Clynelish 14y OB 2015

Scheda Iniziale :

Distilleria: Clynelish

Imbottigliamento: 14y OB 2015

Gradazione:  46%

Prezzo: circa €70 se disponibile

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Ok, dobbiamo fare spazio per le nuove samples che abbiamo preso al MWF, quindi diamoci da fare: oggi un altro Clynelish, il 14y OB ! “Buuu basta Clynelish” direte voi, “la bottiglia occupava lo spazio per 3 samples” rispondiamo noi, quindi abbasso la democrazia, svuotiamola e facciamo di testa nostra, ecco!
Della distilleria, che è una delle nostre preferite, vi abbiamo già parlato, quindi versiamo!

Colore:ambrato

Naso: beh, cosa dire? Esibisce le tipiche caratteristiche di Clynelish con cera, fumo di candela, olio di paraffina e una certa mineralità. A stemperare questo profilo quasi “chimico”, abbiamo della buccia di limone e menta cui segue una delicata nota di marino. Ossigenandosi linfa d’ erba, legno di faggio appena tagliato e violetta. Non manca la vaniglia, ma senza essere troppo esuberante, è solo una punta.

Gusto: conferma ancor più il naso, molto oleoso e minerale, si vede che serve a dare ossatura ai blend (parliamo del Johnnie Walker). Poi ecco, il limone aumenta portando freschezza al palato. Successivamente avvertiamo polpa di pera e carambola. Al momento della deglutizione ecco dello zenzero. Ehi, niente male per un OB !

Finale:  medio lungo, con pepe e ritorno della cera.

Abbinamento: lo so che lo abbiamo già messo con un altro clynelish, ma capesante tutta la vita, gratinate o avvolte con dei veli di prosciutto crudo. Ehi, non lo diciamo noi, ma un certo Dave Broom eh!

Commento finale: a seguito della sempre più crescente domanda, Diageo ha finito le scorte e  attualmente non è in produzione, quindi chi prima arriv…lo compra meglio alloggia. E ci siamo capiti. In ogni caso, è un buon prodotto ed è la “base di partenza” di tanti eccezionali single cask che hanno aperto la strada al successo dell’OB.

