possano influenzare la percezione del distillato e quindi l’impatto gustativo finale con del cioccolato.
A tal proposito, gli abbinamenti sono stati congeniali, riuscendo a valorizzare al contempo il distillato e il cioccolato. La cosa non è mai facile e loro ci sono riusciti: chapeau!
Per i più voyeurs di voi, troverete sulla nostra pagina FaceBook anche le foto dell’evento.

Un grazie a Gaia per aver coperto la nostra assenza durante la masterclass, ma soprattutto a Glenlivet e a T’a Milano per questa occasione.
Ok, noi vi salutiamo e vi aspettiamo per la prossima recensione e…spoiler…sarà una di quelle bottiglie da bere assolutamente!

A presto Davide & Sebastiano

 

 

Milano Whisky Festival 2019: resoconto

MILANO WHISKY FESTIVAL 2019_2

Eccoci qua a tirare le somme dopo il Whisky Festival di Novembre a Milano. Abbiamo preferito aspettare un attimo per decantare bene e cercare di fare un resoconto a mente fredda. Cominciamo col dire una cosa: “e anche quest’anno siamo sopravvissuti!”.
Sarà sicuramente un incipit quanto mai banale, eppure racchiude molto bene il quadro finale del festival, ovvero un successo in termini di gradimento e di affluenza.
La mossa di Andrea e Giuseppe di aggiungere alla classica sala napoleonica anche quella utilizzatata nei primi festival si è rivelata una mossa più che azzeccata. Nonostante il maggior afflusso di persone, gli spazi erano decisamente vivibili rispetto alle edizioni passate. A confermare il fatto, la presenza di bambini che si aggiravano felici nelle mega sale del Marriott Hotel (ogni riferimento a persone o cose è puramente casuale).  Scherzi a parte, c’era spazio per muoversi, per osservare e ragionare sulla fantastica scelta di bottiglie presenti. L’organizzazione, le masterclass, la vendita delle bottiglie, dei gettoni, tutto ha funzionato perfettamente. Per quel che ci riguarda, è stato il più bel Milano Whisky Festival a cui abbiamo partecipato, chapeau!

Ora, non potrebbe esistere un festival se, oltre alle persone, non ci fossero anche gli espositori. Non scrivo questo perchè chi scrive era a lavorare fra quelli, ma perchè, diciamocelo, le persone partecipano a questi eventi quando la scelta è ampia. In realtà è un “do ut des”, ma ci siamo capiti.  In ogni caso erano presenti, parlando di bottiglie, TUTTE le distillerie scozzesi, per non parlare di una ricca presenza irlandese, francese, indiana, inglese, giapponese e chi più ne ha ne metta. Sia come imbottigliamenti ufficiali delle distillerie, sia come selezioni di botti pregiate effettuate dai numerosi imbottigliatori indipendenti. L’unica scusa per non trovare la propria bottiglia preferita era l’essere astemi. What do you want?
A tal proposito, noi  abbiamo bevuto ahimè poco, bloccati come eravamo da voi assetati avventori, ma qualche chicca ce la siamo portata a casa per potercela degustare con calma.

Eppure qualcosa siamo riusciti a fare: siamo stati presenti ad una degustazione! Grazie ad Enrico Zilli, abbiamo potuto seguire una interessantissima masterclass a tema “Glenlivet e cioccolato”. Siccome chi scrive non ha ancora il dono dell’ubiquità, è stata mandata la nostra Gaia. Chi ci legge sa che ogni tanto ci aiuta nelle degustazioni e quindi abbiamo pensato a lei come rappresentante “Dolcemente Whisky”. Ha sofferto molto, ma si è fatta forza ed è sopravissuta a questo carico di responsabilità. Nei prossimi giorni posteremo il suo resoconto. Stay tuned!

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Fra le masterclass ci è d’obbligo però citarne un’altra, quella dedicata a Giorgio D’Ambrosio. E’ finita addirittura sui maggiori giornali nazionali. Cliccate QUA, è doveroso leggere il miniracconto di Marco Zucchetti per avere un’idea di quanto ha dato questa persona al Whisky in Italia e, diciamolo pure, nel mondo. (Giorgio, non tirarci le orecchie per questa ultima frase!)

