Aberlour 18y 2014

Scheda Iniziale :

Distilleria: Aberlour

Imbottigliamento: Aberlour 18y double matured

Gradazione: 43%

Prezzo: circa 65 euro

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A questo giro ci spostiamo nella regione dello Speyside, alla distilleria Aberlour (si pronuncia Aber-lower) vicino al monte Benrinnes.
La sorgente che fornisce l’acqua alla distilleria esiste fin dai tempi dei druidi. Per celebrare questo antico legame, sul packaging della bottiglia sono raffigurate una quercia stilizzata e una piccola fontana, entrambi fra i simboli di questa civiltà.
Con l’avvento del Cristianesimo la sorgente viene poi utilizzata come fonte battesimale dai monaci del posto.
Avvicinandoci  ai giorni nostri, Aberlour viene fondata nel 1879 da James Fleming.
Sotto le sue mani, la distilleria comincia ad avere successo e i suoi whisky si diffondono fra gli amatori. Nonostante questo, dopo qualche anno, Fleming ne cede la proprietà e diventa un benefattore locale costruendo il municipio e l’ospedale per la cittadina omonima e un ponte sullo Spey.
Nel 1898 la distilleria viene distrutta da un incendio e la sua ricostruzione viene affidata al celebre architetto di distillerie Charles Doig, che ne conferisce l’aspetto con cui è arrivata ai giorni nostri.
Attualmente è di proprietà del gruppo francese Pernod Ricard, che ha preso il motto della famiglia Fleming, “Let the deed show”, trasformandolo in quello della distilleria.
Aberlour è molto apprezzato in Francia per il suo malto elegante e morbido.
La bottiglia presa in esame oggi fa parte del core range ufficiale di Aberlour: una doppia maturazione sherry oloroso  e bourbon first fill, che ha riposato almeno per 18 anni nella warehouse (ricordo sempre che, per la legge scozzese, vengono riportati sull’etichetta gli anni di invecchiamento del whisky più giovane che compone la miscela).
E ora,concedeteci la battuta, let the deed show!

Colore: oro scuro

Naso:  ha subito un inizio pungente con scorza di arancia e quindi albicocca.  Dura solo un attimo poi si ammorbidisce con note di crema e mela verde (non una Renetta, piuttosto una Granny Smith). Poi è una festa di canditi, malto e cioccolato 46%. Insomma, gli anni nello sherry si sentono, come l’influenza del legno. Una forte nota di miele di timo.  Mandorla molto delicata e una punta veramente accennata di torba.
Il bicchiere vuoto profuma di…fragola! Dura un attimo, ma è buonissimo, per poi cedere il posto al fumo, mai acre o pungente.

Gusto: un palato morbido, quasi succoso. Si ripropongono l’arancia e il cioccolato, un bahibe per la precisione. Ha una anima molto “cognaccosa”, ricorda le pere al cognac per l’appunto. Molto elegante. Già detto? Repetita iuvant!

Finale: di lunghezza media, pungente, fumoso.

Abbinamento: primo whisky dell’evento “Whisky & Food 2” lo abbiamo accompagnato ad un hamburger di chianina. Una carne dolce ma al contempo saporita che si sposa bene con un whisky elegante: un matrimonio di opposti.
Volete esagerare? Usatelo per aromatizzare una salsa rosa per gli scampi.

Commento finale: buono da solo, ottimo in compagnia (cibo o persone!). Non particolarmente strutturato al palato ma….è semplicemente buono! Ottimo rapporto qualità-prezzo.

Voto: da questa recensione inizieremo a dare giudizi in decimi e quindi un bel 7,7 sia!

Whisky & Food 2: resoconto dell’ evento

speyside

Passate le due serate, eccoci qua a tirarne le somme!
Innanzitutto, siamo stati molto contenti della vostra partecipazione, pubblico veramente molto eterogeneo : principianti, curiosi, esperti, persone di ogni età, uomini e donne. Vuol dire che il mondo del whisky affascina senza distinzioni e che quindi la sete (di sapere ovvio!) contagia un po’ tutti.
Ci scusiamo se qualcuno non ha potuto partecipare, ma purtroppo i pochi posti disponibili sono volati via in 36 ore. A queste persone e a chi all’ultimo non è potuto venire diciamo di non preoccuparvi troppo e alla fine vi spiegheremo il perchè.