Voto: 8,2

Resoconto Milano Whisky Festival 2016

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Alla fine è passato anche lui, il tanto atteso MWF 2016: come è andata alla fine? Oltre ogni aspettativa!
Siamo arrivati all’ora di pranzo in tempo per la degustazione del maestro Giorgio D’Ambrosio, che ha presentato alla platea il frutto di 50 anni di lavoro nel settore. Esser lì era come essere con un gruppo di amici che si era trovato assieme a bere, e solo questo valeva il prezzo del biglietto. Se poi aggiungiamo che abbiamo bevuto dei distillati a dir poco eccezionali, vabbè ci siamo capiti, no ?
Finita la degustazione, ci siamo catapultati nell’ampio salone del Marriott Hotel e…Si dia l’inizio alle danze!
Subito ecco il banchetto di Andrea Ferrari di “Hidden Spirits”, su cui facevano bella mostra di sè, davanti agli imbottigliamenti, gli altissimi voti che la “Whisky Bible” 2017 di Jim Murray aveva loro conferito. Ma noi lo sapevamo già che Andrea era bravo, mica avevamo bisogno che Jim ce lo venisse a dire, no ? Grandi il Ben Nevis e il Linkwood!
Poi è stato il turno di Davide Romano e Fabio Ermoli, alias Valinch & Mallet, bellissimo stand con grandi imbottigliamenti! Degni di nota i nuovi Caol Ila 15 Sherry e Blair Athol 21y sempre sherry…e qualche chicca di cui parleremo presto, stay tuned!
Che dire del bancone Beija Flor? Nonostante la presenza di loschi figuri, come Federico di WhiskySucks e i Facili Giacomo&Jacopo, è sempre un luogo dove è un piacere fermarsi! Highland Park 30y, Littlemill 24y, Kilchoman for Beija e chi più ne ha più ne metta…da sballo.
Ed ecco Whisky Club. Probabilmente Claudio Riva si droga per essere sempre così attivo, per fortuna il suo staff portava conoscenza e calma al suo stand. Fra gli imbottigliamenti, Clynelish che è sempre una certezza, come anche un notevole Glendronach 12y già recensito su queste pagine! E il loro Balblair….yum!
Un saluto al caro Angelo Corbetta, che era al banco della Compagnia dei Caraibi, sempre simpaticissimo e dispensatore di autentiche chicche, come un Balblair sherry che ho condiviso con l’assetato Giorgio Micheletti di Uishi.it.
Ringrazio tantissimo Emanuele Pellegrini, per averci consigliato dei grandi drams di Adelphi che conto di sbevazz….testare poi con calma nella quiete domestica. Certo che quel Mortlach 30y sembra veramente notevole!
E poi eccolo in fondo…il Bar Metro, dove ho lasciato cuore (mai abbastanza) e soldi (anche loro!). Cosa dire? Giorgio e Franco hanno aperto dei veri pezzi da 90, impossibile veramente elencarli tutti. Citiamo giusto per dovere di cronaca Ardbeg il Cavaliere, Bowmore Bicentenary, Oban 32y…Direi che ci siamo spiegati bene, no? Ad affiancare i due anfitrioni c’erano gli evergreen Paolo e i due Riccardo. Super team per super bottiglie!
Da bere, oltre ai whisky, non posso non citare il vero aceto tradizionale di Modena di Mirco Casari. Mirco, gentilissimo, ci ha spiegato le varie tipologie di aceti e come degustarli : ragazzi dategli un occhio, assolutamente niente a che vedere con certo prodotti industriali!
Infine un grazie a mia moglie che, oltre a sopportarmi mentre saltellavo da uno stand all’altro, mi ha soprattuto permesso di tenere nella sua borsa tutte le samples che avevo!
Regalate sempre borse giganti alle donne, potrebbero tornavi utili!
Giuseppe, alias Il Bevitore Raffinato, se mi stai leggendo, te lo prometto: l’anno prossimo riproviamo a fare la foto insieme col kilt!
Ora basta fare gli spiritosi (!) e torniamo seri. I visitatori sono stati circa 4500, evidentemente ciò che è stato seminato negli anni precedenti sta dando dei frutti, e che frutti! Un doppio complimento agli organizzatori Andrea Giannone e Gervasio Dolci Giuseppe è d’obbligo.

Qualche foto dell’evento le trovate nella nostra pagina FB, la maggior parte sono sulla pagina ufficiale del Milano Whisky Festival.
Prima di salutarvi, segnatevi le date per l’anno prossimo mi raccomando, ovvero:

25 febbraio 2017 MILANO WHITE SPIRITS FESTIVAL
1 aprile 2017 MILANO RUM FESTIVAL
27 maggio 2017 con il MILANO WHISKY DAY

Noi ovviamente ci saremo, non mancate!

 

South Shore Islay Malt 8Y

Scheda Iniziale :

Distilleria: XXXXXXXXX

Imbottigliamento: South Shore Islay Malt 8Y

Prezzo: circa €70

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Per l’ultima recensione prima del tanto agognato Milano Whisky Festival, abbiamo scelto l’imbottigliamento più apprezzato alla nostra ultima degustazione (tranquilli, metteremo fuori risultati e foto, non l’abbiamo fatto per biechi motivi di salute, che hanno potenziato la nostra proverbiale pigrizia).
Si parla di un “generico” whisky di una “generica” distilleria del sud dell’isola. “Potrebbe” trattarsi di un LaXXXXXXn, ma non essendo scritto sull’etichetta non possiamo giurarlo, ma, ecco, dunque, coff coff, ci siamo capiti no?
Autori di questa misteriosissima selezione sono gli amici della Valinch & Mallet, di cui avevamo già bevuto un notevole Strathmill 26y. Sapranno ripetersi con questo giovincello?

Colore:vino bianco

Naso: molto delicato, torba marina non invadente, che si fonde a delle note di coriandolo molto fresche. Diamogli tempo ed ecco serviti ostrica e limone. (al MWF ci sarà uno stand dedicato: chi ha orecchie per intendere…) a cui seguono delle sensazioni di “vinoso” e di erba bagnata. Abbiamo infine una punta finale di salamino cotto, data dalla torba.
Tutto questo profilo è presente in maniera però in molto molto discreta, non ci sono elementi chiassosi fuori dal coro. La torba è old style, mai invasiva, nonostante la giovane età del distillato: da vero gentleman!

