Longrow Peated

Scheda Iniziale :

Distilleria: Longrow (Springbank)

Imbottigliamento:  Peated

Gradazione: 46%

Prezzo: circa € 50

peated

Oggi a Varese piove e fa freddo, nonostante il calendario indichi la seconda metà di maggio. Sob! Per riscaldarci ci tocca aprire un qualcosa di adatto, a tema, come un bel torbato di….Campbeltown! Ebbene sì, niente Islay a questo giro, ci spostiamo più a est dove la Springbank produce un distillato che vuole proporsi come un’ alternativa ai più classici whisky isolani.
Guardando l’etichetta sorge spontanea la domanda (cit.): ma è un Nas questo imbottigliamento? Beh diciamo di sì, ma alla maniera di Springbank. Per tranquillizzare i “più” lo scriviamo subito: niente whisky supergggiovani e trattati con molto legno per risultare ruffiani. E’ l’unione di distillati fra i 6 e i 14 anni, maturati in botti bourbon e sherry. Abbiamo trovato questa informazione in rete e come tale va presa con le pinze, ma se qualcuno all’ascolto ci corregge, ben venga!
Versiamo!

Colore: giallo chiaro

Naso: abbiamo subito un fumo leggero che rimarrà sempre presente durante il “tasting”, accompagnando via via tutte le altre sensazioni. Impatta poi una crema pasticciera aromatizzata all’arancia amara. Lasciando ossigenare il distillato c’è una leggera nota di sabbia bagnata e acetone: ricordiamoci che siamo sempre a Campbeltown! Ecco che poi compare la torba, all’inizio in sordina, ma poi esce prepotente, portando con sè delle note di mora non ancora matura e di dattero fresco.

Gusto: fresco e pieno al contempo, quasi oleoso. Zenzero e wasabi sulla punta della lingua fanno spazio al limone, il quale a sua volta evolve in rabarbaro. Medicinale, ma soprattutto fumoso, lascia in bocca un leggero sapore salato molto gradevole. Che sia chiaro però: da qui a definirlo iodato ce ne passa eccome! Grezzo e buono!

Finale: lunghissimo e persistente, con spezie, agrumi e tanto tanto fumo.

Abbinamento: abbiamo parlato di una alternativa ai torbati di Islay giusto? Allora facciamo un abbinamento classico, ma “alternativo”! Invece del pesce di mare, gustatevi questo whisky con un pesce d’acqua dolce, magari con una bella grigliata di agoni. Non sapete cosa sono gli agoni? Correte su Google a informarvi, maledetti vegani!

Commento finale: un whisky old style, potremmo paragonarlo ad una giornata di nebbia fitta: leggero ma persistente, ti circonda e non se ne va via (come siamo poetici!). E’ l’ imbottigliamento di base  di Longrow, costa poco ed è buono! Quindi diamogli un otto abbondante!
P.S. a breve uscirà la versione 18y, sarà da provare di sicuro!

Voto: 8,4

Arran 12y “Whiskyclub Italia”

Scheda Iniziale :

Distilleria: Arran

Imbottigliamento: bourbon cask 909/2001 per “Whiskyclub Italia”