Per finire, un enorme grazie a tutti gli amici e amiche che sono venuti a trovarci allo stand e a tutte le persone nuove che abbiamo conosciuto. Sembra una fase fatta, ma la vostra energia ci aiuta a tirare avanti fino alla conclusione dei due giorni. Ci sono anche stati simpatici siparietti comici fra colleghi di lavoro che hanno aiutato a scaricare la tensione…e chi era presente sa a cosa ci riferiamo!
Dopo tutte queste cialtronerie, diamo spazio al resoconto ufficiale del MWF gentilmente giratoci dalla sempre efficientissima Roberta!

 



MILANO WHISKY FESTIVAL and FINE SPIRITS:

i numeri dell’edizione 2019

14 anni sempre in crescita: così potremmo riassumere le cifre delle 14 edizioni del Milano Whisky Festival. Partiti con poche centinaia di visitatori, questo evento milanese si è confermato – anno dopo anno – una giusta intuizione dei due organizzatori Andrea Giannone e Giuseppe Gervasio Dolci e una manifestazione che sempre di più rispondeva alla richiesta di prodotti, testimonianze e cultura in questo settore, un tempo rivolto a pochi appassionati.
Questa edizione ha presentato diverse novità: gli spazi più grandi mai avuti (le due sale Le Baron e l Washington) per un totale di oltre 2.000 mq di spazio; la possibilità di acquistare pacchetti  che potessero coprire le richieste di avere gettoni, free drink, etc dei visitatori; masterclass e seminari tutti sold out. E ovviamente migliaia di etichette da vedere, assaporare, acquistare.
L’edizione che  si è tenuta lo scorso fine settimana ha fatto registrare il numero record di quasi 5.500 visitatori, catapultando di diritto l’evento nel panorama dei festival internazionali. Da considerare l’incremento della percentuale del pubblico femminile (il 28%) e il consolidamento della fascia di età target 25-34, a conferma della correttezza degli obiettivi che il Milano Whisky Festival si era prefissato alcuni anni fa.
Per un evento nato con spirito consumer, un altro importante dato è rappresentato dall’importante presenza di operatori del food & beverage e del bartending (ormai oltre il 25% dei visitatori).
Non resta che aspettare di soffiare sulle prossime 15 candeline!

 

Per informazioni:
Roberta Riva
Ufficio Stampa Milano Whisky Festival
Tel. 02-91082945
Cell. 346-8548236
ufficiostampa@whiskyfestival.it

 


 

Ragazzi, cosa vi possiamo dire se non: alla prossima? Siamo certi che, essendo il festival risultato molto più vivibile, porterà l’anno prossimo ancora più visitatori. E il nostro panettone al whisky soprattutto (!!!).

A presto, Davide & Sebastiano

P.s. l’abbiamo tenuto apposta alla fine, un grazie a BeijaFlor per aver avuto anche quest’anno l’incoscienza il coraggio di affidarci una parte del loro stand: speriamo di essere stati all’altezza del compito!

Spiritual box & Five Farms by “Taste of Spirits”

Oggi ci sentiamo un po’ golosi e vogliamo fare i diversi: andremo ad analizzare dei prodotti importati in Italia da parte di Taste Of Spirits, già protagonista sulle nostre pagine per altri “giocattolini”.
Il primo prodotto fa parte di un progetto che non possiamo definire meno di interessante: sono stati creati dei cofanetti regalo, contenenti vari tipi di distillati abbinati a dei cioccolati selezionati da Mastri cioccolati per esaltarne le caratteristiche.
Non solo, è presente anche un’ anima  multimediale con un QR Code per (cit.) “ascoltare musica selezionata e percorrere al meglio il viaggio durante la degustazione”. L’idea complessiva è quantomeno affasciante, andiamo ad analizzare più nel dettaglio.

spirits

All’interno del nostro cofanetto troviamo 3 bottigliette da 20 cl l’una e un set di cioccolati e cacao di varie tipologie. Parlando di whisky, per la precisione abbiamo:

Douglas Laing – The Old Particular Auchentoshan 20 anni 1997/2017 51,5%,
Douglas Laing – The Old Particular Braeval 15y 2001 sherry Butt
Douglas Laing – The Old Particular Bowmore 15 anni 1999 48,4%.

Sì, esatto, sono dei mini imbottigliamenti fatti dalla Douglas Laing, mooolto interessante! Il prezzo si aggira circa sulle 85€. Dai, partiamo!