Gusto: dolce. Possiede un corpo leggero, non oleoso, anzi definiamolo pure sottile, ed elegante. E’ leggermente pungente e questa caratteristica dona carattere all’intera struttura del distillato. Salino e salmastro, senza mai eccedere, ribadiamo, un vero signore! Tenedolo in bocca a lungo, si avverte della polpa di pesca gialla. Molto beverino e piacevole, promosso!

Finale:  finalmente un finale lungo, quello che mancava ad un “certo” 8yo. Pepe torba, sale e ancora agrumi.

Abbinamento: ok, i frutti di mare sono una scelta banale, ma per questo motivo non lo dovremmo fare ?  Anche dei bei gamberi rossi di Sicilia crudi non sarebbero da buttar via vero?

Commento finale: rispetto ad un “altro 8yo”, certamente potremmo parlare di come questo sia meglio al naso o al palato. D’altro canto, in questo Islay abbiamo soprattutto quello che manca al suo “fratello”, ovvero finalmente un finale lungo e degno di nota! Con questi presupposti, e in virtù del prezzo minore,  non possiamo non premiarlo con un bel….

Voto: 8,9

Blair Athol 2014 “Hidden Spirits”

Scheda Iniziale :

Distilleria: Blair Athol

Imbottigliamento:  2012-2014, ex-bourbon cask for “Hidden Spirits”

Gradazione:  48 %

Prezzo: circa €65

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Anche oggi recensione di una nuova distilleria (per il sito!): parliamo di…rullo di tamburi… Blair Athol!
La pittoresca distilleria con base a Pitlochry, vicina a Edradour, è stata fondata con il nome di Aldour nel 1778 da Robert Robertson. E’ nel 1825 con l’allargamento della produzione l’acquisizione dell’attuale nome Blair Athol. Il 95% della produzione è destinato al blend Bell’s, mentre il restante 5% invecchia generalmente in botti sherry  per poi venire imbottigliato dai selezionatori indipendenti.
Attualmente è di proprietà del gruppo Diageo che l’ha dotata dal 1987 di un centro visitatori.
L’imbottigliatore della selezione di oggi è il caro Andrea Ferrari di “Hidden Spirits”, che ringrazio per il gentile campione. Giusto per contraddire quanto scritto sopra non si tratta di un ex sherry, bensì di un ex-bourbon. Era una delle sue prime selezioni, come sarà? come sarà?

Colore: giallo paglierino

Naso: molto caldo, un tripudio (perchè sono 3!) di terra, vaniglia e tamarindo mescolati assieme. Un tè nero mentolato fa poi posto a del limone verde. Ha delle sfumature medicinali, alla vicks vaporub per intenderci, con dei ricordi di tisana alle erbe. Ossigenandosi esce una punta di dolce, quasi da gelsomino. Evolve poi in pan forte e mandorle.

Gusto: corpo leggero, facilmente bevibile. Ha un attacco fresco, di menta e agrumi. Sarà la fame, ma ci pare di sentire una  torta di mele renetta con salsa al rabarbaro. Biscottoso, con delle tinte di muesli!

Finale:  lunghezza media, molto mentolato con paprika dolce. Ancora renetta!

Abbinamento:  forse banale, ma un buon salame ci starebbe benissimo. Meglio ancora ? Una soppressa veneta!

Commento finale:  un whisky estivo, molto fresco. Lo consideriamo un ottimo daily dram, gradevole e di facile bevuta. Considerando poi il prezzo lo premiamo con un bel voto e ce ne andiamo a casa felici !

Voto: 8,2

Glendronach 2004 for Beija Flor & Whiskyclub Italia

Scheda Iniziale :

Distilleria: Glendronach

Imbottigliamento:  2004-2016, ex-sherry cask PX  for Beija flor & WhiskyClub Italia

Gradazione:  51,1%

Prezzo: circa €95

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Che bello! Questo tempaccio è adatto per aprire un bel Glendronach, quindi approfittiamone e scaldiamo così nostri cuori e le nostre anime (quanta poesia per un blog!). Di questa distilleria vi abbiamo già parlato, quindi analizziamo direttamente la bottiglia.
Più di 51 gradi, 12 anni in PX e 432 bottiglie prodotte dalla botte n° 6343, e chi prima arriva meglio alloggia, ma chi sono i colpevoli di questa selezione? Abbiamo l’importatore diretto per il mercato italiano di Glendronach, alias Beija Flor di Maurizio Cagnolati, e il Whiskyclub Italia di Claudio Riva. Con queste referenze cosa potrà mai andare storto ? Stappiamo!