Ora lasciamo lo spazio ai nostri distillati.

Il primo whishy della serata è stato un Aberlour 18y, abbinato ad un fingerfood di hamburger di chianina : un’accoppiata a detta di molti vincente. Purtroppo, come ricordo sempre,  il primo whisky di una degustazione è sempre il più bistrattato.
Passare in bocca da 0% a 43% è quasi uno shock per le nostre papille gustative, quindi cosa voglio dire? Se vi ricapita di trovarvi questa bottiglia davanti, dategli una seconda possibilità, non ve ne pentirete!
E via col punteggio:

ABERLOUR 18Y
Naso: 6,66
Palato: 6,74
Finale: 6,88

Il secondo whisky presentato invece da solo è stato un Benrinnes 15y imbottigliato per il Bar Metro:  possiamo tranquillamente dire che qua la platea si è spaccata. Chi lo ha apprezzato alla follia per le sue note sporche e al contempo dolci, chi per lo stesso motivo non è riuscito a gustarselo. “De gustibus non disputandum est” diceva quel tale e la frase calza a pennello.

Solo una mia nota personale: il campione di Benrinnes oggetto di una nostra recensione era preso da una bottiglia già aperta da tempo e quindi più morbido di quello che ognuno di noi ha provato nel corso delle serate. Cosa voglio dire? Di prendere sempre con le pinze le recensioni! L’ultima parola deve essere sempre vostra.

BENRINNES 15Y per Bar Metro
Naso: 5,80
Palato: 7,10
Finale: 6,90

Per concludere è stata servita una monoporzione di Tarte Absolut Chocolat, ovvero cioccolato Caraibe Valrhona  servito su 5 strati di consistenze diverse. Un dolce simile bisognava di uno sherry potente che potesse pulire la bocca per prepararla all’assaggio successivo: in nostro aiuto è arrivato Glenfarclass 105. Data la forte gradazione, sono state date le istruzioni su come diluirlo con acqua. In ogni caso un “marriage” molto ben riuscito a detta dei presenti.

GLENFARCLASS 105 
Naso: 7,61
Palato: 7,84
Finale: 7,88

Prima di salutarvi tutti, vi dico già che ci sentiremo per una degustazioni ai primi  di dicembre per poterci fare gli auguri di Natale….e quindi diversi whisky con diversi tipi di panettoni ! Stay tuned !

P.s. Sulla nostra pagina Facebook (cliccate il “mi piace” per restare sempre aggiornati) a breve pubblicheremo le foto delle due serate!

Whisky & Food 2

Eccoci arrivati alla nuova degustazione “Whisky & Food” !
speyside
Serata dedicata ai whisky invecchiati in botti sherry, tutti dal triangolo d’oro dello Speyside.  Avremo 3 distillerie molto vicine geograficamente, saranno quindi simili i loro distillati? Dobbiamo controllare!
In ordine di apparizione avremo:

  • Aberlour 18Y accompagnato da un fingerfood di hamburger di chianina
  • Benrinnes 15y  “by Silver Seal per Bar Metro” servito da solo, già oggetto di una nostra recensione che trovate qui.
  • Glenfarclas 105  con torta Absolut Chocolat. Data la forte gradazione di quest’ultimo (60 gradi) vi verrà fornita dell’acqua con cui potrete divertirvi a diluirlo per trovare la gradazione a voi più consona.

La degustazione si svolgerà in 2 date con 16 posti a serata presso la pasticceria “Dolce Mente” di Varese : venerdì 25 settembre e venerdì 2 ottobre, entrambe alle ore 21.
Costo 23 euro.