Auchentoshan

Naso: un gran sfoggio della pasticceria più golosa con crema alla vaniglia, arancia candita, ma soprattutto il cuore di un pandoro bello caldo.
Gusto: diametralmente opposto, secco, con melone acerbo e una nota pungente e astringente che ci ricoda il limone.
Finale: medio corto, con pepe e ancora agrumi.
Abbinamento:  è stato studiato decisamente bene. Per pareggiare i conti con un palato difficile, è stato scelto un cioccolato al latte di Java decisamente pannoso che copre perfettamente le asperità del whisky, esaltandone contemporaneamente gli elementi dolci e vanigliosi.

Per pulire la bocca erano disponibili nella confezione della granella di fave di cacao, che ha resettato la bocca in maniera sorprendente. Now, num 2!

Braeval

Naso: caldo. A elementi più morbidi come cioccolato, legno e vino si affiancano degli elementi più sporchi come terra e la crosta di un arrosticino. E’ presente un lato fruttoso che ci ricorda delle fragole glassate. Sono tutti elementi tipici dello sherry, ma è molto fine, mai invadente!
Gusto: pieno, dove aumentano le fragole, soprattutto bevendolo con il fondente di cui sotto. Cappuccino al cioccolato e un leggero fumo.
Finale: di lunghezza media, con una bella grattatina di ginepro e chiodi di garofano.
Abbinamento: un fondente 50%, blend del west africa. Leggermente salino, aiuta a tirare fuori la parte sherry del nostro Braeval.

Anche qua, per aiutarci a ripartire, abbiamo trovato delle fave di cacao intere che sono servite perfettamente allo scopo. Ora chiudiamo in bellezza!

Bowmore

Naso: predomina l’elemento fumo, con braci accese su legno bagnato, che copre la tipica frutta tropicale di bowmoriana memoria. Ossigenandosi, escono comunque del frutto della passione e della papaya. Presente l’elemento marino.
Gusto: un malto dolce, vaniglioso e  fumoso. Il cioccolato aumenta la sapidità…Ecco, ci fai ricordare della frutta salata(?!).
Finale: lungo, ancora fumo e, come sopra, mantiene al contempo un’ anima dolce e salata, con alchechengio e uva spina acerba.
Abbinamento: fondente 70% blend forastero. Generalmente non è una tipologia top di cioccolato, ma per fortuna esistono delle eccezioni, come in questo caso!

Giudizio finale: chiariamoci subito, eravamo in allarme per la possibile presenza di un “cioccolataccio” e invece le scelte sono state decisamente azzeccate e di gradevole fattura. Tolto questo timore, il cofanetto si è mostrato quindi come un’ esperienza molto istruttiva e divertente, adatta sia all’esperto consumatore sia a quello più casual. Questa doppia anima lo rende un prodotto vincente, promosso!
Fra l’altro, l’idea della musica è stata una trovata divertente e ben riuscita!

Per finire alla grande la serata, ecco a voi, rullo di tamburi, una crema al whisky prodotta in Irlanda dalla Five FarmsOk ok, adesso, parliamoci seriamente: chi scrive non può vedere le creme al whisky. Ci sono però degli elementi che ci hanno fatto subito drizzare le antenne.
Innanzitutto, il latte viene da 5 fattorie dove, grazie a dei prati pulitissimi e fertili, le mucche possono nutrirsi di ottima erba e produrre quindi un latte particolarmente nutriente. Entro poi 48 ore raggiunge lo stabilimento e qui viene addizionato di whisky irlandese distillato tre volte. Fra l’altro, data la gradazione di 17 gradi, non sono stati di certo a lesinare sull’alcool. Menzione d’onore alla confezione che ci ricorda le bottiglie di latte del primo 900.
Ok, ma quindi? E’ buona?
Spoiler sul verdetto: dioMioCosaNonè!

crema

Il prodotto è estremamente corente in ogni sua sfaccettatura.
Al naso è dolce, vaniglioso e “toffoso”. In bocca è un concentrato di crema al cocco, burro, panna e caramella mou! Presente il whisky, dolcezza e morbidezza tutte irlandesi. A
ncora panna, con una dolcezza di…panna! Il finale è, colpo di scena, lungo, dolce e pannoso. Roba da chiudere un’ arteria, pazzesco!
Noi non gli diamo un voto, ma sappiate che alla Ultimate Spirit Challenge ha preso 97 punti ed è stata premiata quindi come miglior irish cream whisky al mondo. Meritati? A voi scoprirlo, intando noi facciamo scorte…il prezzo al pubblico si aggira sulle 35€ e li vale tutti!
Un grazie a Veronica e Gaia, che si sono sacrificate spontaneamente per aiutarci in questa sessione dolciosa!
Detto questo, vi salutiamo e vi diamo appuntamento a sabato 9 novembre presso il Milano Whisky Festival!