Gradazione: 55,4%

Prezzo:  € 72

arran01

Eccoci qua con la recensione di uno degli imbottigliamenti della serata con “Whiskyclub Italia”, un Arran 12y.
Arran sorge sull’omonima simpatica isoletta che si trova a sud ovest della Scozia. Non immaginatevela come un posto freddo, stile Highlands. Arran è dotata di un clima mite, godendo dei benefici della corrente del Golfo, al punto che ci potete trovare delle palme! Ci piace pensare, e probabilmente è così, che tutto ciò si rifletta nel carattere del whisky che oggi andremo ad assaggiare.
Questa microdistilleria è stata fondata nel 1993 da Harold Currie, ex manager della Chivas Brother. Durante i lavori di costruzione c’è stata una piccola pausa forzata dovuta a delle aquile reali che avevano deciso di nidificare proprio nel cantiere. Ancora oggi possono essere viste dal cortile della distilleria. Aquile golose!
La struttura è stata eretta strizzando l’occhio ad un design tradizionale, con i tipici muri bianchi e i tetti a pagoda. Ma per i whisky? Andiamo dai classici imbottigliamenti ex bourbon e sherry  fino a quelli più moderni, con finish in calvados o amarone ad esempio, sia peated che unpeated. Insomma ce n’è per tutti i gusti!
I primi Arran erano, come dire, decisamente anonimi, ma dopo i sette anni  di invecchiamento il legno ha “cominciato a lavorare bene” , donando al whisky il profilo che oggi si apprezza in tutto il mondo.
Ma la bottiglia di oggi come sarà? Sniffiamo!

Colore: giallo chiaro.

Naso: abbiamo subito una buccia di pesca gialla e della carambola che evolvono rapidamente in una frolla con crema pasticcera, molto carica di vaniglia (qualcuno ha detto bourbon?). Il lato tropicale sale, portandoci della frutta più polposa, sì ci piace polposa. Una volta in un hotel avevamo provato del guava con succo di pera e della papaya con limone: ecco possiamo dire che questa connubio di frutta rappresenta molto bene, a nostro avviso, il profilo aromatico di questo distillato. Spirito e una leggera e lontana nota di malto completano il tutto. Al naso quindi possiamo dire,senza paura, che siamo davanti ad un “dolcione”.

Gusto: e qua ci sorprende. Ci aspettavamo un qualcosa sulla stessa linea del naso, e invece…E’ vero, il corpo appare subito pieno e dolce con mela rossa e biscotto, ma poi si notano subito una acidità e una speziatura molto intriganti! Limone, dragoncello e coriandolo gli donano infatti una bevibilità pericolosa. C’è della cotognata e, tenendo il distillato in bocca e facendolo “roteare”, ecco del caramello salato: buono!

Finale: persistente e cremoso, con pesca gialla e pepe che avviluppano la lingua. Mostarda?

Abbinamento: assolutamente un grande formaggio erborinato, leggermente aspro e piccante. Una favola.

Commento finale: è un whisky che ha spaccato i giudizi alla nostra degustazione con Whiksyclub: si andava da chi non lo apprezzava particolarmente a chi lo riteneva il migliore della serata. Noi ci piazziamo fra questi ultimi, intrigati dal contrasto naso-bocca , e quindi…

Voto: 8,6

 

 

Resoconto degustazione “WhiskyClub Italia”

club

Eccoci qua, finite le due degustazioni con Claudio e Davide, a tirare le somme. Prima di procedere, un sentito grazie da parte di tutti noi per questi due signori che, nonostante gli innumerevoli impegni,  hanno potuto dedicarci un pò del loro tempo (e dei loro whisky!).
Sono state due serate intense con molta gente nuova, speriamo che l’esperienza sia piaciuta. Come avrete notato Claudio e Davide sono due “pozzi di scienza”, amanti del mondo del malto e non solo. Se avessero potuto sarebbero andati avanti per ore per ore con lo stesso entusiasmo.
Sono stati introdotti argomenti di base, per aiutare i neofiti, fino a sviscerare tematiche più complesse che hanno incuriosito tutti noi per concludere con la storia delle tre distillerie.
Abbiamo presentato durante la serata in ordine:

– Longmorn 21y, che ha colpito tutti con la sua eleganza e morbidezza dovuta dal prolungato invecchiamento.
– Arran 12y cask strenght, abbinato ad un erborinato di Guffanti. A detta di molti un connubio perfetto, il whisky puliva il grasso del formaggio il quale a sua volta esaltava il lato speziato del distillato. Un abbinamento ben riuscito grazie soprattutto all’ alta qualità dei due prodotti.
– Kilchoman 5y, una bomba di vaniglia anch’ esso a gradazione piena, con un plumcake al cacao con crema di cioccolato Porcelana. Il nostro pasticcere ha spiegato alla platea le origini di questo grand cru e, diciamolo pure, la fortuna di averlo potuto assaggiare. Per il resto, torba e cioccolato è sempre un accoppiata vincente.