Per prenotazioni scrivete pure qua sotto oppure sulla nostra pagina facebook.
Vi aspettiamo! Davide & Seba

Kilkerran Work in Progress 6 Bourbon Wood

Scheda Iniziale :

Distilleria: Glengyle

Imbottigliamento: Kilkerran Work in Progress 6 Bourbon Wood

Gradazione: 46%

Prezzo: circa 50 euro

kilk

Campletown, cittadina del sud della Scozia, racchiude in sè un pezzo di storia del whisky molto interessante: man mano che presenteremo imbottigliamenti di questa zona, andremo a dipanarne le varie vicende. Oggi parleremo di una distilleria di questa città, la Glengyle.
E’ stata fondata nel 1873 da uno dei due fratelli Mitchel, già proprietari della vicina e oggi più famosa Springbank, il quale, dopo un litigio, aveva deciso di intraprendere una propria attività. La produzione era rappresentata da un whisky torbato, fumoso e oleoso, di elevata qualità, caratteristiche comuni ai distillati di Campletown.
Ad un certo punto Campletown, forte della sua fama, comincia a esportare a inizi 900 verso un nuovo mercato, gli Stati Uniti. Inizialmente fu un successo, talmente grosso che tutte le distillerie (tutte tranne una, ma ne parleremo un’altra volta) iniziarono ad abbassare gli standard qualitativi, per diminuire i costi e aumentare i ricavi dato che il mercato americano rispondeva sempre bene.
Ma, con l’avvento del Proibizionismo, l’esportazione dovette cessare per ovvie ragioni e di colpo i distillati di Campletown dovettero tornare a rivolgersi al mercato interno. Li aspettavano però al varco i whisky delle altre aziende scozzesi, le quali non avevano abbassato la qualità della produzione per compiacere un determinato mercato (nota personale e polemica: oggi con l’avvento dei NAS non stiamo forse ripercorrendo questa strada?). Ed ecco che nel 1925 Glengyle venne chiusa.
I suoi locali non verranno distrutti per nostra fortuna, cosicchè nel 2004 la Springbank (ironia del destino) compra e riapre la distilleria, migliorandone alcuni aspetti sia ovviamente a livello strutturale che nelle tecniche di produzione. Non possiamo non citare, ad esempio, l’uso di orzo, possibilmente locale, maltato in maniera tradizionale a pavimento, oppure la scelta di effettuare una fermentazione di 3-5 giorni contro le canoniche 48 ore.
Giusto per i maniaci dei dati della torba , segnaliamo che essa è presente nella misura di 15 ppm, la stessa quantità di Glendronach.
Nel 2009 Glengyle si riaffaccia quindi sul mercato con l’edizione Kilkerran Work in Progress 1, un single malt di 5 anni che viene presentato invecchiato o in botti ex-bourbon o in botti ex-sherry.
Oggi analizziamo la versione “6” ex-bourbon uscita nel 2014. Siamo di fronte ad un whisky di 10 anni. Glengyle ci offre, quindi, la possibilità di seguire con i nostri sensi l’evoluzione del loro distillato.
Nel 2016 uscirà la versione finale, il Kilkerran 12y.
La scelta del nome Kilkerran è semplice. Innanzitutto, non si poteva utilizzare il nome “Glengyle”, esistendo già utilizzato da un blend della Loch Lomond Distillers. Lavorare per ottenerne i diritti all’utilizzo non sarebbe poi convenuto, in quanto, in caso di successo, si sarebbe solo creata confusione nel consumatore. Si è quindi optato per “Kilkerran”. Con questo termine si indica in gaelico il luogo in cui secondo la tradizione sorgeva la cella religiosa di San Kieran, ovvero proprio la moderna Campletown.

Colore: giallo paglierino

Naso: parte subito una nota fumosa. Non è un fumo pulito alla Highland Park, questo è decisamente più sporco. Dopo ci sembra di sentire della sabbia bagnata, veramente originale e diverso dal solito.Quasi rugginoso, ha un bouquet decisamente “old style”, rustico, da Far West del whisky! Dopo averci stuzzicato con un lato minerale e fungino, ecco che arriva la frutta. Attenzione però! Non fatevi ingannare da quello che abbiamo scritto: non è un whisky fruttato, le note di arancia, mela verde, banana e soprattutto carambola sono molto tenui, diciamo pure in sordina. La diluizione con acqua accentua questa ultima parte. Molto particolare e quindi ci affascina!

Gusto: sorprendente, è il contrario del naso. E’ dolce al’inizio e sporco poi. Ha una acidità agrumata leggera da lime, ricorda anche una mora non troppo matura o comunque un ribes rosso. Ecco poi il terroso che avevamo sentito al naso, accompagnato da pepe nero e chiodi di garofano. Appena deglutito, ecco a noi una nota salina. Con poche gocce di acqua si accentua il lato dolce iniziale.