Davide & Sebastiano

 

Tasting notes al “Whisky Festival Revolution”

Ci sono un Varesotto, due Milanesi e un Napoletano e vanno tutti insieme ad un festival di whisky: non è l’inizio di una barzelletta (o forse sì!?), ma di un evento che ha visto protagonisti i ragazzi di WhiskyFacile, Il Bevitore Raffinato e il sottoscritto nella cornice del Whisky Revolution Festival  a Castelfranco Veneto.
L’idea originale era di fare il primo tasting al mondo di quattro imbottigliamenti eseguito contemporaneamente da noi blogger e da tutti i partecipanti assieme, una cosa pazzesca!
Seriamente, com’è andata a finire? Lo leggerete a breve, ma sicuramente siamo partiti col piede giusto dato che i whisky alla fine sono diventati ben 5! Buona lettura.

P.S. Ringraziamo il volontario scriba Giacomo dei Facili che si è offerto di redigere le seguenti note per tutti i nostri siti.

Copper Dog (2019, OB, 40%)

Il nuovo blended malt di Diageo, attacca molto morbido ed è subito preponderante la pera Williams, a dire della sua gioventù. B ìurro e miele, brioches, vaniglia. Ripropone al palato il cereale, la pera e il miele assieme a un’acidità limonosa che dà freschezza. Finale medio corto, ma conserva una piacevolezza di bevuta. Missione compiuta!

Yoichi (OB, 45%)

Il Nas della distilleria più a Nord del Giappone arriva per secondo. Rotondo ed educato, dal pubblico suggeriscono suggestioni floreali di fiori bianchi. Torba in punta di piedi, con una leggera marinità. Dal pubblico un eroe: salsa di soia! Arriva anche un po’ di frutta: buccia di mela rossa e marmellata di albicocca, pesca e ananas matura. Al palato dimostra personalità, corpo pieno con tanta frutta gialla, un poco di torba e sapidità andante. Dicono alga e noi scriviamo come umili scrivani. Finale abbastanza lungo e viene pure proposto un abbinamento territoriale col sashimi.

Puni Aura (2019, OB, 56,2%)


2 anni in ex bourbon e 4 in botti ex Islay. Solo 393 bottiglie. Tutti concordano sulle note medicinali, cenere ma anche una dolcezza tipo caramello, butterscotch e ciliegie. Spezie; a qualcuno ricorda una grappa barricata, anche se forse costui è già ubriachissimo. Epifania di pastiera coi canditi! Dopo mezz’ora affiora zuppa inglese. Alcol ben integrato anche se al palato si fa sentire la pungenza alcolica. Piccantino sul peperoncino. Aggiungiamo acqua e si sprigiona la frutta rossa. Ancora amarene, mela rossa, mandarino.

Talisker 25 yo (2018, OB, 45,8%)

La nota tipica di pepe è smussata dal quarto di secolo, con una bella morbidezza di legno. Note pazzesche di cera, fieno. Oscilla tra la frutta e la pasticceria, una bella torta alle fragole. Prugna. Marmellate varie. In bocca il corpo è pieno e subentrano liquirizia, tabacco a testimoniare della presenza dei barili. Ancora frutta scura, burro, pasta frolla appena sporcati da un filo di torba e di brezza marina. Comunque lo spirito indomito di Talisker resiste, solo si è vestito elegante per l’occasione.

Scarabus (2019, Hunter Laing, 46%)


 

Single malt non dichiarato di Islay. Torba, torba, torba e poi arriva una nota agrumata di chinotto. Non è esente di spigoli, tra ferro e sentori di officina, di carrozzeria (what?!). Ci parla della sua gioventù, un peat monster beverino, quindi un ossimoro vivente. Zucca al forno e dattero. Il pubblico va in delirio e urla soppressa cotta con l’aceto. Al palato ha un picco di sapore ferroso, piccante, di bacon, di caramello. Poi cade placido. Un peat monster gentile, si diceva.

“Ragazzi è stato bello, è stato impegnativo, ma grazie per tutte le impressioni e gli slanci, ci avete dimostrato che i whisky e le persone che lo amano sanno essere Facili, Raffinati e Dolci!”