Ma il pubblico come si è schierato? Chi ha vinto fra i tre imbottigliamenti? Armiamoci di calcolatrice e vediamo!

Longmorn
Naso: 6,84
Palato: 6,07
Finale: 6,30

Arran
Naso: 6.00
Palato: 6,20  
Finale: 6,50

Kilchoman
Naso: 5,91
Palato: 6,75
Finale: 7,08

Come ci si poteva aspettare ha vinto un torbato. Un applauso alla piccola farm-distillery Kilchoman  e alla atipica selezione effettuata da Whiskyclub.
A breve pubblicheremo la recensione di un imbottigliamento della serata. Sulla nostra pagina Facebook (cliccate il “mi piace” mi raccomando!) troverete le foto.
Per ingolosirvi vi avvisiamo già che verso fine giugno/inizi di luglio, complice il caldo (speriamo, sigh!), abbandoneremo i whisky per dedicare una serata a tre veri rum agricoli!
Stay tuned!

Lagavulin 8y Bicentenary

Scheda Iniziale :

Distilleria: Lagavulin

Imbottigliamento:  8yo Bicentenary 1816-2016

Gradazione: 48%

Prezzo: circa € 80. N.B. il prezzo in Italia non è stato ancora comunicato, si basa sulle quotazioni all’estero. Una volta che verrà annunciato, provvederemo ad aggiornarlo.

lag

Tanti auguri a te Lagavulin, tanti auguri a teee! Quest’anno la distilleria, diciamolo pure, simbolo di Islay festeggia i suoi primi 200 anni, auguri ancora! Come prima Ardbeg e poi Laphoraig, anche Lagavulin esce con un imbottigliamento celebrativo per il suo bicentenario. Partiamo da un aneddoto: alla fine del 1880, il giornalista di whisky Alfred Barnard si recò a Lagavulin ed ebbe la fortuna di provare un 8 anni che definì”eccezionalmente fine” e indicò la distilleria come “una delle poche in grado di produrre un single malt di qualità”. Strizzando un occhio a questo episodio, Lagavulin rilancia sul mercato proprio un 8 anni per la ricorrenza. Come sarà? Una mera trovata commerciale  o qualcosa di più?

Colore: vino bianco

Naso: la definizione di “fine” dell’aneddoto di cui sopra è azzeccata. Non ha quell’attacco da brezza oleoso del 16, è più marino. Insomma, concedeteci l’eresia: il naso, per darvi una idea più precisa, sembra un “vatted” fra un Lagavulin 16yo classico e un Caol Ila 12yo.
Inizia con una torba vegetale, salmastra, quasi iodata. Ricorda a tratti gli aromi di una rete da pesca o di un’ostrica. Il pepe solletica il naso mentre appare una nota agrumata, da limone. Ossigenandosi, questo profilo marino vira sul “copertone”, ma senza risultare pesante. Anche l’agrume cambia, ci ricorda più del kumquat, il mandarino cinese. Ci sono poi delle leggerissime note di biscotto che ci ricordano che siamo davanti a un malto giovane.
In conclusione a noi il profumo di mare emoziona sempre tantissimo, quindi promosso a pieni voti.

Gusto: è molto fresco. Subito dolce e frizzante con delle evidenti note di pepe e coriandolo. Tenendolo in bocca ecco la frutta,pesca gialla e ananas, che però non sono invadenti, tutt’altro. C’è poi un agrumato che ci ricorda la Schweppes, in coerenza con il naso, che dona brillantezza e brio. Appaiono infine delle note minerali, da traminer altoatesini. Possiamo quasi dire che il palato tende al secco.
Tutto questo è circondato da una magnifica torba di “lagavulliana” memoria.