Finale: fumoso, spezie. A queste, si aggiunge un nonsochè di umido di sottobosco, soprattutto in retrolfazione. Resta poi in bocca una sensazione di olio di pistacchio molto persistente.

Commento finale: definiamolo pure un whisky non per tutti. Non è decisamente un ruffiano, anzi è burbero e scontroso. Un whisky d’altri tempi, come una volta. E’ il distillato giusto per “portare in salvo l’antico vaso” (cit.)! Detto questo il voto finale è una media fra i nostri giudizi, di solito concordi, ma non in questo caso. Amen: lo riproveremo molto volentieri!

Voto: 84

La degustazione del whisky

Senza titolo-2Siccome in tanti ce l’avete chiesto, anche durante le nostre serate, abbiamo deciso di scrivere una mini guida alla degustazione del nostro amato distillato. L’intento non vuole essere un nostro “salire in cattedra”, ma è giusto per dare delle indicazioni al fine di conoscere ed apprezzare meglio il whisky anche sfatando alcuni miti e cattive abitudini.
Per comodità abbiamo diviso la guida analizzando i singoli punti chiave di una degustazione: let’s begin!

LOCALE: non deve “distrarre i sensi”. Cosa vuol dire? Prediligete una stanza che sia luminosa e magari bianca, in modo da apprezzare il colore del whisky. Non devono esserci odori di sorta che possano coprirne i profumi. E’ importante anche la temperatura che idealmente deve essere intorno ai 19/20°C. Non avendo a disposizione quindi una stanza ospedaliera (sigh!) possiamo ricorrere a vari accorgimenti. Possiamo utilizzare un foglio bianco da mettere come sfondo al bicchiere per l’analisi del colore e  areare il locale prima di soggiornare. Ovviamente l’aria condizionata è un notevole aiuto.

IN CHE ORDINE: modus in rebus, non si dà molta importanza alla potenza alcolica quanto al contenuto di torba. Si procede dal meno torbato al più torbato. E’ consigliabile quindi seguire questo ordine in base alla zona di origine dei whisky : Lowlands, Highlands, Islands e infine Islay.
Ricordate che comunque le regole sono fatte per essere infrante.

BICCHIERE: ahimè tutti i film americani e, siamo onesti, anche molti libri di whisky mostrano il mitico tumbler in pole position. La forma aperta di questo bicchiere però disperde gli aromi ed ha senso solo se volete aggiungere ghiaccio, quindi lo scartiamo. Sono più indicati quelli stretti da grappa per intenderci, oppure a tulipano, come usiamo nelle nostre serate. Se volete spendere qualcosa in più  procuratevi un bicchiere glencairn, simile al tulipano ma con la base molto più corta e spessa.
In ogni caso cercate sempre di prediligere un “vostro” bicchiere: ogni modello ha un suo modo di diffondere gli aromi.

GRADAZIONE : un whisky ha una gradazione di almeno 40° gradi, quindi è sempre buona norma preparare il naso e la bocca. Non tuffatevi subito ad inspirare nel bicchiere, l’alcool andrebbe a saturarvi la mucosa nasale. Avvicinatevi diciamo pure con cautela, cominciando a sentire il bouquet già da lontano. Cercate di riconoscere i profumi che sentite, è una tappa molto divertente della degustazione. Possiamo avere così indicazioni sull’origine del whisky, dove è stato distillato, che tipo di botti sono state usate e così via!
Ricordate che il nostro whisky è stato per anni chiuso in una botte e poi imbottigliato: quando lo versate dategli sempre la possibilità di aprirsi, noterete così una evoluzione del suo profumo nel tempo. Qualcuno preferisce coprire sempre il bicchiere dopo ogni sorso per evitare che gli aromi si disperdano nell’ambiente, ma così facendo viene a mancare il discorso di cui sopra: sono solo scelte.
Un discorso simile per la bocca: cautela per evitare di, perdonatecela, bruciare la lingua. Assumete prima un piccolissimo sorso che farete girare quasi a modo di colluttorio, così da dare alla bocca il tempo di abituarsi, per poi passare al sorso vero e proprio. Un piccolo trucco: prima di degustare il vostro whisky bevete prima un whisky base con caratteristiche simili, (se non l’avete un comune blend andrà benissimo)  sia per il discorso di riscaldare la bocca e anche per valutare che i vostri recettori siano pronti. Per spiegarmi meglio: se andate a fare una corsa non è detto che tutti i giorni siate in forma, stessa cosa per i nostri sensi.