Colore: arancione scuro

Naso: la gradazione di botte si fa subito sentire, dando potenza e vigore al profilo. Inizialmente, parte con delle ciliegie sotto spirito, buccia di arance e marmellata di fragole. Ha un piacevole lato orientaleggiante, con pepe nero e cannella, quasi da pan di spezie. Ossigenandosi, ecco poi delle note calde, con pelliccia e crema al cioccolato a farla da padrone. Quest’ultima, e forse sarà il fanciullino che rugge dentro di noi, ci pare poi   evolvere in polvere di cioccolato, anzi, in Nesquik (?!).

Gusto: rotondo, caldo e avvolgente. Spesso gli imbottigliamenti ex-sherry peccano per la presenza di troppe spezie in bocca, che allappano in maniera fastidiosa. Qua è tutto il contrario, il whisky va giù che è una meraviglia. Ancora arancia e cacao, ma ricorda più la versione da pasticceria metà candito e metà cioccolato. Uvette a bagno nel rhum a braccetto con sensazioni di malto maltoso. Datteri e fichi secchi, una bontà!

Finale:  molto lungo, con  punte di pepe e cioccolato amaro.

Abbinamento:  abbiate fede, miscredenti! Una tartina di pane con del gorgonzola stagionato e un pezzo di cioccolato fondente 90% darà un risultato clamoroso !

Commento finale:  riprendendo l’incipit di cui sopra, non è andato storto nulla di nulla. Abbiamo un signor Dronach dotato di una facilità di bevuta imbarazzante, ai limiti dell’illegalità. Complimenti ai selezionatori. Col freddo, davanti al caminetto o a tavola con gli amici, è una bottiglia da non farsi mancare . Grazie a Claudio per averci dato l’occasione di provarlo!

Voto: 8,8

Ardmore “Traditional Cask”

Scheda Iniziale :

Distilleria: Ardmore

Imbottigliamento: “Traditional Cask”, OB 2015

Gradazione:  46 %

Prezzo: circa €40

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Oggi ci spostiamo nelle Highlands, vicino al triangolo dello Speyside, per andare a trovare Ardmore. E’ stata costruita nel 1898 e la maggior parte della sua produzione va a costituire l’ossatura del blend Teachers. Dal 2005  fa parte del gruppo Beam, ovvero la giapponesissima Suntory: in seguito all’acquisizione, per far fronte alla crescente domanda di whisky,  la produzione di Ardmore viene portata da 3 a più di 5 milioni di litri all’anno, rendendo la distilleria una delle più grandi della Scozia.
Il “Traditional cask” è stato lanciato nel 2007 con una bellissima confezione raffigurante un’ aquila che vola fra le nuvole, veramente evocativa! Nel 2014, a seguito di una scelta commerciale per lo meno discutibile, viene sostituito con la versione “Legacy” , filtrata e ridotta a 40%. Ovviamente il mercato non ha accolto bene questo cambio di rotta e nel 2015 riecco comparire sugli scaffali il “Traditional”, sempre a 46% e non filtrato a freddo.
Ma cosa si intende per botte tradizionale ? Molto semplice, sono le famose quarter cask che venivano usate un tempo per la maturazione del whisky. Stanno tornando di moda, anche Laphroaig e soprattutto Chichibu le stanno riscoprendo. L’imbottigliamento di oggi per la precisione matura nelle classiche botti bourbon, per poi fare un finish nelle suddette quarter casks. Dai, stappiamo!

Colore: giallo scuro.

Naso:  veramente molto sfaccettato. Inizia subito con una torba diversa da quella di Islay, meno marina, ma al contempo più oleosa e terrosa. Parte poi un profumo di vaniglia che se ne va in giro a braccetto con del caramello salato di bretone memoria. Abbiamo poi lime, fumo e tanta banana matura, quasi nera.
Attendendo, concludiamo il profilo con pepe nero e  legno appena tagliato.