Finale: un fumo molto leggero accompagna delle note di pepe e di salmastro. Ecco, a differenza del guru Serge, noi lo abbiamo trovato piuttosto corto, ad eccezione del fumo, gradevolissimo per carità , ma poco incisivo. Lo riproveremo per controllare meglio!

Abbinamento: lo sappiamo, è banale, ma con un piatto di pesce crudo e affumicato questo giovane “Lag” può dare veramente delle grandi soddisfazioni.

Commento finale: a differenza di coff* coff*, per festeggiare il proprio bicentenario Lagavulin ha effettuato un’ottima scelta. Difficile che questa distilleria sbagli, per carità, ma è un piacere vedere che, neanche in questa occasione, hanno abbassato la guardia. Certo, qualcuno dirà che è solo un 8 anni, noi invece diciamo: che giovincello! Ah, se solo avesse avuto  un finale più intenso! Grazie a Claudio per il sample!

Voto: 8,4

Degustazione con “WhiskyClub Italia”

club

Ad aprile la pasticceria DolceMente è onorata di potervi proporre una degustazione di whisky guidata dai fondatori del Whiskyclub Italia, che condivideranno con noi 3 delle loro selezioni.

Nel dettaglio avremo:

– in apertuta un Longmorn 21y 50% solista

– a seguire Arran 12y 55,4% accompagnato da un formaggio selezione Guffanti di Arona

– per concludere un Kilchoman 5y 60,8% con plumcake alla crema di cioccolato millesimato Porcelana Valrhona

Cercate di non mancare: Claudio e Davide sono personaggi che ogni appassionato, di whisky e non, deve avere la possibilità di ascoltare!

Abbiamo organizzato due serate ciascuna con 17 posti disponibili
– venerdì 15 aprile ore 21.00
– venerdì 22 aprile ore 21.00

Costo della partecipazione: 24€ con possibilità di acquisto degli imbottigliamenti.
Scrivete gentilmente a quale serata vorrete partecipare.

A presto Davide&Seba
www.dolcementewhisky.com

Clynelish 18y for “Laida Weg Hotel”

Scheda Iniziale :

Distilleria: Clynelish

Imbottigliamento:  18y for “Laida Weg Hotel” 

Gradazione: 54,1 %

Prezzo: 470 euro

Clynelish18yo-01

 

Della storia di Clynelish vi abbiamo già parlato in una nostra precedente recensione. Quindi, analizziamo subito questo promettente single cask.
Proviene da una selezione effettuata dai proprietari del Laida Weg Hotel, struttura che sorge a Rima San Giuseppe alla fine della Val Sesia. Consiglio per gli acquisti: andateci! Troverete una ottima cucina (ah il caviale di whisky!) , un’attrezzatissima spa (così avete una scusa per le signore) e ovviamente un bar molto ben fornito di whisky. Il Laida Weg Hotel offre, oltre ad imbottigliamenti di distilleria e indipendenti, anche delle proprie selezioni di notevole caratura, acquistabili sul posto e online ovviamente.
Oggi analizzeremo un loro Clynelish, che ha riposato 18 anni in una botte sherry: ci verrebbe da dire PX, ma potremmo sbagliarci alla grande! Stappiam!

Aspetto: arancio scuro

Naso: subito attacca  in pompa magna il lato fruttoso. C’è una marmellata di frutta rossa, polpa di prugna e albicocca secca. Ossigenandosi maggiormente escono fuori il cuoio e i chiodi di garofano. Oh, ecco il fumo che ci piace tanto di Clynelish, finalmente! Ovviamente, i 18 anni si fanno sentire con un tocco di legno di ciliegio. L’alta gradazione lascia delle note di vin brulè ed alcool rosa. Aggiungendo acqua, aumentano i sentori di agrumato e di fumo. Non solo però: dategli un attimo, stanno arrivando i tropici con vaniglia, mango e guava. E’ bello assaggiarlo col naso, possiamo dirlo?