ACQUA: è uno degli ingredienti del whisky quindi ha un ruolo fondamentale. Non fatevela mai mancare per porterla bere dopo ogni sorso per rinnovare il palato. Ora però inizia una diatriba. Durante la degustazione si può aggiungere dell’acqua al nostro distillato, sia per abbassarne la gradazione alcolica, pensate ai cask strenght, sia contemporaneamente per sviluppare nuovi profumi ed aromi. L’aggiunta di acqua infatti innesca una reazione esotermica che innalza leggermente la temperatura del whisky offrendoci anche grazie alla diluizione un fronte di profumi e sapori diverso.
L’ideale per la diluizione sarebbe l’utilizzo della stessa acqua usata dalla distilleria, cosa che adesso è possibile senza andare nel luogo di origine in quanto una ditta ha commercializzato 3 tipi di acqua scozzese  provenienti da altrettante zone di produzione del whisky ( Speyside, Highland e Islay). Non avendole possiamo utilizzare un’acqua che sia il più dolce possibile.
Ci sono persone che però rifiutano categoricamente l’aggiunta di acqua nel bicchiere. Teniamo comunque presente che sono gli stessi produttori a diluire il nostro distillato dato che  esce dall’alambicco alla gradazione di circa 70° gradi, per poi essere portato con acqua ad una gradazione più consona. Quindi chi siamo noi modesti consumatori per decidere che non si debba aggiungere altra acqua ?
LATTE:  passando da un whisky ad un altro, oppure arrivando da una cena particolarmente saporita, lo possiamo utilizzare per pulire bene il palato. A seguire poi sempre e comunque il bicchiere di acqua.

GHIACCIO: se proprio dobbiamo (!?), solo nei blend o nei bourbon, ma mai in un single malt. Il ghiaccio abbassa la temperatura del distillato bloccando gli aromi volatili e in più anestetizza la bocca: perchè dobbiamo farci del male ?

DEGLUTIRE: farlo o non farlo ? In effetti se dobbiamo assaggiarne tanti  e considerando che i dram partono dai 40° gradi, è fin troppo facile superare la, definiamola così, soglia di sicurezza. Ma sono situazioni particolari, difficilmente riscontrabili nella vita di ogni giorno. Altrimenti, deglutiamo pure. Se non lo facciamo non possiamo valutare le sensazioni del “finale” che ci lascia il whishy.

BICCHIERE VUOTO: annusate sempre il bicchiere vuoto. Vi potrebbe sorprendere!

Più o meno è tutto e speriamo di essere stati sufficientemente chiari.
Ora però un consiglio finale: il whisky è una bevanda semplice. Cito Dominic Roskrow: “riempie il bicchiere del contadino, riempie il bicchiere dell’uomo comune. E’ il fluidificante perfetto per socializzare, fare pace, stringere legami.” Quindi quando siete con i vostri amici e bevete il vostro dram, dimenticate almeno la metà di tutto quello che abbiamo scritto sopra.
Un aneddoto personale: una volta una persona (ciao Andrea) mi aveva chiesto perchè bevevo, io gli risposi semplicemente per il piacere di farlo. Non so se sia la risposta giusta (esiste?), ma, forse con un pò di immodestia, mi piacerebbe che questa valga anche per voi. Esistono fin troppe “situazioni di bevute” dove i riti, la pretenziosità, il volere cercare il pelo dell’uovo, spesso vanno a rovinare quello che dovrebbe essere lo scopo principale di quel momento: godersi un buon bicchiere con dei buoni amici! E se volete abbinarci qualcosa di cibo, fatelo! Alcune nostre cene a base di whisky con dei nostri amici sono state esperienze bellissime! Remember this!