E dopo questo poetico saluto di Giacomo, anche noi facciamo come Baglioni (cit.)!
A presto, Sebastiano & Davide

Chichibu “Whisky Show London” 2016

Scheda Iniziale :

Distilleria: Chichibu

Imbottigliamento: OB, 2009 – 2016, 7y, per “Whisky Show London” 2016

Gradazione: 61,4 %

Prezzo: circa € 1800

chcihi

In queste settimane è tutto un susseguirsi di grandi festival whiskosi in giro per l’Europa e abbiamo cercato nella nostra “libreria” un qualcosa di adatto per restare in tema. Stavamo per arrenderci, quando ecco saltar fuori un Chichibu imbottigliato per il “Whisky London Show” del 2016.
Chichibu sorge presso l’omonima cittadina, a nord ovest di Tokyo, dove un clima …er….decisamente caldo-umido offre condizioni di maturazione del nostro distillato estremamente differenti da quelle scozzesi.
Nata nel 2004 dalle ceneri della leggendaria distilleria Hanyu, grazie al grandissimo lavoro del suo fondatore Ichiro Akuto, in pochi anni è diventata un “must have & try” per ogni appassionato bevitore che si rispetti. Soprattuto i single cask, nonostante la giovane età, mostrano una complessità fuori dal comune e raggiungono praticamente sempre delle quotazioni da capogiro.
Oggi berremo uno di questi, quindi non possiamo proprio lamentarci! Kanpai!

P.S. Sì, ci meritiamo tante frustate sulla schiena per essercelo dimenticato chiuso solo soletto in casa.

Colore: giallo paglierino

Naso: ok, l’impatto alcolico c’è. Posiamo il bicchiere e aspettiamo che si apra. Beh, l’attesa viene ripagata con un profilo decisamente originale e accattivante. Succoso, ricorda una spremuta di mandarino coperta da una coltre di fumo. Diradandosi (che poesia!), ci lascia il profumo di una bella bistecca caramellata, accompagnata da una glassa al miele. Forse abbiamo usato troppo il nostro barbecue in questi giorni…
A seguire, abbiamo una più canonica pesca gialla, seguita da un lato vegetale che ci ricorda il sedano e il peperone rosso. La banalità non è di casa a Chichibu. Come se non bastasse, il bicchiere vuoto sa di fumo e ancora sedano!

Gusto: beh, non c’è da stupirsi che anche qua l’alcool picchi un po’. In bocca comunque risulta grasso, oleoso e carnoso, con una bella grattata di pepe. E’ piacevolissimo notare come in tutto ciò risalti la dolcezza del malto. Davvero buono! Ci pare di sentire anche della torba  molto vegetale, elegante e cesellata. Poi magari la torba questo whisky l’ha vista solo in sogno, e noi ci siamo sbagliati! Quindi, se qualcuno avesse informazioni in merito, siamo qua tutt’orecchie. In deglutizione sentiamo un’astringenza che ci ricorda un agrume, tipo cedro acerbo.

Finale
: medio, con note di buccia di lime grattuggiata, crema pasticcera al limone e ancora fumo.

Abbinamento: un coniglio alle albicocche, condito con sale affumicato salish, esalterà alla grande il nostro Chichibu. Se possiamo autofarci un appunto, è una combinazione che un giapponese non proverà praticamente mai, in quanto non mangiano questo tipo di carne. Amen!

Commento finale: un profilo veramente atipico rispetto agli scozzesi, soprattuto nel naso e nel finale, ma con una personalità da vendere. Si sente che è giovane, soprattuto per il palato dove l’alcool si fa sentire, eppure avremmo scommesso su una età di circa 10-12 anni, non certo 7. Come detto sopra, diamo quindi una sorta di penalità per un naso e un palato inizialmente pungenti. Per il prezzo, eh, che dire? R.I.P.  Sommando tutto, diamo un bel…

Voto: 8,8

 

Milano Whisky Festival 2019

Una delle cose belle dell’autunno è sicuramente l’immancabile Milano Whisky Festival, appuntamento fisso di novembre per ogni bevitore che si rispetti!
Come leggerete fra poco nel comunicato stampa ufficiale riportato di seguito, sono state introdotte delle novità, fra cui la più gradita è sicuramente un ulteriore ampliamento degli spazi presso il Marriott: 2000 mq di esposizione, giusto lo spazio per qualche bottiglietta…
Al solito troverete chi scrive al megabanchetto dell’importatore Beija Flor, dove ci saranno tanti nuovi imbottigliamenti da provare. Venite a trovarmi anche solo per il gusto di due chiacchiere così ci facciamo una bella bevuta insieme, perchè chi non beve in compagnia è un ladro o una spia.
Dopo questo originalissimo proverbio, vi salutiamo e vi auguriamo una buona lettura.