Gusto: avvolgente con arancia rossa siciliana, chinotto e cola. Un corpo pieno, carnoso e oleoso, eppure al contempo  non irruente e “facile da bere”. C’è del pepe che porta un brio notevole. Con acqua compare un insolito sapore di mirto, che ci convince pienamente. Emergono più distintamente delle note erbacee con eucalipto e aloe. Promosso!

Finale: non ha il finale tipicamente secco di un Clynelish, la botte sherry lo ha ammorbidito donandogli eleganza. Medio lungo con pepe e un leggero fumo.

Abbinamento: un bel sigaro a fine pasto.

Commento finale: clynelish e sherry, what else?  A dire il vero un difetto lo abbiamo trovato: ne hanno tirate fuori solo 54 bottiglie!

Voto: 9,0

Alcoliche Alchimie

insegna

Oggi piccolo cambio di rotta e, invece di una bottiglia, recensiamo un “locale di bottiglie”, quindi va bene lo stesso, no?
Siamo a Milano in via Piero della Francesca 19, dove troviamo “Alcoliche Alchimie”, una enoteca gestita da Monica Taddei, appassionata di vino, whisky, grappe ecc. ecc. e di cibo!
Oltre alla mescita, è possibile infatti accompagnare il bicchiere con una qualche specialità che Monica seleziona e prepara personalmente.
Ma il dubbio è: se magna e se beve bene o no?  Noi siamo diffidenti per natura e dobbiamo controllare ! Entriamo!
E’ un locale intimo e accogliente, notiamo sulla destra subito un’ampia scaffalatura, dove si affollano ben ordinati numerosi imbottigliamenti di vini e di whisky. Ci sono poi dei tavolini dove potersi sedere con gli amici.
A sinistra, ecco il bancone  con circa otto posti a sedere. Nell’angolo c’è un’affettatrice della Berkel, sono dettagli che ci piace osservare! Ovviamente, ci sediamo al bancone e davanti a noi ecco una trentina di bottiglie di whisky già aperte che ci aspettano.

bottiglie

Iniziamo subito con un delizioso salmone affumicato, un classico da whisky che non può mancare, e con del pane con crema di aringhe, il tutto innaffiato con uno Jura single cask molto piacevole. Non siamo amanti degli Jura OB, ben vengano le eccezioni!

1

3

Allontaniamoci dal mare ed ecco un pecorino al tartufo , un ottimo salame e un prosciutto di Norcia clamoroso, dolcissimo. (n.d.A. purtroppo per motivi tecnici per i primi due piatti  non ho potuto scattarne la foto causa….Insomma ero preso a mangiarli, lo ammetto!)

2

Piatto forte: lumache alla bourghignonne, innaffiate con un Highland Park 16yo ex-sherry della Hunter Laing. Se ci avesse lasciato la bottiglia con la teglia della lumache, avremmo spazzolato via tutto. A breve, daremo uno spazio a questo HP!

4

5

E per finire…ehi, ci sono due bottigliette di Bowmore tristi ed abbandonate, una maggiorenne e una 2002, e del salmone avanzato!

6

Si vede come il distillato della prima abbia soggiornato più a lungo nella botte: ha un finale più morbido rispetto a quello della seconda. Per qualità complessiva però è il 12y a vincere a nostro avviso, con un corpo più pieno e dolce, da frutta tropicale. Eh, le 2000 sono avanti!
In ogni caso un degno finale!
Che dire in definitiva ? Formula promossa a pieni voti, qualità decisamente sopra la media con ottimi abbinamenti!
La padrona di casa è veramente simpatica, appassionata del suo lavoro e di grande compagnia. Brava Monica, continua così!
p.s. Sono per caso avanzate delle lumache?