Dalwhinnie Distiller’s Edition distilled 1990 bottled 2007

Scheda Iniziale :

Distilleria: Dalwhinnie

Imbottigliamento: Distiller’s Edition 1990

Gradazione: 43%

Prezzo: circa 80 euro

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Dalwhinnie, il cui nome gaelico significa “punto di incontro” di pastori di pecore e bestiame, è la distilleria in attività più in alto di tutta la Scozia (a circa 300m s.l.m.) e sorge nelle Highlands del sud, fra lo Speyside e le Lowlands. Fondata nel 1898, Dalwhinnie utilizza la gelida acqua derivante dal Lochan an Doire Uaine, (dal Gaelico, significa “Lago del boschetto verde”) che si trova a 600 metri di altezza sulle Drumochter Hills.
E’ uno dei luoghi più freddi di tutta la Scozia, e ci piace pensare che qui, più che in ogni altra zona, il whisky abbia soprattutto la funzione di riscaldare le persone che vivono in questa regione.
All’epoca (e forse ancora oggi) erano previsti dei letti per gli operai bloccati dalla neve, che si accumulava anche per metri durante alcune tempeste.
Ma per quale motivo la distilleria è stata costruita proprio qui, in questa regione selvaggia e inospitale? La ragione principale è molto semplice: la vicinanza al nodo ferroviario delle Highlands e quindi la facilità di accesso ad un mercato molto più ampio di quello che la zona da sola permetterebbe. Questo ha permesso a Dalwhinnie di sopravvivere agli inizi della sua attività e in più ha portato lavoro allo stesso villaggio dove sorge.
Diventato celebre grazie alla sua inclusione nella linea dei ” Classic Malts”, Dalwhinnie ha sofferto la crisi finanziaria di questi ultimi anni e rischia di perdere, assieme a Oban, Glenkinchie e Cragganmore, il suo posto nella celebre gamma.
E’ un distillato dolce, speziato e mieloso con un finale caratteristico e molto secco, e esiste quasi esclusivamente in versioni ufficiali. Utilizzano ancora i tradizionali worm tubs.

La bottiglia presa in esame oggi è una Distiller’s Edition, distillata nel 1990 e imbottigliata nel 2007. E’ una “double matured”, avendo beneficiato di un affinamento finale in botti di Oloroso. Proviamolo!

Colore: ambrato

Naso: subito apre con note di cioccolato, ciliegia e vaniglia, risultando molto “caldo”. Successivamente si avverte una torba, ma non molto invasiva che lascia poi spazio alle spezie. Sciroppo d’acero, meglio ancora un plumcake aromatizzato all’acero. Per restare in tema di pasticceria, finiamo con una bella confettura di arance. Note di sottobosco con muschio e legno.

Gusto: molto speziato all’inizio, ricorda poi  un Gran Marnier con una punta di ferroso (!!).  Un deciso sapore di malto a cui poi si aggiunge uvetta, albicocca e frutta secca. Di colpo però il corpo “cade”.  Non molto complesso, leggero, forse risulta un po’ piatto al palato. Non replica, quindi, quello che il naso prometteva.

Finale: secco e corto, molto particolare, da tipico Dalwhinnie. Vaniglia, limone e un accenno di tabacco.

Abbinamento: data la stagione estiva, preparate in un bicchiere una panna cotta che alternerete a strati con una composta fatta da pesche, gelatina, zucchero di canna e un goccio di succo di lime. Servitela assieme al nostro whisky versato in un bicchiere freddo.

Commento finale: forse per colpa di quel finale veramente secco, a noi non ha entusiasmato molto. Peccato, il naso prometteva bene. Un esperto di whisky inglese dice che assaggiarlo dopo il classico 15 YO  è come ascoltare i Rolling Stones prima con “Satisfaction” o ” Sympathy for Mr.Devil” e poi passare a “Start me up” e secondo noi rende bene l’idea. Sono sempre i Rolling Stones, però…! Qualche punto in più in virtù della sua grande abbinabilità ai desserts.