P.S. Purtroppo quest’anno non saremo presenti con i panettoni al whisky per motivi che vi verranno rivelati nei prossimi giorni. Nulla di grave, anzi, saranno cose decisamente positive, ma che non ci lasceranno tempo per organizzarci/ produrre per il mese di novembre. Tranquilli, cercheremo di rifarci l’anno prossimo.

MILANO WHISKY FESTIVAL 2019_2

MILANO WHISKY FESTIVAL and FINE SPIRITS:

tante novità e collaudate tradizioni per questa 14° edizione.

(Hotel Marriott – Via Washington 66 – Milano, 9-10 Novembre 2019)

14 anni: tante sono le candeline che spegne quest’anno il Milano Whisky Festival che si terrà nel weekend del 9 e 10 novembre 2019.

Per festeggiare, Andrea Giannone e Giuseppe Gervasio Dolci hanno fatto le cose in grande: tante novità per offrire ai sempre più numerosi visitatori – privati e professionisti del settore – un’esperienza d’eccellenza sia in termini di prodotti che di divertimento.

Innanzitutto, spazi più grandi: per la prima volta le due storiche sedi del festival – la sala Le Baron e la sala Washington – saranno entrambe utilizzate per la manifestazione, per un totale di oltre 2.000 mq di spazio.

Alle oltre 100 distillerie scozzesi si affiancano anche in questa edizione whisky americani, giapponesi, indiani, inglesi, irlandesi, islandesi, italiani, svizzeri e taiwanesi. Ospiti d’onore il Cognac e l’Armagnac, per soddisfare i palati di ogni visitatore che varcherà la soglia dell’ormai collaudatissimo Hotel Marriott, da sempre sede dell’evento.

Se le tradizioni non si abbandonano – come i consueti angoli food per assaggi sfiziosi e l’area Mixology con cocktail a tema preparati al volo dai nostri bartender -, le novità sono sempre ben accette, a partire dalla modalità d’ingresso.

In questa edizione 2019, oltre all’ingresso GRATUITO, gli organizzatori hanno ideato diverse formule per incontrare le esigenze più disparate. Sono infatti previsti 4 diversi pacchetti:

  • STANDARD: al costo di 5,00 euro si ha diritto al bicchiere e porta bicchiere MWF

  • SILVER: 15,00 euro per bicchiere e porta bicchiere MWF, guida al whisky 2020 e 7,00 euro in gettoni per degustazioni e acquisti

  • GOLD: 30,00 euro per accesso prioritario, bicchiere e porta bicchiere MWF, guida al whisky 2020, shopping bag MWF per acquisti e 20,00 euro in gettoni per degustazioni e acquisti

  • DIAMOND: 60.00 euro per accesso prioritario, bicchiere e porta bicchiere MWF, guida al whisky 2020, shopping bag MWF per acquisti, 30,00 euro in gettoni per degustazioni e acquisti, 2 free cocktail al whisky bar, accesso alla VIP LOUNGE con inclusi 3 Free-Soft Drinks.

Anche l’edizione 2019 sarà caratterizzata da Masterclass e seminari: percorsi guidati per approfondire o iniziare ad assaporare la storia e i gusti di questi distillati.

Insomma: non resta che iniziare il conto alla rovescia e aspettare che la 14° edizione del Milano Whisky Festival abbia inizio!

PROGRAMMA COMPLETO DEL MILANO WHISKY FESTIVAL & FINE SPIRITS:

Hotel Marriott – Via Washington 66 – MILANO

09-10 NOVEMBRE 2019

Apertura al pubblico: Sabato 09 novembre dalle 14.00 alle 22.30

Domenica 10 novembre dalle 14.00 alle 21.00

PROGRAMMA MASTERCLASS E SEMINARI:

(in continuo aggiornamento) su http://www.whiskyfestival.it

Per informazioni:
Roberta Riva
Ufficio Stampa Milano Whisky Festival
Tel. 02-91082945
Cell. 346-8548236
ufficiostampa@whiskyfestival.it

Tomatin 18y OB

Scheda Iniziale :