Gusto: ha un attacco acidulo, da limone, cui seguono un dolce di liquirizia e zenzero. Oleoso con torba senza eccedere, risulta leggermente tagliente al momento della deglutizione. E’ un erbaceo che ci ricorda un’insalata di cicoria fresca. Si sente una leggera punta di salato.

Finale:  media lunghezza con torba e pepe.

Commento finale: allora, lodevole il fatto che ci siano così tanti sentori in un whisky “low price”, però ci spiace: a nostro avviso, il lavoro del quarter cask di accellerare sui tempi di invecchiamento non ha funzionato del tutto. I sapori ci sono, ma non si sono amalgamati fra di loro. C’è da dire che il distillato tipico di Ardmore è molto terroso, può non piacere a tutti, mentre questa versione “corretta” dalla botte è molto più appetibile….e i numeri di vendita danno loro ragione! Comunque, noi lo valutiamo un whisky quasi discreto, sapendo però che Ardmore può offrire di meglio, certo non a questo prezzo.

Voto: 6,5

 

Bunnahabhain 23y “The Whisky Agency”

Scheda Iniziale :

Distilleria: Bunnahabhain

Imbottigliamento: ” The Whisky Agency”, 1991- 2015 refill sherry hogshead

Gradazione:  45,8 %

Prezzo: circa €240

 

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Dopo l’annuncio della prossima degustazione con la “Valinch & Mallet”, torniamo a recensire le nostre care bottiglie. Oggi a fare gli onori di casa avremo un whisky di Islay imbottigliato senza colorazione e non filtrato a freddo : un Bunnahabhain ex-sherry!
Della distilleria abbiamo già parlato, vi presentiamo solo l’imbottigliatore: “The Whisky Agency”, tedeski di Cermania che si son fatti conoscere sul mercato grazie all’indiscutibile qualità delle loro selezioni. E non solo: Carsten Ehrlich, proprietario del marchio, è anche una delle menti dietro al “The Whisky Fair”, il famosissimo festival dedicato al whisky che si tiene ogni anno a Limburg, in Germania.
La bottiglia appartiene alla serie “Circus” ed è dotata di una etichetta quantomeno appariscente. Il classico rigore germanico che capitola di fronte ai fumi dell’alcool?  Chi lo sa! In ogni caso adoriamo i Bunna sherry, quindi diamoci dentro!

Colore: arancio scuro.

Naso: appena versato, rivela un fortissimo profumo di buccia di mela rossa, veramente intenso, la Val di Non ci fa un baffo qua! Ossigenandosi, la mela vira in fragola, rivelando poi le note tipiche di un whisky isolano, uno iodato fresco e al contempo pungente. Il colore del whisky già poi ci anticipa quelli che stanno per arrivare, ovvero tutti i caposaldi di un imbottigliamento ex-sherry. Arancia amara, pelliccia, frutta rossa sotto spirito, chiodi di garofano e cioccolato fondente: tutti in un turbine di profumi, che solletica le nostre narici come pochi whisky! Diamogli ancora tempo e compare una sensazione di lucido da scarpe.

Gusto: dolce, ma mantiene un’anima salata: il distillato è stato cesellato dagli anni nella botte, ma è ancora vivo e vegeto! Questa sensazione di marino ci accompagnerà per tutta la degustazione. Avremo poi della marmellata di agrumi in primis con delle tracce di liquirizia, il tutto accompagnato da un profilo pungente dato dallo sherry. Il corpo può ricordare quasi un rhum maturato ai tropici. Un sapore balsamico, di pino, conclude il tutto.

Finale: di media lunghezza. Abbiamo del peperoncino verde di Mauritius appena dopo la deglutizione cui seguono arancia e sale. Lascia una sensazione di oleoso in bocca molto avvolgente.

Commento finale: il rischio con certi imbottigliamenti “sherry monster” è che la botte vada a coprire l’anima del distillato, dando magari un ottimo prodotto finale, ma snaturandone completamente la natura originale. Non è questo il caso, sherry e anima di Islay convivono alla stragrande, come mi è capitato di notare in pochi imbottigliamenti (uno fra tutti il Port Charlotte ex-sherry di Giorgio D’Ambrosio). Premiamolo quindi con un bel…

Voto: 9,0 e ce lo siamo pure comprato!