Voto: 73

Benrinnes 15 yo Silver Seal per Bar Metro

Scheda Iniziale :

Distilleria: Benrinnes 15 yo

Imbottigliamento: Silver Seal per Bar Metro

Gradazione: 47,9%

Prezzo: circa 120 euro

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Benrinnes è una piccola distilleria del triangolo d’oro dello Speyside fondata nel 1826. Ha avuto un passato leggermente tumultuoso (è proprio il caso di dirlo). Un’ alluvione nel 1829 l’ha completamente distrutta per poi essere ricostruita in un luogo non lontano dall’origine. Successivamente è stata chiusa e riaperta per ben due volte fra il 1932 e 1933 e fra il 1943 e il 1945. Ha cambiato spesso proprietari e come se non bastasse nel 1946 un incendio ha danneggiato completamente l’area degli alambicchi. Per fortuna non tutto il male viene per nuocere e, a seguito di questo ultimo incidente, sono iniziati i lavori di ammodernamento della distilleria che l’hanno portata fino ai giorni nostri. Attualmente la Benrinnes è di proprietà del gruppo Diageo.
Una sua tipica caratteristica era quella di effettuare una parziale tripla distillazione. Sostanzialmente e molto semplificando, le code e i low wines prodotti nella seconda distillazione (nel primo spirit still) sono distillati ancora nel secondo spirit still. Dopo avere adottato questo metodo nel 1974, lo hanno abbandonato nel 2007.  Al contrario è rimasto l’utilizzo dei tradizionali worm tubs, la cui spiegazione la trovate qui.
Quasi la totalità della produzione finisce nel Johnnie Walker e nel J&B, ma ecco arrivano in nostro aiuto gli imbottigliatori indipendenti.
C’è tanta Italia in questo whisky! Partiamo dall’ imbottigliatore Silver Seal, uno dei più blasonati a livello internazionale, il cui titolare è Max Righi, proprietario anche del negozio “Whisky Antique” di Modena. I suoi whisky (e i suoi rhum) possiamo tranquillamente definirli come oggetto di culto fra gli estimatori, per merito dell’altissima qualità delle selezioni effettuate. Il bravo Max ha scovato nella “cantina” di Benrinnes delle botti, fra le quali Giorgio D’ Ambrosio ha scelto una sua parte per il Bar Metro, suo storico punto di ristoro in piazza De Angeli a Milano.
Difficile parlare di Giorgio senza entrare nella retorica o nel “già scritto”. Piuttosto che annoiarvi presentandolo come un collezionista eccezionale, fra i pionieri del single malt in Italia, figura famosa a livello diciamo pure mondiale ecc. ecc. preferiamo raccontarvi un semplice aneddoto. Durante i preparativi della nostra prima degustazione in pasticceria, gli avevamo chiesto dei consigli, dei suggerimenti per lavorare bene. Alla nostra richiesta, ha risposto con un tale entusiasmo e una tale gentilezza che ci aveva lasciati disarmati….e dato la carica per portare avanti il nostro progetto! Grazie ancora signor Giorgio! E ringraziatelo anche voi altrimenti non sareste in pasticceria a bere!

Colore: giallo scuro

Naso: generalmente i Benrinnes sono whisky piuttosto….rustici?, ma qua gente c’è da diventare matti.E’ vero all’inizio ci sono delle note sporche, come la ruggine, e lo zolfo della capocchia del fiammifero, ma in maniera comunque morbida e non sgradevole. Aprendosi, wow! Miele,cioccolato,  frutta candita e, avete presente il profumo che ha il tipico cesto di frutta secca che si consuma a Natale, mentre il caminetto ci riscalda? Ecco, ci fa quasi tornare bambini.
Ultima una punta leggera di brodo di manzo, anche se uno di noi(vi lascio immaginare chi possa essere!) insiste che non sia brodo, ma consommé.

Gusto: coerente con il naso, ma è più morbido. Diminuiscono le note sporche e ci troviamo davanti spezie e torte. Torta natalizia e zenzero, apple pie e cannella, appetitoso veramente. Vaniglia e frutta rossa non mancano all’appello.

Finale: lungo. Qua appare una punta di sporco (ferro), che evita che il whisky risulti troppo dolce e quindi stucchevole, ancora vaniglia a cui si aggiungono i tannini di una noce.

Abbinamento: un panettone artigianale preparato con lievito madre, altrimenti gustatevelo da solo in una serata tranquilla, magari davanti a un bel caminetto acceso.

Commento finale: c’è poco da dire, solo un grazie ai due selezionatori di questo whisky, ci è piaciuto tantissimo!

Voto: 90

p.s. Qua invece trovate la recensione dei Facili!

ED ECCO LA SORPRESA PROMESSA: questo whisky sarà uno dei protagonisti della degustazione che faremo a settembre e beato chi ci sarà!