Distilleria: Tomatin

Imbottigliamento: OB, 18y, ex Oak Casks + Oloroso Sherry Butt Finish

Gradazione: 46 %

Prezzo: circa € 75

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L’estate sta finendo e cogliamo l’occasione per raccontarvi di un whisky che ci ha tenuto compagnia mentre eravamo dispersi fra le montagne del Trentino! Cosa intendiamo? Lo scoprirete nella sezione “abbinamenti”. Per ora, limitiamoci a presentarvi il nostro protagonista di oggi, ovvero il Tomatin 18 anni ufficialissimo di distilleria.
Come ci spiegava Scott Fraser, brand ambassador del marchio, l’invecchiamento del 18y è decisamente curioso. Una parte del nostro whisky matura circa 15 anni e mezzo in botti Refill Hogsheads e altrettanti in botti di Oloroso Sherry. Una volta trascorso questo tempo, le due parti vengono miscelate e lasciate a riposare per 2 anni e mezzo ancora in Oloroso Sherry. Spesso l’invecchiamento di questo whisky viene identificato solo come un finish in sherry, ma come avete visto è abbastanza limitativo, per cui ci tenevamo a precisarlo!
Bien, vi abbiamo annoiato abbastanza, andiamo ad assaggiarlo.

Colore: oro antico.

Naso: note di sherry e di pelliccia accopagnate da una bella macedonia di frutta gialla, prugna e pesca in primis. Dopo di che, via di dolcezze con miele mille fiori, uva rossa, uvetta sultanina e cioccolato fondente. C’è una parte minerale che ci riporta alla mente…la capocchia dei fiammiferi (un modo aulico per dire indicare una punta di zolfo, insomma!).

Gusto: rotondo e avvolgente, ma senza essere pesante o peggio “mappazzone” (rischio riscontrabile con alcuni first fill sherry), risultando infatti al contempo fresco ed elegante. Si avverte una nota leggermente speziata, pepe e tabacco, e una nota  amaricante, da mandorle tostate. Buccia di arancia e tanta marmellata di rabarbaro!

Finale
: medio, con uva cardinale e ancora buccia di arancia. Chiudiamo il tutto con sentori di plum cake bruciacchiato che ci piacciono tanto.

Abbinamento: eccoci qua. Avevamo chiesto tempo fa al nostro voluminoso Scott con che cosa consigliasse di bere questo Tomatin. La sua risposta è arrivata istantaneamente: bistecca di cervo! Mentre eravamo in Trentino abbiamo avuto più di una occasione per abbinarlo…e ragazzi…che bontà! Provare per credere. Il motivo d’altro canto è semplice: non essendo un 18y “only sherry” ha un corpo più beverino, che lo rende assolutamente perfetto ad ogni assaggio per pulire la bocca e valorizzare un piatto saporito, ma al contempo semplice come una bistecca di cervo.

Commento finale: a noi è piaciuto molto. Un whisky con un tipo di invecchiamento evidentemente studiato a tavolino che ha dato degli ottimi risultati. Considerando il prezzo veramente basso nel mercato attuale per un 18 anni e gli abbinamenti fantastici cui può dare origine, lo premiamo con un…

Voto: 8,6

 

 

Auchroisk 27y “Valinch & Mallet”

Scheda Iniziale :

Distilleria: Auchroisk

Imbottigliamento: Valinch& Mallet, 27 y, 1991 – 2019, ex Bourbon Hogshead

Gradazione: 48,7 %

Prezzo: circa € 240

valinch

Questo lunedì ci sentiamo molto creativi e decidiamo di aggiungere una nuova distilleria al nostro portfolio di assaggi! Auchroisk (si pronuncia “ar-thrusk”) è la protagonista di oggi ed è praticamente una giovincella rispetto alle altre sue sorelle scozzesi: è stata costruita nel 1972. Di imbottigliamenti ufficiali non ne esistono, per cui dobbiamo rivolgerci al mercato indipendente. Per ragioni storiche dobbiamo citare il mitico 10 anni della serie Flora & Fauna, ma a noi piacciono “nel fiore degli anni/mature” (?!) e quindi abbiamo scelto di assaggiare addirittura una ventisettenne proveniente dalle selezioni della “Valinch & Mallet”. Sarà buono?

– SPOILER-

Sì!

Colore: giallo paglierino.

Naso: oh, ha un tipo di profilo che noi adoriamo! Si passa da note sporche a sfaccettature di frutta in un turbine infinito: promette bene! Partendo quindi dalla sabbia bagnata e da un minerale che ci ricorda la gomma da cancellare, facciamo una pausa più morbida con cedro e mandorle, per poi virare su aspetti più dolci come fichi secchi, miele e uva sultanina. In tutto ciò aleggiano delle foglie di citronella, che si ripropongono quando annusiamo  il bicchiere vuoto.

Gusto: fresco, minerale, dolce e sapido. Partiamo bene! Se fosse una birra, sarebbe una tedesca Gose, con quel tocco di sale e coriandolo che invoglia a berne ancora. Solo leggermente piccante, tenendolo in bocca ci sono dei ricordi di muffin aromatizzato al limone. Sempre restando nel campo della pasticceria, chiude il tutto una grattatina di anice che ci fa impazzire!

Finale
: medio lungo. Ritorna lo sporco del naso con tracce di inchiostro, cui segue del limone e profumi di erba di campo appena tagliata. Ricordi di gioventù…

Abbinamento: data la stagione, pesce di mare alla griglia, speziato in maniera delicata (coriandolo, dragoncello, salvia…), magari con una spennellata di burro fuso.

Commento finale: un whisky fresco, estremamente intrigante e dalle mille sfaccettature. Eppure, complice una cesellata sapidità, è dotato di una facilità di bevuta disarmante… Forse troppo (sì, perchè non ne abbiamo più, tristezza e sofferenza)! Volevamo bere un whisky adatto all’estate e l’abbiamo trovato!

Voto: 9,1

 

 

Highland Park Dumpy Bottle Ferraretto

Scheda Iniziale :

Distilleria: Highland Park

Imbottigliamento: OB, Green Dumpy Bottle, 17y, 1958 – 1975, Ferraretto Import

Gradazione: 43%

Prezzo: circa € 1300

hp

In questi giorni di caldo torrido bisogna essere proprio dei pazzi per bere superalcolici. Noi tanto sani di mente di certo non lo siamo, ma, aiutati dall’istinto di sopravvivenza, optiamo per un dram a bassa gradazione alcolica…che astuzia! Fruga fruga nell’armadio e guardate cosa abbiamo trovato: un pazzesco Highland Park del 1958! Importato da Ferraretto e avuto tramite l’inossidabile Giorgio D’Ambrosio anni fa, decidiamo di assaggiarlo. Oggi abbiamo whisky storici su queste pagine! Versa versa!

Colore: ambra.

Naso: caldo e avvolgente come un cesto di frutta matura. Cerchiamo di scindere i profumi: ci pare quindi di sentire buccia di uva bianca, arancia, cedro, fichi e pesca. Miele a chili, siamo in casa HP d’altro canto. Ossigenandosi, salta fuori un lato sporco con  incenso, fumo leggero, olio di paraffina e cera in seguito. Sensazioni mentolate rinfrescano il tutto, per poi chiudere con un profumo di vecchio mobile di legno che è deliziosamente affascinante! Il bicchiere asciutto è sempre marchiato dal fumo.

Gusto: vellutato, sapido e oleoso. Tenetelo in bocca qualche secondo, dategli tempo, e wow! Tanti sapori così differenti eppure così in armonia, pazzesco, da caleidoscopio!  Coerentemente col profilo classico della distilleria, abbiamo del fumo e una nota erbacea  che Serge identifica addirittura come “Chlorophyll gum”: ok, tanto di cappello e ci facciamo da parte! La frutta fresca è presente con  uva spina e alchechengio e quella secca con castagne e nocciole in primis. Tanta, tanta liquirizia! A chiudere ci pare di sentire del merluzzo in crosta di sale. Permetteteci una battuta: mantenere un profilo armonioso con queste sfaccettature non è roba da tutti i giorni!

Finale
: lungo, con il ritorno della pesca e del sale presenti nel naso.  Sono però un bel secchio di prugne e  una sensazione di paraffina untuosissima a fare la parte del leone.

Commento finale: da alcolisti quali noi siamo, spesso storciamo un po’ il naso quando leggiamo di gradazioni basse. Se poi sono vecchie bottiglie dove l’alcool è pure evaporato stiamo un po’ sul chi vive. E qua siamo davanti a 43 gradi, ma…con un corpo pazzesco! Una sensazione simile l’avevamo avuta con un vecchio Springbank a pera degli anni 80. Meravigliosamente rustico e al contempo elegante! All’insegna del “si stava meglio quando si stava peggio” concordiamo con i Facili e giù di votone!

Voto: 9,3